lunedì 31 agosto 2009

Ho rubato la merenda

Il mio periodo iperattivo continua, e a poco più di 24 ore dall'ultimo post sono di nuovo qua..cos'ho fatto?? dunque...beh..avevo un po' fame... e ho rubato la merenda.
A chi? Eh l'ho rubata un po' a Lenny un po' a Sabrine perchè la loro mi sembrava molto molto buona! Poi le ho messe insieme e mi sono coccolata nella dolcezza. Vi riporto velocemente le loro ricette pari pari perchè mi ci sono attenuta scrupolosamente, (a parte l'uso del muesli al posto dei soli fiocchi d'avena nel pane) ma se passate da loro troverete tutti i dettagli e i consigli, la storia e anche suggerimenti sulle possibili varianti di queste due preparazioni
Miele alla liquirizia di Lenny

300 g miele d’acacia o millefiori artigianale
2 cucchiai di polvere di liquirizia Amarelli
(in mancanza, polverizzare 2 cucchiai scarsi di spezzatina Amarelli)

Sciogliere a bagnomaria 3 cucchiai di miele con la polvere di liquirizia, rimestando con un cucchiaio. Unire il composto al restante miele ed amalgamare bene con il minipimer. Attendere qualche ora prima di consumare. (Gli inevitabili residui di liquirizia che certificano la lavorazione home made e che affiorano in superficie, necessitano di una mescolata al miele prima del consumo)

Irish soda bread di Sabrine

farina bianca 00: 200 gr
farina integrale: 200 gr
fiocchi d’avena: 100 gr
yogurt magro naturale: 250 gr
latte: 250 ml
zucchero di canna: due cucchiai
bicarbonato: 2 cucchiaini
sale fino: 1 cucchiaino raso

Accendete il forno a 180° e foderate con carta forno uno stampo rettangolare da cake (il mio è quello classico da 25 x 10 cm).
Mettete in una ciotola le farine (meglio se setacciate la bianca), i fiocchi d’avena, lo zucchero, il sale e il bicarbonato setacciato e mescolate benissimo, cercando di incorporare più aria possibile con movimenti ampi.
Diluite lo yogurt con il latte e versatelo nella ciotola con gli ingredienti “asciutti”.
Mescolate con un cucchiaio, con movimenti dal basso verso l’alto che serviranno ad incamerare più aria possibile; è bene non lavorare troppo a lungo (perché il bicarbonato inizia ad agire appena entra in contatto con lo yogurt), basta che la farina sia bene incorporata nell’impasto, che dev’essere appiccicoso ma non troppo molle (tanto per intenderci: più sodo di quello di una torta, più molle di quello del pane).
Rovesciate l’impasto nello stampo e livellatelo senza troppa precisione; con un coltello fate un’incisione nel senso della lunghezza e infornate.
Cuocete per 30 minuti con lo stampo e 10 minuti senza (traduzione per figli adolescenti in casa senza genitori: estraete il pane dal forno e, aiutandovi con guanto e presine, toglietelo dallo stampo e rimettetelo in forno per altri 10 minuti).
Sfornatelo, lasciatelo intiepidire 5 minuti e servitelo ancora caldo. E’ buono anche il giorno dopo (migliore se passato un minutino a fette in forno).

buonamerenda!

domenica 30 agosto 2009

Ultimi profumi d'estate: ho fatto il lemon curd!

Questa crema di limoni burrosa, tipica della pasticceria inglese, è ormai un'istituzione tra i foodblog e ancora io non l'avevo sperimentata. L'occasione ghiotta mi è stata offerta dall'arrivo inaspettato di un bel cesto di limoni giganteschi da Mondragone (Caserta), nati in un cortile dalla terra sabbiosa, vicino al mare. Più di 1 cm di spessore la scorza, e grossi come una mia mano, erano davvero bellissimi.Il bello di questa crema è l'assoluta versatilità. Ci si può divertire a riempire tutti i tipi di gusci di pasta cotti in bianco, è perfetta per farcire torte soffici bagnandole appena con succo di frutta o liquore, i bignè, i muffin, i cake, come copertura di una cheesecake.

Ho usato la ricetta del Cavoletto, ma ho voluto fare un tentativo azzardato cioè quello di dimezzare le uova per renderlo più leggero e "limonoso". Sono stata in apprensione fino all'ultimo istante di cottura per paura che non si addensasse, invece tutto in un momento è diventato cremosissimo e la consistenza assolutamente perfetta. Guardate qui dentro!

Lemon curd

succo di limone 1dl
buccia di 2 limoni (non trattati)
zucchero 150g
uova 4 (io ne ho utilizzate 2)
burro 100g
fecola di mais 1 cucchiaio abbondante (io ho utilizzato fecola di patate)

Lavare i limoni, grattugiare la loro buccia (va benissimo una grattugia tipo da formaggio)e estrarne il succo. Diluire la fecola nel succo. In una ciotola resistente al calore, mescolare il succo, la buccia, lo zucchero, le uova e il burro tagliato a pezzetti, poi collocare la ciotola sopra un pentolino con 3-4 cm di acqua a fuoco medio-basso (deve bollire ma non troppo forte). Mescolare di continuo per una decina di minuti fino a quando la crema si sarà addensata. Versare il lemon curd caldo in uno o due barattoli di vetro, chiudere, lasciar rafreddare e conservare al frigo. Infine io, per avere una consistenza più fluida e omogenea, ho passato la crema in un colino a maglie strette, aiutandomi spingendo con un cucchiaio di legno. Questa operazione si può omettere ma io la consiglio, il risultato migliora di molto.

