martedì 29 settembre 2009

La torta di Mars e riso soffiato

Ultimo giorno di lavoro in biblio prima di un periodo molto vago e indeterminato, c'è tanta gente da salutare ma anche tanti lavori da finire, tanti "boh", in pratica una nuova vita intera da organizzare. E se da una parte tutto questo spaventa e dall'altra esalta, cucinare qualcosa di dolce ed energetico, consolatorio, è un buon piccolo modo per darsi una mano.
Non ho idea di quanto e dove questa torta sia conosciuta, probabimente però almeno una volta l'hanno mangiata tutti, no? Per me è una cosa vagamente da festa delle medie, quando avevo i capelli a caschetto con la riga in mezzo e i colpi di luce giallo-paglierino o rossi fosforescenti e le magliette corte con la bimba della Onyx, quando provavo a fare le prime, primissime sperimentazioni in cucina e non sapevo neppure accendere il forno. Da allora questa è la mia versione, e bastano pochissime parole.
Tags: cioccolato, mou, calorie, croccante, semplicità.
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Torta di Mars e riso soffiato

6 mars
burro 200g
riso soffiato 375g (in genere è una confezione)


Fondere insieme burro e mars su fuoco basso o nel microonde stoppando ogni 20 secondi per mescolare. Versare il riso in una ciotola molto capiente e aggiungere il composto di burro e mars e mescolare in modo che quest'ultimo ricopra per bene ogni chicco. Versare in uno stampo da 30 cm di diametro oppure due stampi più piccoli, in modo che lo spessore sia di circa 3 dita. Pressare con energia, ma senza premere troppo per non rompere i chicchi di riso, aiutandosi con il retro di un cucchiaio o meglio ancora con un batticarne. Riporre in frigorifero fino a qualche minuto prima di servire, tagliando a grossi dadi con un coltello a seghetto.
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Due note:
*il segreto sta nel pressare bene il composto, con energia e in modo uniforme, solo così la torta non si sbriciolerà e terrà la fetta
.

* dopo diverse figuracce, meglio evitare di trasportarla avanti e indietro in ufficio o ai pic nic, deve stare in frigo fino proprio a poco prima, per evitare di offrire qualcosa di somigliante a un muesli al cioccolato incredibilmente bisunto che di certo non farebbe gola a nessuno.

lunedì 28 settembre 2009

Piante, animali e frutti dimenticati

E' stata una tale gioia per gli occhi e il palato che non posso proprio non condividerla.
Sono stata a Piante e Animali Perduti, una fiera-mostra-mercato che si tiene da 11 anni a Guastalla, una cittadina sul Po che si trova più o meno a metà tra Reggio Emilia, Parma e Mantova. Banchetti enogastronomici d'eccellenza, originalissimi florovivaisti e galline dai ciuffi improponibili ormai in via di estinzione. (di queste però non vi racconterò, soffro di una assurda esagerata fobia per i pennuti che non si è placata nemmeno frapponendo tra me e loro una gabbia e una macchina fotografica).
C'erano banchetti con tutte le spezie, i fiori secchi e i semi immaginabili (compresi i boccioli di rosa secchi e il raz el hanout, classiche cose che sottopongono normalmente i foodblogger a traversate, se va bene, di tutta la regione). Poi un'esposizione tutta dedicata a salvia e menta, menta bergamotto, fruttata, spicata, menta-mela verde...e la salvia ananas che puntavo già da un po' per le macedonie.
C'era una coppia di francesi che gira l'Europa con la loro esposizione di cuiriosità vegetali da arredmento, gusci, frutti essicati, agrumi disidratati e incisi per profumare gli ambienti.
E poi...c'erano i frutti dimenticati. E io ero lì soprattutto per loro. Quello che segue è quello che ho imparato da questo pomeriggio da favola, sistemato e corretto con le informazioni che mi mancavano prendendole da qualche sito ben fatto, come questo in cui per ogni frutto potrete trovare anche alcune ricettine.
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Piccolo dizionarietto ad uso domestico dei frutti dimenticati


i corbezzoli
Sono frutti di colore rosso vistoso, sferici, del diametro di 2 cm circa, che maturano nel tardo autunno, quando sbocciano i nuovi fiori. La loro polpa è gialla, dolce ma lievemente acida mentre la buccia è spessa con piccole sporgenze, che le danno un aspetto spinoso. Contengono vitamine, acidi, zuccheri, pectina, sostanze coloranti.
Si consumano al naturale, conditi con zucchero e limone, oppure in conserve, gelatine, sciroppi, canditi, bevande fermentate, in particolari insalate e nelle composte di frutta. Se ne ottiene anche una marmellata. Possono anche essere conservati sotto spirito come si fa per le ciliegie. Per tradizione i frutti si conservano all'ombra, in sacchetti di carta o di tela, in luoghi asciutti e ventilati.

le corniole
Sono frutti rossi, ovali e grandi come olive, lunghi circa 2 cm. Maturano a fine estate e vengono per lo più consumati freschi, quando cadono spontaneamente. Per essere considerati maturi dovranno avere un colore violaceo e lucente; la struttura più morbida e il frutto succoso. Il momento migliore coincide con i giorni di fine agosto e d'inizio settembre.
Possono essere destinate a marmellate, sciroppi, bevande come il "vino" omonimo, si conservano sotto spirito oppure sciroppate nello zucchero. In alcuni paesi europei dalle corniole si ricava una salsa per bolliti e cacciagione. Si mettono anche sotto sale (come si fa per le olive) quando non sono ancora completamente mature con aromi come il finocchio selvatico e la scorza di limone.

le mele e le pere cotogne
Questi sono forse i frutti meno "dimenticati", almeno dalle mie parti, che le nonne ancora coltivano e usano. I frutti delle cotogne sono di 2 categorie, la prima a forma più rotonda denominata mela cotogna, la seconda a forma più allungata denominata pera cotogna. Tra gli usi principali: confetture, marmellate e gelatina, grazie alla loro ricchezza naurale di pectina; conserve, mostarda, ratafià, cotognata, salsine per accompagnare carni bollite e cacciagione. Infine le cotogne si possono gustare anche al forno, con gli stessi metodi utilizzati per le normali mele e pere.

le giuggiole
I frutti, autunnali, sono simili alle olive, di colore giallastro-arancione ma con una polpa biancastra, tenera, dolce, acidulina, farinosa. Visivamente ricordano i un po' datteri per la loro scorza lucida e contengono un seme duro munito di punta pungente. Le giuggiole si consumano al naturale appena appassite, ma vengono anche essiccate e candite, destinate a marmellate, sciroppi, gelatine, liquori, o conservate in alcool o aceto.

le nespole
Antenati "difficili" delle grosse e succose nespole estive che troviamo oggi in commercio, sono tondeggianti, carnose, di colore arancione-ruggine, con una specie di fiorellino secco scuro (che dovrebbe essere un residuo floreale) nella parte più alta. Non sono commestibili al momento della raccolta autunnale, perché dure e astringenti; sono infatti proverbialmente gli ultimi frutti a maturare, proprio con l'arrivo dei primi freddi.
Il consumo tradizionale delle nespole è quello naturale, selezionandole man mano che maturano, per mescolarle alla macedonia. Si usa anche bollirle nel vino nuovo piuttosto dolce, oppure macerarle in un vino rosso alcolico e corposo. Se ne ricava anche una marmellata. Infine, la purea di nespole può essere destinata ad una pasta dolce ripiena, tipo raviolone cotto al forno; alla fine spolverizzato con zucchero vanigliato e cannella in polvere.
I noccioli sono utili per ottenere l'omonimo vino medicinale.

i mirabolani
Senza dubbio i frutti dal nome più insolito, non ne conoscevo l'esistenza fino al tardo pomeriggio di sabato quando mi si sono presentati davanti sotto forma di scura marmellata. Poi ho trovato anche il frutto, verde-violaceo e globoso, con una specie di incisione su un lato. Frutto di sapore dolce, leggermente acidulo attorno al nocciolo appiattito. L'ultilizzo classico è appunto quello della composta, si possono preparare poi anche succhi e sciroppi.

