mercoledì 30 dicembre 2009

post@ la p@st@: mezze penne al ragù....di soia!


Mi ero messa il cuore in pace, avendo deciso di non programmare più post fino all'anno nuovo, prendendomi un' altra piccola pausa-pc che ogni tanto può fare solo che bene.
Poi ieri sera qualcuno mi ha ricordato l'imminentissima scadenza di una interessante iniziativa a cui prorio non potevo mancare. Si tratta di un contest promosso dal blog Tzatziki a colazione, dove per partecipare è necessario postare una ricetta di pasta appartenente alla tradizione ma in qualche modo rivisitata. Mi è piaciuta fin da subito, e fin da subito l'idea che mi è venuta è stata quella di provare a lavorare un po' intorno al mio foraggiamento quasi quotidiano, il ragù alla bolognese.
Già da un po' di tempo su diversi blog, vegan o meno, impazza l'uso del granulare di soia come sostituto della carne in preparazioni tradizionali. Così ho semplicemente provato a sostituirlo alla carne nella ricetta del ragù "veloce" di casa mia. E posso dire di essere rimasta positivamente sorpresa. In effetti questa cosa non è che abbia proprio un suo sapore ben definito, diciamo che più che altro è una spugna, che assorbe sapori e profumi di quello con cui cuoce. E se quello in cui cuoce è buono alla fine è buona. E poi per chi come me non va matto per la carne, e ancor meno per doverla stoccazzare quando è cruda e doverla pure macinare, anche a livello di apporto proteico certe volte può essere un buon sostituto. Ho scelto le mezze penne perchè sono la pasta che la nonna mi faceva sempre con il ragù quando alle medie uscivo da scuola e volavo a mangiare da lei, perchè sono consistenti, perchè in cottura non diventano enormi ma restano li belle piccine e proporzionate e perchè secondo me tra i formati tradizionali sono quelle che meglio raccolgono e trattengono il sugo. Ragù di soia allora, con mezze penne rigate!

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Mezze penne al ragù...di soia
per 4

mezze penne rigate 340g
granulare di soia 70g ( che diventeranno circa 200 dopo l’idratazione)
brodo vegetale
cipolla 1
sedano 1 gambo
carota 1
vino bianco secco
olio extravergine d’oliva
passata di pomodoro 400g
sale e pepe

Per idratare la soia: far bollire 2-3 litri d'acqua in una pentola capiente, poi segnere il fuoco. Versavi il granulare di soia e lasciar idratare per un quarto d'ora. Scolare e strizzare per bene con le mani o con un panno pulito. Ora il prodotto si potrà lavorare e cucinare proprio come se fosse macinato di carne. Tagliare a dadini cipolla, sedano e carota, e farli appassire per 5 minuti in quattro cucchiai d'olio. Aggiungere poi il granulare idratato, tostare leggermente e sfumare con il vino. Una volta evaporato aggiungere la passata di pomodoro, poi cuocere a fuoco lento per almeno 30 minuti, bagnando con brodo caldo se si asciugherà troppo. Aggiustare di sale e pepe. Lessare le mezze penne e condirle con il ragù, aggiungendo un filo d'olio e.v.o a crudo.
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con questa ricetta partecipo, quasi sul gong, al contest di Tzatziki a colazione - Posta la Pasta in collaborazione con Garofalo

martedì 29 dicembre 2009

12 ricette 12 ricordi: un anno di Meringhe


Sembra incredibile ma oggi è un anno. Un anno che a intervalli regolari di massimo tre-quattro giorni mi metto qua, nel silenzio dello studio di casa, a raccontare quello che ho cucinato ai miei, alle sorelle a lui, cercando di renderlo un po' interessante, cercando di illustrarlo con una foto un po' più che decente. E non potete avere idea di quanto è stato bello, di quanto diventa ancora più bello ogni giorno. Ieri sera proprio mentre me ne stavo li a pensare a questa cosa, mi sono rifatta per la prima volta una scorsa veloce a tutti post, incredibile quanti ricordi mi ha risvegliato, nient'altro che semplici foto di fette di torta mi hanno fatto ripensare a certe serate, a un tot di compleanni, cenette "romantiche", giornate in cui arrivavo in ufficio con il post su chiavetta brigavo tutta mattina per trovare il momento buono per pubblicarlo di nascosto. Così anche oggi voglio ripercorrere un po' di tutto questo con voi, con una ricetta amata per mese, un post retrospettivo di ringraziamento a tutti voi che passate di qui.

gennaio Palline al cocco e ricotta
Meringhe nasce con le prime, semplicissime ricette, esclusivamente dolci, in cui mi cimentavo per compleanni e anniversari di amici e parenti.
Prime su tutto le mitiche palline al cocco, trovate una volta non so quanti anni fa su uno di quei giornalini distribuiti alla cassa del supermercato e mai, mai abbandonate.

febbraio: Crostata con marmellata di mandarino e mandorle
E' il mese delle fotografie orribili, in cui proprio non sapevo da dove partire, provavo su tutti i ripiani di casa compresi i pouf, gli sgabelli del bagno e il pavimento ma niente, non c'era verso. Iniziavo a seguire con una certa regolarità i blog di Sigrid, Babs, Chiara e Manuela e facendo anche solo un rapido confronto ho iniziato a dubitare della sensatezza del mio progetto :) Unico lato positivo: a casa mia in 4 su 5 compiamo gli anni, quindi a forza di fare torte ho trovato la mia formula per la crostata, non so se perfetta, ma di certo come piace a me. Bassa, croccantissima, che si spezza in mille briciole con un croc.

marzo: dolcetti al cocco
la questione blog inizia ad appassionarmi, iniziano i primi timidi commenti, insomma entro "nel giro", e anche se non ancora del tutto convinta procedo pubblicando un'altra decina di ricette. Contemporaneamente scoppia in me un'insana passione per i libri di ricette, che inizio ad acquistare e a farmi regalare ad ogni occasione possibile. Sul fronte originalità ancora niente di rilevante, faccio solo mille volte questi pasticcini:)

aprile: Bakewell Tart
un'altra bella scoperta, la crema frangipane, la preparazione dal profumo più buono che abbia mai sentito. Ne esistono un infinità di versioni, ma quello che importa è il profumo di mandorle, la delicatezza. Proprio quello che volevo per festeggiare i tre anni insieme ad una certa pazientissima personcina.


maggio: cheesecake senza forno ai frutti di bosco
Primavera, primi caldi, prime cene all'aperto, con questa non si può sbagliare. La cheesecake senza forno di Allan Bay, tratta dal sacro Cuochi si diventa, è veloce e versatile, io, vi giuro, la porto a quasi tutte le cene e fa sempre la sua figura. E poi è la preferita di uno zio&una zia di quelli doc e quindi non potevo non citarla:)


giugno: torta di panna yogurt e zenzero
Decido per un periodo di scrivere post più completi e approfonditi, su procedimenti e ingredienti, per poi rinuncire immediatamente, per non veder sacrificate immediatezza e spontaneità che mi piacerebbe fossero la caratteristica principale di queste pagine. Mi diletto con lo zenzero in tutte le sue forme e inizio a immaginare e creare le prime ricette autonome, come questa.

luglio: souffle glace alle pesche
Una temperatura infernale e l'aria condizionata della biblioteca che non funzionava, questo dolce è il ricordo dei ritorni tra le fresche e spesse mura di casa, in un periodo in cui pesche e ghiaccio erano l'unica cosa che andava giù. E stato anche una conquista, era una di quelle cose che mi tentavano da anni ma che proprio non avevo il coraggio di provare per paura di fare un disastro.

