venerdì 30 ottobre 2009

Un nastro rosa

Oggi vi devo parlare di una cosa.
Infondo da queste parti siamo per la maggior parte ragazze e donne, quindi mi sento molto tranquilla nella decisione di abbandonare per un giorno le nostre spadellate, certa della vostra totale comprensione.
Ottobre è stato individuato come il mese della prevenzione del tumore al seno, che solo in Italia, leggo, colpisce oltre 40.000 donne ogni anno. E non fatico a crederci, del resto chi di noi non conosce una persona che ne è stata colpita o che ancora ne soffre? Chi di noi non avrebbe almeno una storia da raccontare?
La prevenzione è uno dei pochi poteri che abbiamo sul mondo e sulla nostra salute, per questo credo che la diffusione di ogni messaggio di questo genere sia molto, molto importante.
Con la campagna Nastro Rosa anche l'Italia vuole fare la sua piccola parte nel diffondere le principali regole di prevenzione, il nastro rosa è il colore rosa sono quindi il simbolo, italiano ma anche mondiale, della lotta al tumore al seno.
Ed è quasi con senso del dovere che accolgo l'invito di Ela diffuso da Alex a pubblicare un post tutto rosa, come un modo tutto nostro per sensibilizzare su questo argomento.

E di certo anche voi con tutte le meraviglie rosa che mi state inviando per la nostra raccolta non dovreste avere problemi ad aderire a questa importante iniziativa. Anzi, che ne dite di aggiungere una ragione di esistenza un po' più seria a questa raccolta, inviandola, una volta terminata e curata nella grafica proprio alla Lega Italiana per la Lotta contro i tumori fondatrice della campagna Nastro Rosa?

giovedì 29 ottobre 2009

Crema di piselli al curry e (ancora) yogurt greco

Si diceva l'altro giorno di quanto mi piaccia ogni tanto (anzi ogni spesso), "omaggiare" i blog che seguo riproponendo le loro migliori ricette che ho provato e che per qualche ragione ho fatto "mie". Alcune perchè venute assolutamente perfette al primo colpo, altre perchè mi han fatto fare dei figuroni, altre ancora, semplicemente, perchè mi sono piacute tantissimo.
Come questa, pubblicata un po' di tempo fa da Sweetcook sul suo Deliziando.

I piselli come base per una morbida crema di verdure sono da sempre per me il massimo (facevano parte di quelle cose che mangiavo anche pre-conversione-vegetale) ma sono sempre alla ricerca di qualcosa in grado di portare una piccola variante a questa base.
In questa ricetta, scovata appunto da lei sul sito di una nota marca di yogurt greco ce ne sono ben due, curry e yogurt, per una crema che alla fine diventa pura pura poesia e ne avrei bevuti dei litri, mi è venuta voglia di fare come Nigella che in una puntata si mette la crema di verdure nel thermos e se la porta via per poi mettersi al berla sull'autobus al primo momento di calma.

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Crema di piselli al curry e yogurt greco come l'ho fatta io
per 2 persone:

piselli freschi oppure surgelati circa 400g
patata 1
scalogno 1\2
carota 1
curry in polvere
brodo vegetale 500 ml
alloro, sale e pepe
yogurt greco colato, a temperatura ambiente 150g circa
menta tritata per guarnire

Mondare e affettare la patata, lo scalogno e la carota, far soffiggere in una caseruola alta insieme ad un filo d'olio. Unire i piselli, versare il brodo e portare ad ebollizione. Cuocere a fiamma bassa per circa 45 minuti fino a che i piselli siano ben ammorbiditi. Aggiungere un cucchiaino raso di curry, un pizzico di sale e di pepe e frullare il tutto. Cuocere ancora per 10 minuti mescolando di tanto in tanto, fino a ottenere la consistenza desiderata*. Spegnere il fuoco e versare, sempre mescolando, 4 cucchiaiate di yogurt. Servire unendo ad ogni porzione un altro cucchiaio di yogurt che dovrebbe galleggiare sulla superficie, decorando con un po' di menta tritata e con un' altra piccola spruzzata di curry. Servire con crostini.
*se la crema avrà già raggiunto una notevole densità questi ultimi 10 minuti di cottura si potranno anche omettere per evitare l'eccessiva evaporazione di liquido che potrebbe toglierele fluidità e renderla troppo "solida".
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mercoledì 28 ottobre 2009

Ancora cavoletti?Si! (all'arancia e sesamo)


Ebbene si, si parla ancora di loro qua, per finire quelli comprati per il post del cavolo, e per ringraziare tutte le cavoletto-fans che si sono unite a me nell'augurio a Sigrid per l'uscita del suo libro [che ricordo, si compra qui. A proposito qualcuno ce l'ha già tra le mani??? E che mi dite??? Non che abbia molti dubbi sulla qualità però sono curioooosaa!!].

Per cui, un doveroso link-ringraziamento va al gruppetto affezionato che come me ha deciso di impuzzettarsi la casa per un po' per un augurio speciale, così se per caso vi siete persi qualcosa le ricettine son qui.

Babs con i suoi cavoletti, castagne e pinoli
Izn con la sua zuppa del cavolo (cappuccio)
Fiordilatte con la sua vellutata di cavolo rapa
Marina con il suo cake salato con cavoletti, nocciole, pancetta e curcuma
Genny con i suoi cavoletti, castagne e pancetta
Acquaviva con la sua insalata di cavoletti e formaggi alla melagrana
Vaniglia con il suo pane allo zucchero di Sigrid
Evelyne con la sua zucca arrostita al miele di Sigrid
Sweetcook con il suo cake salato con farina di ceci, ceci, prosciutto e basilico di Sigrid
Toccoetacchi con il suo orto
& me, con i miei cavoletti gratinati allo yogurt

E ora veniamo alla ricetta di oggi.
Io i cavoletti fino a poco più di un anno fa non li mangiavo. E non mangiavo in realtà nemmeno alcun altro tipo di verdura. Non mi faceva gola, mi avvicinavo e qualsiasi cosa fosse mi nauseava, lasciavo perdere e non me ne preoccupavo più di tanto. Poi qualcuno mi ha parlato seriamente dei rischi per la salute dati da un comportamento del genere, e mi ha fatto pensare. Poi mi ha messo davanti un piatto di verza cruda scondita, dicendomi che sicuramente, passato il primo momento traumatico, sarei riuscita a trovare del buono anche lì.
La verza l'ho mangiata tutta, apprezzando ad ogni forchettata la croccantezza e la freschezza e il piacere naturale che dava, e da quel giorno il mio cammino di riappacificazione col mondo vegetale ha fatto passi da gigante. Tanto che a volte qualcuno deve ricordarmi che esiste anche la carne perchè io nei miei secondi ormai la snobbo proprio, e tanto che ho sviluppato un amore scatenato per quelle verdure che sono notoriamente le più ostiche, verza, radicchio, cicoria, asparagi selvatici, e soprattutto cavoli e cavoletti in tutte le loro forme e declinazioni. Più al naturale sono, meglio è.
Un po' come questi che vi descrivo oggi.
Ah, a proposito di vegetali amari e "difficili", qualcuno sa qualcosa dei broccoli selvatici?? Io li ho mangiati una volta a una cena tiepidi e conditi solo con olio e sale e mi sono innamorata del loro sapore esageratamente amaro, ho setacciato tutti i campi in stagione ma qui da me proprio non ne ho visto manco un abbozzo, ho guardato nei posti dove in primavera crescono i ciocabecchi (che sarebbero qua gli asparagi selvatici) ma niente. Voi ce li avete intorno a casa?? C'è qualche posticino, che ne so, vicino ai canali, sui rivoni, boh, in cui si possono trovare più facilmente??
Intanto comunque limitiamoci ai nostri cavoletti, per i quali la gita nei rivoni dei fossi con gli stivaloni di gomma può essere sostituita da una molto più pratica visita al mercato che si può fare anche in ballerine rosa. Però fatemi sapere!
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Cavoletti di Bruxelles al sesamo e arancia (da Cucina Moderna, Novembe 2009)

cavoletti 600g
semi di sesamo 2 cucchiai
1\2 arancia rigorosamente non trattata (perchè ci mangeremo anche la scorza)
burro 30g
sale e pepe