le azzeruole
Sono frutti rossi e tondi dal sapore simile a quello delle mele, rinfrescante e dissetante. Passata la stagione della produttività dei frutti, per continuare a consumare il prodotto della pianta durante l'anno, l'azzeruolo può essere utilizzato per confetture e gelatine, nonché per la preparazione di insalate e macedonie di frutta. Le bacche sono utilizzate anche in pasticceria per la decorazione di torte e normalmente si conservano sotto spirito o grappa.

l'uva spina
Questa forse ci è un po' più nota, se non altro per le note caramelle che piacciono tanto al cavallo goloso e per la marmellata che ne fa l'Ikea food, ma come mi conferma un ex bambino di montagna con cui passo gran parte del mio tempo, fino a non molti anni fa era molto più presente nelle nostre colline. E' una varietà di ribes e cresce su un arbusto alto fino a 2 metri, i cui rami sono ricpoerti da spine robuste lunghe fino a un centimetro (da qui il nome di uva "spina"). Il frutto è una bacca sferica più grossa di quella degli altri ribes, (il diametro varia da 10 a 25 mm), di colore pallido: giallastro, rosato o violetto a seconda della varietà. La buccia è trasparente e lascia intravedere i semi e la polpa. In genere i frutti sono singoli o in numero di due, dolciastri e profumati.

informazioni tratte da fruttidimenticati.org

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Questi sono quelli che ho trovato in giro per la fiera...e voi? ne conoscete altri??

sabato 26 settembre 2009

Torta di patate e uva al profumo di zenzero


Di nuovo ricetta artusiana, di nuovo legata ad una storiella delle sue, con quell'italiano arcaico e ampolloso che oggi ci fa un po' ridere. Lo scopo qui sembra essere quello di giustificare la presenza, in un dolce, di ingredienti così poveri come le patate o la zucca, problema che sembra fosse sentito anche dai suoi altolocati contemporanei, come quel signore che, giudicando molto delicata una torta, ne mangiò per due giorni; saputo poi ch'ella era composta di zucca gialla non ne mangiò più non solo, ma la guardava bieco come se avesse ricevuto da lei una grave offesa.
Fortunatamente noi al giorno d'oggi questi problemi non ce li facciamo, e possiamo quindi gustarci in santa pace torte come questa.
Questa ricetta mi ha attirata subito perchè a differenza delle altre torte di patate che a volte si vedono in giro non contiene neppure un cucchiaio di farina, solo patate: morbidezza esagerata intervallata solo dal croccantino delle mandorle, dolcezza marcata ogni tanto smorzata dall'aspro dell'uva. A me è piaciuta tantissimo.

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Torta di patate di Pellegrino Artusi

  • Patate grosse e farinacee, grammi 700.
  • Zucchero, grammi 150.
  • Mandorle dolci con tre amare, grammi 70.
  • Uova, n. 5.
  • Burro, grammi 30.
  • Una presa di sale.
  • Odore di scorza di limone (zenzero)
  • (uva nera 1 grappolo)
Lessate le patate, meglio cotte a vapore, sbucciatele e passatele dallo staccio quando sono ancora ben calde. Sbucciate e pestate finissime, insieme collo zucchero, le mandorle, versatele nelle patate cogli altri ingredienti, lavorando il tutto con un mestolo per un ora intera e aggiungendo le uova una alla volta e il burro sciolto. Versate il composto in una teglia unta di lardo o burro ed aspersa di pangrattato (decorate con chicchi d'uva nera sparsi e privati dei vinaccioli), cuocetela in forno e servitela diaccia. (a 180° per 30 minuti, poi solo con il grill per altri 5-10 minuti per far colorire la superficie)
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modifiche:

-Ovviamente non ho lavorato il composto per un ora intera, anche se avrei voluto provare per vedere come veniva!, mi sono limitata a 20 minuti con le fruste elettriche a velocità medio-bassa.

-Visto che numerose altre ricette di torte di patate che ho letto prevedevano anche l'uvetta avevo deciso di mettercela, poi complice un filare abbandonato vicino a casa mia, ho pensato di ingolosirla con dell'uva vera, quella piccola e rossissima che c'è qui da noi. Essendo poi l'impasto molto pieno e pesante, l'uva messa sulla superificie prima della cottura non è affondata come tristemente prevedevo, si è solo infossata un po', e ha leggermente colorato la superficie con il suo viola bellissimo.

-Non avendo in frigo che un mezzo limone molliccio, l'ho sostituito con una grattatina di zenzero, che spesso uso proprio in sostituzione della scorza di limone e che mi piacicchia, qui ci stava molto bene.

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Ora mi scaldo un po' di latte e me ne faccio una fetta, tanto qua mi sa che per un po' non si alza nessuno..., poi me ne vado tra galli cedroni, giuggiole e mele nane, al mercato degli animali e frutti dimenticati.

venerdì 25 settembre 2009

Offelle ripiene d'autunno


La parola offella, in questo significato, è del dialetto romagnolo e, se non isbaglio, anche del lombardo, e dovrebbe derivare dall'antichissima offa, focaccia, schiacciata composta di farro e anche di varie altre cose.
Dar l'offa al cerbero è una frase che ha il merito dell'opportunità parlandosi di coloro, e non son pochi oggigiorno, che danno la pubblico a quattro ganascie. Ma torniamo alle offelle, che sarà meglio.
Come di certo qualcuno di voi avrà capito ieri Paoletta mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano la mia super economica versione de l'Artusi, che Giunti pubblica democraticissimamente a 4,60, e che così ci introduce questi stupendi biscotti ripieni.

Piccola ricerca e ho scoperto che lo stesso nome offelle indica principalmente la versione lombarda, biscotti di frolla molto burrosa a forma allungata (v. le offelle di Parona) per cui serve appunto lo stampino apposta. L'Artusi invece ce li presenta come sottili frolle ripiene di composta di mele, canditi, zucchero e cannella, di origine bolognese delle quali ci riporta persino la forma corretta che deve essere rotonda e smerlata. Anche di questa ricetta ho trovato qualche riscontro, con il ripieno accompagnato, a seconda dei luoghi, anche da farina o chiara d'uovo o altri profumi come lo zenzero.

Io che da giorni necessitavo di una colazione che non facesse storcere il naso alla parte tradizionalista radicale della mia famiglia, che mal reagisce a "novità" come il cardamomo e il rosmarino nei dolci, le ho prese al volo, mantenendo forma e procedimento artusiani, ma variando un po' il ripieno in base a quel che c'era in casa, sempre però autunnale e profumato.


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Offelle ripiene d'autunno

pasta frolla preparata con:
Farina 250g
Burro 120g
Zucchero 110g
Uova 1
Lievito istantaneo in polvere 1 cucchiaino
ripieno:

1 vasetto di marmellata di fichi
1 mela gialla
nocciole sgusciate ma non private della pellicina 100g
cannella in polvere 1\2 cucchiaino da caffè
zucchero a velo per guarnire

Preparare la pasta frolla e lasciarla riposare per mezz'oretta in frigorifero. Nel frattempo tritare le nocciole grossolanamente (meglio con la mezzaluna che col robot per evitare che si polverizzino troppo), sbucciare e tagliare a tocchetti piccolissimi la mela e mescolare tutto immediatamente con la marmellata, poi profumare con la cannella. Stendere la frolla con uno spessore di 3 mm (insomma il più sottile possibile) sul piano ben infarinato e con l'apposito stampino tagliare i cerchietti. Sulla metà di questi, depositare una piccola quantità di ripieno, inumidire i bordi con acqua o albume e sovrappore l'altro strato. Saldare bene i bordi di ciascuna offella pizzicanco con le dita. Infornare a 180° per 12-15 minuti, il tempo dipenderà dallo spessore della frolla.
Una volta raffreddati, cospargere semplicemente di zucchero a velo.

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e per chi (male!) non l'avesse ancora nel proprio cookbook shelf...
-----> Qui Artusi, la Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene - online

martedì 22 settembre 2009

Voglia di... una nuova raccolta! (in rosa)

E' da un po' che ci penso...da quando qualche mese fa mi è venuta la mania del rosa soprattutto se abbinato al bianco ho rimuginato di creare una raccolta onnivora e onnicomprensiva proprio su questo colore. Ho notato che quando mi dedico al lento e piacevole girovagare per blog serale sono le immagini di food dai toni rosati quelle che mi lasciano più a bocca aperta...come quelle del collage qua sopra.
Quindi stavolta raccogliamo non solo dolci, ma tutto quello che vi viene in mente di rosa, rapanelli, gamberetti, salsine, salmone...ricette già pubblicate e create apposta, inventate, scopiazzate, ispirate, modificate e mi raccomando tutte fotografate.

