venerdì 31 luglio 2009

Storie di cucina sotto l'ombrellone #2

Sono in ferie. O meglio, sto cercando di rendermi bene conto che sono in ferie, libertà completa di orari e programmi. Non mi sembra vero. 4 giorni a casa, una settimana in giro verso l'Istria e chissà, poi di nuovo 4 giorni a casa, per raccogliere le forze e le idee, per raccontare, per sistemare le foto. Ora, senza il cervello martellato dalla sveglia delle 6 del mattino mi posso rilassaaaare, ah, ora posso pure permettermi di prendere il prestito dalla biblioteca 5 libri in una volta, sicura di riuscire a leggerli tutti entro la scadenza.
Per queste vacanze ho tralasciato l'approfondimento ricettistico per via di un sacco di cose già annotate da sperimentare e soprattutto perchè non sapendo bene che tipo di attrezzatura mi capiterà nella cucina dell'appartamento istriano (magari solo una piastra elettrica, senza gas e senza forno) e io che fino a prova contraria non sono Jamie Oliver e non mi bastano un accendino mezza manza e due mattoni in giardino, non vorrei farmi venire troppe voglie poi impossibili da realizzare.
Mi sono però mantenuta sul romanzo gastronomico, che per me non tramonta mai e che ogni volta che ne scopro uno so già che passerò le successive notti in bianco finchè non l'avrò finito. La maggior parte di questi sono libri ormai datati, e molti lettori magari li conosceranno già molto bene e si faranno beffe dell'ovvietà delle mie parole, ma magari qualcuno no, chi lo sa!
Nella fattispecie , stavolta mi leggerò:

Ruth Reichl, Aglio e Zaffiri : vita segreta di una gastronoma mascherata
Ho sempre ammirato le donne che sanno scrivere. E quelle che sanno cucinare ancora di più. Ruth Reichl le riunisce tutte in se stessa. E come può non essere uno dei miei miti??
Prosegue con questo terzo capitolo la spassosissima autobiografia romanzata di Ruth, dopo La parte più tenera e Confortatemi con le mele che ho letto in due giorni non poteva mancarmi. In attesa di Mai come mia madre, il prossimo libro, che dovrebbe ormai arrivare alle stampe anche qui da noi. E se avete letto La parte più tenera e ricordate il capitolo "La regina della muffa" di certo anche questo dovrebbe essere interessante!

Meir Shalev, Il pane di Sarah
"Molto tempo fa, in una notte di settembre, il terremoto si abbatté su Gerusalemme. Nel caos generale sbucò una donna immensa e bionda aggiogata a una carrozza: a possenti falcate attraversò la città odiata, ne varcò i confini e s'involò per sempre nell'oscurità della campagna. Trascinava via con sé il marito furente e imbavagliato, due figli piccoli e una striscia di 'levandura', il lievito madre "che respirava come un neonato", in grado di generare il pane, di alimentare la vita e il futuro..."

Kamila Shamsie, Sale e zafferano
Credevo fosse un romanzo gastronomico, in realtà è molto di più. La figura di un cuoco è sullo sfondo degli eventi, ma è di fatto la storia di una famiglia, di diverse mentalità a contrasto, un mix di leggende e storia. Il tutto vissuto e narrato da una voce giovane, Aliya, che nel suo percorso tra India, Inghilterra e Stati uniti arriverà a comprendere che "Forse alla fine tutto quello che c'è da scoprire è che non è l'aristocratico zafferano, il sapore della vita. L'ingrediente che dà senso all'esistenza è un altro, meno nobile eppure assolutamente indispensabile: quel sale senza il quale le pietanze non sanno di niente.L'amore senza il quale nessuna storia al mondo ha un senso"

Erica Bauermeister, La scuola degli ingredienti segreti
Questo si un vero romanzo culinario, dove le vite dei protagonisti sono inevitabilmente influenzate dai tocchi segreti di Lillian, che "sa che le tortillas restituiscono il gusto piccante dell'avventura, che una soffice glassa può far dimenticare un tradimento e che un ragù schiude le porte di un nuovo amore". Da leggere anche con una vena di patriottismo visto che la Bauermeister si è innamorata della cucina proprio qui da noi in Italia.

Elle Eggels, La casa delle sette sorelle
Una storia che attraversa i decenni, storia di donne forti e decise, che gestiscono un forno in una piccola città, dei loro desideri espressi e inespressi, della loro passione. Vista dagli occhi di un bambino, il figlio della sorella più vecchia. Le recensioni dicono che dall'inzio si sa già come andrà à finire...vedremo!

Buon sabato, buona lettura

giovedì 30 luglio 2009

Aspic di pesche e una misteriosa scatolina

Avete presente quella categoria di donne che per anni si professano alla ricerca di un partner biondo con gli occhi azzurri oppure che ne so particolarmente intellettuale o artistico o con un certo stile di vita e poi finiscono per portarsi all’altare qualcuno che è in tutto e per tutto il contrario, e magari ci trascorrono felicemente tutto il resto dell’esistenza?? Ecco, a me con questo dolce è successo così.
Nei dolci ho sempre ricercato l’effetto, la stratificazione, la complessità di sapori per questo motivo mai e poi mai avrei creduto di farmi prendere da un dolce formato per la maggior parte da…acqua.
Vino, sciroppo, succo di frutta potrebbero renderlo più pieno, a me però è piaciuto così.


Aspic di pesche (liberamente tratto da una ricettaritagliata tempo fa da Grazia)

Pesche già pelate e pulite 150g

Acqua 200 ml

Scorza intera di 1 limone non trattato

zucchero semolato 2 cucchiai da tavola
gelatina in fogli 4-6 g
zucchero in granella
una goccia di colorante alimentare rosso

Mettere a bagno la gelatina in un bicchiere d’acqua fredda. Portare a ebollizione lo zucchero insieme alla scorza di limone e all’acqua. Spegnere e far raffreddare immergendo il pentolino in acqua fredda, eliminare la scorza di limone. Frullare le pesche in purea e aggiungerle allo sciroppo di acqua e zucchero. Strizzare la colla di pesce e scioglierla in 2 cucchiai di acqua calda mescolando. Unirla al resto e mescolare velocemente. Versare il composto in 4 stampini della forma preferita (queste quantità sono per 4 stampini tondi del diametro di 10 cm). Trasferirli in frigorifero e lasciar solidificare per 2-3 ore almeno. Per sformare, immergere gli stampini in acqua calda per qualche secondo poi capovolgere nei piattini individuali. Guarnire con panna montata, frutta fresca o zucchero in granella, magari colorato agitando un contenitore in cui avrete messo lo zucchero insieme ad una goccia di colorante alimentare.