agosto: lemon curd
Sono stata in Croazia abbanonando Meringhe per un po'. Al ritorno complice l'arrivo di un cesto di enormi limoni dalla Campania, succosissimi e con le scorze spesse un dito ho deciso di provare questa crema di origine inglese che mi ha letteralmente conquistata. Usata per farcire torte, muffin e soprattutto croccanti tartellette frollose. Indimenticabile.

settembre: Panna cotta miele d'arancio e cardamomo
Il mio periodo del cardamomo è arrivato un po' in differita rispetto agli altri blog (più che altro perchè nella sterminata provincia padana non era molto facile da rintracciare) ma è arrivato. Ed è stata una scoperta sensazionale per me, non ha trovato nessun altro estimatore in casa mia ma poco importa, la scoperta di un nuovo profumo, quando ti ritrovi ad aprire il sacchettino per annusarlo un po', di nascosto, è sempre una cosa interessante e stimolante. Altra scoperta legata a questa ricetta, è quella che la panna cotta si può fare al microonde, e senza gelatina. Mica male.

ottobre: Cavoletti di Bruxelles gratinati allo yogurt
In questo mese, complice anche l''ingresso in questo simpatico stato di disoccupazione e il conseguente maggiore tempo a disposizione, Meringhe abbandona la vocazione iniziale unicamente dolciaria, per provare a dedicarsi modestissimamente anche a tutto il resto. Subito soprattutto cavoletti per un in bocca al lupo corale a Sigrid, per l'uscita del suo libro.

novembre: La pagnotta perfetta
più o meno in questo mese, scatta la mania della panificazione, guarda caso quando mi si rompe il forno ed è tutto un viavai dalle case degli altri. Per il momento ancora senza approcci con il lievito madre, ma mi diverto e sperimento una certa varietà di pagnotte e pagnottine, con o senza MdP, tra cui queste sono le migliori. Apprendo il piacere di alzarmi prima di tutti gli altri per impastare per avere il pane fresco a pranzo, di formare con le mani pagnotte e baguette, di voler, ogni volta, migliorare.

dicembre: crema parmentier di patate viola
Come stimoli inizia alla grande, grazie al cavoletto-Bonilli-incontro bolognese e alla puntatina in Trentino tra i mercatini. Tralasciando le scoperte nell'ambito dei biscottamenti natalizi a cui dopo certe mangiate faccio fatica anche solo a pensare, deve rimanere senz'altro ai posteri il reperimento (finalmente) delle patate viola, cruccio di ogni foodblogger e ingrediente incredibile, versatilissimo, dagli effetti sorprendenti.

Alla fine comunque quello che voglio far passare oggi è solo un grande grazie, alle signore del paese che mi hanno fermata per strada per dirmi che hanno provato qualche ricetta, a tutti quelli che hanno deciso di seguire questo blog quotidianamente tramite feed, a chi passa solo quando gli serve qualcosina, a chi non mi vede quanto vorrebbe e usa meringhe per tenersi aggiornato su quello che combino, a chi deve sempre aspettare pazientemente il tempo di qualche scatto prima di avventarsi sul risotto, a tutti quelli che in questi 12 mesi hanno lasciato un segno del loro passaggio, a tutti quelli che a qualsiasi titolo in questi mesi sono entrati in contatto con me e con queste pagine. Grazie.

lunedì 28 dicembre 2009

Qualcosa di sano: crackers all'olio e semini

Ce l'abbiamo fatta. E' stato un Natale stancante, chiassoso e affollato, ma caldo di stufa, forno e camino, condito da uno spropositato numero di regali culinari e non (ma soprattutto si*) e da compagnia continua. Alla fine, ripensandoci, bellissimo.
Però dopo queste giornate un po' così, in cui ad ogni ora del giorno e della notte c'era sempre qualcuno intorno che ti offriva cappelletti, arrosto, biscotti, una fettina di panettone, un tortellino ecc., dopo record di 4-5 ore continuative trascorse a tavola, mi è venuta voglia di una di quelle cenette da divano e tv che mi facevo una volta, crackers, crecenza e prosciutto cotto, fatti su a panino. Per lasciare un po' a riposo forni e fornelli prima del capodanno almeno, no?
A dir la verità, da quotidiana consumatrice per tutto il periodo scuola-università, da un po' di tempo ho smesso di mangiare i crackers. Più che altro perchè mi hanno detto che l'olio di palma che spesso c'è dentro non è proprio il massimo per la salute, e anche perchè ultimamente ci mettevo tre giorni per digerirne un pacchetto.
Così ho cercato di capire se la loro croccantezza seguita dal loro sciogliersi in bocca lasciando solo quel saporino di forno fosse riproducibile in casa.
Come primo tentativo mi sono affidata ad una ricetta che ha fatto un po' il giro dei blog, partita da Adina poi pubblicata da Francesca, che l'ha riutilizzata tempo dopo per partecipare alla bella raccolta a tema olio d'oliva di cui già vi ho parlato. Insomma ho pensato che se li aveva fatti tutta sta gente dovevano venire per forza!

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Crackers all'olio e semi

farina 0 250g

olio e.v.o. 8 cucchiai

sale fino 1 cucchiaino

acqua q.b.

semi di sesamo, zucca e girasole

fior di sale

In una ciotola impastare la farina con il sale, l’olio e aggiungere a filo acqua fino a formare un impasto morbido ma molto aciutto ed elastico. Coprire con un telo di cotone e far riposare in un luogo asciutto per 30 minuti. Riprendere l’impasto e reimpatarlo inieme ai semini scelti, poi stenderlo con il mattarello su una spianatoia di legno spolverizzata con poca farina. Stendere una sfoglia il più posibile fine. Tagliarla a rettangoli con una rotellina o della forma preferita poi sforacchiare per bene i crackers con i rebbi di una forchetta. Spolverizzarli con pizzico di fior di sale. Disporre i crackers su una leccarda rivestita di carta forno e mettete in forno già scaldato a 180° per circa 12 minuti. Al posto di farina + semini si può scegliere anche una farina che li contenga già, come ad esempio questa con cui ho fatto un pane super.
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mercoledì 23 dicembre 2009

...e le gelatine.

Queste gelatine le ho sperimentate in anticipo per proporle alla fine della mangiata di Natale, perchè in effetti a quel punto lì io, spesso, di un dolce vero e proprio non ne ho più voglia, troppo beatamente sazia per rovinare tutto con un sovrappiù. Per questo portare in tavola qualcosa di leggero e fresco, ma anche un po' dolcino e sfizioso mi è sembrata una buona idea (per i temerari invece, che comunque ci sono sempre, ho in mente una bella bavarese al torrone con salsa di pandoro e panna che poi vi dirò).
E con queste gelatine vi saluto per qualche giorno (3 o 4 non di più eh!), dove credo che tra il tempo-cucina e il tempo-famiglia non me ne resterà proprio per il blog. E poi se devo essere sincera ho una sana voglia di cucinare e mangiare, senza preoccuparmi di dover fare tutto al mattino per via della luce, o senza dover pregare che rimanga una fetta o un pezzo di ogni cosa per poterlo fotografare il giorno dopo.

Il cappone ha già smesso di razzolare per il pollaio ed è pronto per tuffarsi in pentola....i cappelletti sono già in freezer, belli nella loro perfezione, e tanti, visto che a Natale saremo in 7 a pranzo e in 18 a cena, quindi non mi resta che salutarvi, con questa ricetta semplicissima e veloce ma che porterà parenti e amici a dire, e pure con aria alquanto stupita, "ma le hai fatte tuuuu??? ma davvvvveeeero??"