Come al solito per partecipare (per chi ha un blog) lasciate un commento qua sotto completo del link alla vostra ricetta, nella quale magari se vi va inserite il logo cliccabile, così, per un po' di pubblicità che non guasta mai...

Se invece non avete un blog aspetto una mail a meringhe1@yahoo.it oppure sary85_as@libero.it : in questo caso provvederò io a dedicare un post apposito a ciascuna delle ricette che mi arriveranno, in modo da dare anche a voi la dovuta visibilità e anche per rendere Meringhe un po' più vicino ai suoi lettori, anche se non strettamente foodbloggers. Anzi, se volete raccontarmi anche la storia della ricetta, la sua origine, quello che significa per voi sarò ben felice di leggere e pubblicare anche questo.

Per esempio nella raccolta precedente che abbiamo realizzato, Lucia, una lettrice sudamericana, mi ha mandato ben due sue ricette fotografate accompagnate da poche righe che, insieme al suo sforzo per scrivere in italiano corretto, mi hanno fatto quasi scendere lacrimuccia!

Per quanto riguarda il termine farei il 15 gennaio 2010, in modo che mi rimanga un bel po' di tempo per preparare il pdf e regalarvelo in tempo per le vostre cenette di San Valentino giorno degli innamorati... [Io non è che gli dia molta importanza, però diciamo che lo prendo sempre come una scusa per passare un'intera giornata in cucina e preparare anche cose lunghe e laboriose senza che nessuno mi sfratti, visto che almeno in teoria lo sto facendo per una buona causa.] Comunque, promemoria:

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Pink! Un tocco di rosa in cucina
ricette rosa
entro il 15 gennaio 2010
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vi aspetto!

lunedì 21 settembre 2009

Di una crostata che a volte ritorna: pere cioccolato e mandorle

A scuola non riuscivo mai a imparare se il primo giorno d'autunno era il 21 o il 23, in ogni caso ormai ci siamo.
A me poi non è che dispiaccia così tanto. Il senso di caldo e asciutto sotto le coperte mentre fuori piove fortissimo e tuona come ieri sera, l'idea di un nuovo anno sociale che ricomincia, e per me anche di una nuova vita dal momento che tra 9 giorni sarò disoccupata ufficialmente, con davanti infinite strade e possibilità (però sull'argomento fermiamoci qui per evitare noia cronica vostra e scatti di nervi miei...).
E poi l'autunno segna anche una nuova esplosione in cucina, con fichi e uva tra i suoi doni più versatili, voglia di forno, e ritorna pure bello potente il desiderio di cioccolato che magari durante l'estate si era affievolito un po' (solo un po' eh!).

Raramente mi capita di rifare due volte lo stesso dolce, a meno che questo non sia una delle mie o sue dipendenze, oppure presenti alcuni piccoli problemini pur essendo buonissimo. In questo caso mi parte la voglia di perfezionarlo (e per perfezionarlo intendo ovviamente renderlo più adatto ai miei gusti e più bello esteticamente, non ho certo mire di oggettività).
Quand'è così, mi ci rimetto sopra e lo rifaccio. Come questa torta, che avevo già pubblicato agli albori di merighe con una foto che un certo fotografo foodblogger definirebbe senz'altro catacombale, e con dietro già un lavoro di diversi tentativi. Ora sono arrivata alla versione finale, eliminando quell'antiestetico giantesco bordo di pasta, bilanciando morbido e croccante, rendendo le pere semi invisibili sotto la superficie dorata. Quindi se volete provarla prendetevi questa per buona.

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Crostata pere e cioccolato alle mandorle

- frolla:
Farina 250g

Burro 120g
Zucchero 110g
Uova 1
Lievito istantaneo in polvere 1 cucchiaino
- strato di cioccolato:
Cioccolato fondente 100g
Latte mezzo bicchiere scarso (per me il bicchiere è sempre piccolo, tipo quello dello yogurt)

- pere:
Pere williams 3
succo di 1 limone
- copertura croccante:
Uova 1
Burro 50g
Mandorle pelate 100g
Zucchero semolato 2 cucchiai abbondanti

Preparare la frolla e riporla in frigorifero avvolta in pellicola trasparente. Nel frattempo riscaldare il forno a 180°. In una terrina mescolare lo zucchero, le mandorle e il burro ammorbidito fino ad ottenere un impasto omogeneo, poi sbattere l'uovo e unirlo al composto. Lavare e sbucciare le pere, tagliarle a fettine sottili e spruzzarle con qualche goccia di succo di limone.

Scaldare il latte insieme al cioccolato spezzettato, far sciogliere lentamente sempre mescolando. Disporre la pasta frolla nello stampo per crostate (per uno medio da 24-26 cm non servirà tutta, diciamo 4 quinti circa) rivestito con carta da forno stendendola molto sottile, e fare qualche foro sul fondo con la forchetta. Versare la crema di cioccolato distribuendola in maniera uniforme, coprire con le fettine di pera affossandole leggermente, posizionandole a raggera e ben sovrapposte l'una con l'altra perchè in cottura di ritireranno molto. Coprire con il composto di mandorle spalmandolo bene con un coltello o una spatolina su tutta la superficie. Cuocere sul ripiano intermedio del forno per circa 40 minuti a 180°. Se al termine la superficie non sarà ancora ben dorata, passare al grill per qualche minuto trasferendola nella parte superiore del forno.

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venerdì 18 settembre 2009

Panna cotta (decisamente anticonvenzionale) al miele d'arancio e cardamomo


Che sto facendo??? Oggi in teoria non avrei proprio tempo di mettermi qui ed occuparmi delle nostre piacevoli chiacchiere ma questa ve la voglio raccontare per bene e subito perchè l'ho appena assaggiata, così, un angolino per vedere se andava bene, e mi sono sciolta. Io. Non lei. Lei al dilà di ogni aspettativa ha retto la prova rovesciamento e pure quella di immobilità sul cucchiaino come ben esemplificato qui sopra.
Perchè avevo tante perplessità iniziali?? Beh perchè secondo il mio prospettino mentale doveva venire una panna cotta, si, ma doveva essere:

-senza zucchero
-con latte e panna in uguali proporzioni
-senza gelatina e...
-cotta al microonde (!!).

L'ispirazione è nata da una ricetta pubblicata tempo fa da Elena-Comidademama che descriveva appunto una panna cotta addensata solo con la maizena e cotta nel nostro fidato e rapido piccolo amico. Io in realtà un fogliettino di gelatina, uno solo da 2g, ce l'ho aggiunto per sicurezza, ma probabilmente sarebbe venuta comunque! Ecco la mia ricetta, quella di Elena da cui sono partita la trovate invece qui.
Miele di arancio, così, per provare com'è, e cardamomo perchè boh, non ho ancora capito se mi piace tantissimo o se il suo sapore in un dolce mi infastidisce!

la ricetta
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Panna cotta anticonvenzionale al miele d'arancio e cardamomo
(per 3 porzioni o 4 piccoline)

panna fresca 250 ml
latte intero 250 ml
fecola di patate 50g
miele di arancio 80g
vanillina 1 bustina
gelatina in fogli 1foglietto
semi di cardamomo 2