Ma…ma.. che cosa ci sarà mai dentro questa scatolina???

così piccola piccola??

Ieri sono arrivati da Londra in meno di una settimana…i primi bigliettini da visita di Meringhe!!
(E io che credevo di aver dato al blog un nome facile! La gente se lo fa ripetere tre volte poi mi arrivano e fanno “guarda che non l’ho trovato vè!”)
Con un grazie grande grande alle Cuoche dell’altro mondo che mi hanno fatto conoscere Moo, vi rimando al loro post che indica tutti i dettagli.

mercoledì 29 luglio 2009

Il Pdf orticolo

Per chi si fosse sintonizzato su questi schermi solo di recente qualche tempo fa ho indetto una raccolta, o come si preferisce per farlo più professional un contest, con un tema a me molto caro: mi sono messa alla ricerca di ricette, ovviamente di dolci, ma contenenti verdure o erbe aromatiche normalmente usate per le preparazioni salate.
Appena indetto il contest, e anche nei giorni seguenti per la verità, nulla, silenzio di tomba, neppure un'adesione. Già ero terrorizzata di aver dato vita alla prima raccolta senza partecipanti e preparata ad una figura barbina. Poi mi sono resa conto che forse l'argmento richierdeva un po' di riflessione, e anche qualche esperimento. Infatti sono poi bastati pochi giorni di pazienza e sono arrivate le prime adesioni, con dentro una bella quantità di prodotti dell'orto, anche ben oltre le consuete zucche e e carote! Ci abbiamo infilato basilico, pepe e rosmarino, radicchio trevigiano, cavolfiore, steli di zucca, fiori di zucca, fagioli, granoturco, zucchine, cetrioli, insalata!
Ho avuto belle sorprese, soprattutto le partecipazioni di Arietta ed Elga, autrici di due tra i miei blog preferiti, e ogni ricetta a suo modo merita di essere provata e prometto che lo farò, per tutte. Ma non posso tacervi il mio podio personale, creato istinitvamente sulla base della lettura della ricetta e della suggestione dell'immagine.

il mio 3° posto: torta fredda di yogurt, cetriolo e te' verde di Marina, una torta che nasce dal profumo di un bagnodoccia non può che essere segno di una fantasia sfrenata, e anche di una certa abilità in cucina. il mio 2° posto: Crostata di ricotta, radicchio trevigiano e limone bio di Salsadisapa. Appena l'ho vista mi venuta voglia di provarla.il mio 1° posto: Bakewell tart con marmellata di zucchine e fiori di zucca caramellati di Ago. Puro, semplice gusto personale (amo alla follia la frangipane, soprattutto se sdraiata su marmellata homemade).
Bene, adesso se ho fatto tutto come si deve cliccando qui o sul logo in alto a destra dovreste riuscire a scaricarlo, speriamo bene e fatemi sapere se vi soddisfa la vista e poi provate e raccontatemi anche cosa dice il palato.

Saluto con post it di vita slow: il cestino di oggi di ritorno dall'orto :)

3 zucchine chiare 1 scura 8 pomodori 2 grappoli di ciliegini e una cipolla rossa!

lunedì 27 luglio 2009

Soufflé glacé alle pesche


Oggi, pomeriggio tranquillo a casa da sola con ferie in avvicinamento (più o meno...), ho deciso di cimentarmi con una cosa che da tempo mi tentava, che un po' mi spaventava e che alla fine, insomma, è venuta buona. Ho trovato diverse ricette in giro, e sulla base di queste ho tentato di costruirmi il MIO soufflè glacè, estivo ma dal gusto pieno, veloce e il più facile possibile, con la mia frutta preferita. Mi piace perchè sembra finto, kitch, giocattoloso. Mi piace il modo in cui il cucchiaio vi scivola all'interno sempre fermato da un leggero attrito.
Io ho usato le pesche sciroppate per vedere come veniva (in previsione di poterlo poi fare anche in inverno), probabilmente con la frutta fresca sarebbe tutta un'altra cosa, ma anche così non è male.


Soufflé glacé alla pesca

Pesche sciroppate 250g + 200 ml del loro sciroppo
uova 2
zucchero 40g
panna da montare già zuccherata 250 ml

Sbattere i tuorli con lo zucchero, unire lo sciroppo e far addensare su fuoco bassissimo per qualche minuto mescolando. Lasciar raffreddare completamente, nel frattempo preparare i bicchierini rivestendoli con strisce di carta da forno o di alluminio e superando di 1,5-2 cm il loro bordo superiore. Più il taglio sarà preciso più sarà facile ottenere soufflé uniformi in altezza. Fermare bene le strisce di carta con un elastico o una corda. Quando la cremina si sarà raffreddata, aggiungere gli albumi montati a neve, le pesche frullate e infine la panna montata, mescolando attentamente rigorosamente dal basso verso l'alto. Versare nei bicchierini sbattendoli man mano sul piano per eliminare i vuoti e riempiendoli fino all'orlo della carta.
Prima di tuffarci il cucchiaino sarà necessario attendere almeno 4 ore. Al momento di servire, eliminare la carta di contorno e regolare eventualmente il profilo del bordo con un coltello bagnato. Decorare a piacere (io cannella e cioccolato perchè sono golosa!).

Adesso però siamo alle solite. L'ho invitato a cena, tra un ora e mezzo arriva e ho pensato solo al dolce... Devo correre a inventarmi qualcosa che sia almeno degno del dessert! Buona settimana!

sabato 25 luglio 2009

Albicocche e rosmarino?


Da qualche giorno l'accoppiata albicocche e rosmarino praticamente mi tormentava, provavo a immaginare il sapore dell'accostamento, l'ipotetica quantità di rormarino per non esagerare, ma soprattutto non avevo proprio idea che la cosa si potesse fare, cioè che non mi facesse ridere dietro da tutti quelli che l'avrebbero assaggiata o vista sul blog. Così mi sono detta: se qualcuno, anche solo una persona, prima di me l'ha già fatto e pubblicato su qualche blog, allora potrò fare la mia crostata. Per fortuna non è stato difficile trovare altre sperimentazioni di questo abbinamento, in particolare mi è piaciuta davvero molto questa qui.
Io l'ho fatta semplice semplice, con poche albicocche e tagliate sottili perchè amo le frolle sottili quindi anche la parte superiore l'ho dovuta proporzionare. Con frolle più spesse però si possono mettere le albicocche divise solo a metà e non in 4, migliorando secondo me anche l'estetica della torta.