Pulire i cavoletti, eliminare le foglie esterne sciupate, lavarli bene sotto l'acqua corrente e tagliare i più grandi a metà. Sistemarli sull'apposito cestello e cuocerli a vapore per 10-15 minuti a seconda di quanto li desiderate sodi. Tostare leggermente i semi di sesamo in una larga padella con il burro fuso, unire i cavoletti e farli saltare per un paio di minuti. Aggiungere il succo della mezza arancia e filetti di scorza ottenuti con il rigalimoni, lasciare sul fuoco ancora per qualche istante per far asciugare il fondo di cottura. Infine, salare e pepare.
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lunedì 26 ottobre 2009

Un post....del cavolo!!

Oggi...cavoletti!!
Perchè oggi è il 26 Ottobre, perchè oggi esce il Libro del Cavolo, per fare la mia piccola parte in quello che diventerà (speriamo) un grande, corale, in bocca al lupo alla sua autrice Sigrid per questa sua creatura da parte di noi foodblogger.
Per ringraziarla delle cene che ci ha salvato con le sue idee, della sua costanza grazie alla quale ogni giorno ci regala una nuova ricetta e qualche aneddoto buffo.
Per una persona che con abilità e professionalita, si può dire, si è inventata un mestiere.
E poi, diciamocelo, se non ci fosse stata lei a farci venire voglia e a ispirarci, quanti di noi si sarebbero imbarcati nell'aventura di un blog??

Quindi, visto che in questi giorni metto lo yogurt dappertutto, perchè non metterlo pure sui cavoletti?? Cerca in giro e ho trovato pure una ricetta già collaudata, su uno dei tomi del Cucchiaio d'argento, e questa volta non sono stati neppure necessari i soliti aggiustamenti.
Lo yogurt si è solidificato perfettamente come se fosse una sorta di leggerissima besciamella, e alla fine il sapore era fantastico. L'importante è dopo averli bolliti asciugare i cavoletti bene bene benissimo per via di non ritrovarci una zuppa anzichè un gratin alla fine della cottura (eh mi è capitato pure quello!).
E con due fettoni di pane fatto in casa i cavoletti si trasformano in un perfetto pranzo leggero.

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Cavoletti gratinati allo yogurt

cavoletti di Bruxelles 700g
pomodori 100g
yogurt bianco intero 250g
parmigiano reggiano grattugiato 2 cucchiai
erba cipollina, noce moscata
burro, sale e pepe.

In una pentola portare a bollore abbondante acqua salata, immergervi i cavoletti e cuocere per 10-15 minuti. Quando saranno pronti, scolarli molto bene.
Imburrare una pirofila e cospargerla di pan grattato, distribuirvi i cavolini, coprirli con i pomodori spellati e privati dei semi, l'erba cipollina sminuzzata, un pizzico di noce moscata grattugiata, sale e pepe.
Sopra versarvi lo yogurt e spolverizzare con i formaggio grattugiato. Cuocere a 200° nella parte alta del forno per circa 15 minuti, fin quando sopra lo yogurt non si sarà formata la classica crosticina. Lasciar intiepidire 5 minuti prima di servire.
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domenica 25 ottobre 2009

Io, lui, Julie & Julia

Oggi post tipicamente domenicale, senza spadellamenti e senza ricetta, due righe così per ingannare il tempo mentre arriva mezzogiorno e con lui un importante colloquio di lavoro (colloquio alla domenica alle 12?? Ebbene si, giusto per far capire bene già da subito che poi nell'eventualità in cui si venga scelti le domeniche non esisteranno proprio più...)
Comunque.
Ieri sera, sempre nell'intenzione di distrarmi da questo e quel pro e contro su questo lavoro ho convinto il signor burro sul mio pane e pane della mia vita a farsi pagare il biglietto del cinema e a venire con me a vedere Julie & Julia.
Che sinceramente mi ha stupita in positivo.

Il film è costruito su due storie parallele vere, Julia Child in giro per il mondo al seguito del marito diplomatico alla fine degli anni 30 e Julie, trentenne un po' in crisi con aspirazioni di scrittrice, periferia di New York, 2002.
E mentre si snoda la storia di Julia, della nascita della sua passione per la cucina, dei corsi a Le Cordon Bleu, Julie, la contemporanea, decide di uscire dal grigio della sua vita di funzionaria pubblica a tempo pieno sfidando se stessa: in mano il famoso libro di Julia Child, Mastering the Art of French Cooking, con più di 400 ricette, un anno di tempo per realizzarle tutte. Il tutto raccontato quitidianamente tramite un blog. Una grossa sfida, un grande cambiamento di vita non da poco per lei, che la porta a intrecciare fortissimamente la sua vita con la Julia di tanto tempo prima.

E' vero, forse la vita della Child da un certo punto di vista può essere stata banalizzata, e il suo personaggio ridotto un po' a macchietta con quella voce che sembrava sempre un po' sbronzetta e l'aria svampita. Ma quale film, quale rappresentazione riesce a essere fedele al 100% a un personaggio? E quale, tra questi, è anche in grado anche di far ridere e di trasmettere sentimenti positivi e farti uscire col sorriso?? Secondo me molto pochi. Per questo ho apprezzato Julie e Julia.

Se siete foodblogger magari è meglio non andarlo a vedere con la dolce metà in quanto potrebbe ritrovare nel personaggio di Julie un po' troppe delle vostre abitudini domestiche e ripetere continuamente riferito al marito di lei "vedi che anche lui si incazza?,vedi che anche lui si incazza? e che non sono io che mi invento le cose!!" ogni volta che lei esagera col tempo dedicato alla cucina e al blog, o che si lamenta per il poco spazio fisico in casa per cucinare, o che va in crisi completa per uno stufato bruciato. Però d'altra parte può essere anche un bel momento di condivisione, dove trovarsi come davanti a uno specchio... quindi forse si...anche in due si può vedere. Per poi uscire fuori dicendosi a vicenda sei il burro sul mio pane e il pane della mia vita, correre a casa e mettersi a fare le bruschette a mezzanotte.

sabato 24 ottobre 2009

Il castagnaccio delle sue parti

Di certo non è molto utile alla società pubblicare ricette già pubblicate da altri senza alcuna variazione... Infati nonostante siano molte le cose cucinate prendendo spunto da altri blog solitamente mi impegno più a mangiarle piutosto che a fotografarle e postarle.

Però ogni tanto mi piace farlo, perchè lo vedo più che altro come un piccolo "omaggio" agli autori di quei blog che seguo sempre, a quelle persone di cui ogni giorno metto in pratica i consigli e i trucchi. Così, per lasciare a loro un semplice messaggio, ho fatto una tua cosa, mi è piaciuta tanto e tutti qua hanno gradito, e un grazie.