Ammollare la gelatina in acqua fredda. In una ciotola capiente adatta per il microonde mescolare il miele, la fecola e la vanillina. Versare a filo la panna e poi il latte anch'essi a temperatura ambiente mescolando in continuazione fino ad ottenere un composto fluido e omogeneo. Cuocere nel microonde alla massima potenza (che nel mio è 850w) per 2 minuti. Tirare fuori, mescolare per bene con la frusta o il cucchiaio di legno. Rimettere nel micro e ripetere l'operazione. A questo punto probabilmente avrete già ottenuto un composto molto denso. Se così non fosse ripetete i due minuti di cottura e la mescolata per una terza volta. Nel frattempo spellare e pestare nel mortaio le due capsule di cardamomo riducendole a polvere. Aggiungere la gelatina strizzata e mescolare rapidamente, infine prima dell'ultima mescolata, aggiungere anche la polverina di cardamomo. Versare in uno stampo da 1\2 litro o in 3 o 4 stampini monoporzione e riporre in frigorifero per almeno 4 ore. (io ho aspettato 24 ore sempre per le perplessità iniziali).
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e la risoluzione dell'annoso problema: E oggi ho anche risolto hi hi hi una volta per tutte l'annoso problema del rovesciamento delle mie pannine cotte, bavaresi, budinetti che sono in questo periodo il mio passatempo preferito.
Prima andavo con gli stampini di metallo unti con l'olio di mandorle e passati sotto l'acqua cald aprima di sformare. Non male ma a volte c'erano delle sgradevoli sorprese dell'ultimo minuto.
Poi boom del silicone, passato però in fretta per questo tipo di dolci.
Infatti, avendo appurato che se hai uno stampo in silicone da 12 (=grande, molle e flessibile) rovesciarli uno alla volta ciascuno su un diverso piatto diventa abbastanza problematico, mi sono messa a utilizzare.... gli scodellini in plastica dura della yogurteria. Mi mangiavo lo yogurt, li lavavo per bene poi ci facevo solidificare dentro il budino e al momento di servire cappottavo e foravo il fondo con la punta delle forbici. L'aria entrava e il budino si sformava perfettamente. Ma poi lo stampino restava inutilizzabile e doveva finire nel pattume, e soprattuto mi ero stufata di mangiare sempre dello yogurt soft.
Oggi sono arrivata alla soluzione. Stampini singoli, in plastica ma dura, estremamente lisci all'interno e con tappo da entrambe le parti. Uno sotto per conservare ermeticamente in frigo, e uno sopra per lasciar passare l'aria e sformare perfettamente. (Mica per niente si chiama Dino il salvabudino!) Cercatelo qui! Le istruzioni all'interno consigliano sempre l'olio di mandorle, ma io ho provato e si riesce anche senza, ricordandosi solo, prima di versare la crema, di inumidire bene le pareti.

Ed ecco un altro dessert facile e veloce da aggiungere alla nostra collezione.
Con l'augurio a tutti di un buon fine settimana pieno di cose belle (e buone).

mercoledì 16 settembre 2009

Una pie bassa e croccante con confettura di frutti di bosco


Oggi null'altro che una crostata ricoperta, con una lieve variazione rispetto alla solita frolla, alla quale, prendendo spunto da Elisabetta di Panemiele, ho aggiunto una piccola parte di farina di riso.
Ma quello che mi piace di questa torta è il procedimento. La preparazione della pasta, e soprattutto la stesura. Mi piace farla la sera tardi alla luce della cappa, magari con la discreta compagnia di qualcuno lì vicino che dormicchia o si guarda un film, quando il giorno dopo posso dormire, e non mi importa se nel trasferimento rompo il sottilissimo disco di pasta per due o tre volte come è successo, perchè ho tutto il tempo per ristenderlo ancora più preciso.
Questa volta, visto l'orario e la incontrollabile voglia di impastare e stendere notturna, non ho usato nemmeno il food processor, punta di coltello, mani e mattarello e ogni strato è stato una piccola soddisfazione.
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Pie con marmellata di frutti di bosco

farina tipo 00 200g
farina di riso finissima 50g
burro freddo 120g
uova 1
zucchero semolato 60g + 2 cucchiai
marmellata di frutti di bosco

In una ciotola capiente versare le farine e lo zucchero, aggiungere il burro freddo a pezzetti e intriderlo bene nella farina utilizzando la punta delle dita o la punta di un coltello. Quando il composto avrà una consistenza sabbiosa ma omogenea, aggiungere l'uovo e impastare berevemente senza preoccuparsi troppo dell'eventuale presenza di pezzettini bianchi di burro non amalgamati. Formare una palla e riporre in frigorifero per mezz'oretta o in freezer per 8-10 minuti.
Una volta trascorso questo tempo, riprendere in mano la pasta e dividerla in due parti, una un po' più grande dell'altra. Prendere la parte più grande e stenderla molto sottile in un cerchio con diametro di 4-5 cm maggiore di quello dello stampo. Regolare bene il bordo e trasferirlo nello stampo, lasciando pendere l'eccesso di pasta all'esterno. Riempire con lo strato di marmellata. Stendere l'altro cerchio, altrettanto sottile, anzi se possibile ancora di più, sagomarlo della misura dello stampo e trasferirlo sopra la marmellata. Sigillare abbassando i lembi dello strato sottostante e fissare rigando tutto il bordo con i rebbi di una forchetta. Incidere una piccola croce al centro della torta, per permettere un po' di evaporazione dei liquidi della marmellata.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti, spolverizzare di zucchero semolato e reinfornare per altri 10 minuti.
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note:
-Per il procedimento di stesura della pasta e di trasferimento nello stampo, date un' occhiata a quello magistralmente spiegato e ilustrato in questo blog, scoperto grazie a Izn che ne sa qualcosa anche lei.
In particolare: fondamentale il consiglio di preparare prima una forma in carta del nostro disco di pasta, in modo da usarla come modello per tagliarlo preciso, poi la possibilità di piegare delicatamente in 4 lo strato di pasta per trasferirlo nello stampo, per poi ristenderlo una volta arrivato (intatto) a destinazione.
-ho utilizzato uno stampo da crostate in silicone di 24 cm di diametro, la quantità di pasta è stata giusto giusto sufficiente.
-ho utilizzato una confettura bio al 64 % di frutta, era molto liquida quindi ne ho potuta mettere pochissima perchè avevo paura che si creasse qualche buchino e colasse tutta fuori. Ma era buonissima, un vero concentrato di sapore, quindi è stata più che sufficiente. Se disponete di confetture più dense (oppure un po' povere di sapore) potete anche abbondare un po', ma senza esagerare, qui l'importante è la pasta!
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Dedicata a una golosa oggi quindicenne che mi assomiglia molto.

lunedì 14 settembre 2009

Fette biscottate homemade

Come ho accennato, qualche giorno fa un'anima buonissima e dolce mi ha regalato, così all'improvviso, senza occasione particolare, questo bellissimo libro sul pane, in particolare sulle possibilità offerte dalle macchine del pane, di cui possediamo un affidabilissimo esemplare.
Le spiegazioni dettagliatissime delle prime pagine mi hanno dato subito l'idea di un volume molto curato, di quelli insomma che alla fine della lettura l'argomento trattato non avrà più segreti.
Le ricette si dividono in sei sezioni: pani base, pani rustici, per la colazione, pani per cambiare, per pic nic e per la merenda. A loro volta poi ogni categoria prevede ricette realizzate interamente con la MdP (cioè compresa la cottura) o solo con il suo ausilio, per l'impasto e la lievitazione.

Sono pagine davvero da sogno, che consiglio a tutti oltre che per la ormai nota cura grafica dei volumi di Tommasi, anche per la precisione e per la varietà delle ricette, un vademecum indispensabile per gli appassionati di panificazione senza troppo tempo a disposizione.

Tanto per portare un esempio, illustra come ricavare, da un pane particolare fatto con la Mdp , delle bellissime croccantissime fette biscottate.
Devo premettere che ci vuole un po' di tempo più che altro per le lunghe attese di asciugatura, nel senso: se le vogliamo mangiare poniamo alla domenica pomeriggio per merenda dovremo attivarci al sabato mattina intorno alle 9 per riempire e attivare la macchina. Poi fino al mezzogiorno del giorno dopo il panone riposerà tranquillo, e solo a quest'ora dovremo riprenderlo in mano per tagliarlo e far asciugare le fette.
Questo per organizzarsi. Adesso tutti i dettagli:

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Fette biscottate homemade con MdP
per 600g di fette biscottate

latte a t ambiente 190 ml

acqua tiepida 80 ml

zucchero 15g
sale 1,5 cuchiaini (=6g)
farina 450g
lievito di birra disidratato 1 cucchiaino colmo
burro 40g

1° giorno: (operazione che richiede 10 minuti circa) .Mettere nel cestello della macchina l'acqua e il latte, poi il sale e lo zucchero. Versare la farina, formare un buchino al centro e inserirvi il lievito e il burro ammorbidito. Azionare con il programma "pane bianco" o "base" (durata intorno alle 3h e 20'.), con doratura "media" e peso 600g o quello che più gli si avvicina. Al termine, togliere dalla macchina e lasciar asciugare all'aria per 24 ore.

