lunedì 29 giugno 2009

Frolla al grano saraceno


Considerato ormai che sfornare è una dipendenza e che continuerò ad accenderlo per tutta l'estate, credo di aver scoperto la mia frolla preferita.
E', come dice mio papà, bella "ròsga" cioè grossolana, granulosa, sbriciolosa, il mio ideale di dolce come ormai sapete.
Per me l'ideale è usarla per una crostata, in particolare con una marmellata brusca, perfetta con le prugne o anche la classica accoppiata grano saraceno - frutti di bosco, e poi volendo si potrebbe calare ancora un po'la quantità di zucchero per ottenere un dolce-meno dolce-più salutare ma ugualmente gustoso.
Da sola, per biscotti o affini, per chi non è abituato potrebbe non essere un gran che, però preparandola con l'aggiunta di un cucchiaino di lievito diventa meno carica e va bene anche per questo.
Da cruda, anche se ho usato metà farina bianca, è praticamente completamente marrone, ma da cotta prende un bellissimo colore dorato, screziato dai tipici puntini più scuri.

Il grano saraceno (sarrasin, buchwheat, alforfon, buckweizen), a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere con il grano. Appartiene infatti alla famiglia delle poligonacee e non delle graminacee. Si distingue dai comuni cereali per l'elevato valore biologico delle sue proteine, che contengono gli otto amminoacidi essenziali in proporzione ottimale, mentre i cereali "veri"si mostrano più carenti in alcuni di questi. E' una buona fonte di fibre e di minerali, soprattutto manganese emagnesio. Ha un indice di sazietà abbastanza elevato, caratteristica comune a tutti i cereali in chicchi.

Originario della Siberia e della Manciuria venne introdotto in Europa intorno al 1400-1500 attraverso la Russia secondo alcuni o, secondo altri tramite la Grecia ad opera dei Turchi (appunto, saraceni). Fino a qualche decennio fa la sua coltivazione era molto diffusa in Europa, oggi è in calo a causa della sua poca produttività e della individuazione di una nuova pianta da cui poter estrarre un principio attivo che prima lo rendeva utilssimo per la produzione di determinati mediciali. In Italia le coltivazioni consistenti sono oggi limitate ad alcune zone dell'arco alpino, in particolare Bolzano e Sondrio.
In cucina: Il grano saraceno è disponibile quasi esclusivamente confezionato, soprattutto nelle erboristerie e nei negozi di cibo biologico, mentre la farina è più facilmente reperibile anche in medio-grandi supermercati ben forniti. E' privo di glutine, quindi è adatto per i soggetti celiaci. In chicchi, si consuma principalmente nelle minestre. La farina invece è piuttosto diffusa poiché è l'ingrediente fondamentale nella preparazione della polenta taragna, dei Pizzoccheri della Valtellina, della Soba giapponese e dei Bliny russi. La farina è usata anche nella preparazione di dolci, spesso in accostamento a marmellate di frutti di bosco o frutti di bosco freschi, tipici dell'Austria e dell'Alto Adige.

Pasta frolla al grano saraceno


farina di grano saraceno 150g
farina 00 150g
burro 150g
zucchero di canna 120g
uova 1 e 1 tuorlo
scorza d'arancia grattugiata
vanillina 1 bustina

Preparare la pasta frolla riducendo a un composto sabbioso le farine con lo zucchero e il burro freddo a pezzetti, usando un coltello oppure il robot. Aggiungere la vanillina e la scorza d'arancia. Aggiungere poi le uova e impastare rapidamente. Prima di utilizzare lasciare minimo mezz'ora in frigorifero.

domenica 28 giugno 2009

My muffin story

Dovete sapere che per me il Muffin è senza dubbio il dolcetto più evocativo. Sarà per la sua aura cheap & chic, per la sua storia, per le sue infinite varianti, per le strane maniere in cui è più volte comparso nella mia vita. A partire dalla prima, con la splendida Cherry Merry Muffin. Desiderata per mesi, un sabato pomeriggio di fine 80's che ricordo ancora, finalmente me l'hanno regalata. Con quel profumo di ciliegia misto a plastica che ancora a volte mi sembra di sentire... E poi chi non si ricorda di “Miss Rosella le signorine di buona famiglia alle feste devono mangiare come un uccellino; prima di uscire mangia uno dei miei muffin” ? Era Via col Vento di cui la mia amichetta era una fan sfegatata e me lo faceva vedere di continuo.. E poi ancora chi non sogna zuccherosissme gite da Magnolia Bakery, il regno Newyorkese di muffin e cupcakes...New York appunto... e le decine di puntate di Sex & The City che mi sono gustata nei momenti più tranquilli e rilassanti della mia vita... E avete presente quando Charlotte riceve in casa suo fratello che è in crisi con la moglie e tenta continuamente di consolarlo con i muffin (anche se poi si scopre che bastava una notte in compagnia di Samantha per fargli dimenticare tutto...), beh non sono proprio somiglianti a questi??? E poi quando nelle ultime puntate è ne è comparso un altro non proprio commestibile ma tutto bello brillantoso...addosso alla figlia di Charlotte e trasformato in borsetta?? (La cupcake bag di Judith Leiber)
E oggi? Beh attualmente invece...li faccio, li offro, li acquisto persino pronti a volte quando sono in giro, e li mangio, sempre e con tantissimo gusto.
Cercando continuamente nuove ricette mi sono accorta che esistono centinaia di libri sui muffin, vero?? Tra quelli che mi sono capitati tra le mani ho apprezzato molto questi:
Linda Collister, Muffins ad other morning bakes
The ultimate muffin book
Marc Grossmann, Muffin
qualcuno ne conosce altri con affidabilità 100%%%%%%?

Gli esemplari odierni sono opera di mia sorella, (liberamente tratti da Cioccolato di Linda Collister, Luxury Books) che non si mette spesso a sfornare ma quando lo fa i risultati sono sempre ottimi (anzi se me lo permetterà prima o poi vi regalerò la sua Sacher, la torta cioccolatino e una pasta frolla burrosa e fragrantisima.)

Muffins croccanti al cioccolato e mandorle

farina autolievitante 250g
sale un pizzico
zucchero semolato 85g
burro freddo a pezzi 85g
cioccolato fondente in scaglie 75g
mandorle 50g
uova 1
panna liquida 175 ml circa
scaglie di cioccolato e mandorle per decorare

setacciare la farina, il sale e lo zucchero in una ciotola. aggiungere il burro e con le dita lavorare l'impasto fino a ottenere delle grosse briciole. Aggiungere il cioccolato tritato e le mandorle. Rompere l'uovo in un misurino e poi aggiungere la panna fino ad arrivare a 230 ml. Versare nella ciotola con il composto e mescolare con una spatola fino a quando l'impasto sarà omogeneo e leggermente appiccicoso. Dividere l'impasto negli stampini poi decorare con le mandorle e il cioccolato.Dopo aver riscaldato il forno a 220 cuocerli per 10 min. poi abbassare a 180° e cuocere per altri 5-10 min fino a che saranno dorati ma soffici al tatto.Togliere dal forno e lasciar raffreddare sull'apposita griglia.
Quando saranno completamente raffreddati, conservarli in un contenitore ermetico. Consumare preferibilmente entro 2 giorni. Surgelati si conservano per più di un mese.