Crostata di albicocche e rosmarino

1 dose della vostra pasta frolla per crostate
3 cucchiai di confettura di albicocche
1 cucchiaino da caffè di rosmarino tritato finemente più un rametto intero
7-8 albicocche mature
gelatina di albicocche per lucidare

Stendere la frolla nello stampo per crostate (24 cm circa) e riporla in frigorifero per 1\2 ora o in freezer per 10 minuti. Accendere il forno a 200°. Nel frattempo lavare, snocciolare e tagliare le albicocche in 4 strati più o meno di uguale spessore, da ogni albicocca si otterranno quindi due fette forate al centro e due fette piene.
Riprendere lo stampo. Spalmare sulla frolla la confettura, spolverare con il cucchiaino di rosmarino tritato e disporre sopra a cerchi concentrici tutte le fettine di albicocca, alternando le piene e le forate. Infornare. Dopo 1o minuti abbassare la temperatura a 180° e lasciar cuocere per ancora 30-35 minuti fino a che il bordo non sarà dorato e anche le albicocche inizieranno a scurirsi leggermente. Ammorbidire la gelatina scaldandola leggermente o mescolandola con molta energia, poi spalmarla con attenzione su tutta la superficie della crostata facendo attenzione a lucidare bene tutte le albicocche. Lasciarla raffreddare completamente. Infine guarnire con il rametto di rosmarino.

Nel fare questa torta mi è venuta in mente una persona, una giovanissima-issima foodblogger, ho pensato a lei che ama gli accostamenti particolari, la frutta e le crostate e soprattutto il rosmarino e visto che ha appena superato brillantemente la maturità, che passa sempre sempre a farmi visita, che il suo blog mi piace tantissimo e di certo un po' di pubblicità se la merita mi è venuto in mente di dedicargliela, Marina è tutta per te!!!
Buon week end a tutti, soprattutto a chi resta e ha ancora le ferie lontane, che sia una splendida piccola parentesi di tranquillità e riposo, anche se solo sul bordo di una piscina di città.

giovedì 23 luglio 2009

Chi è che con 38 gradi fa i brownies?? Io!!

I brownies. Quando ho voglia di cioccolato non c'è niente che li possa eguagliare, quella consistenza morbida e umida, quella praticità di questi quadrettini che si fanno in un attimo e si possono portare ovunque, anche in ufficio quando qualcuno compie gli anni come ho fatto io. Ci sono infinite ricette in giro, molte veramente valide. Però io faccio quelli del cavoletto, che è sempre una garanzia, variando solo la frutta secca in base a quello che ho in casa e calando un po' lo zucchero perchè mi piacciono leggermente più amari. Questa volta poi, avendo usato le arachidi, ho deciso di aggiungere all'impasto anche una cucchiaiata di burro di arachidi, che li ha resi ancora più umidi all'interno e profumati. In questo caso ho dovuto utilizzare farina senza glutine, in realtà un mix composto da farine di mais, amido di mais e farina di semi di carrube. Ero timorosa ma alla fine sono venuti meglio del solito, soprattutto la sottile crosticina superiore è venuta più evidente e fragrante. Visto che questa farina come consistenza è molto più simile alla fecola, ho pensato per la prossima volta quando li potrò fare con la farina normale, di sostituirne una parte proprio con la fecola, per vedere di ottenere lo stesso effetto, proverò.

Brownies alle arachidi (da quelli alle noci del cavoletto)

zucchero 225g (io ne ho messi 180)
cioccolato fondente 120g
burro 90g
uova 2
farina 90g
noci 50g (sostituite con ugulae quantità di arachidi)
(+ burro d'arachidi 1 cucchiaio)

Far sciogliere il burro con il cioccolato, a bagno maria oppure al microonde. Mescolare bene, e aggiungere le uova sbattute, poi la farina e lo zucchero. Mescolare rapidamente e con delicatezze, poi incorporare le noci spezzettate. Rivestire una teglia con carta da forno (tondo, 21cm oppure quadrato 20cm), cuocere per mezz’ora a 180°. La parte superiore dev’essere croccante. Lasciare raffreddare prima di sformare.

Per i brownies, nel controllare la cottura, non vale la tecnica dello stuzzicadente asciutto e pulito, infatti l'interno deve rimanere umido e morbido.
Casomai voi aspettate qualche giorno a farli...o qualche mesetto magari...

mercoledì 22 luglio 2009

Una scoperta fruttosa, fresca, veloce: Kisel di mele

Questa ricetta, arrivatami come altre dalla mia spero-presto-cognata a sua volta presa da un ventennale volume di Suor Germana, mi è piaciuta a prima vista. Nient'altro che una purea di mele, lievemente zuccherata e appena addensata con un po' di fecola di patate, da gustare solo una volta fatta raffreddare completamente in frigorifero. Il nome però mi ha incuriosita Kisel...cos'è tedesco? Boh... Russo, ho scoperto dopo una piccola ricerca, il kisel è un dolce tipico russo che consiste appunto in una purea di frutta, non necessariamente mela, l'importante è che sia aspra e non troppo matura. Alcune ricette definiscono sempre Kisel anche la purea gelatinata, quindi mi resta un po' il dubbio...
Comunque dicono frutta aspra, quindi io, per farlo a regola d'arte, ho tralasciato l'indicazione della pur molto ammirevole reverenda che consigliava mele rosse, e ho usato le Granny Smith. E poi a dirla tutta ho tolto anche gran parte dello zucchero, visto che la prova della spero-presto-cognata era venuta troppo dolce per il fino palato del mio assaggiatore. Ho fatto così

Kisel di mele

per 2 persone
4 mele granny smith + qualche fettina per decorare
1 cucchiaio colmo di fruttosio
1\2 cucchiaio di fecola di patate

Lavare, sbucciare e tagliare a fettine le mele, metterle in un pentolino che le contenga abbondantemente (che non lo riempano per più di 2\3). Versarvi sopra acqua necessaria a coprire completamente la frutta e mettere sul fuoco. Quando inizierà a bollire abbassare la fiamma e lasciar cuocere ancora per 15 minuti circa: la frutta deve risultare tenera. Passare le mele al setaccio, quindi unire il dolcificante e la fecola di patate fatta sciogliere in un dito di acqua tiepida. Rimettere il composto sul fuoco e far cuocere fin quando non risulterà denso (io l'ho fatto andare per non più di 5 minuti), quindi versarlo in due verrine. Lasciarlo raffreddare, poi riporlo in frigorifero per almeno due ore prima di servire. Decorare con fettine delle stesse mele, oppure con altra frutta dal sapore aspro (io ho usato delle prugne).