2° giorno: Trascorse le 24 ore affettarlo a fette di 1 cm di spessore, stenderle su una teglia larga e lasciarle asciugare ancora per 1h. Scaldare il forno a 210° e infornare le fette per 15 minuti girandole a metà cottura. Fare molta attenzione alla cottura che è molto veloce e tirarle fuori quando saranno ben dorate da entrambi i lati. Spegnere il forno e lasciare che la temperatura scenda sotto i 100°. Rimettere le fette in forno e lasciarle asciugare ancora per qualche ora.

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Guardate come sono uguali a quelle comprate! Non avrei mai creduto! (picco di soddisfazione personale), mi verrebbe voglia di ricominciare subito con un altra ricetta da questo libro ma oggi proprio non c' tempo.
Abbandono pc e fornelli e me ne vado qui, dove tutte le idee che saltellano instancabili per la mia testolina riguardo a brico vari e decorazione della maison possono con poca spesa e un po' di orette di lavoro diventare realtà.

domenica 13 settembre 2009

Sfogliata all'uva

Sono solo 4 o 5 anni che ho iniziato a comprare l'uva dal fruttivendolo. Prima i nonni avevano filari a pardita d'occhio dietro casa. E io, da quando avevo un anno e mi portavano con loro caricata in un carretto per il latte con una covata di pulcini come unici giocattoli, non ho mai smesso di sentire il fascino per il momento speciale della vendemmia. Per quell'odore che con il caldo diventava così forte e ci impregnava i vestiti, per i pranzi che in quei giorni la nonna preparava per tutti quelli che passavano a dare una mano. Ad un certo punto della mattina toglieva il camice, mollava i forbicioni e se ne andava in casa a friggere il gnocco o a dare una scaldata al coniglio in fracassata preparato il giorno prima, alla sera tardi. Noi la raggiungevamo dopo un po', grande mangiata, breve riposino dove c'era posto, poi tutti di nuovo al filare. E quando iniziava l'asilo, e poi la scuola, ed ero costretta a non fare più parte di questo ritmo, di questo gruppo, i primi giorni mi dispiaceva davvero.
Oggi ogni tanto l'uva la compro, ma la mangio come se fosse un altro frutto, niente a che vedere con quei chicchi dolci piccoli e nerissimi che macchiavano i vestiti senza soluzione

Se non altro però con questi enormi acini trovati al supermercato risulta più semplice eliminare i vinaccioli per fare qualche dolce. Così l'altro giorno ci ho fatto una specie di strudelino con pasta pronta che ogni tanto, ammetto, uso, e mi da pure certe soddisfazioni.

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Sfogliata all'uva

pasta sfoglia pronta 1 rotolo
uva nera della varietà preferita 300g
pan grattato 2 cucchiai*
zucchero di canna 4 cucchiai
burro 40g

Lavare l'uva e se si preferisce eliminare i vinaccioli tagliando a metà gli acini e staccandoli con la punta di un coltello (non ci vuole poi molto infondo, credevo peggio). Stendere la pasta sfoglia, nella parte centrale distribuire il pan grattato mischiato ad un cucchiaio di zucchero in una larga striscia. Sistemare poi gli acini d'uva e coprire con 2 cucchiai di zucchero. Chiudere i lembi della pasta sopra e ai lati pressando bene. Fondere il burro e spennellare tutta la superficie, poi cospargerla con lo zucchero rimanente. Forare in 5 o 6 punti con i rebbi di una forchetta e infornare a 200 per 25-30 minuti. Aspettare il raffreddamento completo prima di affettare.

*l'uso del pan grattato in questi tipi di preparazioni permette di ottenere una base comunque croccante perchè assorbe buona parte dei liquidi emessi dalla frutta senza impregnare la pasta sfoglia sottostante.
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Ho pensato poi che insieme all'uva ci sarebbe stata benissimo della frutta secca, probabilmente noci, in modo da rendere un po' più varia la consistenza del ripieno. Solo, attenzione a dosare lo zucchero se per caso l'uva fosse di una varietà molto dolce, potrebbe bastarne un cucchiaio solo.

Domenica di relax a tutti, io mi sto dedicando a fare in casa delle cose che solitamente si comprano, quadrate e croccanti, tipiche della colazione, da spalmare di burro e marmellata....vedremo!

venerdì 11 settembre 2009

Panna cotta con gelatina di mango

Ogni volta che non ho tanto tempo e devo fare un dolcetto al cucchiaio, da fine pasto o simili, penso sempre: panna cotta con gelatina di...[qualcosa]. E in effetti non c'è niente di più rapido, d'effetto e che accontenta tutti. E poi teoricamente, come insegnano diverse foodblogger sia autoctone che non ci si potrebbe sbizzarrire con strati e multistrati multicolor se si avesse la pazienza e il tempo di far raffreddare ogni livello per bene. Nella semplicità, infinite varianti: il massimo.

La panna cotta. Allora, a me piace soda. Ho trascorso almeno 15 anni della mia vita senza mangiarla perchè, sarà stata sfortuna, ma mi presentavano sempre cupolette ballonzolanti e condite sempre, solo ed esclusivamente con del caramello pronto. E pure acquose. Di conseguenza per reazione ora la bramo solida e asciutta, molto "piena".E poi mi piace mangiarla nel bicchierino o coppetta trasparente, meglio se di vetro (ma su questo non sono fiscale dal momento che questi piccoli contenitori sono in plastica e sono bellissimi).

La copertura. In conseguenza del discorso di prima: bandito il caramello. Non c'entra proprio niente secondo me. Dolce con dolce e ti si impasta solo la bocca. Come mezzo mondo che beve il vino dolce col dessert e io ancora non lo capisco. La panna cotta va con la frutta. Stop. Frutta in pezzi, piccolissimi ribes, purea di frutti esotici, o il massimo per me gelatine coloratissime. La panna ti scalda, ti avvolge, la copertura deve risvegliarti, rinfrescarti e prepararti ad una seconda e poi terza cucchiaiata.

Qui ho fatto una semplicissima gelatina di mango. L'ho fatta per ferragosto (eh si in ferie ho prodotto troppo e sto ancora postando gi arretrati!), dopo cappelletti in brodo e faraone ripiene, quindi una bella fogliolina di menta fresca per decorare mi è sembrata più che sufficiente.
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Panna cotta con geleé di mango

(per 6 coppette piccole)
per la panna cotta:
panna 500 ml (oppure 400 di panna e 100 di latte)
zucchero 80g
vanillina 1 bustina o scorza di 1 limone
colla di pesce 3 fogli
per la geleé:
1 mango maturo (sui 400g)
zucchero 2 cucchiai da tavola
acqua 1\2 bicchiere
colla di pesce 2 fogli
Panna cotta: Ammollare la gelatina in acqua fredda. Scaldare a fuoco dolce la panna (o la panna e il latte) con la vanillina o la scorza di limone e lo zucchero finchè non inizierà a bollire. Togliere dal fuoco e aggiungere la gelatina ben strizzata. Amalgamare bene e velocemente con una frusta. Versare nei bicchierini lasciando 1,5\2 cm dall'orlo e lasciar raffreddare completamente, poi mettere in frigorifero per 3-4 ore.
Gelatina di mango: Mondare il mango e tagliarlo a cubetti grossolani. Schiacciarlo con una forchetta o col minipimer e poi passare questa purea al setaccio per eliminare i filamenti tipici del frutto. Versare in un pentolino adatto per il fuoco, aggiungere l'acqua e lo zucchero e portare ad ebollizione. Spegnere il fuoco e aggiungere i fogli di colla di pesce precedentemente ammollati in acqua fredda per 10 minuti. Prendere dal frigo i bicchierini di panna cotta, versare uno strato di 1\1,5 cm di gelatina in ciascuno, lasciar raffreddare un po' e mettere di nuovo in frigorifero fino ad un momento prima di servire. Decorare con foglioline di menta fresca.
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Il solito augurio di un buon week end questa volta ancora più valido visto la notevole quantità di eventi interessanti in giro per il nord Italia, dal Sana di Bologna al Festival della Letteratura di Mantova, un concentrato di sagre e fiere di paese e chi più ne ha più ne metta. A proposito...so che qualcuno ieri è stato proprio a Mantova a incontrare le mitiche Sorelle Simili e Clara Sereni, incontro che ho dovuto perdere per noiosi impegni (non miei) sopraggiunti all'ultimo momento, quindi... raccontatemi tutto!!

giovedì 10 settembre 2009

Vincere un libro di ricette?? Eccomi!