E' vero che c'è un po' caldo per sfornare, ma basta alzarsi presto al mattino, quando l'aria è ancora fresca e tutti dormono, è il mio modo preferito per iniziare le giornate di festa o di ferie, e magari si riesce anche a fare in tempo a offrire a chi si sveglia con calma qualcosa di appena appena fatto. Buona domenica.

venerdì 26 giugno 2009

Eat Design, Eat Love

Marije Vogelzang si definisce una Eating Designer[...] L'idea che ha in testa è ripensare il cibo, o meglio, il convivio. Come per esempio apparecchiare la tavola per il pranzo di Natale mettendo la tovaglia sugli ospiti anzichè sul tavolo. Perchè "il cibo è emozionale. E, come designer, penso che sia l'unico materiale che può davvero unire le persone". Ogni opera-performance narra una storia, che sia di morte, di infanzia, di scienza o di magia. Un po' come farebbe un folletto nel suo bosco, Marije Vogelzang sperimenta nel suo laboratorio, il Proef di Amsterdam.[...] In olandese Proef ha il doppio significato di gusto e prova.
Mi sono bastate due righe lette su Flair per innamorarmi di questa designer, del suo originalissimo lavoro, e della sua filosofia,

ripensare il cibo, ripensare il convivio, educare al cibo attraverso il piacere, piacere del gusto, si, ma anche visivo e tattile...

se avessi tempo ci rimuginerei per giorni e notti!A Rotterdam Marije ha aperto anche un bar con le sue installazioni (del genere lampadari a salsiccia, posate in zucchero che poi si possono mangiare...). Design commestibile, contaminazione dei sensi, creatività all'ennesima potenza proprio perchè parte da basi alla portata di tutti. Mi fa piacere ogni tanto scovare personaggi così, fanno più bello il mondo, no?




foto 1: un'opera di dell'artista - foto 2: il libro di Marije, Eat Love. Food Concepts by Eating-Designer Marije Vogelzang, edito da Bis Publishers, con i testi di Louise Schouwenberg e il design dello Studio Kluif, foto 3 altre installazioni.

giovedì 25 giugno 2009

Bicchierini di banana gelatinosa con mandorle e gocce di cioccolato

Buongiorno! Oggi in velocità uno dei miei soliti ricicli (la gelatina di banane e yogurt dell'altro giorno) ma solo per varvi vedere 2 cose:
1) un dolce carino, estivo e fresco ma molto nutriente perfetto a metà pomeriggio e che se realizzato in una coppa invece che in un bicchierino può servire anche da mini pasto (o sono solo io che sostituisco dosi raddopiate di dolce a un pasto completo?)
2) i miei bicchierini super super bellissimi che ogni volta che li guardo mi piacciono ancora di più presi all'ikea in due diverse gradazioni di colori. Si tratta sempre di porta candele, come tutti quelli che in genere utilizzo per questa forma di dolci al cucchiaio ma questi mi hanno davvero rapita, presi in serie rosa e nera, tutti uno diverso dall'altro ma in splendido accordo tra loro. [ikea Granum].
Bicchierini di banana con mandorle e gocce di cioccolato

gelatina di banana:
1 banana grande ben matura
gelatina in fogli 4g
yogurt magro naturale 125g
miele 1 cucchiaino
succo di 1\2 limone
latte o acqua 4 cucchiai
montaggio e decorazione:
6 dischetti di pan di spagna della misura del fondo del bicchierino + latte per bagnarli
mandorle tostate una ventina
gocce o scaglie di cioccolato
Far ammollare la gelatina in acqua fredda. Schiacciare con una forchetta la banana, mescolarla con lo yogurt, dolcificare col miele, aggiungere il succo di limone. Scaldare l'acqua o il latte, sciogliervi la gelatina e unire al composto, mescolando rapidamente.
Bagnare nel latte i dischetti di pan di spagna, posizionarli sul fondo del bicchierino e coprire con la gelatina di banana. Mettere in frigorifero a rassodare. Prima di servire guarnire con le mandorle e le gocce di cioccolato.
Aspettando i vostri dolci verdurini e di curiosare nelle vostre liberie, buona giornata!

martedì 23 giugno 2009

Torta x 30? No problem!

Visto che è estate (o almeno dovrebbe), tempo di feste e mega grigliate e compleanni all'aperto ecc. magari questa necessità potrebbe capitare anche a qualcuno di voi: fare una torta per circa una trentina di persone. Quando le porzioni da ricavare iniziano ad essere così numerose di solito io vado in crisi. Che faccio, triplico? raddoppio e basta? quante uova di crema? che misura di stampo? ma moltiplicando di 2\3 verrà bene lo stesso? E poi quando compro gli ingredienti finisco sempre per esagerare e consumare non so quanta frutta.
Così ho deciso di descrivervi bene questa torta così quando vi capita l'occasione vi evitate queste duemila domande. Andava servita al termine di una cena con pasta, tortelli, arrosto, polenta e cinghiale (in un posto di cui prima o poi vi racconterò...), non poteva essere una torta pesante, nemmeno un po' rustica come piacciono a me, doveva essere fresca, invitante e colorata insomma. Allora ho rispolverato la mia vecchia torta di frutta che per anni ho prodotto in modo maniacale (una volta persino per 200 persone, che follia ma che soddisfazione alla fine!) e l'ho adattata nella forma e nelle dimensioni a questa nuova esigenza, poi come base al posto del solito pan di spagna ho fatto una base sofficissima allo yogurt, giò proposta qualche tempo fa, che mi ha profumato ancora di più il tutto.
Questa tortona mi ha regalato anche un'altra grandissima soddisfazione troppo grande davvero che non mi va di dirla così, insomma, mi hanno detto, è una torta "da ristorante". Appunto, da ristorante...
Torta di frutta per 30 con base allo yogurt

base allo yogurt:
yogurt agli agrumi 2 vasetti (da usare come unità di misura)
farina 6 vasetti
zucchero 3 vasetti
olio d'oliva 2 vasetti scarsi
uova 6
liquore sassolino 1\2 vasetto
lievito 2 bustine
scorza di 2 limoni
succo di frutta all'arancia 4 bicchieri (eventualmente allungato con
liquore)

crema pasticciera:
tuorli 8
zucchero 200g
farina 60g
latte 1l
scorza di 1 limone grattugiata

copertura:
2 banane
2 kiwi
250g fragole
250g ciliegie
4 pesche
gelatina di albicocche 1\2 vasetto