In tema di mele, la Granny Smith è una delle mie preferite proprio per l'acidità e la scarsità di zuccheri e se volete sapere perchè si chiama così date un occhiata qui, un bel sito tutto dedicato alle mele con tanto di storie, aneddoti e ovviamente...ricette!!

martedì 21 luglio 2009

L'orto nel dolce: ci aggiorniamo

Ieri era il 20, teoricamente ultimo giorno di raccolta di dolci a partire dai prodotti del nostro orticello. Teoricamente dico, perchè da scadenza ufficiale si è trasformata in ufficiosa per consentire ad alcune persone (a chi per esempio ha nel frattempo superato brillantemente l'esame di maturità...) di partecipare. Il mio problema iniziale di come utilizzare nei dolci i prodotti dello smisurato orto di casa mia grazie a voi potrei considerarlo praticamente risolto, ci sono idee per tutta l'estate qui! Ciascuna delle ricette arrivate mi ha fatto davvero davvero un immenso piacere e in attesa del pdffino (di cui sopra una prima bozza della copertina, quanto mi piace fare queste cosine) vorrei intanto segnalare chi ha contribuito fin'ora.
Hanno partecipato:

- Marzia e Claudia di Tortino al cioccolato con: dolcetti di noci e carote
- Jelly di fragole e cioccolato con: cake con cioccolato, basilico e pepe e Cubi alle carote
- Salsadisapa di Qualcosa di rosso con: Crostata di ricotta, radicchio trevigiano e limone bio ,
Cheesecake tiepido al cavolfiore, arancia e spezie , Torta di carote, miele e zenzero , Torta di carote, miele di corbezzolo e caffè
- Lenny di Una finestra di fronte con: Mousse di steli di zucca
- Nutella con: Torta verde
- Stefania di Cardamomo & Co con: torta ai fagioli
- Chiara di Come un cavolo a merenda con: torta mitica di carote e nocciole al cioccolato
- Elel di Voglia di... con Torta di zucca
- Lucia Giovinco (via mail) con: Ciambella di zucchine e noci , Torta di mais fresco
- Elga di Semi di papavero con: Cake ai lamponi e basilico
- Arietta di Muffin cookies e altri pasticci con: Cake profumato di zucchine, Torta di zucca , Le Camille
- Ago di Pane, burro e marmellata con: Bakewell tart con marmellata di zucchine e fiori di zucca caramellati
- Io con: Tortina fast di carote e nocciole , Muffin lamponi e basilico , Biscotti al rosmarino

Grazie a tutte\i! E se ne avete altre le aspetterò fino a fine mese, per un ripassino sulle caratteristiche della raccolta rileggete qui. Apiuttardi.

domenica 19 luglio 2009

Della mia mania di svegliarmi prima per cucinare per chi ancora sta dormendo



Di certo non è un bene per chi già di base deve alzarsi alle 6 per cinque giorni alla settimana, però a volte proprio non riesco a riunciarci. Puntare la sveglia un po' prima degli altri e correre ancora assonnata a preparare i biscotti per servirli poi al massimo della loro fragranza a chi pian piano sta aprendo gli occhi...oppure rinunciare al riposino del pomeriggio per preparare una torta per la merenda di chi poco dopo si sveglierà, oppure inventare un paio di bicchierini yogurt e frutta, o anche solo una freschissima macedonia. Anche questa torta è nata così, in un pomeriggio domenicale in cui nonostante la stanchezza si facesse sentire, ho preferito fare uno dei miei esperimenti, ed è stato proprio il suo profumo, che ha invaso tutta la casa, a riportare alla realtà chi era andato a riposare.


Almond-banana cake

banane mature 2
olio d'oliva 80 ml
uova 2
yogurt bianco magro 125 ml
miele 3 cucchiai da tavola
farina 00 125g
mandorle tostate e tritate grossolanamente 50g
lievito per dolci 1 bustina

Accendere il forno a 180°. Sbattere le uova con il miele per qualche minuto. Aggiungere le banane pestate con una forchetta, lo yogurt e l'olio, sempre mescolando, e infine le mandorle. Aggiungere la farina setacciandola insieme al lievito e mescolando continuamente.
Versare in uno stampo da plum cake riempiendolo per 2\3 e infornare subito per circa 35 minuti.
Lasciar raffreddare completamente prima di sformare.

Indignata di fronte ad ulteriori, nuovi plagi scoperti in data odierna ai danni di alcuni dei miei blog preferiti, per oggi mi fermo qui, mi aspetta una sdraio in giardino per approfittare di questa temperatura meravigliosa e per cercare di non pensare alla scorrettezza, all'incoerenza, all'imprecisione estremizzata, alla, diciamocelo, poca voglia di lavorare, che regolano questo mondo.
Con questa ricetta del mattino partecipo alla raccolta Colazione da... di Caffeine for two

mercoledì 15 luglio 2009

Del latte di mandorle fatto in casa e del Food Processor KA


"Cucinare è un atto di grande responsabilità: la qualità di quello che facciamo è garantita dal rispetto delle regole, che nella maggior parte dei casi sono dettate dal buonsenso.
La cosa però più importante è lavorare con piacere e con cura.
È questo che cambia in modo sostanziale la qualità del
risultato.
Meglio cucinare con pochi ingredienti che conosciamo bene piuttosto che usarne molti che non sappiamo trattare; meglio addirittura una pasta scotta ma cucinata con amore da una mamma per il figlio che una pasta perfettamente al dente ma preparata senza sentimento."