In frigorifero si conserva una settimana.
Nel caso in cui ce ne fosse bisogno, anche se dubito fortemente, si può aumentare notevolmente la sua durata sterilizzando il vasetto. Io utilizzo il microonde. Per i vasetti facendoli andare riempiti con 3 dita di acqua, per 5 minuti alla massima potenza, per i coperchi 10 minuti in acqua bollente. Li asciugo per bene con lo strofinaccio pulito, ci verso la crema bollente, tappo e metto a testa in giù come con la marmellata.
E buona domenica golosa.

sabato 29 agosto 2009

Con i fichi: fagottini e cheesecake

Cominciamo finalmente a produrre con i fichi..
Entrambe le idee mi sono venute da un libricino preso tempo fa su una bancarella a 1 euro che mi aveva colpito per le belle immagini e la varietà delle proposte, tutto a base di frutta dagli antipasti al dolce, della stessa collana di quello dei fiori, da cui avevo tratto la ricetta dei fiori cristallizzati. Poi a casa leggendo bene i credits ho scoperto che alcune delle ricette sono nientepopodimeno che di Simone Rugiati e che insomma dovrebbe essere un lavorino fatto abbastanza bene.
Per primi ho provato questi bellissimi cestini ripieni di ricotta, dove ho solo sostituito i fichi ai lamponi che erano indicati.


Fagottini dolci di fichi e formaggio (dai Fagottini di lamponi de I frutti dell'estate)
(x4-6 a seconda della dimensione dei vostri stampini)

impasto:
farina bianca 00 180g
zucchero 70g
tuorlo 1
latte 65 ml

crema di formaggio:
100g ricotta fresca
100g formaggio fresco spalmabile
fichi 1 per ogni fagottino
limone non trattato 1
zucchero a velo vanigliato 1 cucchiaio

decorazione:
burro
zucchero a velo

Miscelare in una ciotola la farina con lo zucchero, versare il latte tiepido e aggiungere il tuorlo. Lavorare l'impasto per renderlo elastico. Avvolgere nella pellicola e far riposare in frigorifero per 30 minuti.
Lavorare a crema i formaggi con lo zucchero a velo e la scorza del limone grattugiata e tenere da parte. Tirare la pasta molto finemente e ritagliare dei quadrati largh quanto il diametro di 4-6 (a seconda della dimensione) stampini da forno tondi e bassi. Dopo averli imburrati e infarinati, foderarli con i quadrati di pasta facendo fuoriuscire i vertici degli angoli. Riempire il fondo con la crema di formaggi, ripiegare al centro gli angoli siglillandoli pizzicando assieme le punte. Negli angolini in cui rimarrà visibile il formaggio inserire un quarto di fico in ciascuno, con la polpa rivolta verso l'esterno. Spennellare con poco burro fuso e infornare a 180° per circa 25 minuti. Servire freddi, spolverati con zucchero a velo.

Per la cheesecake invece le quantità le ho cambiate completamente dopo 2 tentativi, perchè il fondo biscottato non mi convinceva nelle proporzioni di ingredienti e perchè il philadelphia mi copriva troppo con la sua acidità la dolcezza dei fichi, quindi della ricetta originale è rimasta proprio solo l'idea. L'idea di una cheesecake classica senza forno, ma con un retrogusto diverso.


Cheesecake ai fichi


base:
biscotti integrali 200g
zucchero di canna 2 cucchiai
scorza di 1\2 limone
burro 100g

crema:
ricotta fresca 350g
panna fresca 150ml
gelatina in fogli 3 fogli
6-8 fichi verdi
zucchero di canna 1 cucchiaio
zucchero a velo 3 cucchiai

copertura:
confettura di fichi
qualche fico per decorare

Preparare il fondo: ridurre in polvere i biscotti con il robot oppure pestandoli in una ciotola con un batticarne. Mescolare i biscotti con il burro fuso, lo zucchero di canna e la scorza grattugiata, stendere il composto in uno stampo a cerniera premendo bene e riporre in frigorifero.
Lavorare a crema la ricotta con lo zucchero a velo. Pelare i fichi e tagliarli a pezzettoni, saltarli in padella a fiamma alta con lo zucchero di canna per caramellarli leggermente poi lasciarli raffreddare. Ammollare la gelatina in acqua fredda, strizzarli e scioglierli in un cucchiaio di panna riscaldata. Unire i fichi e la gelatina alla crema di formaggio mescolando bene, montare la panna e amalgamare delicatamente con un cucchiaio di legno.
Versare la crema sulla base di biscotto, livellarla bene e riporla in frigorifero, dove dovrà rimanere almeno 3 ore.
Prima di servire ricoprire la superficie con confettura di fichi.