Accendere il forno a 150. In una ciotola capiente mescolare lo yogurt, farina setacciata col lievito, zucchero, uova leggermente sbattute e olio poi profumare con il liquore. Versare in uno stampo di circ 30 X 45 cm cm e far cuocere per mezz'ora, poi alzare la temperatura a 180 e lasciar cuocere altri 10 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare. Dividere la torta in due strati, separarli e disporli, con la parte della crosta verso il basso, uno accostato all'altro. La nostra torta sarà così larga il doppio di quella iniziale. Rifilare i bordi, eliminando la crosta e drizzandoli per bene, soprattutto se in cottura avete usato la carta da forno e risultano un po' frastagliati.A questo punto bisogna scegliere il vassoio o comunque il supporto su cui la torta andrà servita perchè viste le dimensioni poi non la si potrà più spostare. Se si dispone di una grande base si possono unire i due pezzi in un unica torta, se no si può lasciare divisa su due vassoi diversi. A questo punto spennellare le superfici e tutti i bordi con il succo di frutta (al quale si potrà aggiungere se piace ancora un po di liquore).
Per la crema pasticcera: In una casseruola lavorare col cucchiaio di legno i tuorli con lo zucchero. Aggiungere la farina senza smettere di mescolare. Versare poco per volta sempre girando il latte bollente aromatizzato con il limone o con la vaniglia, porre sul fuoco e continuare a mescolare fino a un attimo prima dell'ebollizione quando la crema avrà raggiunto la consistenza desiderata. Lasciar raffreddare la crema ricoprendo la superficie con burro o zucchero a velo per evitare che si formi la pelle.
Una volta raffreddata, spalmarne uno strato sulla base allo yogurt bella imbibita di succo e liquore, con spessore omogeneo. Infine pulire e tagliare la frutta a fettine e decorare la torta, in base alla vostra fantasia (solo le banane necessitano, prima, di essere passate nel succo di limone). Terminare con una spennellata di gelatina di albicocche leggermente riscaldata per renderla fluida.

Ora vado a sperimentare il "ragù" di soia della latitante Sigrid, i fiocchi si sono ben idratati, sono triplicati di volume come da etichetta ora si passa alla cottura, speriamo bene...
A presto!

venerdì 19 giugno 2009

Cookbook test by Vaniglia



Quando si parla di libri di cucina io non capisco più niente. Ne compro parecchi, ne leggo davvero t molti e per quelli che proprio non ce la faccio a reperirli o costano una barcata invio richieste alle biblioteche perchè li acquistino loro dandomi la priorità come primo lettore.
Per ciò appena ho letto la richiesta di Vaniglia non sono riuscita a resistere. Non ho tempo, ho due enormi torte da preparare per domani sera per un compleanno, e dovrei anche magari farmi due o tre operazioni di restauro per l'imminente serata in coppia però ho deciso, mi prendo un momentino di relax e spiego la cosa a chi ancora non ne fosse a conoscenza.
Il procedimento è semplice, postare una foto della propria libreria di cucina e rispondere ad alcune domande. Pubblicizzare e diffondere la cosa il più possibile in modo da, con un semplice giro di link e inviti, trasformarla in una notevole fonte di suggerimenti per tutti! Bella idea vero? Io comincio (i link alle descrizioni dei volumi sono nello spazietto a lato sotto ai banner dedicato appositamente)

1. Secondo quale logica sono stati disposti i libri di questo scaffale?
tonata a casa dal lavoro mi sforzo in tutti i modi di non pensare alle migliori tecniche di collocazione dei volumi trattandosi del mio pane quotidiano, per ciò qui il criterio è semplicemente DOLCI e NON DOLCI, in modo da avere sott'occhio tutto quello che mi serve per meringhe in un colpo solo. Parto con la mia bibbia sul cioccolato, di Linda Collister, autrice tra l'altro anche di un bellissimo volume sul pane e che ne sa un bel po anche di muffin e brownies. Poi il Cucchiaio d'argento di cui possiedo tutta la collezione (che matto quello che me l'ha regalata!), il Libro d'oro dei dolci e tutta la serie di libricini che mi regalavano in cartoleria quando ero cinnetta sapendo che avevo già una passione per i dolci. Poi c'è il Talismano della felicità di Ada Boni, e tutti i ritagli di giornale e i segnalibri. Verso il salato proseguo con il resto della collezione del Cucchiaio d'Argento, Cuochi si diventa, lo splendido Garden Party, e una bellissima serie di libri sul pesce de La Congrega dei Liffi. Poi ci sono tutte le serie di varie di mia mamma di Famiglia Cristiana e suor Germana e affini, dove spesso trovo belle idee, e tanti altri.
Lo scaffale ha poi 2 succursali. Una in camera con le riviste: Cucina italiana (numeri recenti e anni 70-80), Alice (anche se non mi soddisfa al 100% per varie ragioni), e tutti gli inserti di Grazia che è la mia rivista femminile preferita e le ricette ritagliate in giro. L'altra a casa di lui, con alcuni volumi dell'Enciclopedia della cucina del Corriere della Sera (in collaborazione sempre con La Cucina Italiana), un bellissimo libricino sulle patate e i numeri di Cucina Leggera. In realtà poi ce n'è anche una terza, quasi perenne...sul divano (vedi foto), dove appena ho un attimo di tempo confronto e prendo appunti.

2. Quale libro raccommanderesti ad un amico/a che si intende di cucina?
Misto Mare e tutti i libri della Congrega, come un semplice appassionato subacqueo diventa professionista nella cucina di mare e non gli rimane niente da invidiare a nessuno. Per confrontarsi, per cimentarsi con qualcosa di più.

3. Quale ad un principiante che ama la cucina e vorrebbe imparare?
Il Talismano della Felicità di Ada Boni. Insegna a fare tutto, ma proprio tutto. Un giorno non sai fare una pastasciutta e quello dopo ti ritrovi esperto di pasta choux e brodetto di pesce. Sono 7 volumi però!

4. Il più indicato per "cucinoterapia".
Al mercato con Joanne Harris, prendersi il tempo di girare per banchetti, scegliere gli ingredienti migliori e più freschi, poi tornare a casa e in compagnia dei bambini, di un'amica o di un gatto fedele preparare con calma tante prelibatezze.

5. Quale di questi libri ti ha reso quello che sei?
Cuochi si diventa. La mia prima cheesecake, i sughetti, il soffritto... Le sue pagine unte e consumate potrebbero parlare da sole.

6. Il libro di cucina più bello esteticamente? E' altrettanto valido come ricettario?
Il solito Garden Party, e come Vaniglia dico Donna Hay, i Classici Moderni II

7. Se ne potessi salvare solo uno?
Il mio giro d'Italia del Mio Adorato e quelli di Marta Ferrari, la più grande esperta di cucina reggiana, ricchi di aneddoti, cuorisità, persino poesie dialettali, splendidi. Per ricordare sempre le mie origini, i sapori di casa, la zuppa inglese, la torta in cantina, la torta coi becchi, il latte in piedi, l'arrosto al latte, la pattona...

8. Se fossi un libro di cucina, o una collana, quale saresti?
senza dubbio la collana Il lettore goloso all'interno della quale sono stati pubblicati libri interessantissimi e pieni pieni di ricerche, curiosità e informazioni. Per instancabili insonni maniaci della cucina come me!