(Pietro Leemann)


Ieri è arrivato il pacco KA, il mio food processor, che per il momento per stringente necessità (ovvero compimento del 26esimo anno di vita del mio robot attuale) era molto molto più urgente dell'oggetto del desiderio-planetaria.(Che però è solo rimandata al 2010...)
Desideravo da tempo un oggetto affidabile, capiente, che mi consentisse di lavorare anche su grandi quantità, in sicurezza e poi, diciamocelo, la roba della KA ha veramente un design da urlo, iper moderno e funzionale insieme, chi più resistere? Se qulcuno mi avesse vista mentre scartavo l'enorme pacco avrebbe avuto qualche dubbio sulla mia sanità mentale, ridevo da sola per intenderci, poi mi sono messa a lavare maniacalmente tutti gli elementi e le ciotole e in tutto questo mi sono pure dimenticata di pranzare... Che ci posso fare i piccoli elettrodomestici da cucina nuovi, i loro manuali, i loro piccoli misteri mi intrigano... Insomma mi son fatta un bel regalo un acquisto "importante" tutto da sola con i miei primi soldi, qualcosa solo per me, per la mia passione. Ora si inizia a risparmiare per la planetaria, e almeno, dico almeno, l'accessorio per tirare la pasta, almeno, magari anche la ciotola gelatiera...oh..e il macina cereali per-fare-le-farine-in-casa.....(!!!!), almeno.
E vabè, scartato, lavato, appostato e poi?? Che fare per provarlo subito? C'era una cosa che da un po' mi tentava...ho fatto il latte di mandorle. Al supermercato costa un tot ed è un chimicone. Nei negozi bio è un po' meglio ma costa due tot e poi E. mi beve tutto il brick in una volta.
Beh, è venuto BUONISSIMO.
Per la ricetta mi sono ispirata a diverse rintracciate in giro, per i tempi di macerazione, che variavano molto dall'una all'altra ho fatto una media.
L'idea di farlo in casa l'ho avuta da Pietro Leemann, personaggio di cui stimo molto la filosofia culinaria, nel libro che se non avete ancora letto dovete leggerlo Diario di un Cuoco, poi in giro per la rete, in particolare qui. Alla fine per sicurezza e conservazione l'ho fatto bollire qualche minuto, e per scarsa autostima ci ho aggiunto due gocce di aroma mandorla, ma se lo bevete o usate subito per un dolce e se credete un po' di più in voi stesse questi passaggi possono essere evitati. Si tratta solo di un primo esperimento, ovvio che se avete suggerimenti per renderlo ancora migliore sono qua che aspetto!

Latte di mandorle

mandorle (di cui 3 amare) 250g
acqua 600ml
fruttosio 2 cucchiaini

estratto di mandorle 2 gocce

Tuffare le mandorle per un minuto in pentolino di acqua bollente. Scolarle, eliminare la pellicina, asciugarle con cura. Inserirle nel robot e tritarle abbastanza finemente insieme ad un cucchiaino di fruttosio, tenendo presente la regola che la frutta secca non va mai frullata da sola a meno che non si desideri farne un burro, l'ingrediente che si aggiunge, (farina, zucchero ecc.) assorbirà la parte unta che altrimenti verrebbe rilasciata. Versare nell'acqua e lasciare 3-4 ore in frigorifero. Filtrare con un colino a maglie molto strette il liquido in un pentolino adatto per il fuoco. Prendere le mandorle e inserirle in una garza o un sacchetto di cotone, chiudere bene con un nodo o un elastico pulito, strizzare nella ciotola contenente il liquido. Reimmergere, lasciare in infusione 15 minuti e strizzare di nuovo accuratamente. Ripetere l'operazione per due o tre volte. Infine, aggiungere il dolcificante rimanente. Far bollire per cinque minuti, togliere dal fuoco e lasciar raffreddare, aggiungere eventualmente le gocce di estratto di mandorle.

Colgo al volo l'occasione per ringraziare Evelyne Houben che si è occupata del coordinamento del gruppo d'acquisto a cui mi sono aggregata e Riccardo, il rivenditore, per il suo lavoro preciso e impeccabile. ("F.lli Gallo s.n.c. di Sonia e Riccardo" Viareggio - Corso Garibaldi 10/12 - Via Cesare Battisti 136).

E anche per ricordare che il 20 si avvicina a grandi passi con la scadenza de "L'orto nel Dolce" mi piacerebbe ricevere ancora qualcuna delle vostre idee, intanto grazie a chi ha partecipato fino a questo momento, sto lavorando per regalarvi un pdf il più carino e curato possibile!

lunedì 13 luglio 2009

Elia's birthday cake

Mi sono messa li e ho detto: questa volta voglio fare una torta che sembri comprata. Non mi importano ne il tempo che impiegherò ne la spesa, voglio solo un mio, piccolo, trionfo. Da servire al termine di una cena in giardino, per festeggiare, insieme a pochi amici e ai suoi fratelli, quella personcina che che da più di 3 anni mi sta vicino con calma e pazienza, quello che ha comprato un gazebo e si è messo a venire in giro con me a vendere le nostre creazioni,quello che alimenta la mia creatività, quello che mi insegna a godermi la vita.
In realtà il risultato è stato apprezzatissimo e il procedimento molto molto più semplice di quel che credevo. Mi sarebbe piaciuto realizzare per la farcitura qualche crema particolare, ma visto che c'era poi anche tutto il resto della cena da gestire da sola non ce l'ho fatta a trovare una ricetta valida, così ho semplificato e l'ho riempita di panna e fragole.
Sono partita il giorno prima realizzando il pan di spagna aiutandomi questa volta con le preziosissime indicazioni di e guardandomi intorno sui blog (diciamo pure che ho progettato per almeno una settimana a forza di schizzi e prove), è stato poi da Fior di Frolla che ho avuto l'illuminazione di questi savoiardi tutti in piedi intorno che fanno tanto elegante, chic e professionale per non parlare del tocco finale del nastro con il fiocco che cinge tutto il dolce, idea super afferrata subito.