E quindi direi che oggi possiamo partire con l'omaggio Juls, alla quale ho rubato "il castagnaccio delle sue parti", aggiungendo solo un po' di pinoli in più per esplicita richiesta della mia cavia (in questo caso piuttosto esigente direi) che voleva qualcosa che interrompesse in modo netto la consistenza molliccia.
Ho fatto quello delle parti sue perchè qua dalle parti mie siamo in una zona collinare "franca" dal punto di vista castagnaccistico, incastrata tra l'appennino tosco-emiliano e la bassa padana dove invece questo dolce è un pezzo di storia. In più a casa mia sembra aver saltato ben 3 generazioni, lo faceva la nonna di mia nonna, la pittoresca trisnonna Orestilla (!!), poi più nessuno, e la ricetta si è persa nel tempo.
Quindi grazie Juls, è proprio ottimo!

Il castagnaccio delle parti di Giulia

Farina di Neccio della Garfagnana, 300 gr
Pinoli, 40 gr
Uvetta, 40 gr
Rosmarino, 1 rametto
Sale, 1 pizzico
Olio extravergine di oliva
Acqua (a me ne sono serviti 500ml)

Setaccia la farina in una ciotola ampia e aggiungi un pizzico di sale. Versa poi l’acqua poca per volta, mescolando continuamente in modo che non si formino grumi. Continua a versare acqua fino a che l’impasto non risulti liscio, omogeneo, di un meraviglioso marrone caldo ed autunnale. Per avere un termine di paragone, deve avere la consistenza dell’impasto delle crepes. Unisci metà pinoli e metà uvetta e mescola ancora.
Prendi una teglia dai bordi non molto profondi, tipo da pizza: io ne ho usato una di 26×37cm. Ungila bene di olio d’oliva e poi versaci dentro l’impasto del castagnaccio. Cospargi la superficie con i rimanenti pinoli, uvetta e aghi di rosmarino. Finisci con un filo d’olio e inforna in forno preriscaldato a 180°C. Cuoci per circa mezzora, fino a che il castagnaccio non è compatto e la superficie coperta da una trama di rughe e cretti che conferiscono al castagnaccio un aspetto rustico e genuino. Si può mangiare tiepido o freddo

venerdì 23 ottobre 2009

Il mio primo risotto pubblico: al salmone e yogurt

Il risotto è una cosa sulla quale non mi sono mai sentita sicura. Per il semplice fatto che secondo me la sua riuscita è subordinata a troppe variabili. La quantità di brodo, il livello della fiamma, la sfumata iniziale, il tipo stesso di riso...insomma mi ha sempre mandato in confusione e credo di non essere mai riuscita a farlo per qualcuno che non fosse un mio stretto familiare (o la mia solita povera cavia che oltre a dover provare di tutto è anche costretto a incastrare i suoi orari prandiali con le caratteristiche della luce naturale esterna per via dei miei tentativi di foto...povero...)
Tantomeno, quindi, avevo intenzione di postarne uno.
Poi booom magicamente questo mi è venuto bene, anzi mi ha deliziata. E allora me ne sono fregata della foto e ho messo la prima che mi è venuta e ora ve lo regalo. E' una coccola.

E poi in questi giorni tra le mie tante manie passeggere c'è anche quella dello yogurt greco, in particolare quello colato, denso e molto acido simile quasi a formaggio spalmabile. E' ottimo e incredibilmente versatile, e il fatto che i grassi al suo interno siano ben il 10% può essere anche abbastanza facilmente aggirato cercando al super una di quelle versioni con il 3 o anche meno % di grassi. Io sono convinta però che in questo caso la cremosità sia il suo scopo primario, quindi, dai, sono due cucchiaiate!!
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Risotto al salmone e yogurt (da Cucina Moderna, Novembre 2009)
(x2)

1 patata grossa
1\2 cipolla
1 noce di burro
1 bicchiere di riso
vino bianco secco

brodo vegetale (se ce l'avete di pesce tanto meglio!)

salmone affumicato 100g
yogurt greco colato 2-3 cucchiai
aneto o finocchietto o semi di finocchio

Tagliare a cubetti la patata e saltarla insieme alla cipolla con il burro per qualche minuto. Unire il riso, tostarlo, sfumare con il vino, lasciar evaporare poi iniziare ad aggiungere il brodo bollente man mano. Portare a cottura mescolando bene ogni volta che si aggiunge un po' di brodo. Qualche minuto prima della fine del tempo aggiungere il salmone affumicato tagliato a listarelle. Una volta spento il fuoco, mantecare con lo yogurt greco. Completare con aneto o finocchietto, oppure anche con qualche seme di finocchio appena pestato
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Di fianco a questa ricetta su Cucina Moderna ho trovato un piccolo trafiletto molto interessante per ii neofiti del risotto come me, che mi ha ricordato che le regole per il risotto a regola d'arte sono poche ma rigorose. Superflue per voi forse, ma io me le scrivo, sperando di non scordarmele più.

- per il risotto le varietà di riso da utilizzare sono quelle superfini, come Carnaroli e Arborio, va bene anche il Vialone Nano, che appartiene invece ai semifini. Non è adatto invece il riso parboiled perchè i chicchi, non cedendo amido al brodo, non "legano".

-durante la cottura non è necessario mescolare in continuazione. E sufficiente farlo ogni volta che si versa il brodo. In alternativa si può mettere da subito nella pentola una quantità di acqua tripla rispetto al riso e far cuocere coperto mescolando solo all'inizio e alla fine.

-il brodo va aggiunto sempre SEMPRE bollente, se no lo sbalzo di temperatura bloccherebbe la cottura del riso modificando la consistenza finale dei chicchi. Va quindi tenuto sul fuoco per tutta la cottura, in leggera ebollizione.

-Infine, la mantecatura. In genere con burro e formaggio, deve essere fatta a fuoco spento e richiede due-tre minuti di riposo per far riuscire il risotto della giusta cremosità (che se non si fosse capito per me è la caratteristica più importante)

giovedì 22 ottobre 2009

Castagne+yogurt+mele+miele


Ero arrivata a livello. Dopo due settimane senza forno, mi ero messa persino a piazzarmi alla finestra e a fissare la strada sperando di intravedere all'orizzonte il pulmino bianco del tecnico. Ma niente. E metti il freddo, metti le meravigliose meraviglie proprio al forno pubblicate in questi giorni da blog e riviste mi stava salendo davvero il nervoso. Così, per evitare di essere poi accusata di gravi minacce (anche perchè sul suo pulmino magico ci dovrebbe essere pure la mia lavastoviglie riparata, sai com'è, siamo in 7 qua..), ho preso su tutto l'armamentario, i miei pirottini bianchi, gli stampini in silicone e tutto il resto e sono andata a cuocere da mia nonna. Oh. Sarebbe ben triste un autunno senza torte, no??
Mi ero svegliata con l'idea di fare il castagnaccio, poi però mi è venuta voglia di qualcosa di sofficioso, caldo, veramente autunnale. E il lato del sacchetto della farina di castagne mi ha dato la risposta da solo, con una specie di torta dei 7 vasetti riadattata all'autunno. Di mio non ho fatto altro che qualche piccola modifica di alleggerimento della consistenza e del sapore cambiando il tipo di yogurt e la varietà di mele, e dividere l'impasto un po' in pirottini e un po' in stampini da mini cake.

La voglia di comprare quel sacchettino marroncino me l'ha fatta venire la toscanaccia Juls in questo suo bel post , e per essere il mio primo esperimento direi che è stato abbastanza illuminante, è un prodotto sensazionale e ricchissimo di storia, alcune varietà sono state anche insignite della D.O.P, e soprattutto il profumo che esce dal forno quando la si usa è pura poesia.