Con queste due ricette partecipo alla raccolta Non solo prosciutto e fichi indetta da Manu e Silvia, vulcaniche autrici del blog Spizzichi & Bocconi.

Ora vado a dedicarmi a un impasto particolarmente speciale visto che stasera per la prima volta una mia produzione non dolce ma salata (la mia focaccia con i pomodorini dell'orto) supererà i confini familiari, amicali e d'ufficio per finire su tavoli ben più frequentati...che emossione! Speriamo bene!
Buon sabato di fine estate a tutti

giovedì 27 agosto 2009

Di un fruttuoso pomeriggio all'Ikea


Chi mi conosce ormai lo sa: appena sono nei pressi di un certo casermone blu con grossa scritta gialla mi inizio ad agitare, quasi a emozionare, faccio un rapido calcolo delle finanze disponibili e poi inizio a stressare dai dai andiamoci come una bimba. Ora che poi me l'hanno aperta a meno di 20 km da casa ancora peggio, almeno prima dovevo organizzarmi, prendere una giornata, prendere l'autostrada, ora è qui a portata di mano.
Ed è incredibile come ogni volta si riesca a trovare qualcosa di perfetto, di originale, di utile anche se non hai bisogno di niente e trasformarsi in un attimo nella Becky Bloomwood della situazione.
E oggi credo sia stata una delle puntate più fruttuose (ovviamente dopo quella in cui in un pomeriggio con poche centinaia di euro abbiamo arredato mezza casa di lui). Ho portato a casa:

1. coppia di bicchieri neri in sostituzione di quelli rotti bevendo la tisana sul divano e beccandoci contro coi piedi;
2. stampo per il pane (che è ben diverso da quello per il cake, cioè non molto ma insomma questo è per il pane, oh.):
3. coppia di caraffe per eliminare definitivamente le antiestetiche bottiglie con l'etichetta ogni volta che invito qualcuno a cena;
4. mortaio e pestello in marmo, perchè il pesto col robot KA è una cosa buona e tutto, ma così sarà perfetto. Presi 2, uno anche per la cognatina;
5. lampadario SPARSAM bianco in plastica perfetto da installare basso sopra alla penisola dove si mangia, illuminazione ma anche atmosfera;
6. bottiglia per metterci i bambù oppure per i liquori che prima o poi mi metterò a fare sulle orme della nonna;
7. copriletto INIDRA bianco matrimoniale lavorato a mano a costine;
8. set di posate in plastica da 18 pezzi di colori accesi per i pic nic e soprattutto per le foto dei miei dolci;
9. n.4 cornici bianche NYTTJA sia da appoggio che da appendere per vedere finalmente appese al muro le mie foto

più: una confezione di tovaglioli di carta decorati
due di quei cosi per lavare il vetro della macchina
lampadina gigante a basso consumo per il lampadario

totale: 65,07
E come se non bastasse alla casa cosa scopro?? Che oggi è il compleanno dell'IKEA di Parma quindi...sconto del 15% (!!!!) per tutti! Quindi la spesa è calata a 55,31 euro.
Più una corona di fiori bianchi finti intrecciati regalata da una ragazza svedese in costume tradizionale, che presto si trasformerà in un bellissimo centrotavola.
Alla bottega svedese solo un acquisto da 1 euro, ma degno di nota: sfilacci di ca.....ramella al gusto di fragola! Da succhiare nei momenti no e soprattutto per decorare i dolci in modo proprio insolito.
E, altra cosa, si sono messi a distribuire bellissimi cartoncini con foto e ricetta di alcuni prodotti di IKEA food. Stasera volevo provare a farne una ma...prima ho bisogno di scoprire che cos'è il porridge d'avena e se si può fare o procurare.
Intanto mi metto a fare quella cosa bellissima che adoro di quando si torna a casa da questi posti ,cioè lavare tutto, asciugarlo per bene e metterlo al suo posto pronto per entrare in uso...e dalla prossima volta si riparte con le ricette perchè qui stiamo un po' divagando...

mercoledì 26 agosto 2009

Periodo di fichi

Con ceste di fichi in giro per casa dovute a un inaspettato surplus di produzione, leggo ora che si, vabè, sono un po' calorici, però hanno anche proprietà diuretiche, lassative, antimicrobiche, tonificanti e antianemiche. Insomma fanno bene. E poi sono esteticamente fantastici, e super versatili.
Quindi perchè non parlarne un po'?
Non si sa mai che se stuzzicati mi facciate venire qualche altra bella idea per utilizzarli tutti! Le loro indubbie qualità estetiche, il sapore inconfondibile e la consistenza così particolare mi hanno fatto venire voglia di parlarne, di dedicare un post al frutto che per anni ho odiato ed evitato sempre e di cui ora sto scoprendo tutte le potenzialità in cucina.
E poi le migliori riviste di cucina italiane questo mese li piazzano in copertina o gli dedicano un tot di pagine...come resistere?