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Gelatine all'arancia e zenzero

spremuta d’arancia 300 ml

zucchero semolato 200g

gelatina in fogli da 12 a 20g a seconda di quanto le desiderate dure (io ne ho usati solo 12)

zenzero fresco (o anche secco)
altro zucchero per guarnire

Immergere la gelatina in acqua fredda. Mettere in un pentolino il succo d’arancia e lo zucchero, mescolare e portare a bollore su fuoco basso. Lasciar bollire per 2 minuti, eventualmente eliminando la schiuma che potrebbe formarsi in superficie, e spegnere il fuoco. Strizzare bene la gelatina ammorbidita e scioglierla nel succo mescolando bene. Aggiungere un’abbondante grattugiata di zenzero. Versare con l’aiuto di un imbuto in uno stampo in silicone per cioccolatini, oppure in uno più ampio da torta. Lasciar raffreddare in frigorifero per almeno tre ore. Sformare dagli stampini con l’aiuto di un coltello, oppure se si è usato lo stampo grande, dividere tutto in piccoli quadrettini uniformi. Solo appena prima di servire, brinare rotolando nello zucchero semolato.
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e...
!!!!

martedì 22 dicembre 2009

Tortlèin ed Nadél: i nostri tortellini dolci di Natale

3 kg di farina
18 uova
1,2 kg di zucchero
6 buste e mezzo di lievito
sono i numeri del tortellinamento di quest'anno, momento immancabile in cui io, la nonna e sua sorella la mitica Rosi ci sfoghiamo delle noie quotidiane impastando rigorosamente a mano dei mallopponi impressionanti di frolla profumatissima.
Ma come fate poi a cuocere tutta sta roba penserete voi... E infatti non avreste mica tutti i torti, perchè in casa sarebbe piuttosto impossibile, a meno di tenere accesi i due forni che abbiamo più o meno per 24 ore continuative.
Noi noleggiamo il forno del fornaio.
Come si faceva una volta.
Con la sola differenza che al giorno d'oggi non ci si va col carretto (ma con la Panda, che poi non c'è sta gran differenza :) e che invece delle assi di legno si stende tutto su una serie di bellissimi vassoi con ganci agli angoli che si impilano l'uno sull'altro senza toccarsi e lasciando respirare i cibi.
Io, ma mi sa che lo sapete già...., amo tantissimo i dolci speziati e fruttati, impazzisco per le tradizioni natalizie nordiche e la mia cucina profuma di zenzero e cannella ormai da un mese a questa parte. Ma qui, a casa mia, il dolce del periodo di Natale è sempre stato, e spero continuerà ad essere, insieme solo all'immancabile panettone, solo questo.
E quindi non poteva mancare.

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Tortellini di Natale di casa mia

- Pasta:
farina 1 kg
amaretti n.8
zucchero 400g
uova 6
burro morbido 300g
scorza di 1 limone
2 bustine di lievito
un goccino di sassolino
- Ripieno: un bel mix a piacere di marmellate di: amarene, prugne, arance e marroni, qualche biscotto secco sbriciolato e ancora 2 o 3 amaretti.
- Decorazione: 2 albumi, zuccherini o zucchero a velo

Preparare il ripieno: in questo caso non ci sono dosi anche perchè dipende molto dal tipo di marmellate che si usano, quindi si mescola e si mescola fino ad ottenere il sapore desiderato, che deve essere dolce ma mantenere un fondo un po' aspro (che in genere si ottiene con una buona quantità di buona marmellata di prugne).
Mescolare alla farina gli amaretti sbriciolati e disporre a fontana sul tagliere. Aggiungere lo zucchero e le uova appena sbattute e iniziare a impastare dal centro. Aggiungere poi anche il burro ridotto a pomata, la scorza di limone, il lievito e il sassolino. Impastare energicamente finchè tutto non sarà omogeneo.

Dare alla pasta la forma di un panetto. Prelevare delle "fette" di pasta, stenderle in strisce dello spessore di circa 3-4 mm su cui disporre un cucchiaino abbondante di ripieno ogni 4-5 cm. Ripiegare la pasta sopra, come per i normali tortelli, far aderire con le dita e infine tagliare il tortellini utilizzando l’apposito stampino oppure il bordo di un bicchiere tondo.
Prima di infornare, spennellare la superficie con albume e se piacciono cospargere di zuccherini colorati. La cottura deve avvenire in forno già caldo, per un tempo variabile dai 15 ai 20 minuti a seconda delle dimensioni
Si conservano in scatole di latta per molti giorni.
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lunedì 21 dicembre 2009

Vanillekipferl: il top dei biscotti d Natale

Dunque, se ancora qualcuno fosse un po' indeciso su quali biscottini regalare, se il post tutto dedicato a loro dell'altro giorno non vi fosse bastato, se in mezzo al mio elenchino non avete trovato niente di del tutto convincente, sappiate che con questi non potete sbagliare.
Fin'ora, nella mia modesta esperienza, non credo di aver mai preparato niente di più buono, di più profumato, di più friabile. Niente di più adatto per queste giornate.
I Vanillekipferl.
Lunette alla vaniglia e mandorle oppure nocciole, regalateci, anche questa volta, dalla tradizione tedesca e austriaca. Unico neo: ci vuole un pochetto di tempo e di manualità per dare la forma e soprattutto per fare in modo che alla fine risultino tutte il più possibile uguali tra loro, ma ne vale la pena.
La ricetta viene da un libricino splendido, Il quaderno dei biscotti delle feste di Gabriella Pecchia, un volumetto che, come molti altri editi dalla raffinata Kellerman di Vittorio Veneto, è interamente stampato riproducendo una datata scrittura a mano, sembra scritto da una nonna per intenderci, e illustrato in modo altrettanto semplice e d'effetto. Le ricette che ho provato sono tutte riuscite alla perfezione, e questo mi ha spinta ad approfondire, scoprendo che di questi bellissimi
quaderni esiste tutta una collana super interessante tutta dedicata alla memoria, alle vecchie usanze di vari luoghi e comunità, in cui trovano posto anche i 3 libri di Elisabetta Tiveron di Panemiele. Infine, dettaglio non trascurabile di questi tempi, non sono neppure costosi. Io qualcuno da regalare l'ho preso :)
Tornando alla ricetta, mi piacerebbe tantissimo postarvi la scansione della pagina, ma putroppo, e giustamente, non è consentito senza l'autorizzazione dell'editore per nessuno scopo. Un'idea della grafica, a mio parere quasi geniale, potete però farvela qui.

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Vanillekipferl

burro freddo 150g
zucchero 50g
farina 210g
nocciole 75g
estratto di vaniglia1 cucchiaino
zucchero a velo vanigliato per guarnire

Ridurre il burro a piccoli cubetti. Tostare le nocciole in forno caldissimo per pochi minuti ed eliminare la pellicina sfregndole dentro uno straccio, poi tritarle finissime. Impastare velocemente tutti gli ingredienti. Formare con l'impasto delle lunghe biscie, dividerle in cilindretti di circa 5-6 cm, assottigliare le estremità e piegarli leggermente al centro, in modo da dar loro la forma di lunetta. Cuocere a 180 per 15 minutii, poi lasciar raffreddare completamente prima di toccare (importante, se no si disintegrano!). Spolverare con abbondante zucchero a velo vanigliato
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sabato 19 dicembre 2009

Ultimi regali no stress: christmas cookies, cakes & more

Quest'anno mi sono imposta una cosa. Per i regali di Natale niente stress. Niente corse al freddo gli ultimi giorni, niente ma proprio niente controvoglia, bando agli oggetti costosi e a tutto quello che potrebbe finire per essere inutile. E, devo dirlo, a differenza degli anni scorsi che in questo periodo mi vedevano impegnata nello stilare lunghi elenchi e nel correre di qua e di la, questi giorni me li sto proprio godendo. Curando meglio i pacchettini per i pochi che riceveranno qualcosa, scegliendo con cura calze morbide e colorate, creando orecchini e collane super personalizzati, intagliando nel panno lenci fiori e stelle, preparando piccoli quadri con belle frasi e citazioni da appendere in casa.
Ma soprattutto biscottando.
Solo così forse questo periodo può avere un senso secondo me. E se qualcuno ci rimarrà male, si aspetterà di più, o qualcosa di diverso, pazienza. Un pacchettino di biscotti fatti in casa da sostituire per un po' a patatine o merendine industriali non gli faranno certo male.
Così oggi, piacevolmente tappata in casa con fuori 40 cm abbondanti di neve, mi sono messa a fare un piccolo riepilogo mentale di quali fossero tra le ricette più prettamente natalizie già provate, quelle adatte a trasformarsi in regalini. E visto che ci è saltato fuori un elenchino relativamente bello nutrito (relativamente rispetto ai neanche 12 mesi di vita del blog :) mi è venuto in mente di pubblicarlo, si sa mai.
Ovviamente, da qui a Natale, in continuo aggiornamento!