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Tortine con farina di castagne
[1 bicchiere = 1 vasetto di yogurt da 125g]

farina di castagne 3 bicchieri
yogurt bianco magro 1 bicchiere
zucchero 1 bicchiere 1\2
miele 1 cucchiaio abbondante
olio 1 bicchiere scarso
uova 3
rhum bianco 2 cucchiai
mele granny smith*
lievito 1 bustina

Accendere il forno a 180°.
Con le fruste eletteriche amalgamare farina, zucchero e yogurt, poi le uova una alla volta, l'olio, il miele e il rhum, infine aggiungere il lievito. Pelare e affettare le mele a pezzetti piatti e sottili, aggiungerle all'impasto mescolando questa volta con un cucchiaio di legno.
Disporre l'impasto nei pirottini (per circa 18 tortine) e cuocere per 20 minuti circa a 180°.

*non esagerate con le mele, perchè l'impasto è leggerissimo e soffice e con troppe mele dentro potrebbe non alzarzi a dovere. Io ne ho usata una grande ed è stata sufficiente
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martedì 20 ottobre 2009

Non la solita polenta


Premetto che la polenta la adoro. Soprattutto in questo periodo di "transizione" climatica quando il freschino diventa freddo e pure parecchio fastidioso.
Però se faccio il conto di tutte le volte in cui l'ho mangiata nella mia vita tra quella "8 minuti" di mia mamma, a quella vera e buona della nonna e poi quella più professional della "suocera" con il cinghiale in umido mi sembra davvero di non aver mangiato altro, e sempre sempre negli stessi tre modi, con parmigiano e burro, col ragù, col cinghiale.
Poi l'altro giorno in treno tornando da Roma ho trovato questa idea su Cucina Moderna, che di solito non compro perchè più di una volta è stato colpevole di alto tradimento (=certe ricette sembravano scritte coi piedi) ma che stavolta era allegato a Casa Facile e me lo sono trovato lì.
Bilanciando un po' le dosi e i tempi ci ho trovato dentro più di un'idea interessante, compresa questa su una zuppa di polenta, e altre due un po' più particolari che ho cucinato oggi all'omino e che nei prossimi giorni poi con calma vi racconto.
In pratica questa era una polenta fluida, aromatica, ricca, rosata da un po' di passata di pomodoro, che è diventata poi piatto unico con una manciata di borlotti e qualche dadino di pancetta croccante.
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Zuppa - polenta con borlotti e pancetta croccante

Olio d’oliva
cipolla bianca 1\2
carota 1
brodo 700ml
passata di pomodoro 200ml
farina di mais 100g
fagioli borlotti lessati 200g
pancetta 2 fette spesse 1\2 cm
rosmarino

Tagliare a dadini la pancetta e farla rosolare bene in una padellino antiaderente insieme a qualche ago di rosmarino. Mescolare continuamente per far sciogliere il grasso e per rendere croccante la parte magra. Mettere da parte.
Far appassire cipolla e carota tritate in un filo d’olio. Bagnare con il brodo e aggiungere la passata di pomodoro, far bollire per 10 minuti. Versare a pioggia la farina di mais mescolando bene con la frusta, aggiungere i fagioli e continuare a mescolare su fuoco basso per 5 minuti*. Servire guarnendo con i cubetti di pancetta croccante e qualche ciuffetto di rosmarino.

*A me piace molto sentire sotto i denti il croccantino della farina di mais quindi ho fatto cuocere la zuppa pochissimo. Se invece non volete sentirla così nettamente basterà aumentare il tempo di cottura aggiungendo man mano qualche mestolo di brodo per far rimanere il tutto ad una consistenza fluida, di zuppa.
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domenica 18 ottobre 2009

Gita-missione Roma

Perché di una vera e propria gita si è trattato, zaino in spalla tempo sempre stretto e male ai piedi, per regalare un assaggio di Roma a qualcuno che non c’era mai stato. Io, che per varie ragioni tra famiglia, università ecc. almeno 6-7 volte c’ero già passata, ho deciso di ri-immergermi un’altra volta, dopo tanto tempo, nel fiume di turisti, irritante e stancante ma anche bello, colorato, intenso.

Ma ho deciso anche di cogliere l'occasione per una vera e propria missione-foodblogger, per una scappata in certi posticini che certamente le brave cuoche romane che ci sono tra di voi conosceranno a memoria. Per uscire dalla confusione, e, soprattutto, per mangiare e comprare, le due cose che dopo il cucinare vengono nella lista delle mie attività preferite.

Sono partita con tre piccoli-grandi regni degli accessori per cucina. Peroni, l’emporio di Gusto, e C.U.C.I.N.A.
C.U.C.I.N.A pratico, semplice e con i pezzi tutti a vista su minimalissimi scaffali in metallo. Grandi marchi a fianco di piccoli oggetti funzionali, in 4 sale in cui si potrebbe trascorrere un’intera giornata. Prima in via del Babbuino, ora si trova nella per me bellissima via Mario dei Fiori, con altre due filiali fuori dal centro storico.
C.U.C.I.N.A Via Mario dei Fiori, 65 - sito web

L’emporio-libreria di 'Gusto, parte di un progetto più ampio che comprende anche un ristorante (Gusto) e un’osteria-trattoria (Osteria della Frezza), è diventato in un attimo il mio negozio preferito. Immaginate una splendida, enorme cucina in muratura, legno biondo lucido e piastrelle semplicissime, bianche e quadrate, magari in un ambiente lievemente semi-interrato e caldamente illuminato. Riempitela poi di ogni sorta di strumenti per cucinare e servire, di tovaglie inamidate, di brocche di prezioso cristallo e di planetarie KA dai colori pastello. Infine, riempite ogni mensola, ogni possibile vano rimasto vuoto di libri, libri, libri. Dalle ricette regionali ai volumi sui grandi chef del mondo. E sul retro un’enoteca completa il tutto. Siete arrivati.
'Gusto Piazza Augusto Imperatore 9 - tel. +39 06.32.36.363 - sito web

Peroni è così. Semplice, ricchissimo, pieno e piccolo ma ordinato. Non ho trovato quello che cercavo [ovvero lo stampo Brigitte che sarebbe quell'ingegnoso cosetto con letterine intercambiabili per scrivere sui biscotti] ma poco importa, non appena sarà disponibile me lo spediranno direttamente a casa. Merita una visita, e se proprio è troppo lontano per voi, almeno virtuale!!!
Peroni s.n.c. Piazza Dell'Unità 29 - tel. 063210852 / 063210853 - sito web

L’impressione che ho avuto è che a Roma in qualsiasi ristorante, trattoria, buco in cui si decida si fermarsi, non si potrà che mangiare bene. Scegliere a caso, in base all’ispirazione del momento, soprattutto quando il budget è minimo, qui secondo me si può fare. Porzioni abbondanti e prodotti freschissimi praticamente ovunque. E per i golosi incorreggibili, che baratterebbero volentieri un piatto di bucatini con una enorme fetta di torta, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ecco le mie mete:
Josephine’s Bakery: il regno romano di cupcakes, brownies, cheesecakes. Del rosa e del bianco. Dei fiori di zucchero, delle confezioni semplici ma chic. Un mondo a parte insomma, che vale una visita, e che su prenotazione ti crea tutto quello che vuoi.
Josephine’s Bakery Piazza del Paradiso 56-57 - tel. 06 6871065 - sito web (imperdibile)