Esistono moltissime varietà di fichi, più di 700, e i più comuni sono quelli a buccia verde, seguiti da quelli neri. Alcune specie maturano due volte l'anno, in primavera e in estate inoltrata, altre invece fruttificano solo una volta.
I fichi che maturano a maggio sono detti fioroni, sono in genere più grossi e meno dolci di quelli che maturano a luglio e agosto e di quelli di settembre (detti tardivi),tanto che per me sono proprio un frutto diverso, che non amo e che trovo difficilissimo da inserire nei dolci. Dopo la premessa veniamo a noi, cioè come ce li mangiamo??
I fichi freschi, difficili da trasportare e conservare, hanno una commercializzazione piuttosto limitata, che spesso si ferma ad un livello locale. Le varietà Ottato, Moscardello, Verdello e San Pietro sono le varietà più adatte ad essere consumate fresche,come nel classico piatto fichi e prosciutto crudo.
Buoni da soli, si, ma è trasformati che secondo me danno il massimo!

-fichi secchi: Tradizionalmente sono fatti essicare all'aperto di giorno coperti da un velo e ritirati di notte, per circa una settimana, fin quando non abbiano assunto un colore scuro. Farli può essere laborioso, ma si possono fare dei surrogati utilizzando il forno come suggerisce anche lei oppure se si trovano già pronti bio ci si può divertire: si possono farcire con mandorle, scorzette di agrumi candite, semi di finocchio...oppure, il massimo, si possono intingere per metà nel cioccolato fuso, far raffreddare e servire come perfetto dolce di fine cena. Tipici della Calabria, mi dicono, sono i fichi secchi mandorlati, poi ho sentito parlare anche di fichi all'anice, detti anisati, chiunque ne sappia qualcosa si faccia avanti!

-confetture di fichi: storiche, già solo a casa mia si stipano non so quanti Quattro Stagioni ogni anno. Si tiene lì per quando c'è da fare unacrostata ma recentemente l'ho scoperta come il miglior accompagnamento di formaggi stagionati. Però, mea culpa, non mi sono ancora cimentata nel farla da sola. Ne' nel provarla con il crudo di Parma come va di moda dalle mie parti.

- fichi canditi e fichi caramellati: perfetti sul pane o in accompagnamento di formaggi piccanti e molto saporiti e, aggiungerei, bellissimo regalo da fare a Natale. Lo zucchero fa da ottimo conservante e consente di averli a disposizione in barattolo per mesi, pronti anche questi per ogni
eventualità di desiderio di torta golosa.

-miele di fichi: sempre dalla Calabria, l'ho scoperto leggendo una ricetta questa mattina, in cui veniva semplicemente citato tra gli ingredienti e usato per decorare il piatto di portata del dolce. Boh, ho pensato, mi devo essere persa un miele...E invece poi ho scoperto che non è un miele nel vero senso della parola ma un cotto di fichi, per la precisione della varietà Dottati, che assume una consistenza solo simile al miele. Si ottiene mettendo i frutti a bollire ricoperti da acqua, poi scolandoli e premendoli manualmente dentro lo sciroppo, che viene poi fatto nuovamente bollire fino a ridursi di una determinata quantità e ad assumere un bel colore ambrato. Un tempo, mescolato con la neve fresca, diventava un dolce improvvisato per i bambini di quelle zone (detto scirubetta), oggi è ancora usato nella pasticceria tradizionale per esempio nella produzione dei mostaccioli e dei torroni e come decorazione di gelati e dolci freddi.

I miei sono verdi e molto piccoli, infinitamente dolci e dentro rosa carico quasi rosso, qualcuno sa di che varietà potrebbero essere??Io ci sto già lavorando sopra e di certo nei prossimi giorni arriverà qui qualche risultato...

p.s. come potrete notare ho messo un po' in ordine qua dentro. Ho messo su il blog per tenere in ordine la casa ma il mio casino innato si doveva pur sfogare da qualche parte ed era finito anche qui. Ora i tag sono bellini bellini e li ho creati in un attimo con questo strumento, e i link che affollavano l'home page si sono presi una paginetta tutta loro, ci ho lavorato un po' e spero di averli arricchiti con qualcosa di interessante. Tutto ciò in previsione di un vero rinnovamento grafico che progetto da un po' di tempo e che spero di riuscire a realizzare..chissà..

martedì 25 agosto 2009

Fuga ligure

La Liguria è così vicina che sarebbe davvero un peccato trascorrere un'intera estate senza farci una scappata
anche solo di poche ore.

Oggi niente ricette

anche se i fichi sono pronti e le prugne invogliano a sperimentare

e le spesse scorze dei limoni sono pronte per tuffarsi nell'alcool e trasformarsi

oggi solo immagini di una piccola fuga
con grande mangiata
in 3 delle 5 terre

via dell'Amore

Grassetto
il profumo delle focacce per stradapiante kiwi sui pergolati

balconi e giardini minuscoli e accoglienti

nello zaino al ritorno solo un gigantesco Testarolo da fare stasera col pesto fatto oggi al primo attimo di tempo
per immaginare di essere ancora là