Dolci regalini homemade

cookies & cakes
shortbread fingers al limone
pepparkakor
peanut butter cookies
biscotti al marzapane
biscotti al rosmarino
biscotti di vetro
barrette ai cereali e frutta secca
offelle ripiene
pasticcini al cocco
rose del deserto
tortellini di Natale
vanillekipferl
brownies alle arachidi
mini gugelhupf
pain d'epices
pan speziale o certosino
salame al cioccolato con mandorle e caffè
vasi e vasetti
lemon curd
miele alla liquirizia
marmellata di pere e cannella

....e quelli degli altri :)
Io a Natale regalo questi raccolta di Paoletta-Anice e cannella
Regalini Golosi di Sigrid
Biscottiamo? raccolta di Micaela - Il criceto goloso
Biscotti di Natale 2007-2009 di Alex - Cuoche dell'altro mondo
Le idee di Camomilla - Fiordifrolla

.................in aggiornamento!

venerdì 18 dicembre 2009

Pan speziale o certosino

Ma voi lo sapevate che pure noi emiliani nella nostra tradizione abbiamo una sorta di nostro pain d'épices?? Più precisamente, originario di Bologna. Bologna "la dotta", Bologna "la grassa", dice la tradizione, ma la sua cucina, soprattutto se si scava un po' nel passato, ritrova le stesse radici semplici e rustiche, genuine di molte altre zone europee, e questo pane dolce ne è una bella prova.
Questo dolce, tipico del periodo natalizio, deve il suo nome ad un papa, Benedetto XV, il quale, ghiotto di questa prelibatezza, se la faceva preparare e spedire dai fraticelli della certosa bologonese. Secondo un'altra teoria invece, è da preferire la denominazione "pan speziale", derivata dal fatto che erano gli speziali, cioè i farmacisti, a preparare questo dolce sotto le feste, ma questa boh mi convince un po' meno.
Comunque. Per chi non ama la consistenza spugnosa e piena del Pain d'épices allora è meglio lasciar perdere, anche se comunque questo è molto più dolce e meno particolare come sapore, per tutti gli altri, beh, provate, ci vuole un attimo!
Teoricamente, è uno di quei dolci da preparare in anticipo, tanto che, si dice, con il passare dei giorni il sapore e la consistenza migliorano. Avvolto in carta di alluminio dovrebbe consevarsi persino per alcuni mesi. Ovviamente non mi è dato sapere se tutto ciò è vero, a casa mia, e vabè che siamo in 7, ma è finito il giorno stesso :)
Questa è la versione semplificata-istantanea, ma credo che esista anche un'altra ricetta, molto più complessa, con una lunga lievitazione e l'aggiunta di purea di frutta, cacao amaro, altre spezie, canditi e chi più ne ha più ne metta. Per i miei gusti qui dentro c'è già abbastanza roba!

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Pan speziale o certosino

farina bianca 00 250 g

miele 150 g
zucchero semolato 125 g

uva passa 100 g
mandorle sgusciate 100 g

pinoli 100 g
scorza grattugiata di 1 arancia

cioccolato in grosse scaglie 70 g
un cucchiaino di bicarbonato di sodio

una cucchiaiata di semi di finocchio pestati
1 cucchiaino di cannella in polvere
poco burro

Scottare le mandorle in acqua bollente e poi pelarle. Mettere in un recipiente il miele, lo zucchero, il bicarbonato ed i semi di finocchio. Versare si questi ingredienti due decilitri di acqua bollente, mescolare, poi fare cadere lentamente nell’impasto la farina setacciata insieme alla cannella e lavorare bene il composto. Aggiungere quindi l’uvetta, le mandorle, la scorza d'arancia, i pinoli e il cioccolato. Imburrare uno stampo per ciambella, mettervi il composto, decorarlo, volendo, con qualche frutto candito e porlo in forno già caldo a 180° lasciandovelo fino a perfetta cottura, per circa 35-40 minuti.


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giovedì 17 dicembre 2009

Parmentier di patate viola

ovvero quando le cose smetti di cercarle è la volta buona che le trovi.
L'altro giorno nel mio girovagare tra i mercatini del Trentino, un banchetto mi ha attirata più degli altri, quello di un'azienda agricola specializzata nella produzione di confetture e creme di frutta e verdura. Un quarto d'ora in due ad esaminare barattolini, confrontare prezzi, scegliere se era meglio quella di pomodori verdi o cicoria o mille altre, poi scelto, pago, borsina e via. Mentre me ne andavo però, li tutte interrate in un cesto in un angolino, le vedo.
Loro, le patate viola.
Mi avevano incuriosita da tempo, poi le ho viste farsi il giro dei mei blog preferiti, e più recentemente anche da Virgina e Enza. Ma niente da fare, io non le trovavo. Così dopo un po'ci ho rinunciato.
E invece poi ho scoperto che da quelle parti, anche se le chiamano più che altro patate blu, si trovano facilmente perchè sono coltivate proprio in loco.
E a casa, appena avuto un attimo, le ho volute utilizzare. Per arginare lo chock familiare che un alimento del genere avrebbe potuto creare, ho deciso di utilizzarle per una preparazione a loro già conosciuta, così anche se sconvolti dal colore almeno il sapore li avrebbe rassicurati :)
La crema parmentier, il cui nome ho appena scoperto, deriva da un agronomo francese che studiò la famiglia delle solanacee che comprendono le patate, io la faccio in genere il più possibile povera di grassi, omettendo la panna e utilizzando solo l'olio iniziale per stufare i porri. Più che una ricetta questa è un consiglio, sano, super nutriente, che adoro.


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Crema parmentier di patate viola

patate viola 400g al netto delle bucce
1- 2 porri in base alle dimensioni

brodo vegetale
sale, pepe, noce moscata

Tagliare i porri a rondelle e stufarli in una pentola alta e capiente con qualche cuchiaio di olio d'oliva. Nel frattempo pulire e sbucciare le patate, poi tagliarle a tocchetti. Alzare il fuoco e unire ai porri le patate, rosolare per qualche minuto poi versare il brodo, portare a ebollizione e abbassare la fiamma. Per la quantità di brodo io in questo caso mi regolo mettendone solo il necessario perchè tutte le patate siano ben affogate e non ne sporga neanche un angolino. Lasciar sobbollire per 15 minuti, spegnere la fiamma e frullare tutto col minipimer. Regolare di sale e pepe. Guarnire con un po' di porro stufato tenuto da parte, oppure anche crudo come faccio io, e spolverare di noce moscata. Per 2-3 persone.