Confetteria Moriondo e Gariglio: raggiungerla sotto sera è come entrare in una fiaba. Da un ampia vetrina che consente una visione su tutto il negozio riesce a trapassare, pur con tutti i vetri chiusi, il profumo di cioccolato. Luci calde, eleganti arredi rossi e personale in divisa e cuffietta che, dopo l’orario di chiusura, si ferma a scrivere a mano, con calligrafia ricercata, i cartellini con i nomi e gli ingredienti delle creazioni che si andranno a vendere il giorno dopo.
Due curiosità: fu aperta nel 1886 da due maestri cioccolatieri torinesi arrivati in città al seguito dei Savoia. Il giorno di San Valentino il negozio vende i suoi cioccolatini in eleganti scatole a forma di cuore, le stesse create appositamente per il celebre fidanzamento tra Maria Josè e il re Umberto di Savoia.
Confetteria Moriondo e Gariglio via Piè di Marmo 21-22

Pasticceria Valzani evidentemente datata, assurdamente buia, ma finalmente un posto “vero”, una tipica pasticceria romana ricca di storia, con molti prodotti tradizionali a base di frutta secca e miele e proprio lì belle belle in vetrina un vassoio di gigantesche gonfissime...meringhe alla panna!
Pasticceria Valzani Via del Moro 37b, Trastevere - sito web

Molto pro-turisti ma di certo interessante è anche la Pastateca, un negozio di solo ed esclusivamente pasta, disposta accuratamente per regioni in ordinatissimi scaffali di legno, che deve la sua fortuna anche ad un comodissimo servizio di vendita on-line
Pastateca via Della vite 44-45 - tel: +39 (06) 45491431 - sito web

Nelle ultime ore disponibili ho cercato di incastrare anche una corsa sulla scalinata di Via Milano per un salto all’imperdibile Open Colonna, che occupa lo spazio della serra del Palazzo delle esposizioni, su due livelli per un totale di 490 mq coperti e 120 di terrazze. Regionalità insieme all'innovazione, menu anche economico (e durante la settimana brunch con 15euro) e panorama mozzafiato.
Al pian terreno del palazzo vale un po' del nostro prezioso tempo il bookabar, buon esempio della moderna idea di libreria-caffetteria, pulito, iper contemporaneo e dove spadroneggia la sezione di architettura, design e arredamento.
Bookàbar via Milano 15/17 - tel. 06 48941320
Open Colonna scalinata di Via Milano 9a - sito web

Poi, ultima tappa, il MIA Market.
MIA market è un progetto di Arabeschi di Latte, è piccolo, accogliente, divertente, super economico. Sotto un cartello che recita “io non uso borsine di plastica” ci si può servire da soli di riso, the e spezie, semi, frutta e verdura. Due tavolini, comprensibilmente popolati da ragazzi con pochissima intenzione di andarsene, rendevano tutto ancor più amichevole, quasi familiare, come se si entrasse in casa di qualcuno. Siamo usciti con un sacco di idee geniali da copiare sulle pareti di casa, una bellissima merenda di mele biologiche essicate e un po' di riso integrale da sfruttare non appena ci si rimetterà ai fornelli.
Mia Market via Panisperna 225 tel. 06 47824611 - miamarketroma@gmail.com - blog

Poi il tempo è finito, il treno è partito, e anche se era l’ottava volta, credo che la nona non tarderà molto ad arrivare. Ovviamente, si accettano consigli per le prossime missioni foodblogger.

le immagini di Bookàbar, MIA market e C.U.C.I.N.A. sono tratte dai rispettivi siti web sopra citati

mercoledì 14 ottobre 2009

Io sforno in anticipo (Pane francese alle erbe con Mdp)


Oggi...pane.
Per partecipare alla ormai nota iniziativa di Zorra, che prende le basi dal World bread day orginale, un evento creato dall'UIB (International Union of Bakers and Bakers-confectioners), nato per dare, almeno una volta all'anno, l'opportunità di "parlare di pane", e di chi lo fa, di scoprire qualcosa sulla sua e sulla loro storia.
So che il giorno indicato sarebbe il 16, ma devo fare una valigetta e poi partire per andarmi a mangiare un'amatriciana in terra d'origine e fare due passi romantici nella città eterna, quindi ho sfornato con un po' d'anticipo. Anche perchè ho deciso per 3 giorni di astinenza dal pc. E che sarà mai diranno alcuni voi. Beh...non è che proprio sia semplice per me...l'ultima volta che ci ho provato è stato per 5 giorni e non è che sia andata proprio bene...anzi.. è stata un po' duretta. Ormai il blog e i suoi annessi e connessi sono una troppo piacevole abitudine, un mio piccolo momento relax quotidiano che mi fa bene. Comunque:

ho usato la MdP, questa volta pienamente soddisfatta del risultato. Perchè mi sono impuntata per risolvere alcuni problemini che mi tormentavano da quando ce l'ho, primo fra tutti quel saporaccio di lievito che restava nel pane.
Ah era incredibile quanto mi dava fastidio mi faceva venir voglia di buttare via tutto, poi lo mangiavo, vabè, ma con poco, pochissimo gusto.
E' stato grazie a questo libro di cui vi ho già parlato che ho potuto scoprire un piccolo segreto:
per neutralizzare il sapore di lievito basta un cucchiaino di succo di limone nell'acqua dell'impasto!! Eh, magari voi lo sapevate ma io no, e quanti bei potenziali buoni panoni ho consumato...mah... Comunque questa volta quel saporaccio non si sentiva neanche lontanamente, giuro. Per questo, anche se è un pane semplice e senza uso di particolari ingredienti ve lo voglio raccontare, perchè era buono, davvero, penso il pane da MdP più simile al normale pane.

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Pane francese alle erbe con Macchina del Pane (Per un pane da 750g)

acqua tiepida 270ml
sale 1 cucchiaino e 1\2
zucchero 1 cucchiaino

olio d'oliva o burro 1 cucchiaio

succo di limone 1 cucchiaino
farina 00 450g
lievito di birra secco adatto per MdP 1 cucchiaino abbondante
noce moscata un pizzico
erba cipollina, prezzemolo, salvia, rosmarino in tutto 2 cucchiai


Inserire nel cestello della macchina tutti gli ingredienti tranne le erbe nell'ordine in cui sono indicati, facendo attenzione che il lievito non entri subito in contatto con lo zucchero. Azionare la macchina con il programma "pane francese" o "pane bianco"(durata di circa 3h30'). Aggiungere le erbe aromatiche al "bip" che indica la fine della fase di impasto (più o meno dopo una mezz'oretta dall'avvio, a seconda dei modelli, la mia è questa).
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*le dosi sono in cucchiai e cucchiaini anche nel libro, probabilmente perchè ogni macchina del pane è dotata almeno dei due misurini necessari, giusto?? Comunque se per caso i micro pesi in grammi servissero a qualcuno non avrò problemi a ricavarli.