Ieri spulciando la posta:
"Ciao volevo segnalarti questo concorso per vincere un libro di cucina gratuitamente! E' Semplicissimo: [...]"

E che per caso mi tiro indietro??? Io?? Maddai!!
I libri di ricette, è noto ai più, sono la mia grande mania, praticamente l'unica cosa per cui sono disposta a spendere tanto (e spesso). A casa e tutto uno spostare mensole, ricavare spazi e tra poco urgerà persino un mobiletto nuovo quindi si, ormai, è cronica. E' vero, molti poi alla fine non li uso, oppure vi trovo solo poche ricette realmente "perfette", ma li uso più che altro per ricavare idee, che poi modifico o stravolgo a mio piacimento, e sopratutto, nonostante ci viva in mezzo tutto il giorno al lavoro, faccio parte di quelli che ancora amano sentire la carta sotto le dita, e per cui il senso di possesso nei confronti dei propri libricini è veramente molto molto forte. (sto pensando di farmi fare un timbro col mio nome da apporre su tutti!)
Vabè che con estrazioni sorteggi e lotterie (e nemmeno alla pesca di beneficenza) non mi è mai andata bene una che una volta, però non costa niente, no? Anzi mi fornisce l'occasione di parlare di una bella iniziativa.
Non il solito libro di ricette ma un libro di "favole nel piatto" recita la descrizione.
Sono racconti da un posto che non conosco, ma che mi sembra quasi incantato, il Ristorante Castello Malvezzi di Brescia. Il libro, scritto da Alessandro Cappotto, chef del ristorante, e da Carla Perotti (scrittrice e viaggiatrice), propone più di 25 ricette dall'antipasto al dolce, alcune delle quali descritte e fotografate qui in anteprima.
Per partecipare anche voi all'estrazione, tutte le regole sono invece qui. Buona fortuna!

mercoledì 9 settembre 2009

Rose del deserto

Nulla di nuovo. Restano sempre tra i migliori biscotti del mondo. Ma non potevano non comparire nel mio indice ricette.
Fin'ora ne avevo sempre provata una e una sola ricetta, quella infallibile della zia Anna, che le faceva venire croccantissime fuori e morbide all'interno. Poi un giorno per cambiare ho provato quelle di Arietta ed era tutta un'altra cosa, e non sono più stata in grado di capire quali fossero le mie preferite.
Cuore morbido o croccanti anche all'interno? Uvetta, altra frutta o gocce di cioccolato? Io ve le lascio tutte e due, fate voi! Tenendo conto che con ciascuna ricetta ne vengono un bel po', 40-5o rose.

Rose del deserto di Arietta (croccanti)

150 gr di zucchero
2 uova
quasi 2 etti di burro (circa 180 gr)
200 gr di farina
60 g fecola di patate
1 dose di lievito per dolci
1 confezione di cornflakes
uvetta q.b.
gocce di cioccolato q.b.
Zucchero a velo q.b.

Amalgamare con le fruste elettriche zucchero, uova, burro ammorbidito, farina, fecola e lievito, fino a ottenere una pastella molto densa, spumosa e appiccicosa.Dividere l'impasto in due terrine. Unire a metà del composto l'uvetta asciutta e all'altra metà le gocce di cioccolato. Aiutandosi con due cucchiaini da thè, prendere una noce di pastella e formare delle quenelle tondeggianti, deporle in una terrina colma di cornflakes e farvele saltare. Disporre ben distanziate (al massimo 4 per riga, su 4 file) su placche coperte di carta forno e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 15 minuti. Una volta raffreddate, cospargere di zucchero a velo.

Rose del deserto della zia Anna (integrali e col cuore più morbido)

farina integrale 200g
uova 2
burro 125g
zucchero 120g
uvetta 150g
lievito 1 bustina
vanillina1 bustina
1 confezione di corn flakes
zucchero a velo

Mescolare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina con il lievito, 1 pizzico di sale, la vanillina e il burro fuso. Amalgamare bene e aggiungere l'uvetta. Formare delle palline per quanto possibile perchè l'impasto sarà molto molle, farle passare nei corn flakes prima di adagiarle sulla placca ricoperta di carta da forno. Cuocere a 180° per 15 minuti.
Nella mia versione al posto dell'uvetta ho inserito dei frutti rossi disistratati, lamponi fragole e ciliegie, che si trovano facilmente alle fiere e alle sagre in quegli enormi golosi tendoni specializzati in frutta secca. Mi sarebbe piaciuto metterli anche sulla superfcie, per dare un po' di colore, ci ho provato e in cottura bruciano dando come unico colore...il nero. Quindi nella seconda infornata li ho amalgamati all'impasto ed erano ok.

Un piccolo P.S: In questi giorni mi sto accorgendo di quanto sia sterminata la foodblogosfera, insomma ogni giorno per un motivo o per l'altro scopro nuovi blog interessantissimi di cui non conscevo ancora l'esistenza. In più spesso facendo qualche ricerca ne trovo alcuni che hanno Meringhe nell'elenco dei preferiti ma che io non avevo mai visto! Io trovo che per imparare e migliorare sia fondamentale conoscere i propri lettori e di conseguenza comunicare e condividere con loro. Quindi mi farebbe molto ma molto piacere se chi passa di qui mi lasciasse un segno, in modo da poter ricambiare la visita! Tra poco avrò qualche giorno di ferie e non me ne voglio perdere uno!
PASSI DI QUI E HAI UN BLOG CHE IO NON FREQUENTO ABITUALMENTE O NON HO MAI COMMENTATO??
LASCIAMI IL LINK, SARO' FELICE DI RICAMBIARE LA VISITA!!

martedì 8 settembre 2009

Torta capovolta all'ananas

Quando ero poco più che bimba mi piaceva tantissimo fare queste torte rovesciate, più che altro perchè erano semplicissime ma ne usciva fuori qualcosa di veramente bello adatto per essere anche regalato o portato a qualche festa. Questa ricetta se n'è stata per tutti questi anni sul mio quadernino con le farfalle rosa su sfondo bianco e nero a righe, la mia prima raccolta di ricette, tutta scritta in biro rosa, con i cerchiolini sulle "i" e i cuoricini al posto del punto, iniziata quando avevo 11-12 anni, e oggi ho deciso di regalarle un po' di notorietà in più.
Non molto dolce, per me è perfetta per la colazione. Ed essendo la cottura relativamente breve l'ananas riesce a mantenere parte della sua umidità e consistenza, che contrasta con la base asciutta e molto uovosa (quasi una frittata dolce) dell'impasto.
Torta capovolta all'ananas
ananas 6 fette di circa 1 cm di spessore (vanno bene anche quelle in succo o allo sciroppo)
uova 3
zucchero 85g
farina 85g
burro 50g
lievito per dolci 1 cucchiaino
rhum 3 cucchiai da tavola (in alternativa: sciroppo dell'ananas)
scorza di 1\2 limone
Rivestire una tortiera tonda del diametro di 24 cm circa con carta da forno, imburrare la carta e cospargerla abbondantemente di zucchero di canna. Appoggiare sul fondo le fette di ananas ben sgocciolate in un unico strato seguendo una disposizione a fiore.
Con le fruste elettriche a media velocità sbattere le uova con lo zucchero finchè non iniziano a gonfiare e a schiarirsi, aggiungere poi il burro fuso e freddo e la farina setacciata insieme al lievito amalgamando sempre con le fruste. Infine profumare con il rhum e la scorza di limone. Versare il composto nella tortiera e cuocere in forno preriscaldato, nella parte inferiore, a 180° per 35-40 minuti. Come la tarte tatin, va sformata calda, prima che il sottile strato di caramello si rapprenda, se no staccarlo sarebbe molto difficoltoso e potrebbe rovinare la superficie della torta.
Per rendere la parte superiore (che durante la cottura è quella inferiore) più dorata, si può cuocere la torta anzichè sulla grata, sulla placca del forno, precedentemente riscaldata insieme al forno stesso. La piastra, surriscaldaldandosi, agevolerà una leggera caramellizzazione dello zucchero senza ulteriori passaggi.