Consiglio: se volete preparare una crema davvero lilla, violetta chiara, senza nessuna tendenza al grigio o al marroncino come ha la mia, invece del brodo utilizzate solo acqua salata e scegliete solo ed esclusivamente le parti completamente bianche del porro.

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martedì 15 dicembre 2009

La baguette (per non arrendersi)

Tenendo conto che non si può vivere di soli biscotti e torte speziate (anche se io ci riuscirei pure, credo) e che sulla tavola di Natale nel minimo spazio lasciato libero dalle produzioni ziesche e nonnesche ci sarà quello per il pane, mi sono messa a fare un po' di prove.
In realtà, dopo una fallimentare esperienza con un maledetto panettone che mi ha tenuta impegnata mezzo giovedì e tutto venerdì scorso, avevo quasi giurato di non dedicarmi mai più a niente che richiedesse medio-lunghe lievitazioni, convertendomi per sempre all'istantaneo se non addirittura al comprato, per non provare mai più quella fastidiosissima frustrazione.
Poi però mi è passata più in fretta di quel che credevo, ho deciso che, almeno per quest'anno, con il panettone non ci riproverò, ma che ci sono tantissime altre cosine magari un filino più semplici o comunque più adatte a me ancora da sperimentare.
Prima fra tutte: una fragrantissima baguette, magari resa ancora più rustica dall'uso di farine diverse.
Per sentirmi meno in colpa in caso di insuccesso, per la parte di impasto e lievitazione mi sono affidata alla macchina del pane, quindi si tratta di un procedimento "misto", prima parte in MdP, poi forma a mano, seconda lievitazione e infine cottura normale in forno.
La ricetta viene dal solito Fare il pane con la macchina del pane di Cathy Ytak, che per il momento rimane, almeno per quanto riguarda la MdP, la mia personale bibbia di panificazione veloce, oltre che rappresentare un bellissimo ricordo di un momento normale che grazie a questo libro, arrivato inaspettatamente in regalo, è diventato super speciale...ma queste sono altre storie.. :).
E venuta buona, ma devo dirvelo, un aspetto è perfezionabile. Nel senso che l'alveolatura all'interno non era secondo me come doveva essere, forse bisognerebbe fare una prova aumentando i tempi di lievitazione oppure lavorando maggiormente l'impasto a mano. Per il resto assolutamente ok.
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Baguette semi integrale

acqua 360 ml
farina di tipo 00 420g
farina integrale 90g
farina di farro 90g
lievito di birra secco attivo (mastro fornaio) 1\2 bustina
sale 2 cucchiaini
zucchero 2 cucchiaini
olio d'oliva 1 cucchiaio e 1\2
succo di limone 1 cucchiaino
(tenendo come unità di mistura di cucchiaio e cucchiaino quelli forniti insieme alla macchina)

Iinserire in quest'ordine gli ingredienti nel cestello della macchina, facendo attenzione che lievito e zucchero non entrino subito in contatto. Azionarla con il programma "solo impasto (dough)" o "pasta per pizza".
Una volta terminato il programma (ci metterà circa 1 oretta e 1\2) tirare fuori l'impasto dal contenitore e suddividerlo in 4 parti.
Per modellare le baguette, con ognuna delle parti formare un rettangolo della lunghezza di cui dovrà essere la vostra baguette. Porre verso di voi uno dei due lati lunghi e ripiegare il rettangolo su se stesso, saldare il bordo, ristendere con il mattarello. Ripetere questa operazione 2-3-volte, poi dare la forma di un salsicciotto e fare in modo che le giunture delle pieghe rimangano nella parte inferiore. Dopo aver formato tutti e 4 i panini, stenderli sulla teglia del forno rivestita di carta da forno e porli a lievitare per altri 40 minuti in luogo caldo, sempre coperti da un telo umido. Nel frattempo portare il forno a 220. Riprendere le baguette ben lievitate, pennellare la superficie con qualche cucchiaio di albume emulsionato con altrettanta acqua, incidere la superficie con 4-5 tagli obliqui e infornare per 20-25 minuti.
Consiglio di consumarla ancora tiepida, perchè secondo me a star li peggiora, e soprattutto diventa sempre meno evidente il contrasto tra la crosta croccante e l'interno soffice.
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lunedì 14 dicembre 2009

Il pain d'épices che piace a me

Per amor di completezza. Perchè credo che in qualsiasi spazio sulla rete che provi a definirsi foodblog almeno una ricetta di pain d'épices non debba mancare, anche se ormai non è nulla di particolarmente originale e compare un po' dappertutto.
A dir la verità io mi trovo sempre un po' a disagio con queste preparazioni tipiche di zone in cui non sono mai stata, di cui non conosco la cucina e non sono in contatto diretto e frequente con autoctoni in grado di darmi indicazioni precise e affidabili. Per questo non ho mai la certezza che i risultati delle mie ricerche siano corretti ed esaustivi, che nervi, però alla fine dai, la cucina è così, si prende un po' di qua un po' di la e quel che importa è il buon risultato, che piaccia agli amici, alle sorelle golose e soprattutto a noi, no??
Per noi italiani, abituati al pan di spagna e alle torte dolcissime e soffici della nonna Tina, al primo morso di certo la consistenza può risultare strana, piena e asciutta. E il sapore...beh...probabilmente inclassificabile come dolce, tantomeno come salato.
Subito è stato così anche per me, poi in poco tempo il p.d.e. è diventato praticamente un'abitudine. Una buona abitudine. E il bello è che avvolto in carta di alluminio si conserva per un sacco di giorni, non vi so dire bene quanti perchè qua è finito in molto pochi, però tanti, anzi le ultime fette secondo me sono molto più buone delle prime.
La ricetta originale del pain d'epices prevede farina integrale o di farro, responsabili del colore scuro del pane, una bella dose di miele e niente zucchero nè uova.
Il mix di spezie per realizzarlo, che in nei paesi francofoni è venduto anche già pronto e dosato, dovrebbe essere composto da pepe nero, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata, e io a questo mi sono attenuta, anche se poi girovagando ho visto che nemmeno il povero mix quatre èpices è univoco, ci sono diverse versioni in giro.
Io che ho preso un po' dalla ricetta di Sigrid e un po' da quella di Sabrine ci ho messo un ovetto, uno yogurt e i semi di finocchio pestati in aggiunta alle altre spezie, che gli danno quel tocco che mancava.

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Pain d'épices

farina di farro 200 g
farina bianca 100 g
miele liquido 250 g
yogurt 1 vasetto (125g)
latte 2 cucchiai

uova 1

pepe nero, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata grattugiata 2 cucchiai in tutto
semi di finocchio pestati 1 cucchiaino

scorza grattugiata di 1 arancia bio
sale un pizzico
lievito per dolci 1 bustina

Accendere il forno a 160-170° e foderare con carta forno uno stampo da cake.
Setacciare le farine con il lievito, il sale, le spezie, la scorza di arancia grattugiata e i semi di finocchio pestati. Versare tutto nel mixer. Scaldare il latte e lo yogurt, sciogliervi il miele e mescolate finchè non si saranno dissolti, poi versare questo composto nel mixer e lavorare brevemente. Versare il composto nello stampo precedentemente preparato e infornare per 40-45 minuti.