Il libro contiene un'infinita serie di consigli e segreti per l'uso ottimale di questo apparecchietto ingegnoso, vorrei raccontarveli tutti ma non c'è tempo, quindi visto che ho in previsione ancora moooolti molti altri bei panoni con la macchina facciamo che ve li racconterò man mano, magari un bel post apposta con calma.
Ah, e se qualcuno si volesse aggregare all'ultimo per partecipare al W.B.D, tutte le regole per partecipare sono qui, qui invece le trovate tradotte in italiano.

martedì 13 ottobre 2009

Quinoa alle scatolette


Certe volte quando chiedo a mia mamma che c'è per cena, tipo in periodi in cui è super impegnata, mi sento rispondere "oggi scatolette". Scatolette è la soluzione ideale per lei, dove ognuno si tira fuori dal frigo tonno, sgombro, simmenthal, piselli o quello che gli pare, scalda spalma e per una volta non c'è da trafficare.
Oggi per la verità avevo voglia di fare scatolette anch'io. Però poi me lo sono vietata. Quantomeno, ho pensato, per coerenza con quello che scrivo ogni giorno, da queste scatolette devo almeno inventare qualcosa di nuovo, un giusto "mix di scatolette" dai.
Tra le mani avevo anche delle scatolette niente male, vista la gita di ieri al NaturaSi, tra cui questo vasetto di quinoa precotta, che non so neanche perchè avevo messo nel carrello dal momento che in genere queste cose semi pronte anche se bio le snobbo, boh. Comunque da questo, è nato questo.
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Quinoa con legumi verdi, germogli e robiola

(piatto unico x2)

quinoa precotta 250g (trovata al naturaSi)
pisellini precotti in barattolo 90g
fagiolini precotti in barattolo 90g
germogli di soia 90g
salsa di soia
olio d'oliva
robiola due cucchiaiate
erba cipollina

Scaldare un una padella antiaderente un cucchiaio d'olio, versare piselli, fagiolini e germogli e farli rosolare per due minuti. Salare appena, sfumare con un goccio di salsa di soia, lasciar evaporare e aggiungere la quinoa precedentemente sciacquata e scolata. Mescolare, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Una volta freddo, aggiungere i cubetti di robiola, guarnire con erba cipollina. ed eventualmente con un filo d'olio. Tenere in frigorifero fino a poco prima di servire.
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Ci vogliono 5 minuti d'orologio. E metterci 5 minuti per preparare un piatto credo sia un lusso che ogni tanto ci possiamo concedere, no??

domenica 11 ottobre 2009

Torta salata di carote e panna al coriandolo (e dieci cose di me)

Non so da voi, ma da queste parti l'estate non ne vuole saperne di arrendersi del tutto, una bella camminata in maniche corte e birkenstock in un periodo in cui il più delle volte ho già acceso il termo è davvero un bel dono. Una gita all'aperto e un pic nic sono ancora cose fattibilssime, cose per cui questa torta salata potrebbe tornare molto utile. L'ho presa da Garden Party, un libro capace di rendere ogni ricetta, anche se semplice come questa, primaverile, elegante e quasi poetica. Semplice ma con due ingredienti speciali, coriandolo e tabasco.
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Torta salata di carote e panna al coriandolo (da Garden Party di N. Le Foll e C. de Turckheim, riveduta e corretta)

carote 1,5 kg
cipolle 2
uova 8
panna liquida 300g

alcuni rametti di coriandolo fresco

noce moscata
olio d'oliva, sale e pepe
(semi di sesamo)
salsa di pomodoro 1 bicchiere
tabasco qualche goccia

Sbucciare le carote e le cipolle. Cuocere le carote al vapore per 30 minuti circa, nel frattempo rosolare le cipolle in padella con 2 cucchiai d'olio. Accendere il forno a 150°. In un insalatiera, sbattere le uova con la panna, il sale e il pepe, unire un pizzico di noce moscata appena grattugiata e una cucchiaiata abbondante di coriandolo fresco tritato finemente. Quando le carote saranno cotte, frullarle con le cipolle fino a ottenere una purea omogenea. Incorporare la purea alla preparazione a base di uova, versare in un largo stampo imburrato e impanato e cuocere per 45 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare completamente. Servire con salsa di pomodoro condita con due gocce di tabasco.

- io non ho frullato tutte le carote, una parte l'ho tenuta a pezzettoni
- io ho guarnito con semi di sesamo perchè chi me la mangiava non compatisce cibi in cui non vi sia nulla di croccante, è vabè, comunque ci stavano.

-la ricetta originale prevedeva la cottura a bagno maria in forno, io ho cotto normalmente (per sapere il perchè vi basterà proseguire nella lettura) e la sottile crosticina che ci è venuta intorno non era niente male.

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Visto che oggi c'è tempo e calma, ne approfitto anche per ritirare da Marina l'Honest Scrap Award, un giochetto carino che ti chiede di raccontare 10 cose di te che gli altri non sanno. A dir la verità io di strane e pure imbarazzanti ne avrei anche, però non sono certa che possano interessare a qualcuno, quindi risponderò un po' a modo mio, attenendomi alla ragione per cui siamo e siete qui, il cibo e la cucina. Per cui eccovi il mio
Cook&eat honest scrap, ovvero tutto quello che chi ha velleità da foodblogger non dovrebbe mai dire.

1. non so friggere e sono molto imbranata nel bagno maria in forno. Questi due metodi di cottura proprio non mi entrano in testa. Alla frittura decente ci ho rinunciato, al massimo friggitrice quando è a disposizione se no ciccia, ma al bagno maria in forno no, non mi voglio arrendere, riuscirò prima o poi a far si che l'acqua di sotto bollendo non mi allaghi la creme caramel e che però al contempo succeda al dolce un cambiamento di stato fisico degno di essere denominato cottura, ce la farò.

2. non conosco e non sono in grado di abbinare i vini. Io il sapore di ananas in un vino non ce lo riesco a sentire. Però almeno io lo ammetto. Compatisco con molta molta fatica quelli che ti rovinano tutte le cene perchè devono star li a giudicare e nasare, soprattutto quando ne sanno meno di me. Per ciò finchè non hai una giacca blu con una spillina d'argento a forma di scodellino per assaggiare e quantomeno un diploma nel taschino io su questo non ti ascolto. oh.

3.
pollice verde: ZERO. ho fatto morire un cactus annegato. per cui ogni volta che vi racconto delle mie erbette, che ho fatto lo sciroppo o cose del genere beh, tenete conto che in realtà io le ho solo raccolte, perchè dietro di me c'è una nonnina che bada a tutto questo.

4.
non riesco, è più forte di me, a non fare nemmeno una variazioncina a qualsiasi ricetta io decida di provare, neppure quelle blasonate, niente. Ma questo credo sia un vizio comune...

5. adoro apparecchiare creativamente con piatti spaiati ma intonati (che oltretutto accumulo maniacalmente) e bicchieri dalle altezze e dimensioni diverse. Purtroppo tutto questo piace a ben pochi...e che pesanti!

6.
lascio la cucina come un campo di battaglia, e finchè è casa mia va bene (più o meno), ma quando cucino dagli altri o do una mano al ristorante devo stare super iper mega attenta a non lasciarmi dietro ad ogni passo scie di coltelli unti, grattuge sporche, gocce di marmellata, gusci d'uova sgocciolanti e ciotoline che in teoria dovrebbero essere lavate ma emanano ancora un certo odorino sulfureo.

7. sono dipendente dalle caramelle di menta, per ciò è alla fine risulta completamente vano ogni mio tentativo di inventare ricette a ridotto contenuto di grassi e zuccheri, tanto poi mi mangio due stick di golia bianca al giorno.

8. Ora quello che provavo a 14 anni per Leonardo di Caprio e i take that (idolatria, notevole spazio occupato nella mia attività onirica, ritaglio di giornali che ne parlano ecc.) l'ho trasferito su...dei cuochi. Però Jamie Oliver e Oldani ci potrebbero pure fare una discreta figura su un posterino in camera dai!

9.
sono troppo impaziente di vedere i risultati di quello che ho cucinato, tento sempre di sformare le torte anche se non sono raffreddate, le farcisco da calde che poi mi cola fuori la crema e devo buttare via tutto. cuoca impaziente non va da nessuna parte.

10.
ammiro gli originali. odio gli innovatori a tutti i costi.
a tutti i livelli. odio i prezzi folli per mangiare. e forse il mio rifiuto mi fa perdere qualcosa o rimanere indietro, ma non mi interessa, io vado avanti così.