Grazie Vaniglia e grazie a tutti quelli che vorranno aderire a questa bella idea. Buon WEEEE!!!!

giovedì 18 giugno 2009

Frolla con olio e miele e relative tartellettes cocco banana



Fare di necessità virtù è una di quelle perle della saggezza popolare che ho sempre ammirato e cercato di fare mia. In una giornata che ha compreso un terremoto avvertito al 3° piano in un palazzo del '600 con soffitto a travi di legno non credevo ci potesse saltar fuori qualcosa di decente invece dai, a regola, non è andata così male.
Così questa volta la necessità era: qualcosa di dolce, veramente dolce, in grado di far passare la voglia di dolce, senza usare: burro, zucchero, latte, frutta (tranne mela e banana) in ogni sua forma. "Virtù" è stata invece quella di riuscire a farci una frolla, con un ripieno pure un po'goloso.
Come miele ho dovuto abbandonare per una volta il mio adorato di castagno, optando per un millefiori, cercando un sapore il più neutro possibile, l'olio l'ho usato extravergine anche se leggero, consapevolissima che a molti potrebbe non piacere per ciò se la provate potete tranquillamente sostituirlo con olii ancor più leggeri (che però io non conosco perchè non uso mai, abitudinaria e monotematica come me su certe cose non c'è nessuno. Per chi volesse fare il tentativo...ecco qua.

Frolla all'olio e miele

farina 300g
miele 3 cucchiai da tavola rasi
olio 85 ml
1 uovo intero
scorza di 1 limone
vanillina 1 bustina

Nel robot o nell'impastatrice mettere la farina e l'olio e azionare. Aggiungere il miele e azionare di nuovo fino a che non si sarà completamente amalgamato. A questo punto noterete che ciò che si ottiene non è poi molto diverso dal composto sabbioso di farina burro e zucchero di una frolla tradizionale. Profumare con limone e vanillina, aggiungere l'uovo e azionare fino a che la frolla non si sarà compattata. Far riposare in frigorifero almeno un'ora e sarà compatta e lavorabile al pari di quella tradizionale.

Tartellettes cocco banana

per 6-8
1 dose di pasta frolla
1 banana grande ben matura
gelatina in fogli 4g
yogurt magro naturale 125g
miele 1 cucchiaino
succo di 1\2 limone
latte (o acqua) 4 cucchiai
cocco rapè per guarnire

Accendere il forno a 180. Stendere la frolla, tagliare dei dischi della misura dei vostri stampini e inserirveli facendoli ben aderire ai bordi. Bucherellare il fondo con una forchetta, coprire con un dischetto di carta da forno e poi con fagioli secchi (o con le mitiche sferette in ceramica), facendo attenzione che i bordi superiori rimangano liberi dalla carta per poter prendere un bel colore dorato. Infornare e far cuocere 10 minuti. Togliere dal forno, eliminare i fagioli e la carta e reinfornare per altri 10 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare.
Far ammollare la gelatina in acqua fredda. Schiacciare con una forchetta la banana, mescolarla con lo yogurt, dolcificare col miele, aggiungere il succo di limone. Scaldare l'acqua o il latte, sciogliervi la gelatina e unire al composto, mescolando rapidamente. Riempire i gusci di pasta raffreddati e mettere al fresco per consentire al ripieno di rapprendersi. Prima di servire spolverizzare con abbondante cocco grattugiato.

mercoledì 17 giugno 2009

Una cena da garden party e un consiglio di lettura

Semplici ed evocative, ma perfette in ogni dettaglio, le istruzioni che le autirci ci regalano per ricevere ospiti, in casa e in giardino, anche 8, 10, 12 per volta senza farci prendere dall'ansia. Cléophée de Turckheim, esperta di giardinaggio, ex proprietaria di una boutique di antichità da giardino a Parigi, ora vive in Normandia, dove dirige un orto botanico aperto al pubblico e continua a occuparsi di decorazione, oltre che di piante. Una vita da favola insomma, perfettamente rispecchiata in questo libro, che insegna come ottenere il massimo con un minimo di organizzazione e ingredienti semplici, senza complicarsi la vita. L'incontro con l'altra mente del libro, Nathalie le Foll,altro personaggio non da poco (fondatrice e caporedattrice per 5 anni di Elle à table!) è avvenuto proprio in occasione di uno stilosissimo party in giardino, che le ha ispirate e spronate a buttarsi nell'avventura di questo volume, per esprimere la loro personalissima idea di eleganza, e soprattutto di buona cucina.Scorrendo le pagine e ammirando le splendide immagini si percepisce immediatamente la tranquillità, la semplice piacevolezza del ricevere, dell'ospitare, del trascorrere del tempo insieme, a tavola ma non solo, anche in spiaggia per esempio. Il libro infatti è diviso in più sezioni, ciascuna dedicata ad un occasione particolare (Il grande party in giardino, il pic nic sulla spiaggia, la cena a lume di candela...) e per ognuna di queste vengono presentati primi, secondi, contorni e numerosi dolci. Le chicche: menzione a parte per gli aperitivi, gli antipasti e le salsine correlate, e poi una pagina dedicata al servire i formaggi, con consigli di presentazione e di abbinamenti con miele, fichi, albicocche, uvetta...mmmmm
Ricette prettamente estive, ricche di verdura, spezie e carni bianche, dolci semplici e freschi e soprattutto...è davvero il caso in cui, da un unico libro si può trarre ispirazione, come ho fatto io, per un'intera cena, dall'aperitivo al dolce anzi persino ai drink per il dopocena! Da non perdere per niente al mondo. D'altra parte, già la casa editrice di per sè si è sempre dimostrata una garanzia.
E poi sapete cosa c'è?? Mi sembra proprio (e non so se dire purtroppo o per fortuna, purtroppo per le autrici e per la loro professionalità che dovrebbe essere salvaguardata, e anche per il puro piacere fisico che tenere in mano il vero libro può regalare) che una parte del libro, con immagini in bassa qualità ma un certo numero di ricette,sia disponibile a questo indirizzo.
 
fotografie orginali del libro dall'editore
Per il momento io ho sperimentato la torta di carote (quella della foto qui sotto a destra), la caponata al forno (a sx), l'insalata di pasta, i pomodorini farciti...e finchè non le avrò provate tutte non mi fermo, mi sa. Costa 28 euro, neppure tanto, però davvero è un piacere spendere per queste cose!

Unico dettaglio, è un po' ingombrante per spiaggia e scampagnate, per ciò sotto l'ombrellone, fossi in voi, io mi porterei questi due, sempre in tema, ovvio, anche se ormai datati, Come un dolce ben riuscito e La ricetta di un sogno, di Maeve Binchy. Un agenzia di catering nata dal nulla e con grandi sforzi, un famoso ristorante e in questa cornice forti legami affettivi, storie intense che si intrecciano su uno sfondo sempre culinario. E della stessa autrice, ma credo ci sia solo in inglese, un libro di racconti, proprio dal titolo...Garden party.

martedì 16 giugno 2009

Biscotti al rosmarino


In questi giorni sto attraversando insieme a lui un momento particolare dal puunto di vista del cibo, visto che per una cura gli hanno tolto latte, burro, pane se non con lievito madre, carne, alcuni ortaggi e frutti, insomma un disastro, persino lo zucchero. Per ciò credo che per qualche settimana dovrò dedicare il mio tempo-fornelli a inventare cose per sostentarlo che siano un po' più che commestibili, non dico buone o gustose, sarebbe troppa pretesa, ma almeno in grado di stimolargli un po' l'appetito. Io ho deciso di prenderla come una sfida, e sono certa che anche grazie ai tanti blog che leggo avrò preziosissimi suggerimenti, unica cosa però che forse i dolci, per un po' dovranno restare in secondo piano, spero di cavarmela con quelli tenuti da parte per le emergenze-post, se no pazienza, lascerò le meringhe a riposo per un po'.