domenica 23 agosto 2009

Passion for cookies

L'aria si è rinfrescata..ah.. e posso finalmente parlare un po' di biscottini e farne qualcuno senza sentirmi in colpa verso il resto dei frequentanti la mia cucina.
I biscotti sono stati il mio primo tentativo in cucina, la prima cosa commestibile che ho preparato da me, la mia prima soddisfazione. Verso i 13-14 anni preparavo enormi quantità di frollini a stella e cuore, poi ho passato la fase dell'abuso dei coloranti alimentari, e infine quella strumentale con sparabiscotti e formine sagomate a, nell'ordine di acquisto: animali selvatici, stoviglie per il te, lettere, mani e piedi, soggetti natalizi, mezzi di trasporto. Si insomma se vi serve la formina a sidecar io ce l'ho.Dei biscotti mi piace il fatto che possono anche comunicare qualcosa, essere sagomati e decorati a tema, colorati, adeguati.
Adesso ogni tanto mi piace ricascarci, e l'altro giorno con la frolla rimasta dalla crostata, ricordandomi bene quelli così bellini fatti da lei per pasqua, mi sono concessa una piccola regressione. Ho sfornato questi biscottini da principessa, perfetti per la festa di una bimba o da regalare ad un'amica dai gusti un po' così. Non so voi ma io ce le ho.

Biscotti da principessa al marzapane

Frolla lievitata (quantità rimasta dalla crostata)

marmellata di agrumi 1-2 cucchiai

marzapane 200g
colorante alimentare rosso 3-4 gocce

zucchero a velo per le mani

Accendere il forno a 180°. Stendere la frolla con uno spessore di 3 mm, dare le forme e infornare per 8-9 minuti. sfornare e lasciar raffreddare completamente. Spalmare sui biscotti uno strato sottilissimo di marmellata. Con le mani sempre sporcate con zucchero a velo, impastare il marzapane insieme al colorante finchè il colore non sarà omogeneo. Stenderlo in una sfoglia sottile e sagomarlo con gli stessi stampini usati per i biscotti. Sovrapporre le formine di marzapane ai biscotti, che staranno ben incollate grazie alla marmellata. Adattare bene al biscotto lo strato di marzapane nel caso in cui non coincidano perfettamente. Decorare a piacere con zuccherini, cocco...

In base ai propri gusti poi è possibile variare lo spessore di uno o dell'altro strato, io ho fatto in modo che fossero circa uguali ma per chi non va matto per il marzapane come me consiglio di fare un po' più alto il biscotto in modo da rendere predominante il sapore della frolla. Questa è solo un'idea semplice semplice, ma se volete sbizzarrirvi con forme e colori essere sempre a tema e non sbagliare mai un colpo armatevi di qualche strumentino, marzapane, coloranti e pasta di zucchero e andate a rifarvi gli occhi qui, biscotti per ogni occasione, assolutamente da copiare (o anche da ordinare già fatti!!) Un esempio??? La mia donnina di gingerbread preferita Sunnie Suzie della Gingerbread Gang...la adoro!
Buona domenica biscottosa allora, a prestissimo!

venerdì 21 agosto 2009

Crostatona alle marasche

Le variazioni sul tema crostata possono essere infinite e di certo io, essendo la mia torta preferita, non mi tiro indietro quando ne devo provare una nuova.
E poi per chi ama sempre inventare qualcosa di nuovo, sperimentare abbinamenti e forme, non è forse bello ed estremamente rilassante ogni tanto rimettersi li a stendere con precisione il disco di pasta e a limare i bordi, a riempire quel guscio giallo e profumato con cucchiaiate di dolcezza per fare la nostra vecchia, cara crostata?? Per me è terapeutico, davvero! Ma torniamo alla ricetta.
La novità qui sta nella frolla, che a differenza della mia solita bassa, piena e croccante, qui è diciamo una falsa frolla, alta, porosa e che si gonfia per la presenza del lievito. La mia zia super adorata fa la crostata sempre così, allora questa volta che avevo da parte un ripieno un po' speciale ho deciso di provarla. E mi ha soddisfatta pienamente. (Anche se io continuo a rimanere nel clan della crostata bassa e sottile, of course!)
Ripieno speciale = le marasche sciroppate souvenir vacanziero, guardate che belle mmmmm, finche ce n'erano era un continuo di aprire il frigo e farmene un bicchierino di questi (qualche volta persino corrette, e tenete conto che sono praticamente astemia)...!
Unica licenza presa dalla ricetta della zia, la margarina sostituita col caro vecchio burro, per il semplice motivo che sto leggendo In difesa del cibo di M. Pollan e proprio ora non ce la facevo ad usarla, insomma diciamo che ti fa passare abbastanza la voglia di grassi idrogenati...

Crostatona di marasche

farina 300g
zucchero 150g
uova 2
margarina 100g
scorza grattugiata di 1 limone
lievito per dolci 1\2 bustina
marmellata di visciole (visto che le marasche sono una varietà di visciole) 3 cucchiai
marasche denocciolate sciroppate

Accendere il forno a 200°. Mescolare le uova con lo zucchero, aggiungere il limone, la farina mescolata al lievito con lo spargifarina o il setaccio e un pizzico di sale, poi amalgamare la margarina fusa. Impastare per bene infarinandosi le mani. Posizionare un po' più di metà dell'impasto tra due fogli di carta da forno infarinati e stenderlo in un disco leggermente più grande dello stampo con uno spessore inferiore al mezzo cm, posizionarlo nello stampo e regolare i bordi. Riempire con uno strato sottile di marmellata, poi ricoprire con le marasche disponendole ben fitte. Porre l'impasto rimasto dentro uno schiacciapatate infarinato, premere e scuotere dando dei colpetti decisi all'attrezzo, in modo da far cadere sulla superficie della torta piccoli filini di frolla al posto delle consuete strisce.
Infornare e lasciar cuocere per 10 minuti, poi abbassare a 180° e portare a cottura (altri 2o-25 minuti sono in genere sufficienti).