Torta di compleanno panna e fragole

pan di spagna (stampo da 24 cm):

6 uova
180 gr. di zucchero
180 gr. di farina
un pizzico di sale

farcitura e decorazione:
fragole 1 cestino
limone
(succo) 1
succo di frutta all'arancia 1 bicchiere

panna fresca da montare 500 ml
zucchero a velo 100g
3 foglie di alloro o limone o menta o quello che trovate di innocuo
cioccolato fondente 50g
savoiardi stretti duri 2 confezioni
cioccolato bianco 50g

La sera prima:
preparare il pan di spagna e lasciarlo raffreddare capovolto e coperto.
Tagliare le fragole a pezzettini,tenendone da parte una o due, condirle con succo di limone e zucchero e porle in frigorifero per tutta la notte.
Il giorno della festa:
Procurarsi le foglie, lavarle e asciugarle perfettamente, poi sciogliere il cioccolato fondente e immergervele coprendole completamente. Prelevare con una forchetta o una pinzetta da pasticceria, appoggiare su un foglio di alluminio e far indurire in frigorifero.
Montare la panna insieme allo zucchero a velo. Suddividere il pan di spagna in tre strati di uguale spessore. Prendere il primo, appoggiarlo sulla base che verrà usata per il servizio e bagnarlo con il succo di frutta, ricoprirlo poi con uno strato di panna montata sulla quale distribuire due cucchiaiate di fragole. Prendere il secondo disco, pennellarlo di succo su entrambe le facce, porlo sopra il primo e ripetere lo strato di panna e fragole. Bagnare il terzo e appoggiarlo ancora sopra. A questo punto rivestire tutta la torta, bordi e superficie, con la panna montata, conservandone una o due cucchiaiate.
Ricoprire tutta la superficie con il cioccolato bianco grattugiato utilizzando la grattugia per julienne.
Tagliare i savoiardi tutti della stessa altezza, cioè circa 1\2 cm più alti della torta già farcita, e aiutandosi con un altro po' di panna montata attaccarli tutti intorno alla torta.Fare prima una prova per evitare che al termine rimanga uno spazio troppo piccolo per inserirvi un savoiardo, in questo caso iniziare già da subito a ridurre leggermente con un coltello la larghezza di quelli che si andranno ad attaccare.
Togliere dal frigo le foglie di cioccolato e, insieme alle fragole tenute da parte, utilizzarle per creare una piccola decorazione al centro della torta. Infine, circondare la torta con un nastro colorato, facendolo terminare in un fiocco. (Io ho usato quello con gli orli contententi un sottilissimo filo di ferro, in modo che rimanesse fermo e che non si sciogliesse il fiocco).
Conservare in frigorifero fino a poco prima di servire.

Ovviamente per festeggiamento di tale portata non mi sono limitata ad un solo dolce, il prossimo appena riesco a fare mente locale su quello che ci ho messo dentro (devo imparare a segnarmi tutto! devo!)
p.s. il collage della foto è realizzato grazie a questo fantasmagorico strumentino qui segnalato qualche giorno fa da Loro, che per me che adoro i collage e prima me li facevo tutti manualmente con photoshop è stato davvero una bella scoperta, grazie!
Buona settimana a tutti!

venerdì 10 luglio 2009

Cremina di albicocche e ricotta con mandorle caramellate



Mi sono presa un giorno di ferie. Non devo andare a un matrimonio, ne ad una laurea, ne al mare ne ai monti, ne a fare una gita, ne a vendere le collane. Non devo fare le pulizie, ridipingere, lavare i vetri. Niente di tutto ciò. Mi sono presa un giorno di ferie per stare A CASA. Tutto il giorno, dalla mattina alla sera. Per riordinare le idee, per staccare, per fare le cose lentamente, per mettermi un po'avanti con il rinfresco che ho organizzato in giardino per il compleanno di lui domani sera. Anche se, a causa del mio maledetto senso del dovere, non è stato facile ammettere di averne bisogno, di potermelo permettere.
Ora, dopo essermi svegliata alle 10 passate ed essermi accorta di avere un sacco di tempo da impiegare in piacevolissime attività dentro e fuori la cucina, sono davvero contenta di averlo fatto. E vi voglio far vedere un altra versione dei miei bicchierini sani a base di ricotta e frutta perchè ormai qua si fa colazione e merenda solo con quelli e non si potrebbe più fare senza.

Crema di ricotta e albicocche con mandorle caramellate

x4 bicchierini

4 albicocche molto mature
100 g ricotta
scorza di 1 limone
miele millefiori 1 cucchiaino da the
latte 4 cucchiai
gelatina in fogli 4g
mandorle dolci pelate 20 ca.
fruttosio 1 cucchiaino da the

Ammollare la gelatina in acqua fredda.
Lavare le albicocche, eliminare la pelle, porle in una ciotola e con una forchetta ridurre in purea (se non solo abbastanza mature e l'operazione non è agevole utilizzare il minipimer). Ridurre a crema la ricotta e aggiungerla alle abicocche. Dolcificare con il miele, profumare con la scorza di limone. Scaldare il latte per una ventina di secondi al microonde, e sciogliervi la gelatina precedentemente strizzata. Aggiungere al composto e mescolare rapidamente.
Versare nei bicchierini e riporre in frigorifero. Scaldare sul fuoco sostenuto un padellino antiaderente, versarvi le mandorle e farle tostare per 1-2 minuti muovendole continuamente. Aggiungere un cucchiaino di fruttosio, mescolare ancora bene perchè le mandorle tenderanno ad attaccarsi.
In meno di un minuto il fruttosio scurirà donando alle nostre mandorle un bellissimo aspetto caramellato. Lasciarle raffreddare ben separate tra loro, poi utilizzarle per decorare la cremina, disponendole a fiore e mettendo al centro una goccia di cioccolato o un ciuffetto di panna montata.

martedì 7 luglio 2009

Storie di cucina anche sotto l'ombrellone

Io ai romanzi ci arrivo sempre con un po' di ritardo. Perchè ormai per via del loro prezzo esagerato ho fatto la scelta di non comprarli ma di prenderli a prestito in biblioteca. E nonostante il fatto che in biblioteca ci lavoro, le novità non me le riesco mai ad accaparrare almeno per un mesetto o due dalla loro entrata a scaffale. Ma questo vuole anche dire che c'è gente che legge, e soprattutto gente attenta alle novità, e ai bei libri, e non è che un bene.
Mi dicono però che ormai i libri a sfondo culinario sono passati di moda...che hanno persino stancato... mi dicono che mi doveri un po' schiodare, checcavolo, variare un po' i miei interessi.. però io continuo a ricercare storie in cui posso rileggere i miei gesti, trovare scritte le mie sensazioni, le storie in cui ogni grande o piccolo evento è sancito da ore o a volte anche giorni trascorsi a cucinare, o quelle in cui il cucinare, e bene, diventa fonte di riscatto personale, sociale ed economico per una donna. Ora ho appena gustato:

Da sempre, le donne della famiglia Waverley sono reputate strane dai loro concittadini. Specialmente Claire che, a 34 anni, vive sola nella grande casa ereditata dalla nonna e si dedica esclusivamente al suo giardino che nasconde un segreto: qualsiasi cosa vi cresca (in particolare i frutti del rigogliosissimo melo) ha un potere magico, una proprietà che può cambiare il destino delle persone. La nonna le ha lasciato anche un altro dono: le ha insegnato a cucinare pietanze a base di piante e fiori, dai nasturzi che inducono a custodire i segreti, alle bocche di leone per spegnere la passione, al pane alla lavanda che evoca i bei ricordi. Ed è grazie a queste ricette deliziose che la ditta di catering che Claire ha messo in piedi riscuote un grandissimo successo nella piccola città di Bascom.La quotidianità immutabile e il muro che Claire ha costruito attorno al proprio cuore vacillano il giorno in cui, inaspettatamente, alla sua porta ricompare la sorella Sydney, scappata di casa dieci anni prima perché non riusciva a sopportare il peso di essere una Waverley e adesso in fuga da un’oscura minaccia. Ha con sé la figlia Bay, nei cui occhi la zia Claire riconosce la luce della magia delle Waverley.Di nuovo insieme, le due sorelle potranno finalmente affrontare la loro difficile eredità e aprire il loro cuore all’amicizia e all’amore. Amore e vita, gioie e dolori si intersecano in questo romanzo meraviglioso dal sapore unico e intenso, come quello del pane alla lavanda.
(dal sito Sonzogno editore)
Cibo e una piccola dose di magia (che non guasta, anche per chi come me è più legato al romanzo realistico) alla base della storia, a ricordare un po' le atmosfere alla Chocolat, ma in una cornice realistica e contemporanea, con una buona caratterizzazione psicologica dei personaggi che non viene descritta, bensì si evince dai loro comportamenti e dalle reazioni ai fatti della vita. Mi piacciono le storie che si soffermano sui gesti del cucinare, sulla soddisfazione ricavata dalle ore trascorse in cucina con il solo fine di offrire qualcosa di originale, curato, profumato, a chi ci sta a cuore. Del resto i primi cedimenti di Claire al corteggiamento dell'affascinante, geniale e ironico artista che vive nella casa a fianco saranno proprio guidati dai suoi piatti...
Sarah Addison Allen, Il profumo del pane alla lavanda, Sonzogno, 2008


Dario Villalta ha due grandi passioni nella vita: le vedove e i maestri del Rinascimento. Finisce invece in un'importante galleria d’arte a Milano, dov’è costretto a vendere opere contemporanee che disprezza, incontrando per di più grandi difficoltà nel reperire l’oggetto della sua stravagante passione amorosa. Per fortuna, a risolvere la situazione, arriva dal Sud la bella e carnale Vera Gallo. Vedova e inoltre proprietaria della statua di un santo che risulterà essere una delle due o tre sculture di Andrea Mantegna, la Gallo sembrerebbe in grado di appagare nella sua sola persona, e al massimo grado, entrambe le passioni del gallerista. Ma non quello che luccica è oro, come avremo modo di constatare nella girandola di accadimenti che scaturisce dalle necessità della donna, ormai sul lastrico, di porre in vendita la statua del santo, nel frattempo imabattendoci in una galleria di personaggi irresistibili. Dal psicanalista trascendentale Aaron Kaminsky a suo padre, il famoso negromante Shloime "Kaiser", specialista nella lettura del futuro ma incapace di predire l'orrore della Shoah; dallo stravagante inventore Carmine Palomino, campione di indolenza mediterranea, all'oligarca russo Aleksander Dudorov, aspirante mecenate con alle spalle un misterioso passato; dal celebre cuoco Elio Di Ilio gran maestro di cialtroneria fino all'esuberante Maria Sofia Madrasca, chef misconosciuta benché detentrice del segreto del Pacchero estremo, che donerà un'inaspettata svolta alla storia. Una commedia brillante, irriverente che offre l'imperdibile occasione di osservare dal di dentro i mondi dorati dell’arte contemporanea e della cucina stellata, svelandone i segreti, i paradossi e le follie in un romanzo che allinea i suoi infiniti colpi di scena con la verve e l'ironia cui Gaetano Cappelli ci ha ormai abituati
(dal sito Marsilio Editore)
Gaetano Cappelli, La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, Marsilio, 2008

Tra donne note per le loro pietanze afrodisiache, merende piccanti, temerarie fondatrici di aziende di catering, qualche dramma ben descritto e fedeli spiriti di defunti amati ho trovato in queste ultme letture anche qualche ricetta interessante
Come un dolce ben riuscito, di Maeve Binchy - Sperling e Kupfer 2003:
La metà di niente, Catherine Dunne, Guanda
Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, di Flag Gannie. - Sonzogno 1993
Chocolat, Joanne Harris. - Garzanti, 1998
Cinque quarti d'arancia, di Joanne Harris. - Garzanti, 2000
Vino, patate e mele rosse, di Joanne Harris - Garzanti, 1999
Gabriella, Garofano e cannella, Amado. - Editori riuniti 1962
Teresa Batista stanca di guerra, Amado - Einaudi, 2005
Dona Flor e i suoi due mariti, Amado - Garzanti, 2003
Afrodita: racconti, ricette e altri afrodisiaci, di Isabel Allende. - Feltrinelli, 1998
Ora mi piacerebbe continuare il mio elenco con i vostri suggerimenti, che mi dite?

domenica 5 luglio 2009

Anch'io lamponi e basilico

Quando le giornate iniziano con un mercatino dell'antiquariato in cui riesco a scovare 2 vecchissimi numeri de La Cucina Italiana di inizio anni 70 per la mia collezione, proseguono con lauto pranzo dalla nonna, riposino, preparazione e consumazione merenda fresca, coccole, doccia e cinema all'aperto tutto in dolce compagnia mi sembra che non ci sia proprio niente, davvero niente di cui lamentarsi a questo mondo. E mi viene voglia di scrivere, raccontare, cucinare e fotografare tutto e tutti.
Con le creazioni odierne ci sono ancora alle prese, per ciò prima che entrino nel dimenticatoio o che mi spariscano in una cartella che non ricordo più qual'è, ho dei dolcetti da farvi vedere.
Questa cosa dell'accoppiata lamponi-basilico nei dolci mi girava in testa da quando, qualche giorno fà, l'ho vista sperimentata da Elga che me l'ha inviata per partecipare alla mia raccolta (e prima ancora anche da loro). Volevo provare riproducendo fedelmente il suo cake poi però a parte me nessuno qua in giro avrebbe potuto mangiarlo per ciò ho recuperato l'accoppiata e l'ho infilata in questi muffin. Al primo morso mi è sembrato tutto un po' strano, quasi assurdo, poi ci ho preso gusto ora personalmente ritengo questo abbinamento una fantastica scoperta. Ho poi notato che il basilico rende maggiormente quanto più e dolce l'impasto che lo avvolge, per ciò se non avete problemi magari è meglio prepararli con un centinaio di grammi di zucchero invece del miele e saranno perfetti. Oppure guardatevi questi che ho scovato solo oggi curiosando in giro se per caso qualcuno li aveva già pubblicati. Intanto questi sono i miei.