Visto che pian piano stanno iniziando ad arrivare tanti contributi alla mia raccolta, vorrei ringraziare chi ha partecipato fin'ora, e invitare ovviamente tutti i "passanti" a lasciarmi il loro piccolo-grande contributo...intanto oggi voglio mettercene uno io, dei biscottini speciali che ho inventato usando uno tra i miei ingredienti preferiti e che, sono convinta, ha molte potenzialità (al pari del basilico per esempio) anche nella pasticceria, in particolare questo nei dolci da forno. Non so dirvi se li rifarò, però di certo hanno stupito, sono stati un gradito regalo e hanno appassionato chi è sempre in cerca di nuovi sapori. Due cucchiaini da caffè colmi di rosmarino mi sono sembrati sufficienti, anche se sono stata tentata di osare un po' di più..


Biscotti al limone e rosmarino
Burro morbido 50g
zucchero 80g
scorza di 1 limone

succo di 1\2 limone
rosmarino fresco tritato 2 cucchiaini
uova 1
latte 4 cucchiai
farina di mais 100g
farina bianca 00 100g

Fondere il burro a bagnomaria o nel microonde, lasciarlo raffreddare un po' poi unirvi lo zucchero e mescolare. Aggiungere la scorza e il succo di limone, il tuorlo precedentemente sbattuto, il rosmarino e il latte sempre mescolando. Aggiungere ora le farine a pioggia, impastare e riporre in frigo per 1\2 ora.
L'impasto risulterà piuttosto duro. Accendere il forno a 180°. Trascorso il tempo, stendere l'impasto con uno spessore di 4-5 mm, ricavarvi i biscotti con le formine preferite (io non riesco a dissociarmi dall'adolescenziale cuoricino...), spennellare con l'albume, infornare e cuocere per 13-15 minuti.

domenica 14 giugno 2009

Altro strappo alla regola dolce: rotolo al prezzemolo e prosciutto di praga

Oggi su meringhe un secondo strappo alla regola, dopo il pane con i pomodori secchi per partecipare alla bella raccolta per MdP. Una cosina salata ma solo per un valido motivo. Sigrid del cavoletto ha chiesto a tutti coloro che hanno partecipato al suo concorso picnic-libro-grembiulino di inviarle i link delle ricette partecipanti per pubblicare man mano l'elenco di tutti.
Sarei curiosissima di vedere tutte tutte le ricette che hanno partecipato anche senza premi o riconoscimenti particolari, e credo anche voi, quindi contribuisco con la mia piccola parte. Mettetecele tutte dai, le cose trasportabili, comode, stile pic nic sono la mia quotidianità visto che
spesso cucino in una casa e mangio in un altra e sono in costante ricerca di idee, voglio vederle tutte!! Per il momento non vedo l'ora di sperimentare questi muffin salati di Juls e anche questi di Babs, come dolce invece queste girelle tramite le quali ho scoperto un bel blog.

La mia è una ricetta che io trovo comodissima e d'effetto, che porta sapori molto semplici. Probabilmente non era la più adatta per partecipare a questo concorso dove hanno trionfato abbinamenti particolari, forme e montaggi da veri food stylist per i quali i vincitori si meritano davvero una grossa dose di complimenti!

Rotolo al prezzemolo e prosciutto di praga

uova 6
prezzemolo fresco un bel ciuffo
prosciutto di praga 4 fette
maionese (o salsa di senape) 2 cucchiaiate
formaggio fuso a fette (sottilette) 5 o 6
farina 1 cucchiaio da minestra colmo
parmigiano reggiano grattugiato 1 cucchiaio da minestra colmo
sale
pepe
olio per lo stampo

Accendere il forno a 200°. Sbattere per bene le uova, aggiungere il grana e poi la farina setacciata senza smettere di mescolare. Tagliuzzarvi dentro con le forbici e grossolanamente in prezzemolo. Salare e pepare. Oliare uno stampo rettangolare di 20 x 30 cm circa e versarvi il tutto. Infornare per 15-20 minuti forando ogni tanto con la forchetta le eventuali bolle che
potrebbero formarsi. Sformare su un foglio di alluminio e lasciar raffreddare completamente. Spalmare su tutta la superficie la maionese, adagiarvi due strati di prosciutto di praga senza lasciare spazi vuoti e infine disporre le sottilette lasciando vuoto 1 cm di bordo su uno dei lati corti (perchè nell'arrotolare il formaggio scorrerà in avanti). Partendo dal lato corto opposto iniziare ad arrotolare stringendo molto bene. Avvolgere il rotolo ben stretto nel foglio di alluminio, avvolgere ulteriormente con un panno di stoffa e riporre in frigorifero per almeno 2-3 ore. Servire tagliato a fette dello spessore di 1 cm circa.
E per il pic nic...disporre le fette in un contenitore basso e largo senza sovrapporle troppo, chiudere, partire, arrivare e mangiare.
Aggiornamento: visto che il tema pic nic capita proprio a fagiolo in questo periodo, colgo l'occasione di rispondere all'invito di Jelly di Fragole e Cioccolato che per festeggiare il compleanno del suo blog ha deciso di regalarsi una raccolta proprio su questo argomento. Partecipo quindi alla sua raccolta Nel cestino del PicNic con questa frittata.

giovedì 11 giugno 2009

Un anniversario e una torta dai profumi caldi ma dal gusto fresco: zenzero, vaniglia e cioccolato

Al giorno d'oggi ogni annivesario di matrimonio compiuto dovrebbe ricevere i dovuti onori, quando poi si inizia ad andare oltre i 30 anni insieme, beh, bisogna veramente festeggiare. Oggi è uno di questi giorni, i miei zietti super super fantastici, vice-genitori, dove posso andare a mangiare senza preavviso, dove c'è sempre un letto per me quando ho bisogno di staccare dal solito e non solo per me ma anche per tutti gli altri loro 8 nipoti più un pronipotino, festeggiano 32 anni di matrimonio, belli tosti per la verità, diciamo che non è che la salute e la fortuna gli abbiano proprio fatto l'occhiolino, ma loro sono sempre più...boh, non so come definirli, dal punto di vista nipotistico sicuramente perfetti.
Per queste ragioni il dolce che ho fatto oggi l'ho fatto se possibile ancora più volentieri del solito e ancora più ispirata. Solitamente per tutte le ricorrenze che li riguardano funziona automaticamente la cheesecake di Allan Bay ma oggi mi sono detta che voglio provare ad ampliare un po' i loro tradizionalissimi gusti, rimanendo sempre sul tema di una torta fresca con il fondo biscottoso, ma provando a virare i sapori verso qualcosa di un pelino più esotico. Vaniglia, zenzero, e cioccolato con dentro le fave di cacao, più panna e yogurt per rendere il tutto estivo, fresco.
Lo zenzero per me è ancora qualcosa di semi -misterioso, che non so dosare e non so abbinare, nemmeno quello in polvere, mi ritrovo lì con un cucchiaino e questa polverina gialla e dico solo boh. Però so che mi piace, e che voglio a tutti i costi approfondire l'argomento nei miei prossimi dolcetti. Intanto riporto un articolo interessante e secondo me esauriente preso da un sito che ad una prima rapida occhiata mi è sembrato abbastanza utile e valido, se per caso c'è rimasto ancora qualcuno che, come me, necessita di saperne di più.