Con la frolla rimasta, che era abbastanza, ci ho ricavato dei biscottini splendidi da principessina che appena avrò tempo posterò. Ora vado a impiastricciarmi un po' a tentare di raccogliere con la scala i fichi più in alto..buon WEEEEEE

mercoledì 19 agosto 2009

Istria #3: Palacinka noci e miele

Sentire ancora sapore di vacanze.
Primo esperimento: le palacinke. Che dovrebbero essere il dolce tipico della Croazia.
Dico dovrebbero perchè tra quelle che ho assaggiato e visto non ho trovato una versione uguale all'altra, impasto bianco, di certo senza tuorli, oppure giallissimo, punteggiato dalla farina di grano saraceno o liscio e monocromatico. Per non parlare dei ripieni, marmellata, nutella, gelato, frutta fresca,di tutto. Addirittura l'ultima sera me l'hanno presentata sfettellata tipo tagliatelle, con tutto il condimento sopra e una torre di panna montata.
Non sono quidi riuscita a ricostruire una versione "ufficiale", ma solo a capire che le principali tipologie, quelle servite un po' dappertutto, sono quelle con marmellata, cioccolato oppure noci, eventualmente con miele.
E che la palachinka è un po' più spessa delle normali crepes che siamo abituati a mangiare qui, più dolce e morbida.
Su queste basi, e su questa ricetta scovata girando tra i blog, ho costruito la mia. Abbastanza simile ad alcune di quelle mangiate là, gustosa davvero.

Palacinke

(x2 grandi con piastra di 30 cm circa di diametro)

uova intere 2
farina 00 2 cucchiai

farina di grano saraceno 2 cucchiai
latte 4 cucchiai

acqua 4 cucchiai
zucchero 1 cucchiaino
sale 1 pizzico
scorza di 1 limone

olio per la piastra
noci tritate grossolanamente 70g circa
miele di castagno 2 cucchiai
salsa di frutta a piacere

Sbattere bene le uova, aggiungervi le farine con il setaccio e mescolando continuamente e con energia per non far formare i grumi. Aggiungere lo zucchero e il sale, poi la scorza di limone. Aggiungere infine i liquidi, amalgamando con la frusta a mano.
Ungere la padella o la piastra per crepes con l'olio, scaldarla eversarvi la metà del composto, spargere velocemente aiutandosi eventualmente con la lama di un lungo coltello visto che l'impasto è piuttosto denso e potrebbe solidificarsi prima di aver ricoperto tutta la superficie. Cuocere dai 30 secondi al minuto, o comunque fino a che i bordi inizieranno a rapprendersi e a staccarsi da soli, staccare con cura, capovolgere e poi cuocere l'altro lato. Ripetere con l'impasto rimanente. Finchè sono ancora tiepide, spalmare il miele su tutta la superficie, cospargere con le noci e piegare in 4. Guarnire a piacere.

Trovo che a contrastare con la dolcezza del ripieno siano da escludere come guarnizioni cioccolato, gelato e marmellate (per non parlare dei topping vari contro i quali prima o poi farò una campagna di boicottaggio) trovo invece adatte tutte quelle a base di frutti aspri o comunque non dolcissimi, ciliege, frutti di bosco al naturale, cosine così. Io ci ho fatto una densa salsina con il succo di mirtillo e ci stava. L'ideale sarebbe avere ancora un po' di quelle belle marasche che ho portato a casa da là, volatilizzate in meno di 2 giorni..appena in tempo per farci...quello che vedrete nei prossimi giorni.

lunedì 17 agosto 2009

Istria #2: mangiare

Eccomi qua, superato indenne il primo impatto con l'ufficio, ho troppa voglia di reimmergermi nei ricordi vacanzieri, ancora di più in quelli mangerecci!
Che vi devo dire, purtroppo, per cause di forza maggiore il mio primo impatto con la zona di Croazia in cui mi sarei fermata per 5 giorni è stato...il supermercato. E dopo un check-up approfondito agli scaffali, sono uscita con la convinzione che questi si cibassero solo di carne trita, enormi quantità di peperoni soprattutto sott'olio e salsine. Il tutto con un pane della consistenza di una big bubble già masticata. Nei giorni successivi la mia ipotesi non è stata del tutto smentita, però guardandomi un po' intorno ho scoperto alcuni prodotti locali degni di nota e ottime preparazioni.
Su ogni buona guida turistica potrete trovare le descrizioni dei piatti e dei prodotti locali per ciò è inutile che io stia qui a ripetervi tutto, vi racconterò quello che ho mangiato, così. L'unica cosa, prima di entrare in qualsiasi locale è bene fare attenzione...all'insegna. In base a questa infatti potrete già farvi un' idea dei prezzi e del livello della cucina. In sintesi konoba è la taverna, molto simile alle nostre birrerie con cucina, tovagliette di carta e modi sbrigativi, ma spesso prodotti freschi e ottimi profumi sparsi in tutta la strada. Per una cena vera e propria bisogna invece scegliere un restoran. Via di mezzo è la gostiona o gostionica, la nostra trattoria per intenderci, casalinga ma con tutti i crismi, dove spesso tuttò è cucinato e servito dalla stessa signora che tiene in piedi la baracca.