domenica 6 settembre 2009

Tartellette al lemon curd con frolla alle mandorle

Alla fine è stato un fine settimana ricco, denso di incontri.
E c'è stato molto meno spazio di quel che credevo per i miei dolci. Ma avevo troppa voglia di terminare la giornata sedendomi qui per un po' a raccontare, così ho deciso di pescare qualcosa dall'archivio dei già-pronti-per-tempi-più-duri.
Ricordate il lemon curd dell'altro giorno?? Tra tutti i suoi possibili usi mi chiedevo quale potesse essere per me il migliore, l'ho messo in una torta allo yogurt, sulla panna cotta e ne ho mangiato (tanto) da solo. Alla fine ho concluso che dà il massimo accompagnato dalla sola pasta frolla, a farcire biscotti, tartellette o crostate. E così l'ho finito con queste piccole delizie.
Visto che c'ero, ne ho approfittato per sperimentare anche una nuova frolla lievemente aromatizzata alle mandorle, che ho creato sostituendo circa 1\3 della farina con appunto farina di mandorle. Soddisfatta dal risultato, che poi non fa altro che riprendere dettami storici degli albori della pasticceria, come l'abbinamento mandorle-limone e quello croccante-cremoso delle crostate, ecco la ricetta.
Tartellette al lemon curd con frolla alle mandorle

farina 170g
farina di mandorle 80g*
burro freddo a pezzetti 125g

zucchero 125g
uova 1
lemon curd 1 vasetto

Mettere nel robot farina, farina di mandorle, zucchero, burro a pezzetti e azionare finchè non ne uscirà un'impasto sabbioso, aggiungere l'uovo e azionare di nuovo fino ad avere un ammasso compatto. Prelevarlo e riporlo in frigorifero per 30 minuti avvolto in pellicola trasparente. Una volta trascorso questo tempo, stendere la frolla, tagliare dei dischi della misura dei vostri stampini e inserirveli facendoli ben aderire ai bordi. Bucherellare il fondo con una forchetta, coprire con un dischetto di carta da forno e poi con fagioli secchi, facendo attenzione che i bordi superiori rimangano liberi dalla carta per poter prendere un bel colore dorato. Infornare e far cuocere 10 minuti. Togliere dal forno, eliminare i fagioli e la carta e reinfornare per altri 10 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare. Riempire con uno strato sottile di lemon curd, decorare a piacere e conservare in frigorifero.

*In mancanza della farina di mandorle già pronta sarà sufficiente polverizzare con il robot 80g di mandorle pelate insieme a qualche cucchiaio di zucchero, che andrà sottratto dalla quantità totale. Questo per evitare che le mandorle rilascino la loro parte oleosa, che in tal modo viene assorbita dallo zucchero.

Per decorare io ho usato i fili di caramella IKEA, poi ho pensato che ci starebbero benissimo anche le girelle di liquerizia secondo me, prossima volta ce le metto di sicuro.

Oggi mi è arrivato anche un regalino...questo super ed un altro stampo per cioccolatini. Ma ovviamente si è trattato di un investimento, cioè chi ha fatto il gesto si aspetta poi, a breve, un buon risultato, in particolare lievemente aromatizzato e che si sciolga sulla lingua. Per ciò si accettano ricette, consigli, link per realizzare i miei primi veri cioccolatini.

venerdì 4 settembre 2009

Spuma di...mozzarella per Erborina

La prima volta che ho assaggiato i crackers Olivia e Marino ho svuotato allegramente il sacchetto nel tragitto di 10 minuti dalla coop a casa. Poi li ho ripresi qualche altra volta e alla fine mi sono posta un freno decidendo di non prenderli più per un po' visto che azzerano del tutto la mia capacità di controllo. Oggi finalmente ho trovato una scusa per farmene un sacchettino, senza sensi di colpa, insomma è per una buona causa. Si tratta infatti della raccolta di Alicia in arte Erborina, autrice di interessantissime ricette e soprattutto squisita fotografa, la quale, in collaborazione proprio con la Pavesi e i prodotti Olivia e Marino, ha lanciato la sfida di creare una ricetta, uno stuzzichino, tapa o finger food da accompagnare proprio con questi prodotti.
Visto che i miei O&M preferiti sono quelli alle olive, ho cercato qualcosa che si abbinasse proprio con loro, qualcosa di delicato e morbido che contrastasse con il loro sapore molto deciso e la consistenza estremamente croccante.
Spuma di mozzarella alle erbette con crackers Olivia e Marino alle olive

aglio 1 spicchio
pane carrè o da tramezzini 60 g
latte 1 bicchiere
mozzarella di bufala campana 250g
erbette fresche (prezzemolo, basilico, menta...) a piacere
olio extravergine di ottima qualità
sale e pepe

Spellare l'aglio ed eventualmente sbiancarlo* se si hanno problemi a digerirlo crudo. Spezzettare il pan carrè in una ciotola e bagnarlo con il latte. Tagliare a cubi grossolani la mozzarella. Dopo qualche minuto, scolare e strizzare il pane e metterlo nella boccia del robot insieme alla mozzarella e all'aglio. Azionare fin quando tutti gli ingredienti si saranno ben amalgamati. Aggiungere una presa di sale, il pepe e le erbette scelte e azionare ancora per un attimo ( o meglio utilizzando il movimento a impulsi) fino a che non si saranno ben distribuite nel composto. Trasferire in una terrina da portata e guarnire con un filo di buon olio, qualche fogliolina fresca e qualche crackers Olivia e Marino alle olive.

*per sbiancare l'aglio io lo immergo in acqua freddissima che poi porto a bollore e verso via. Ripeto l'operazione per 3 o 4 volte e alla fine gran parte dell'odore scompare e il piatto preparato è meglio tollerato anche dagli stomaci delicati. Per aumentare la digeribilità è consigliabile anche eliminare il filamento interno.

Con questa ricetta partecipo quindi al contest di Erborina Tapas per l'estate

E visto che oggi ormai è dedicato al salato, torno di la a fare i miei esperimenti per una pasta per l'erbazzone reggiano che non contenga strutto ma che abbia comunque il sapore e la consistenza di quello della nonna.
Buon fine settimana a tutti i passanti, e comunque vista la mia iperattività e grfomania di questi giorni mi sa che ci sentiamo!

giovedì 3 settembre 2009

Quatre quart con prugne al vino e cardamomo per Solidea e Ale



Il quatre quart per chi non lo sapesse è una torta tipica della Bretagna, il cui nome deriva dalle proporzioni tra gli ingredienti: si pesano le uova (con il guscio) e si aggiunge uguale peso di burro, zucchero e farina. Appunto, quattro quarti. E poi tutto quello che ci ispira come aromi e farciture, futta e spezie.
In rete ho visto procedimenti molto diversi tra loro, che non prevedevano il montare gli albumi separatamente, o che iniziavano lavorando lo zucchero con il burro invece che con le uova, ma alla fine dopo qualche ricerca e parecchi dubbi, mi sono fidata di lei e dei partecipanti alla discussione su gennarino, perchè li sono precisi da paura e non potevo sbagliare. Questo per quanto riguarda la base.

Poi con tutta la frutta che c'è in giro per casa in questo periodo non c'era che da scegliere, le più abbondanti erano delle belle prugne piccole e scure, che sono volate dentro anzi sotto l'impasto in un attimo, dopo una piccola procedura di aromatizzazione al vino imparata qui. Perfette perchè con la dolcezza del quatre quart preferisco abbinare qualcosa di più bruschino e quindi contrastante.