Lo zenzero, che erboristi e produttori di liquori chiamano anche ginger, deriva da una pianta il cui nome scientifico è Zingiber officinale, appartenente alla famiglia botanica delle Zingiberacee; è originaria dei paesi tropicali del Vecchio Mondo, soprattutto della regione indomalese, diffusa principalmente in ambienti di sottobosco forestale, ombreggiati o semiombreggiati, occasionalmente in ambienti umidi. A questa famiglia appartengono anche la Curcuma, che fornisce il curry, e l’Electaria, che dà il cardamonio.

La pianta
La Zingiber è una pianta perenne, ossia ha un ciclo vitale di parecchi anni prima di esaurirsi e morire. Può raggiungere altezza superiore al metro. È costituita da un fusto non legnoso, in parte con sole foglie e in parte con fiori, la cui corolla è gialla e il cui stame fertile interno è di color violaceo picchiettato di giallo.
Le foglie, allungate e dalla forma lanceolata, prive di peluria, se manipolate emanano un buon profumo di canfora e limone. I fusti terminano con una spighetta.

Si coltiva nei paesi della fascia geografica tropicale e subtropicale, in particolare - ma non esclusivamente - in Cina (nelle province di Sichuan e Guizhou) e in India. Non sono note specie spontanee.
La pianta non produce frutto e infatti in coltivazione viene riprodotta separando parti della radice sotterranea, o rizoma, a forma di tubero, che è anche la parte che si utilizza in cucina e in erboristeria. Il tubero è irregolare e ramificato e a volte nei punti di ramificazione può esser presente una gemma. Ha una consistenza tenera e la polpa è di colore giallastro (tipico tra l’altro dei prodotti di tutta la famiglia botanica); nella pasta della polpa si notano dei piccoli punti più scuri, irregolarmente distribuiti, dove è accumulato il principio attivo.

Come si consuma
Esistono varie forme commerciali di radice: la forma decorticata, senza buccia, è prodotta in Giamaica ed è detta “ginger bianco”, mentre la forma con buccia è detta “ginger nero” ed è originaria della Cina e della Sierra Leone; una terza forma, parzialmente decorticata, è prodotta in India, Nigeria, Australia e Giappone (K. Bone: Brit. J. Phytother. 1997);

La spezia che è utilizzata in cucina deriva quindi dalla radice che viene preparata a livello industriale mediante ebollizione e successivamente disseccata e macinata. In casa si può utilizzare fresca, direttamente grattugiata sui cibi, oppure dopo che la si è seccata.
Il tempo balsamico, ossia il periodo migliore per la raccolta, è il mese di gennaio. Purtroppo è una radice rapidamente corruttibile e pur se di facile reperimento sul mercato, è abbastanza costosa, quindi se la si vuole consumare nella sua interezza è opportuno conservarla: per far questo la si può riporre in frigo, mai nel freezer, o meglio ancora in dispensa, al riparo dalla luce, in un barattolo contenente sabbia.

Questa radice contiene un olio essenziale formato da composti come lo zingiberene e il bisabolene, da alcoli detti genericamente gingeroli, tra cui lo zingiberolo; contiene inoltre un’oleoresina detta gingerina, amido e mucillagini.
I gingeroli sono responsabili del profumo pungente e del sapore intenso e piccante della spezia, per cui la rendono ideale come condimento aromatizzante in cucina, ma anche nella produzione di liquori, di frutta candita e, in alcuni paesi di tradizione anglosassone, per la produzione di vari tipi di birra particolarmente saporita, con un gusto intenso.

Le proprietà dello zenzero
In erboristeria le proprietà dello zenzero lo rendono ottimo come digestivo, in quanto favorisce l’espulsione dei gas dallo stomaco e dall’intestino e ne impedisce lo sviluppo; inoltre favorisce la sudorazione.
Gli usi fitoterapici, che lo prevedono come ingrediente centrale nella cura dei disturbi dell’apparato digerente (gastriti, ulcere, digestioni difficoltose…), devono però essere sempre comunicati al proprio medico soprattutto nei casi di calcolosi biliare, di gravidanza e allattamento e sono sconsigliati in età pediatrica, in quanto studi recenti di fitovigilanza hanno dimostrato come l’assunzione della droga in queste condizioni possa determinare effetti collaterali indesiderati.
In cucina lo zenzero è indicato soprattutto in piatti a base di carne, cacciagione e pesce, ma anche abbinato ai crostacei, come condimento o sotto forma di salse; si usa per la produzione di birra e altre bevande fermentate oppure per produrre sciroppi e aromatizzare biscotti e poiché ha un’azione antiossidante sui grassi, può essere usato anche come conservante naturale di cibi.

La pianta era già nota nell’antichità essendo citata in antichi testi in sanscrito, ed era nota anche alla civiltà ellenica e romana. Giunta nel Mediterraneo attraverso gli Arabi, in Europa è stata codificata in età rinascimentale come ingrediente officinale dell’allora repertorio erboristico farmaceutico.
Lo zenzero riassume amabilmente tutte le sue origini orientali ed esotiche, nell’intensità del gusto che conferisce alle pietanze, nel carattere forte e deciso dell’aroma; non a caso è la radice, elemento che ancora, sostiene e nutre la pianta, la parte da cui si ricava la droga: proprio questo è il significato del nome “Zingiber” che secondo alcuni studiosi deriverebbe da una parola araba.

Coltivazione domestica
La pianta si coltiva bene anche in casa, avendo cura di procurarsi una radice fresca, preferibilmente derivata da una pianta già messa a dimora e invasando negli ultimi giorni di inverno. Alcune scuole di pensiero raccomandano di raccogliere per ottobre-novembre ma bisogna tenere a mente il tempo balsamico per avere il massimo della concentrazione degli oli essenziali.