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venerdì 11 dicembre 2009

Cupcakes all'olio e domeniche sul divano


Delle volte mi viene voglia di pasticciare con dolci e dolcetti, mi metto a spulciare tra i miei libri e tra le ricette segnate nei preferiti e finisce che ne vengo fuori con almeno 30 dolci papabili. Quindi ricomincio da capo e tante volte alla fine lascio perdere, dedicandomi a uno dei miei soliti classici riuscita assicurata.
Da un po' di tempo invece mi sono messa, in questi casi, a cercare se ci sono dei contest in corso a cui poter partecipare, cosa che invece prima non facevo molto spesso, ma che da quando ho iniziato mi ha portato molti frutti dal punto di vista delle conoscenze interessanti e beh, si, devo dirlo, pure delle visite :)!
Stavolta oltretutto non c'è stato bisogno di cercare granchè, dal momento che qualche giorno fa Fiordilatte ha pubblicato un interessante riassunto di tutte le raccolte, contest, iniziative più o meno natalizie in corso in questo periodo. E tra queste una mi ha subito conquistata: Olio d'oliva, l'oro nel piatto, la raccolta di Mariluna e Dada. Per partecipare, una sola condizione: inventare una ricetta che preveda l'olio extravergine di oliva non come semplice condimento ma come ingrediente principale.
Io, come spesso succede quando si tratta di inventare, mi sono buttata sui dolci, dove mi sento un attimino più sicura e in grado di sperimentare, mi sono servita però come base di due ricette per me fantastiche, questa & questa, già provate e anche pubblicate in passato, che ho fuso in un unico impasto e trasformato in cupcakes un po' vezzosi.


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Cupcakes all'olio d'oliva, semolino e limone

farina 75 g
semolino 75g
zucchero 180g
lievito 2 cucchiaini
scorza di 1 limone
uova 3
yogurt bianco 125g (un vasetto)
olio extravergine di oliva 60 ml

zucchero a velo
qualche goccia di succo di limone
meringhette bianche per decorazione

Sbattere lo zucchero e le uova per una decina di minuti con lo sbattitore elettrico a media potenza, fino a ottenere un composto molto spumoso e chiaro. Aggiungere lo yogurt, poi la farina e il semolino setacciati insieme al lievito, sbattendo sempre. Aggiungere poi l’olio e la buccia finemente grattuggiata del limone. Versare l’impasto in 12 stampini da cupcakes rivestiti con le apposite cartine, ai 2 terzi dell’altezza, e infornare a 160° per circa 20 minuti o finché i dolcetti non saranno dorati in superficie.
Una volta raffreddati, decorarli con una semplicissima glassa ottenuta mescolando allo zucchero a velo qualche goccia di succo di limone ed eventualmente con zuccherini bianchi o meringhette.
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Con questa ricetta partecipo quindi al contest l'oro nel piatto di Mariluna e Dada.

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In tema con la ricetta, coccolosa ed estremamente femminile, colgo l'occasione per segnalarvi una carinissima iniziativa reggiana. Si chiama Le domeniche sul divano ed è organizzata all'interno del circolo arci Tunnel appunto di Reggio da un gruppo di ragazze ma non solo per ragazze, per conoscersi, ascoltare musica dal vivo, chiacchierare, farsi un the coi biscottini o un aperitivo. E soprattutto per comprare! Si perchè la discoteca per l'occasione sarà convertita a mercatino di Natale con creazioni artigianali, abiti vintage e un po' di tutto, con sempre in sottofondo musica dal vivo. Se qualcuno fosse nei paraggi, io sarò là pomeriggio e sera con il mio banchetto per cui sto piacevolissimamente producendo a ritmi di catena (e con il mio fido aiutante! :)).

giovedì 10 dicembre 2009

Trentino, Natale.

Ancora un po' scossa e stanca dal fare, come ormai tradizione, questo giro tutto in giornata, e con i dovuti postumi dati da un raffreddore epico, non mi manca però la voglia di raccontare. Il perchè ogni anno mi venga voglia di tornarci non lo so, infondo molte cose si ripetono, in molti paesi i mercatini sono microscopici e teoricamente non varrebbero nemmeno la sosta.
Credo sia per l'atmosfera. Soprattutto quella del tardo pomeriggio quando inizia a calare il sole, si accendono tutte le luci, il freddo inizia a pungere davvero e ci si accalca vicino ai fuochi e ai funghi riscaldanti.
Come al solito buona parte del mio tempo è stata dedicata alle indagini cibologiche e assaggiamenti vari essendo io patita di tutto ciò che li si produce e si cucina, ma proprio di quelle che davanti a una linzertorte vera, magari appena sfornata, hanno quasi i lucciconi agli occhi, di quelle che si piazzano davanti ai vasconi di krauti bollenti per annusare tutta quell'aria profumata pensando se sia il caso di mangiarsene un altro di panini o se meglio di no. Formaggi al pepe e al fieno, giganteschi salumi incredibili e la scoperta del miele di sulla, una pianta erbacea tipica dei pascoli alpini sono stati i top della giornata.
Ma anche il lato artigianal-artistico è riuscito a prendermi un bel po'. Io parto dal presupposto che qualsiasi cosa sia "fatto a mano" abbia una sua importanza e un suo grandissimo valore, inoltre essendo io appassionata di creazione cosine casalinghe varie adoro questi posti anche per i mille spunti che mi possono fornire per i miei lavoretti, si si, sono proprio di quelli che toccano tutto e che di ogni cosa chiedono come si fa. :)
E poi i bellissimi scorci tra le vie minuscole del centro storico di Arco, tutte con un nome che rispecchia la fattura o la topografia, vicolo stretto, vicolo lungo, vicolo erto e un percorso di presepi che vi si snodava tutto all'interno, praticamente uno in ogni casa, realizzati sui davanzali interni delle finestre da tutti gli abitanti.
E a Rovereto, dopo l'imperdibile ritorno al MART finalmente senza professori colleghi e libroni al seguito, ci siamo concessi una visitina con piccola degustazione all'Enocioccoteca Exquisita. Tra le prime d'Italia secondo il Gambero Rosso e unica che non sia situata in città capoluogo di regione, ci ha regalato una piccola affollatissima degusazione tenuta dal titolare Walter Tomio, che ci ha raccontato la storia della sua azienda (di cui lui rappresenta la seconda generazione) e i principi che ci stanno dietro. Ci ha raccontato che la sua attività si sviluppa su due fronti:
Il primo, la produzione di cioccolato, in 4 laboratori tra Italia e Francia, poi confezionato e venduto in questo store; il secondo, l'importazione e vendita dei migliori prodotti di cioccolato e pasticceria del mondo.
Come produttori, si dicono molto attenti alla ricerca e all'innovazione, cercando di progettare almeno 7-8 nuovi prodotti l'anno. Gli assaggi si sono concentrati su dei piccoli pinoli ricoperti di cioccolato bianco, in grado di lasciare in bocca, alla fine e solo alla fine, un lievissimo sapore di liquerizia e su acini d'uva passiti ricoperti di cioccolato fondente e cacao amaro in grado di provocare una straordinaria salivazione presi come esempio del loro metodo di lavoro attento alla ricerca e all'innovazione, finalizzato a provocare anche una sorta di "stupore" in chi assaggia.
Interessante di certo, per chi se ne intende più di me, anche la sezione enoteca, dove Carmelo Grigoletti ci ha giudato alla scoperta di un suo prodotto un particolare passito creato a partire da 5 diversi tipi delle migliori uve locali.
Mercatini di Arco
20.11.2009 / 23.12.2009
Centro Storico Arco Asburgica
Dal 20 novembre al 21 dicembre: venerdì, sabato, domenica e festivi: dalle 10.00 alle 19.00
21, 22, 23 dalle 10.00 alle 19.00

Mercatini di Rovereto
all'interno della manifestazione Natale dei Popoli
26-11-2009 / 6-1-2010
www.roveretoincentro.com

Enocioccoteca Exquisita
Via F.lli Fontana, 10 - 38068 Rovereto (TN) - ITALY
Tel.(+39) 0464 420757 - Fax (+39) 0464 487609
http://www.exquisita.it/