Più che di una cucina nazionale per queste zone si deve parlare di un insieme di influssi dei numerosi popoli passati per queste terre, non è difficile infatti trovare il brodetto di pesce "alla veneta", così come le carni in umido, lo strudel e i crauti da Vienna. Unico piatto che per qualche giorno ho creduto nazionale, i cevapcici, piccole salsiccette molto speziate cotte alla griglia, ho scoperto è stato importato dai turchi, a cui si deve la ricetta originale.
I cevapcici, serviti con l'ajvar, la tipica salsa a base di peperoni e aglio, con diversi gradi di piccantezza, formano insieme a delle specie di svizzere e agli spiedini con la verdura, il diffusissimo piatto, dal nome anche questo ben poco autoctono di Mixed Grill. E vabè.
Una discreta pizza, e calamari alla griglia o fritti si trovano a tutte le ore del giorno e della notte in riva al mare, ma per immergersi meglio nelle produzioni locali è ottimo un classico: prosciutto e formaggio.
Il prsut, prosciutto simile al nostro ma dal colore più carico e dal sapore più deciso è affumicato con legni profumati e venduto ad un prezzo accettabile. E' perfetto con i formaggi locali, famosissimi quelli di capra dell'isola di Pag. ottimi anche i formaggi molli sempre di capra, soprattutto quando aromatizzati con semi di sesamo. Difficili da trovare nelle zone turistiche ( o comunque diciamo che non mi sono affannata più di tanto per trovarle...), ma dicono molto apprezzate dai locali sono le cosce di rana. Per finire la cena è d'obbligo una bella palachinka, molto simile alle consuete crepes ma un po' più alta e morbida. Sarà la prima ricetta istriana che proverò quindi di certo ne riparleremo.
Una cosa da fare prima di tornare a casa è di sicuro un giro tra le gastronomie dei centri storici dove un buon olio denso e giallo e vini che si stanno aprendo una buona strada sul mercato non mancano. Ancora meglio avendone la possibilità, un giro tra gli uliveti del nord dove alcuni coltivatori aprono le loro porte ai turisti e fanno pure la vendita diretta. Sempre in queste zone più settentrionali, ben nascosto sotto terra matura il vero oro dell'Istria, il tartufo. Si raccolgono sia il bianco che il nero, e i prezzi sono ancora di molto inferiori a quelli dell'italiano di Alba a cui, dicono là, non abbia nulla da invidiare. Io da poco esperta so solo che ne ho mangiato tanto spendendo poco, sulla pasta, sui gnocchi di patate e gran finale sul filetto di manzo e le mie tasche hanno retto molto bene quindi!
Da portare a casa anche i barattoloni di marasche sotto sciroppo vendute a prezzi ridicoli perchè "scarti"della grossa produzione di Maraschino e perfette per le crostate, per decorare i dolci o il gelato.
Souvenir golosi in un ambiente contemporaneo (rarissimo da queste parti, dove le ciabatte crocs sono ancora la novità dell'estate e Bon Jovi la star all'ultimo grido) e curato si trovano da Dulcis, una catena con punti vendita nelle principali città croate.

Palachinke e qualche dolcetto a base di marasche in arrivo!

domenica 16 agosto 2009

Trieste - Istria - Slovenia #1

Sono tornata ormai da qualche giorno ma mi sono presa un po' di tempo per riordinare le idee, per fare qualche (pochi) pensierini sul mio futuro e preparare qualche (tanti) dolce nuovo che mi stuzzicava da un po. Per coccolarmi i nonni e tutti gli altri, per stare con lui. Sono tornata da un po' dicevo, ma non ho dimenticato la sensazione, là mi sono sentita fin da subito a mio agio. Là tutto ha un'aria vagamente dimessa, case dai colori accesi ma scrostate dal tempo, borghi dai vicoli strettissimi da cui alla sera escono musica e profumi di pesce arrostito, locali piccoli e caratteristici, che magari ti servono da bere facendoti accomodare su un morbido cuscino sistemato sui gradini dell'ingresso. Come a dire che li puoi essere chi vuoi, fare quello che vuoi, che c'è posto per tutti.
Anche le spiagge riflettono questo concetto, attracchi maestosi per barche di lusso a fianco di minuscole spiagge affollate di salvagenti braccioli e piccoli eccitati, poi appartatissime insenature rocciose, dove il mare è completamente trasparente e dove l'unica compagnia sono gabbiani e cormorani.
Nelle cittadine pochi metri separano il kitch luccicoso dei mercatini finalizzati in tutto e per tutto ai turisti dalle vecchie tradizionali botteghe artigianali, capolavori di pazienza sono le miniature di edifici con minuscoli mattoncini della storica pietra d'Istria, gli intagli nel legno, i pizzi, i merletti e il tombolo. I centri storici poi sono punteggiati di cosiddetti "atelier", cioè minuscole botteghe di artigiani e artisti che lavorano se e quando ne hanno voglia per i passanti.In Istria, alloggiando a Rovinij, con al massimo 30 km arrivi dappertutto. E ti restano pure un bel po' di ore per goderti il mare. Noi abbiamo passeggiato nei vicoli del centro di Rovinj fino a perderci davvero, attraversato il parco naturale di Punta Corrente che termina aprendosi sul mare, esplorato la lingua di terra più meridionale superando Premantura. Abbiamo scattato decine di foto all'anfiteatro romano di Pula, poi un po' di cultura con la famosa basilica di Parenzo di cui man mano che entravo ricordavo tutti i particolari studiati minuziosamente all'università. Abbiamo giocato con gli affascinanti ricci di mare, e ci siamo fatti male ai piedi e alle caviglie fra i sassi appuntiti per raggiungere le spiagge più belle e nuotare nell'acqua più trasparente.