In campo aperto alle nostra latitudini non riesce ad attecchire, quindi è preferibile utilizzare un vaso in coccio, largo e profondo, tipicamente da 5-10 litri, ponendo questa radice al centro e in profondità e avendo cura di ricoprirla con terriccio universale. L’innaffiatura deve essere regolare e soprattutto ogni qualvolta il panno di terra appare secco, ma evitando ristagni di acqua nel sottovaso che porterebbero all’insorgenza di fitopatologie fungine note come marciumi radicali. Il vaso va poi esposto in zona soleggiata ma non alla luce diretta.
Da evitare la concimazione chimica se si vuole utilizzare la droga come ingrediente gastronomico casalingo; in caso di crescita stentorea della parte aerea della pianta, ossia del fusto erbaceo, si può provvedere con un composto fatto in casa con terra e fondi di caffè; personalmente utilizzo un compost fermentato dei residui di pranzi e cene ottenuto in apposito contenitore mediante l’azione di demolizione di lombrichi: il prodotto ottenuto, completamente naturale, è stato utile per concimare il mio zenzero con risultati spettacolari.
Quando dal vaso emerge un tratto di tubero lignificato (nel periodo invernale) è il momento di dissotterrarlo, avendo l’accortezza di lasciarne un pezzo a disposizione da rinvasare successivamente per ottenere una nuova piantina.
Ed ecco infine la mia piccola invenzione di oggi

Torta di panna con yogurt vaniglia & zenzero

biscotti integrali 200g
burro fuso 100g
scorza di 1 limone
zenzero in polvere 1 cucchiaino da caffè

yogurt vaniglia e zenzero (danone vitasnella) oppure normale alla vaniglia 250g
panna fresca 250g
gelatina in fogli 10g
latte 5 cucchiai
zucchero a velo 80g (se la panna non è zuccherata, se no si possono calare le dosi fino ad eliminarlo)
cioccolato al 70% (io ho usato quello con dentro fave di cacao Nero Perugina, fantastico) 30g

Mettere a mollo la gelatina in acqua fredda. Ridurre in polvere i biscotti, mescolarvi la scorza di limone, lo zenzero e poi il burro fuso, amalgamare completamente e pressare sul fondo di uno stampo a cerniera. Riporre in frigorifero. In una ciotola mescolare lo yogurt con lo zucchero a velo, montare la panna e aggiungerla, mescolando con attenzione. Scaldare il latte al microonde alla massima potenza per 30 secondi oppure in un pentolino piccolo e stretto poi immergervi la gelatina scolata e strizzata. Mescolare fino a completo scioglimento e versare nel composto di panna e yogurt mescolando continuamente per evitare che la gelatina al contatto col freddo si solidifichi immediatamente (creando orribili grumi di un giallo bruttissimo che farebbero buttare tutto nel pattume, parlo con cognizione di causa). Versare sopra il fondo preparato precedentemente e riporre in frigorifero per almeno due o tre ore. Prima di servire decorare la superfucie con il cioccolato ridotto a scagliette.

martedì 9 giugno 2009

My peanut-butter cookies

In tempi duri...si ricicla. Vorrei convertire al bianco tutta la casa e invece di comprarmi cosine nuove con calma ridipingo tutto, partendo da cornici e accessori vari. Vorrei tanti vestiti nuovi e allora tingo i vecchi o li rivendo sui banchetti. E qualcosa del genere mi tocca fare anche con le ricette, visto che i tempi sono duri davvero su questo argomento, pochissimo tempo a disposizione anche solo per pensare a qualcosa di nuovo, figuriamoci poi per sperimentarlo. Riciclare appunto, questa ricetta infatti è di un po' di tempo fà, anche un po' invernale a dire il vero, però avevo troppa voglia di postare qualcosa!! E poi, tra una delibera e un incunabolo, mi è venuta una piccola idea per il blog...
Data la mia fondamentale natura (cioè quella del topo di biblioteca) perchè non approfittare del fatto che trascorro gran parte della mia giornata in biblioteca e su internet, enormi miniere di informazioni? Mi spiego, non sarebbe carino accompagnare ogni ricetta con qualche informazione in più relativa ad uno o più degli ingredienti citati come per esempio zona di provenienza, principali usi ecc.?? Ovviamente senza nessuna pretesa di completezza ne' tantomeno di scientificità, così, quello che trovo. A me sicuramente sarebbe utile, magari potrebbe interessare anche a qualcuno di voi...
Partiamo subito allora, la ricettina di oggi sono i biscotti alle arachidi quindi
ecco due righe su questo bel semino:
L'arachide (Arachis hypogaea), originaria del Sud America, è una pianta della famiglia delle leguminose. La sua coltivazione in Italia non ha mai assunto grandi proporzioni, vi sono coltivazioni per lo più in Veneto e Campania. La parte commestibile della pianta è il seme, composto da un 40-50% di grassi (olio), poi zuccheri, amido e protidi che insieme danno circa un 30%. Questo denota una buona carica nutritiva ed energetica, ma anche altrettanto calorica.

Utilizzo in cucina
-al naturale sgusciato e tostato, anche salato o zuccherato
-in pasta: burro d'arachidi, composto da arachidi macinate, oli vegetali, sale e zucchero e altri tipi di creme spalmabili dolci o salate.
-in farina, per la preparazione di dolci da forno e snack industriali
-estraendovi l'olio d'arachidi: l'olio più usato in cucina dopo quello di oliva, grazie al suo punto di bruciatura elevato è adatto per friggere. Quello che rimane del seme dopo la spremitura viene poi impiegato nell'alimentazione zootecnica.


Due curiosità da wiki:
- Il peanut butter jelly time è l'usanza delle famiglie americane di farsi sandwich formati da due fette di pane, dove su una viene spalmato il burro d'arachidi (smooth, "cremoso" o crunchy, "croccante" a seconda delle preferenze) e sull'altra viene spalmata la marmellata, solitamente di fragole o mirtilli.
- Famosi sono i Scorched peanut cookies, biscotti al burro di arachidi.
- Fonti non accredidate attribuiscono la paternità del burro d'arachidi ad un farmac
ista di St.Louis, il quale alla fine dell'800 inventò questo alimento come sostituto proteico della carne, allora alimento molto costoso e non accessibile a molte famiglie delle classi meno privilegiate.
Questi biscotti sono adatti solo per i VERI amanti delle arachidi, tipo quelli che mentono a se stessi nascondendosi i gusci di tutte quelle appena mangiate per concedersene ancora cinque o sei... Nel caso specifico li ho un po sbruciacchiati, capita, però sono piaciuti, tanto che non nè è rimasto nemmeno uno per la persona per cui li avevo fatti che stressava da mesi con questo burro d'arachidi! (Micron te li mangerai la prossima volta dai...).

Peanut-butter cookies

Una dose di pasta frolla tradizionale senza lievito (a partire da 250-300g di farina)

arachidi sgusciate al naturale 70g

burro d'arachidi


occorrono anche:
uno stampino per biscotti della forma preferita, un secondo stampino della dimensione di una monetina (va benissimo anche il levatorsoli delle mele)

Preparare la frolla nel modo consueto. Aggiungere le arachidi spezzettate grossolanamente e dare un'ultima rapida impastata. Far riposare 1\2 ora in frigorifero o 5-8 minuti in freezer. Nel frattempo accendere il forno a 180°. Stendere la frolla sul piano infarinato con uno spessore di 3-4 cm e ritagliare i biscotti con lo stampino più grande. Su metà di essi praticare un foro centrale con lo stampino più piccolo. Disporli sulla placca ricoperta di carta da forno (o sulla lastra da forno in silicone, wow che bella invenzione!) e cuocerli per 8-10 minuti. Estrarli e attendere il raffreddamento completo prima di spalmare con un sottile strato di burro d'arachidi tutti i biscotti senza foro, per evitare la colatura completa di tutta la parte unta del burro. Una volta spalmati, coprire ciascuno con il rispettivo biscotto forato e premere leggermente per far aderire ma senza che il burro fuoriesca troppo.