Non so a chi passare questo giochino perchè so che molte hanno già risposto, quindi facciamo che se siete arrivati a questo punto della lettura e avete voglia di raccontare qualcosa di voi l'honest scrap è tutto vostro, magari lasciatemi un commento col link così potrò venire a curiosare!

venerdì 9 ottobre 2009

Sug d'òva arzàn (Sugo d'uva reggiano)

Stretta tra Po, Appennino e le terre - anche privilegiate - di Modena e Parma, Reggio nell'Emilia eccelle, nei secoli, per i prodotti, immediati e no, della sua agricoltura. Logico sia pure eccellente - proprio per il supporto al meglio di frumento, semi e aromi, di carni e salumi, di latte e formaggi, di verdure, frutta e vino - la sua cucina. [...]
Ancora una volta mi confermo essere la nuova cucina -con la sua esigenza d'esser pulita, semplice, "bella", e tuttavia rispettosa delle radici e, anche più, della storia - non altro che la riproposta, liberata dalle necessità e dall'indigenza, delle secolari esperienze contadine migliori.
Luigi Veronelli, dalla prefazione di Breve Manuale del Mangiar Reggiano

Ed è così davvero da queste parti, quello che le nonne, e ancora alcune mamme preparano, non viene da altro che dall'esperienza contadina, che oggi può essere migliorata, adattata ai tempi, proprio perchè sono migliorate le condizioni di vita generali.Prendere in mano questo libro mi ha fatto venire voglia di parlare un po' più spesso di qualcosa di reggiano. E in questo periodo non potevo di certo tralasciare il sugo d'uva.
Per chi non lo conoscesse, si tratta di una specie di budino di uva nera (ma in altre zone anche bianca) molto molto semplificato, che si ottiene a partire dal mosto che viene poi addensato con farina bianca o fecola di patate. Si consuma in genere a cucchiaiate, come fine pasto in piccole quantità oppure come merenda. (e non so gli altri ma quando mia nonna lo fa c'è la gara ad accaparrarselo e c'è addirittura qualcuno, adulto, padre di 3 figli e uomo fatto, che nasconde non si sa dove la sua parte per paura che gli altri glielo secchino!).

E' vero, oggi il mosto in casa non c'è più, ed è evdente che una piccolissima percentuale di noi avrebbe il tempo di prepararlo dall'uva, però basta partire per una spedizione alla più vicina cantina locale carichi di bottiglie di plastica vuote e andare a farsele riempire per modica cifra.
Ne vale la pena e poi il mosto, nelle bottiglie di plastica, (o anche nelle taniche da benzina per chi va su quantità più sostenute...) si conserva in freezer inalterato per mesi, un bel modo per portarci dietro la parte dolce del sapore dell'uva anche in pieno inverno.

Come per tutte le specialità locali, le ricette che circolano sono infinte, solo in un breve giro in biblioteca nello scaffale dei libri di cucina locale ne ho trovate 6 versioni in un quarto d'ora. E in effetti a casa mia una ricetta non c'è neppure. Prima di decidere ogni cosa il mosto va guardato e assaggiato. Poi bisogna provare a farlo e...insomma è una di quelle cose che la seconda volta vengono buone di sicuro, ma la prima non è detto.

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Sugo d'uva

mosto d'uva nera 2l

farina 200-250g

[zucchero]*
[vino bianco fermo e leggero]*

Stemperare a freddo la farina con metà del mosto e l'eventuale zucchero in una casseruola, facendo attenzione ad eliminare tutti gli eventuali grumi. Aggiungere l'altra parte di mosto e mettere sul fuoco, sempre mescolando. Portare a bollore e far bollire un minuto. A questo punto dovrebbe aver raggiunto una bella densità. Versare in un grande stampo o in stampini singoli leggermente inumiditi e far raffreddare completamente in frigorifero.

*l'eventuale aggiunta di zucchero, a volte assolutamente necessaria, va comunque collegata al fatto che questo di per se non deve diventare un dolce-dolce, deve prevalere l'aspretto del mosto.
*l'aggiunta di un goccino di vino bianco è invece per il caso opposto, cioè quando il mosto è troppo dolce. Si aggiunge all'inizio, a freddo, e va bene anche in caso di un mosto molto scuro se si desidera migliorare la presentazione rendendolo un po' più viola e meno nero.
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Ah, dal mosto d'uva qua in giro si ricavano anche la saba, in breve un semplice mosto cotto fino a farlo ridurre di una certa percentuale e il savùrett, una specie di marmellata di mosto, mele, pere, zucca e scorza d'arancia che prima o poi dovrò sperimentare!
Oggi il sugo me lo uso da colazione energetica, poi vado a dare un veloce ultimo salutino al mare per il 2009.

giovedì 8 ottobre 2009

After 8 cake


Io proprio non mi spiego questa penuria in rete e in cartaceo di ricette per torte menta e cioccolato. Ma scusate, ma non è una delle accoppiate più vincenti e meravigliose che siano mai state inventate?? E il gusto di gelato, con quella menta un po' chimica ma freschissima e i mega pezzettoni di fondente che se non ci andavi piano ti bucavano il palato?? Mah, forse io sarò un caso a parte ad aver passato circa 10 anni della mia vita a ordinare in gelateria il cono da 1.500 tutto after eight, ma forse anche no, e comunque è giunto il momento di ovviare a tutto questo.
Per rintracciare una ricetta che alla conta degli ingredienti non mi sembrasse completamente infattibile e farlocca ho dovuto setacciare il forum di cookaround, e con somma soddisfazione ho trovato questa, secondo me un ottima base da cui partire, almeno per avere un'idea di quanto sciroppo serviva in proporzione agli altri ingredienti per non produrre una sorta di halls mentho-lhyptus gigante.

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Torta after eight

base:

farina 00 200g

fecola di patate 100g
panna fresca 100ml

latte 100ml
zucchero 100g

burro 50g

uova 2
lievito in polvere 1 bustina

sciroppo alla menta 10 cucchiai da tavola


farcitura:

marzapane 200g
sciroppo alla menta

gocce di cioccolato fondente 1 manciata


copertura e decorazione:

cioccolato fondente 75g
panna 1 cucchiaio

latte 1 cucchiaio
qualche fogliolina di menta fresca


Preriscaldare il forno a 180°C. Mettere ad ammorbidire il burro fuori dal frigo. Setacciare insieme la farina, la fecola e il lievito Aggiungere le uova sgusciate, il burro ridotto a fiocchetti, lo zucchero, lo sciroppo alla menta, il latte e la panna e impastare con le fruste elettriche a media velocità fino ad ottenere un composto omogeneo. Versare il composto (sarà abbastanza fluido da livellarsi da solo), in uno stampo da 24 cm di diametro ben imburrato e infarinato o in uno di silicone leggermente unto (in questo caso sconsiglio l'uso di carta da forno perchè la torta alla fine dovrà avere una forma perfettamente regolare e circolare dal momento che dovrà essere glassata). I nfornare per 30/35 minuti, controllando con lo stecchino non prima che ne siano trascorsi almeno 25. Sfornare, lasciare intiepidire, poi sformatela e lasciatela freddare su una gratella.

Una volta raffreddata, con un coltello lungo tagliarla in due strati e aprirla a libro. Bagnare l'interno degli strati con una leggera spruzzatina di sciroppo e cospargere con le gocce di cioccolato. Prendere il marzapane e con le mani ben zuccherate con zucchero a velo impastarlo insieme a qualche goccia di sciroppo poi stenderlo in cerchio spesso 3-4 mm, la quantità indicata dovrebbe essere sufficiente per raggiungere il diametro della torta.
Appoggiare sullo strato inferiore della torta e coprire con lo strato superiore, premere bene.