Abbiamo cucinato ma anche mangiato spesso fuori, gelati montati sul cono con acrobazie da circo, tartufi a poco prezzo, pannocchie arrostite fra le rovine romane guardando gli artisti di strada.
E di come, cosa, quanto e dove ho mangiato e del contenuto della mia borsa frigo al ritorno verso casa vi racconterò nei prossimi giorni.

martedì 4 agosto 2009

Noi partiamo...

Io e questo qua che si autoscatta le foto mentre di mi dà i baci domattina ce ne andiamo una settimana in Croazia. Abbiamo optato per una soluzione appartamento, per fare quello che ci pare, ma avere sempre un punto d'appoggio e soprattutto...anche se siamo in vacanza...per poter cucinare almeno un pochino! Con tutto quel pesce appena pescato che avremo a disposizione era un peccato andare in albergo no?
Vi lascio con questa foto perchè è un bel ricordo dell'anno scorso, la bianca spiaggia di Portonovo, dietro di noi il Clandestino di Moreno Cedroni, davanti a noi che non si vede Cedroni live in un raro momento di relax, costumino rosso e bandana, con la famiglia (che io non lo so se sarei così magra se vivessi in casa con Cedroni ma vabè...). E' stata dura lasciarlo in pace, era evidente che voleva riposare ed erano già in abbastanza ad importunarlo...però se tornassi indietro una fotina...almeno una fotina..
Buone vacanze di cuore a chiunque passerà di qui nella prossima settimana

Sara

lunedì 3 agosto 2009

Verrine yogurt e gelatina di mirtillo


Attimo di pausa dalla preparazione valigia (per fortuna che abbiamo una punto e sono costretta a pormi un limite) e barattolini salse-sughi per il mare (fatti ragù di soia e sugo alle vongole, profumino...).
Scovate in frigorifero due bottigliette di succo di mirtillo, probabilmente derivato da uno degli esperimenti drena-dieto-detox di mia sorella: accalappiato all'istante.
L'ho aperto e ho sentito il profumo delle scorpacciate di mirtilli di quando ero piccola ai Mille Pini, di Baselga, mi sono rivista con la lingua blu e i vestiti tutti macchiati tornare baldanzosa con il bottino avvolto nel davanti della maglietta e mezzo spiaccicato. Poi il suo colore intenso mi ha fatto venire immediatamente voglia di usarlo, in modo però da poterlo esaltare al massimo così com'è. Semplicemente, ne ho fatto una gelatina, l'ho sdraiata nelle verrine e ricoperta con yogurt. Dessert ma anche, perchè no, leggerissima colazione.

Verrine yogurt e gelatina di mirtilli
x3

succo di mirtillo selvatico bio 250 ml
fruttosio 3 cucchiaini
qualche goccia di succo di limone
yogurt bianco magro dolcificato con 2 cucchiaini di miele 250ml
colla di pesce 5g

Ammollare la colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti. Scaldare il succo con lo zucchero e il succo di limone, sciogliervi dentro la colla di pesce mescolando bene. Versare un dito di questo composto sul fondo di 3 verrine trasparenti, poi versare il rimanente in una fondina da minestra bassa e larga. Mettere in frigorifero tutto per un' oretta. Togliere dal frigo i bicchierini e riempirli con lo yogurt dolcificato. Prendere la fondina nella quale si sarà formato uno strato di gelatina alto circa 1 cm e ritagliare da questo strato dei cubetti, da porre sulla superficie come decorazione.

Con lo stesso succo ho fatto anche una salsina da usare per decorare torte o crepes, semplicemente mescolandone sul fuoco una bottiglietta (125ml) con un cucchiaino raso di fecola, un po' di zucchero, succo e scorza di limone fino a ottenere una consistenza densa, due o tre minuti circa.
Torno alle dolci incombenze vacanziere, felice che il mio massimo problema sia se portare il top fuxia anche se non sta bene con le Birkenstock rosse. A domani per un salutino.