Una cosa sola non mi ha convinto: io sono riuscita a trovare solo il burro d'arachidi della Calvè che secondo me è molto salato. C'è qualche marca un po' più dolce? Dove si può trovare? O meglio, qualcuno per caso sa se si può fare in casa e come viene??

domenica 7 giugno 2009

Omaggio alle pesche, pesche in tutte le loro forme in una torta fresca

Le pesche sono uno dei motivi per cui ogni anno aspetto con trepidazione l'estate, ora che iniziano ad essere buone ho voluto creare una sorta di omaggio a questo frutto godurioso usandolo in una sola torta in tutte le sue forme più diffuse: al naturale, succo, sciroppate, marmellata e yogurt. La pesca è un frutto secondo me perfetto per i dolci, ha una buona consistenza, un sapore dolce ma delicato e soprattutto qualsiasi dolce che la contenga sprigiona un profumo fantastico, questa torta era originariamente all'ananas, fatta così davvero non c'è paragone.
Confermo anche che è ottima per i nonnetti ottantaquattrenni appena usciti dall'ospedale, davvero quando ho visto il nonno che non è stato bene e avrà perso 5 chili in 10 giorni mangiarsene di gusto un fettone mi stavo per mettere a piangere...
E per farla ho impastato, frullato, montato, strizzato, bollito, mescolato e sporcato mille pentolini e...ho avuto l'ennesima conferma che tutti questi passaggi mi piacciono, anzi li adoro anzi sono la mia principale fonte di sfogo per quando qualcosa non va. Indi...non mi serve il Bimby, almeno per ora, non mi serve nulla di più di quello che ho già.

Torta estiva di pesche

1 disco di pan di spagna
succo di frutta alla pesca 1\2 bicchiere
panna fresca liquida 200 ml
pesche sciroppate frullate 100g
yogurt alla pesca 250g
zucchero a velo 80g
gelatina in fogli 10g
latte 1\2 bicchiere
marmellata di pesche o fettine di pesche fresche per decorare.

Tagliare il pan di spagna in un disco della dimensione di 24 cm e inserirlo in uno stampo a cerniera della stessa misura. Bagnarlo con il succo di frutta.
Ammollare la gelatina in acqua fredda. In una ciotola mescolare lo yogurt con lo zucchero e la pesca frullata, montare la panna e unirla al composto mescolando delicatamente. Scadare il latte, strizzare la gelatina e sciogliervela all'interno poi unire al composto precedentemente preparato mescolando rapidamente. Versare sopra al disco di pan di spagna. Lasciar rassodare in frigorifero per 3-4 ore. Al momento di servire guarnire con la marmellata, le fettine di pesca o entrambe.

giovedì 4 giugno 2009

Dalla fiera del culatello, una domanda: Bimby si Bimby no?

Tanto a dimostrare che non mi cibo solo di dolci....

Il 2 giugno il tempo non prometteva bene non si era organizzato niente però poi alla fine un bel sole e che fare? Alla fine con il piccolo sacrificio di una settantina di Km abbiamo optato per la sagra del Culatello in quel di Zibello, D.O.P di questa super golosità. C'erano i banchetti artigianali, il gnocco fritto (dilà dall'Enza poi Torta Fritta), il mercatino del biologico (con di tutto e di più, top della gamma la pasta artigianale alla liquerizia!) e al fresco sotto un tendone una discreta quantità di produttori e un buon numero di affettatrici costantemente in funzione per regalare a tutti assaggi divini. Ma ben mascherata tra questi se ne stava acquattata una signora della Vorkwerk in variopinta divisa che appena ci ha visti ci ha subito braccati e ha inscenato una esaurientissima presentazione di lui, l'oggettino del desiderio per eccellenza, l'attrezzo da cucina più costoso che esista insomma il Bimby. Fatto sta che è riuscita a farci prenotare una dimostrazione a casa, preparandoci un elenco della spesa da farle trovare pronta ecc insomma questa verrà a casa a farci vedere il gelato, le tagliatelle ai funghi, la crema pasticcera e la pasta per il pane. Da tempo mi esalta non poco l'idea di possederlo e sul momento ci aveva quasi convinti.

Poi sono subentrati mille dubbi.

Il prezzo è a dir poco esagerato, se si pensa a quante cose ci si potrebbero fare con quei soldi...
E poi, è REALMENTE utile?? Fa DAVVERO risparmiare tempo? E' solo un palliativo per chi non ha il tempo o la passione per cucinare oppure potrebbe veramente arricchire la mia cucina aiutandomi a creare cose particolari con minor tempo e fatica? Sarà poi vero che mangerò più sano e genuino e nel contempo potrò dedicare più tempo a me stessa e alla mia famiglia?? E mentre Bimby cucina rilassarmi con una buona lettura? Potrebbe aiutarmi SUL SERIO nella preparazione di creme, mousse, impasti oppure quello che riesco a fare con due fruste elettriche, le mie manine e una mezz'oretta in più può raggiungere gli stessi risultati? E' evidente che ci sono cose come per esempio la simil nutella sono parecchio difficili da realizzare senza ma nella vita normale, quotidiana, vale veramente quello che costa??
Mi piacerebbe ricevere qualche parere... perchè da maniaca dei piccoli elettrodomestici rischio di fare una scelta azzardata... Mentalmente mi sto costruendo una lista di pro e contro...vedremo cosa prevarrà.

martedì 2 giugno 2009

Ricottine dolci con fragole, arancia candita e salsa ai frutti di bosco


La fissa per la ricotta permane, ma finchè continua a farmi fare delle belle figure lasciamo che prosegua e prosegua...domenica sera per i cognatini abbiamo preparato queste piccoline, che forse non possono nemmeno essere considerate un dolce, diciamo più una coccola và. A noi sono piaciute tanto.

Ricottine dolci con fragole, arancia candita e salsa ai frutti di bosco


ricotta 250g

zucchero a velo 70g

scorzette d'arancia candite sminuzzate 50g
fragole 250g circa
4 cucchiai di marmellata ai frutti di bosco
succo di limone

In una ciotola mescolare la ricotta con lo zucchero a velo e i canditi. Aggiungere poi 4 fragole tagliate a dadini piccoli e mescolare ancora un po' ma molto delicatamente. Rivestire degli stampini con pellicola trasparente, poi porre sul fondo di ognuno una fettina di fragola. Riempirli con il composto di ricotta, premere bene e mettere in frigorifero a rassodare per qualche ora. Nel frattempo passare al colino la marmellata con qualche goccia di succo di limone. Al momento di servire sformare con attenzione su piattini individuali e decorarli con la marmellata filtrata, fragole o frutti di bosco.


Ah, la mia raccolta piace, cavoli, non credevo! Però già in diverse mi hanno manifestato la loro difficoltà a partecipare visto anche che in questo periodo ci sono molte raccolte invitanti. Per questo ho deciso di prorogare il termine di un po di giorni sperando di dar modo ad Ago, Manuela, Carla, Marina ecc. di farmi l'onore di partecipare. Quindi

rimandiamo di un mese la scadenza, al 20 LUGLIO


vi aspetto!