Muffin latte e miele ai lamponi e basilico

farina autolievitante 3 bicchieri
uova 3
olio 1\2 bicchiere

miele 3 cucchiai
latte 1 bicchiere
basilico 12 foglioline
lamponi 200g circa
1 pizzico di sale


Scaldare il forno 180°. Mescolare il latte con il miele e le uova. Aggiungere l'olio. Versare la farina a pioggia e mescolare fino ad avere un composto omogeneo. Ungere e infarinare 12 stampini per muffin oppure inserirvi l'apposito pirottino di carta. Versare una cucchiaiata di impasto in ogni stampino, inserire 3-4 lamponi e la fogliolina di basilico spezzettata in 2 o 3 parti. Coprire con un'altra cucchiaiata colma di impasto e terminare con ancora 1-2 lamponi affossandoli leggermente. Infornare per 20- 25 minuti finchè non saranno ben dorati.

venerdì 3 luglio 2009

Bicchierini pesche e cereali


Solitamente verso quest'ora del venerdì preparo borsa vestiario e cassetta cibo ed emigro a casetta sua per due o tre giorni. Oggi no, questa volta verrà lui e non solo per due o tre giorni ma per più di una settimana, approfittando del fatto che il resto del gruppo famiglia se n'è andato per un po' di mare, e a causa del fatto che qui al piano di sotto ci sono due amabili ormai vecchietti che vanno un po' tenuti d'occhio.
L'unico rimpianto è, proprio per quest'ultimo motivo, il non potermi allontanare più di tanto cioè il dover rinunciare a questo e a tutto ciò che avrebbe comportato, tra cui il possibile incontro con alcune personcine davvero interessanti...
Intanto dolcetto dell'accoglienza, per quando chi so io arriverà dal lavoro stanco e accaldato e come sempre in carenza di zuccheri. E che di certo tornerà buono anche per la colazione di domattina.

Bicchierini pesche e cereali

fette biscottate ai cereali 3
burro 20g
zucchero 2 cucchiaini
limone 1
ricotta 250g
miele 2 cucchiai
riso soffiato o corn flakes
pesche 2

Polverizzare le fette biscottate, mescolarvi la scorza di mezzo limone e lo zucchero. Fondere il burro facendo molta attenzione a non bruciarlo visto che è poco e unirlo allo sbriciolato amalgamando bene. Pressare sul fondo di 4 biccherini trasparenti e riporre in frigo. Mescolare la ricotta con il miele, aggiungere l'altra metà della scorza di limone, qualche goccia di succo. Sbucciare una pesca e tagliarla a dadini, unirli alla crema di ricotta. Versare nei bicchierini e battere sul piano per pareggiare e riempire i vuoti. Sbucciare l'altra pesca, tagliarla in quarti e poi a fettine sottilissime. Con le fette ricavate da ogni quarto guarnire ciascuno dei bicchierini.
Infine, e solo appena prima di servire, in modo che non perda croccantezza, decorare con una manciatina di riso soffiato.

Mi piacerebbe proprio che il prossimo fosse un post a 4 mani, vedremo. Buon WE a chi va al mare ma soprattutto a chi non vede l'ora che arrivi per mettersi a sfornare!

giovedì 2 luglio 2009

La torta buona

Ultimamente ho imparato a non sottovalutare le ricette che si trovano sulle confezioni dei prodotti. Soprattutto delle farine. E' vero, a volte sono spiegate in modo troppo sintetico o impreciso, ma sono del parere che, tra le tante, da un buon numero si possono ricavare preparazioni di qualità. Ora ad esempio ho la mania della farina autolievitante (ho l'impressione che ogni volta che la uso tutto mi venga meglio, gonfissimo, senza bolle, preciso, e dei muffin...!) e sul sacchetto di quella che prendo io ce ne saranno almeno 6 o 7. E questa viene da li, e ormai è già entrata nel gruppo delle torte rapide ma dal successo assicurato. Ho scelto di provarla perchè nell'impasto, in sostituzione di burro o olio, compariva la panna fresca e la cosa mi ispirava parecchio. Io ci ho aggiunto solo qualche fettina di pesca, per renderla un po' più estiva. Essendo appunto priva di olio e burro, se si utilizza uno stampo in silicone con petali o scanalature va unto un po', per facilitare il distacco.

Torta morbida con panna e pesche

farina autolievitante 250g
uova 3
zucchero 250g
panna liquida fresca 250 ml
rhum 2 cucchiai
pesche 2-3

Mettere in una terrina le uova e montarle con le fruste elettriche a media velocità insieme allo zucchero fino a che saranno gonfie e soffici. Unire la panna mescolando bene e poco alla volta la farina setacciandola. Profumare con il rhum. Sbucciare le pesche e tagliarle a fettine possibilmente tutte di uguale spessore (visto che sarà quello che si vedrà nella fetta tagliata) unirle al resto un' ultima delicata mescolata facendo attenzione a non spezzarle. Imburrare e infarinare una teglia di diametro circa 25 cm e versarvi l'impasto. Infornare subito a 170° per 40 minuti.

Ora scappo ad esporre i prodotti del mio hobby quell'altro, quello non commestibile, ad un mercatino sotto le stelle. Si spera di vendere un po' perchè tra un qualche giorno ci sarà una bella spesuccia, arriverà da queste parti un corriere con qualcosa per me di firmato KA...

mercoledì 1 luglio 2009

Ritagli fondenti per Undicimesi


Accorta solo ora di questa iniziativa di Undicimesi. Bella proprio perchè libera e diversa dalle solite. Non è una raccolta di ricette, o comunque non solo, è soprattutto di immagini. Gustose, dolcissime, evocative: di cioccolato. Ecco il mio piccolo contributo (in extremis), ritagli fondenti degli ultimi mesi di Meringhe.