Azienda Agricola Grigoletti
Via Garibaldi, 12 - 38060 Nomi (TN) ITALY -
Tel 0464/834215 - Fax 0464/834215 -
info@grigoletti.com - http://www.grigoletti.com/Ita/Azienda.asp

lunedì 7 dicembre 2009

Shortbread & alberi

Mi hanno attirata per il loro nome strano (short-bread, ma chevvuoldire? cioè che senso ha?) e già da un po' li bramavo, poi ieri li ho visti comparire su Fiordifrolla, in una splendida fotografia, e non ho potuto resistere.
Si tratta di biscotti tipici della Scozia, il cui nome (grazie come sempre a Wikipedia!) si riferisce alla loro particolare friabilità, infatti short sembra essere un termine ormai in disuso per friabile.
Possono essere realizzati in tre forme principali, io ho scelto quella più nota, allungata (shortbread fingers), ma si trovano anche tondi (shortbread rounds, come quelli di Fiordifrolla) e anche in un unico grande biscotto che si serve tagliato a fette (petticoat tails).
Immaginandone il gusto, temevo la preponderanza del burro, quindi ho optato per un leggero aroma al limone che me li ha resi profumati e ne ha alleggerito un po' il gusto, che altrimenti sarebbe stato davvero "troppo".
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Shortbread fingers al limone

farina 00 270g

burro 180g
zucchero 100g

scorza di 1 limone e 1 cucchiaino di succo

latte q.b.

Amalgamare lo zucchero e il burro ammorbidito. Aggiungere poco per volta la farina e infine la scorza di limone. Aggiungere il cucchiaino di succo di limone e latte quanto basta per rendere l'impasto lavorabile e uniforme, impastare brevemente e far riposare in frigorifero per 30 minuti.
Stendere l'impasto all'altezza di 1 cm circa sull'asse infarinata e ricavarne dei rettangoli di 2x7 cm, forare con i rebbi della forchetta e infornare a 160° per 16 minuti.
Potrebbero sembrarvi ancora crudi, perchè ancora molli e chiari, ma non lo sono! Si devono colorire solo nei bordi inferiori, e diventeranno solidi solo quando raffreddati.
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E visto che tra poche ore sarà già l'8 dicembre, giorno tradizionalmente deputato alla preparazione di albero&presepe&cc a casa mia, un "assaggio" del mio albero personale, quello piccolo e un po'anticonvenzionale (quello ufficiale è molto più politically correct, un perfetto pino sintetico verde con palline, stelle e cuori a patchwork sui toni del bianco-blu, di cui vado comunque abbastanza orgogliosa!).


....scegliere, ritagliare, e forare le decorazioni....
...poi abbellirle con qualche bottone recuperato e ricami che ricordino vecchi rammendi casalinghi......posizionare tutto sull'albero e scegliere l'angolo di casa più bello dove collocarlo.
Buon giorno di festa, buon alberello, buone infornate, io intanto me ne vado ai mercatini trentini, quest'anno sperimentiamo Arco e Rovereto.

Cheesecake for Christmas?


In questi ultimi due-tre giorni non ho cucinato. Se si esclude una frittata al radicchio e la cottura di 4 canederli acquistati già pronti arrivati direttamente dal Trentino. Perchè c'era di mezzo un grosso pranzo parentale, e soprattutto perchè c'era da andare qui, prendere il materiale e poi far l'albero, anzi gli alberi (trovandomi ancora in situazione simil-nomade tra due case). Partendo dal presupposto che per far l'albero io intendo salvare qualcuna delle decorazioni dell'anno precedente che si abbina per colore al nuovo progetto e poi le altre rifarle tutte da capo, potete immaginare che il fatto che per 3 giorni abbia cucinato lui sia stato praticamente automatico.
Ma ora si riparte, con, come succede dopo ogni piccola forzata pausa, le mani che quasi tremano dalla voglia.

Dunque, li avete fatti i pepparkakor?? No perchè a me sarebbe venuta un'idea...
Ormai lo sapete, l'ho detto in tutte le salse, la cheesecake è davvero quanto di più buono, godurioso, goloso e invitante il mio stomaco e la mia testolina possano immaginare. Di solito però viene associata all'estate, forse per la possibilità di decorarla con frutta fresca, forse perchè alcune versioni non richiedono cottura e possono essere cucinate anche nei giorni afosi, non lo so. Però a me iniziava a mancare, e tanto. E allora, vista l'ovvia mania periodica per cannella e agrumi, ho cercato di trasferire questi sapori e spero anche questi profumi invernali, natalizi, in una cheesecake.

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Cheesecake ai pepparkakor e mandarino

biscotti pepparkakor (o gingerbread o comuni biscotti alla cannella) 200 g
burro fuso 100g

formaggio spalmabile (io ho usato quello allo yogurt, ideale per cheesecake) 400g

panna fresca 200 ml

zucchero
150g
uova 3
1 mandarino, succo e scorza


qualche gheriglio di noce
marmellata di mandarini di Sicilia


Foderare con carta da forno uno stampo a cerniera di circa 24 cm di diametro*. Ridurre in polvere i biscotti con il robot e mescolarli al burro fuso. Pressare questo composto sul fondo dello stampo, cercando di ottenere uno spessore uniforme. Far solidificare in frigorifero.
Accendere il forno a 160. In una ciotola capiente mescolare le uova leggermente sbattute con lo zucchero, aggiungere poi il formaggio ridotto a crema e la panna. Profumare con la scorza e il succo di mezzo mandarino. Versare sul fondo di biscotti e infornare per circa 1 ora o finchè la superficie non inizierà a dorarsi leggerissimamente e ad apparire asciutta e soda. Lasciar raffreddare dapprima a temperatura ambiente, poi per qualche ora in frigorifero. Prima di servire*, decorare con gherigli di noce e marmellata di mandarini in cui avrete stemperato qualche goccia di succo.

*in questo caso la carta da forno è necessaria, anche se forse la forma finale potrebbe risultare meno regolare. Infatti la crema al formaggio in uno stampo a cerniera semplicemente imburrato e infarinato, essendo molto liquida, all'inizio della cottura potrebbe colare fuori da qualche fessura.


*se volete aggiungere anche voi le noci, vanno messe proprio all'ultimo. Diversamente, diventerebbero molli molli, più simili a uvetta che a quello che sono in realtà. (Ecco. Io l'ho fatto. Ecco. Bleah!)
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Le altre cheesecake di Meringhe
(scusandomi anticipatamente per le foto orripilanti, che sono stata tentata mille volte di cambiare e che però lascio lì,un po' per ricordo, un po' per piccola dimostrazione dei miei piccoli miglioramenti :) )

- ai fichi
- alle pesche e fiori d'arancio
- senza forno (di Allan Bay) ai frutti di bosco
- al limone
- alla crescenza

giovedì 3 dicembre 2009

Ops! Mi è scappata l'Emilia nella quiche


Io in realtà oggi non avevo programmato di scrivere...ma a causa di una piccola personal satisfaction ho deciso di farmi un regalino, cioè mezz'oretta di tempo speso come più mi piace, cioè qui, a raccontarvi i miei tran tran culinari. Niente di che la soddisfazione, non ho ottenuto nessun lavoro prestigioso ne' vinto uno dei quei bei concorsi pubblici in cui mi diverto a trascorrere il mio tempo, però, però almeno la piccola soddisfazioncina di entrare in una graduatoria vicino a casetta c'è stata, e per i miei attuali livelli di autostima è già qualcosa, si si!!