E poi mi sono messa a cercare un profumo, qualcosa in più. E in mezzo a tutte queste elucubrazioni che mi arriva per posta?? Un pacchettino bianco, sottile, che ad agitarlo suonava tipo maracas...che cos'è??? Il cardamomo!!
No, non ci credo, ho pensato, non può avermelo mandato davvero!! E invece si, la dolcissima Solidea, consapevole della mia difficoltà a trovarlo, me ne ha spedito un sacchetto in regalo, oltretutto di quello verde e più pregiato, per permettermi di partecipare alla sua raccolta!
E'stato bello pensare che ci sono ancora persone che agiscono in maniera disinteressata, per pura generosità, che bella sensazione che mi ha regalato!

Quatre-quart con prugne al vino e cardamomo

3 uova
Lo stesso peso in zucchero
Lo stesso peso in burro
Lo stesso peso in farina
1 bustina di lievito per dolci
sale

6-8 prugne
2 bicchieri di lambrusco
3 cucchiai di zucchero
3-4 bacche di cardamomo


Tagliare a spicchi le prugne eliminando il nocciolo. Portare ad ebollizione il vino con lo zucchero facendolo restringere di 1\3, togliere dal fuoco e immergervi le prugne, lasciarle a bagno per almeno 30 minuti.
Accendere il forno a 160°.
Nel frattempo lavorare i tuorli con lo zucchero fino a quando non saranno diventati bianchi e spumosi. Aggiungere il burro fuso e freddo e il sale. Setacciare insieme la farina e il lievito e aggiungerli mescolando continuamente. Infine aggiungere gli albumi montati a neve. Sbucciare e pestare nel mortaio i semi di cardamomo e aggiungerli al composto.
Scolare gli spicchi di prugne dalla marinata. Imburrare e infarinare uno stampo (io ne ho usato uno quadrato di circa 24 cm di lato) e distribuire sul fondo le prugne. Versare l'impasto ricoprendole per bene.
Cuocere a 160°C per circa 40 -45 minuti (+ 5 minuti a riposo nel forno spento). Fare raffreddare bene il dolce e trasferirlo sul piatto da portata. Se si preferisce, si può (come ho fatto io) servirlo rovesciato in modo che le prugne si trovino ben evidenti nella parte superiore.

Ho pensato solo a dolce fatto che avrei potuto anche aromatizzare il vino, sempre col cardamomo o magari con cannella o zenzero o anice stellato, ma meglio così, mi tengo buona la sperimentazione per una prossima ricetta!
Comunque: sbigottita dalla quantità di burro che la ricetta prevede, avevo deciso di non mangiarla e di offrirla solamente. Poi l'ho nasata per due giorni e alla fine ho ceduto. E mi è piaciuta.
Ne regalo quindi un pezzettino a Solidea e Ale, per la loro bella raccolta, con di nuovo un grande grazie per il disturbo e il regalo. E a tutti voi... partecipate! Vanno bene anche le ricette già pubblicate quindi con tutto il parlare di cardamomo che c'è stato dovremmo intasargli i commenti! E per chi non avesse un blog basta una mail a aspassocon@gmail.com inserendo come oggetto "AAA...ricette col cardamomo cercasi...", c'è tempo fino al 15 ottobre.


mercoledì 2 settembre 2009

Bye bye summer con torta alle pesche e un giochino

Inutile far finta di niente. Ci stiamo già sbiadendo, siamo tutti tornati da un po' alla scrivania, siamo già stressati e tra poco fratellini sorelline figlioletti e nipotini se ne torneranno sui banchi. E' finita. Le giornate si accorciano a vista d'occhio e io ho già nostalgia. Delle camminate dopo cena quando alle 10 c'era ancora un po' di luce, della smania per il mare, della Croazia, dei genitori in vacanza, delle grigliate, delle giornate che sai come cominciano ma non sai come, dove e a che ora finiranno. Del caldo afoso, si anche di questo, perchè poi alla sera si stava così bene! Nostalgia dei vestiti vecchi e leggeri, delle infradito bianche, del mio sdraio nel prato. Delle mie colline, delle zucchine e delle pesche.

Questo post vuole essere il mio saluto all'estate. Con una torta decisamente estiva della quale qualcuno aspettava impazientemente la ricetta e con la mia partecipazione ad un giochino divertente, escogitato da Ornella di Ammodomio, e che tempo fa in tempi non sospetti anche Sigrid aveva pubblicato facendo ridere un bel po' tutti i cavolettodipendenti.

Ricotta cake alle pesche e acqua di fiori d'arancio

(per stampo da 28cm)
biscotti integrali 250g
burro 125g
ricotta 500g
panna fresca 200 ml
uova 3
zucchero 150g
scorza di 1 limone
succo di 1\2 limone
acqua di fiori d'arancio 7-8 gocce
pesche 2 grandi
gelatina di albicocche 2 cucchiai

Accendere il forno a 180°. Tritare i biscotti nel mixer fino a ridurli in polvere finissima, fondere il burro e unirlo ai biscotti. Mescolare bene e pressare sul fondo di una tortiera apribile di 28 cm rivestita di carta da forno. Infornare per 10 minuti, sfornare e lasciare il forno acceso, abbassandolo a 160. Ridurre in crema la ricotta con lo zucchero, aggiungere le uova sbattute, la panna, il succo di limone e l'acqua di fiori d'arancio. Amalgamare bene poi versare sul fondo di biscotto. Infornare per circa 50 minuti fino a che i bordi inizieranno ad essere lievemente dorati. sfornare e lasciar raffreddare completamente. tagliare le pesche a fettine di 3 mm circa di spessore e disporle sulla superficie nel modo preferito. Scaldare la gelatina di albicocche per 20-30 secondi al microonde e con un pennello lucidare la superficie della torta. Conservare in frigorifero.

E veniamo al giochino. Ornella, divertita dalle strambe chiavi di ricerca che hanno portato visitatori sul suo sito, ha deciso di raccogliere anche tutte le nostre per farci insieme due risate. Io ho inserito il contatore dopo la metà di agosto, ma in pochi giorni già qualche stranezza mi ha già raggiunta...
immagine tratta da qui
chi cerca trova

meringhe alla panna
blogmeringheallapanna
meringhe alla
http:/meringheallapanna.it fuochino...
www meringhe alla panna...quasi...
meringheallapanna.blogspot.com evvai ce l'hai fatta!


quelli del tutto subito
creme gia pronte
foto di torte piu ricetta livello facile al cioccolatto
ricetta per torta della nonna rettangolare step1: compra lo stampo rettangolare
foto con colazione pronta
pomodori capperi olive pane eh adesso non è che se mi scrivi il contenuto del tuo frigo io ti faccio la cena eh!
torta al cacao con 2 uova senza burro: altro svuotafrigo eh?
chi ha la ricetta della pasta strudel di laura ravaioli? il sito di Laura Ravaioli


confusione culinaria
i fichi secchi si bolliscono?...
panna al posto delle uova non è proprio la stessa cosa ma..
bakewell tart senza mandorle non credo sarebbe una bakewell tart
torta distacco nel senso che serve per festeggiare che te ne vai o che non riesci a staccarla dallo stampo?


quelli delle imprese impossibili
cucinare il nasturzio da solo??
cookaround come fare il culatello con un salumificio attrezzato, secoli di esperienza e una d.o.p. credo

quelli a attenti alla linea
biscotti al latte senza burro e lievito e uova improbabili
torta al cioccolato senza farina e uova altamente improbabile!
torta no burro no uova no latte acqua e farina??
torte e dolci senza burro, latte e uova. oh.

quelli che...de gustubus...
fiori con la panna
mirtilli e gelatina di pesce abbinamento azzardato
olive panna
salame alla panna che coraggio!

fashion victim, atigiani e terapie naturali
occhiali rosa
dove posso vendere i miei vecchi abiti a reggio emilia
candele a forma di dolce
cure con latte di mandorle

di tutto di più...e quelle che proprio non mi spiego
4 arance la domenica mattina forse un po' troppe?? Dopo un tot la vitamina c non si assimila più...
donna beve latte basta non subito dopo le 4 arance se no lo stomaco...e poi:
capre istriane in vendita
erboristerie sondrio
gatto moka oro saiwa
macchine raccolta olive...

tutto questo in meno di 2 settimane!