Tornando a noi, dopo la piccola pausa per raccontarvi di Bologna e la bella Sigrid, è ora di riprendere in mano la nostra fozata "settimana della zucca" (forzata perchè avevo tante ricette zuccose in archivio, che se poi uno non le pubblica in stagione poi non se le fila più nessuno...).
Fin'ora ci siam fatti l'aperitivo e il primo e ora ci toccherebbe il secondo. Ma visto che per me il concetto di secondo a sè stante da me cucinato è ancora qualcosa di un po' astratto a cui mi avvicino sporadicamente e spesso con una certa riluttanza, ci ho fatto una quiche.
Una ricetta letta una volta non so dove, accompagnava ad una purea di zucca della provola a media piccantezza, abbinamento che avrei vouto provare da un po'. E così volevo fare in effetti.
Ma mentre la facevo il cricetino nella mia testa si è messo come al solito a correre all'impazzata sulla sua rotellina: parmigiano reggiano, si, un bel po'....e poi...mmm...magari un po' di amaretti sbriciolati nella zucca, come nei nostri tortelli... Insomma alla fine mi è scappato un pezzettino di Emilia nel ripieno, un ricordo del "pesto" dei nostri amati tortelli gialli e il sapore deciso del Parmigiano che prevale anche sulla provola.

Per la pasta non dovrei stare neanche qui a dirvelo, la solita di C. Felder, che stavolta però ho steso in modo un po' più grossolano, con le mani, senza badare all'uniformità dello spessore e alla linea dei bordi, proprio per l'aspetto casalingo che volevo ottenere. Infine, per completare l'idea, ho usato uno stampo piccolo (circa 22 cm) e la pasta avanzata l'ho usata per creare delle striscioline stile crostata (che sarebbero state il massimo se tagliate con la rotellina, a zig-zag, che però io avevo nell'altra casa uff.).

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Quiche pesto di zucca e provola

pasta:
farina 200g
sale 5g
burro a pezzetti 90g
uovo 1
acqua 20g

ripieno:
zucca lessata 500g
Parmigiano Reggiano 4 cucchiai
2-3 amaretti del tipo duro
noce moscata
sale, pepe
provola
prezzemolo

Lavorare la farina insieme al sale e al burro a temperatura ambiente a pezzetti finchè non si saranno perfettamente amalgamati. Unire l’uovo intero e l’acqua continuando ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Coprire con pellicola e lasciar riposare in frigo per 2 ore.
Stendere la pasta con uno spessore di 3-4 mm tenendone indietro una parte per le bande e rivestire lo stampo imburrato e infarinato o ricoperto di carta da forno. Frullare la zucca, salare, pepare, aggiungere il parmigiano reggiano, l'amaretto sbriciolato e profumare con la noce moscata. Stendere sul guscio di pasta, poi coprire con fettine sottili di provola. Spolverizzare ancora di Parmigiano. Con la pasta tenuta da parte formare le bande e disporle a griglia sul formaggio. Cuocere a 180° per 30 minuti. Una volta sfornata, cospargere di prezzemolo fresco per dare un po' di colore e un profumo ancora più gradevole.
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Gustosa, calda. Perfetta per sopportare cose come un colloquio da pacchettista (ebbene si, in agenziese esiste anche una definizione per le tipe che stanno dopo le casse dei negozi a fare i pacchetti di Natale) per 12 giorni di lavoro. Mah.. :)

mercoledì 2 dicembre 2009

1 dicembre ore 21, Eataly Bologna, presentazione de "Il libro del cavolo"

ovvero la Meringa al cospetto della regina dei foodblog

Martedì sera, in centro a Bologna, uno spazio su tre livelli di libreria, ristoranti, negozio di prodotti alimentari di qualità e pure articoli per cucinare, presentazione del Libro del Cavolo di Sigrid Verbert.
Arrivando con il mio canonico anticipo di 15-20 minuti necessario per guardarmi intorno in un posto del genere, subito mi sono un po’preoccupata. Ma dove sono le folle che di solito la bella belga attrae per le sue presentazioni?? mmm…. Qua non c’è nessuno….non è che ho sbagliato posto…libri, pasta artigianale da tutt'Italia, brattoli veramente di ogni cosa...ma gente no...
Poi pian piano le cose hanno iniziato a girare.
Quelli di Eataly-librerie Coop in un attimo hanno riempito di sedie una sala, e la gente ha iniziato a entrare, tanto che non la smettevano più di aggiungere sedie cercando di riempire tutti i buchi liberi. Ragazze e giovani donne soprattutto, più o meno armate di macchinette e fotocamere, e alcune coppie, che osservavo da lontano per capire chi dei due fosse quello realmente interessato e chi l’accompagnatore.
Per la verità gli uomini durante l’attesa mi sembravano un po’ sull’annoiato-portatemi via, ma inutile dire che all’arrivo di Sigrid, guarda te, hanno tutti (compreso il mio) cambiato espressione.
9 meno dieci, io intanto origlio. Due responsabili della libreria parlano di una ipotetica presenza di Bonilli in “aiuto” a una stanca Sigrid sul palco. Io, che Bonilli nonostante l’aspetto da signore un po’serio e arcigno che inizialmente mi allontanava, oggi lo stimo, lo leggo e lo trovo anche simpatico, ho capito che e finalmente si, le cose iniziavano a mettersi davvero bene!
Infatti poco dopo, puntuali, Sigrid e Stefano Bonilli si fanno largo tra le sedie per raggiungere un palchetto, microfonati, e poi da lì in avanti una bella chiacchierata, tra di loro, col pubblico. Battute, simpatiche contraddizioni, racconti di quello che avevano mangiato prima di venire lì, insomma mezz’ora volata ascoltandoli.
Mezz’ora in cui, dandosi vicendevolmente una mano, sono riusciti ad illustrare senza attenersi a nessun tipo di scaletta, buona parte degli aspetti legati ad un blog di successo, trattando tutti gli argomenti. Sigrid parlando soprattutto di passione, lavoro costante, spontaneità. Bonilli intervenendo, molto serio, sull’ obbligatorietà della qualità, sull’appoggio a sistemi informatici sicuri, sull’aiuto di professionisti. Anche la carriera di Sigrid è stata benevolmente ripercorsa da Bonilli, da quando, da suo insegnante, è stato colpito da “quella belga magra” che stava sempre in prima fila, non perdeva un appunto e scriveva benissimo, a quando al Gambero Rosso la lanciava in imprese più grandi di lei per farla iniziare a camminare da sola nel mondo della fotografia e dell’editoria enogastronomica.
Per il resto si è parlato del libro, di un libro che va oltre il libro perché nasce da un blog con dietro tutto il sistema di lettori che possono intervenire a vari livelli, ma che resta sempre un libro. E i libri, ci ha ricordato alla fine Bonilli, state tranquilli che non moriranno mai.

Il seguito è storia già vista a Roma, Firenze, Torino, Milano e Varese, Padova. Tutti noi in fila ordinata, e una stoica Sigrid che accoglie ciascuno, uno alla volta, facendolo sedere su una sedia accanto alla sua e trovando, non so come, qualche parola da dire a tutti e pure qualche altra da scrivere nella dedica, a tutti, escogitando frasi persino per gli assenti che avevano mandato amici e conoscenti per farsi firmare il libro, rinunciando educatamente a inviti a pranzo, distribuendo consigli culinari. Col solito sorriso, la solita leggerezza, una gentilezza indimenticabile.
Il mio racconto deve fermarsi qui perché sono dovuta scappare, ma si diceva che la nostra principessa dei foodblog si sarebbe fermata ancora, dopo le dediche, per un bicchiere di vino e due cioccolatini ovviamente offerti, con chi avesse voluto fare ancora due chiacchiere con lei.
Belle persone, bel posto, bel clima. Cosa chiedere di più? :)