In un pentolino mettere il cioccolato fondente ridotto in scaglie, il cucchiaio di latte e il cucchiaio di panna, far fondere a fuoco basso poi spegnere e versare sulla superficie della torta. Questa copertura dovrebbe essere sufficientemente densa da non colare sui lati. Lasciar rapprendere a temperatura ambiente oppure, se si ha fretta, mettere in frigorifero ricordandosi perà di tirarla fuori almeno 1\4 d'ora prima di servirla, con al centro un ciuffetto di menta fresca.


*se utilizzate come me sciroppo alla menta fatto in casa è ovvio che il colore ottenuto, sia nella torta che nello strato di marzapane, non sarà di certo un bel verde brillante. Se lo volete ottenere comunque basterà aggiungere un po' di colorante alimentare liquido verde, 4-5 gocce nell'impasto della torta e 2 nel marzapane. Che forse annulla un po' lo spirito del farsi lo sciroppo in casa ma insomma anche l'occhio vuole la sua parte!
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martedì 6 ottobre 2009

La mia qualsiasi cosa: la menta


Nel caso qualche internauta proprio distratto e svampito si fosse perso che cosa combina Sonia-Izn nel suo blog Il Pasto Nudo, vi riassumo un attimino la questione. Sonia ci parla con cadenza in genere di due-tre volte alla settimana di cucina, di pane, di natura. E tutto questo sempre con un'attenzione in più, con un occhio alla naturalità dei prodotti, all'insegna dell'homemade più creativo e soprattutto, basandosi spesso sui consigli della bioterapia nutrizionale. Comunqe, per evitare maldestri riassunti del suo lavoro, vi rimando alla sua ricca introduzione, da leggere per comprendere bene lo "spirito" di questo blog.

Ogni tanto (anzi ogni spesso) ha pure qualche idea geniale, come quella, parlando di sciroppi, di trovare una ricetta universale, che vada bene per ottenerli da qualsiasi erba o fiore si voglia, ricetta che ha intitolato furbescamente: "sciroppo di qualsiasi cosa".
La mia qualsiasi cosa è stata la menta, che in questo periodo infesta piacevolmente tutti gli interstizi dell'orto della nonna, e che prima dell'arrivo del freddo andava comunque raccolta per evitarle la sua solita fine crudele a cui va incontro ogni anno.

La ricetta l'ho seguita pari pari, solo dimezzando le dosi, perchè pensavo poi cosa me ne faccio di tutto quello sciroppo mentolato...invece ho fatto male, perchè la soluzione me l'hanno trovata i "miei assaggiatori". Diluito nell'acqua è stato apprezzatissimo nel post partita domenicale, la prima bottiglietta, aperta da tre giorni, ha odore e sapore ancora intatti, nelle torte è una mano santa (e per questio vi rimando al prossimo post) e una panna cotta alla menta, anzi magari menta e cocco, potrebbe essere l'idea goduriosa del prossimo week end...quindi, visto che ci siete, e visto che è un pochino laborioso, fatene un litro che ne vale tutta la pena! E poi personalmente lo considero anche un'ipotesi di bel regalino.

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Sciroppo alla menta
(con la ricetta
Sciroppo di qualsiasi cosa di Izn)

foglioline di menta fresca 100g
acqua 1l
zucchero grezzo 1kg
1 limone tassativamente biologico

Lavate delicatamente con acqua fredda i petali o le foglie di menta e lasciateli asciugare un po’ all’aria su uno strofinaccio pulito; poi mettetele in una ciotola di vetro bella grande. Bollite l’acqua insieme al limone tagliato a metà.
Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, versatela con tutto il limone sulla menta mescolate brevemente in modo che tutto il contenuto sia ben intriso d’acqua e coprite bene con un coperchio o con un piatto, in modo che non esca fuori il vapore.
Dovete comportarvi come se steste facendo un tè gigantesco, in effetti quello che state facendo non è altro che un infuso.

Lasciate riposare tutto per 24 ore.

Trascorso questo tempo, alzate il coperchio, prendete uno schiacciapatate, infilateci un po’ alla volta la menta e pressate bene, in modo da ottenere più succo possibile. Alla fine di questa operazione nella ciotola rimarrà solo il succo (se tutto è andato bene dovrebbe essercene un litro), che dovrete filtrare con un panno pulito molto leggero.Versate l’infuso che avete ottenuto in una pentola capiente e portatelo a un filo di fumo; aggiungete lo zucchero e mescolate con una frusta per scioglierlo bene. Lasciate bollire a fiamma bassa per una mezz’oretta, poi spegnete e versate subito in una bottiglia di vetro resistente alle alte temperature. Conservate al fresco prima di aprire e in frigorifero una volta aperto.

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lunedì 5 ottobre 2009

News on Meringhe e una focaccia bella


Si si sono sempre io, ma da oggi con un piccolo grande cambio di rotta. Meringhe, mia protuberanza telematica e indispensabile protesi immateriale non poteva restare invariato in un periodo di così grandi cambiamenti. Ma soprattutto il tema limitato dei dolci iniziava a starmi stretto. Perchè nel frattempo ho visto posti, ho conosciuto persone e ho avuto sempre più occasioni per cucinare pranzi e cene completi, e ho visto che mi piace. E poi salta sempre più fuori la mia tendenza da donnina di casa e in qualche modo la devo sfogare no? Per questo da oggi mi affaccerò timidamente al mondo del "tutto il resto" un po' più spesso. Da un diario di dolci a un diario illustrato di cucina. Sottotitolo forse un po' esagerato e pomposo, forse no, ma che vuole solo dire che mi occuperò di un po' di tutto, scattando tante foto e tenendo però sempre un occhio di riguardo verso la pasticceria perchè senza proprio no, non ce la posso fà!
Partiamo subito allora.

In genere quando in un libro di ricette trovo qualche errore o lacuna mi irrito talmente tanto che lo caccio in un angolo e lo evito come la peste per tutto il resto della vita. (pur continuando però a chiedermi com'è possibile che vengano pubblicati strafalcioni del genere....).
Fanno eccezione tra questi i 4 tomi del "Cucchiaio d'argento", nonostante gli errori mi capita spesso di riprenderli in mano, più che altro perchè contengono un certo numero di idee in ordine alfabetico e analitico su ciascun frutto o ortaggio, su ogni taglio di carne insomma su ogni tipologia di ingrediente, che se hai proprio quellolì da smaltire e sei a corto di idee delle volte serve. (continuo però a chiedermi com'è possibile che vengano pubblicati strafalcioni del genere...., e che facciano pure così tanto successo).

Insomma questa, tagliando, cambiando, approfondendo e correggendo e riadattando l'ho presa da lì. Perchè era bella e mi ingolosiva ed era perfetta per una cenetta a due sul divano davanti a un dvd. E anche per gli ultimi pic-nic d'autunno.
Sembra un po' lunghetta, eh? Ma, consiglio, lessate le verdure per il ripieno il giorno prima. In questo modo, dividendo in due il lavoro, ci vorrà un attimo.

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Focaccia bicolore al grano saraceno
(tratta dal volume Secondi Piatti de Il Cucchiai d'argento, ed. Domus, c2005)

farina bianca 350g
farina di grano saraceno 150g
lievito istantaneo per torte salate 1 bustina
acqua 200\250 ml
polpa di zucca 200g
ricotta 200g
spinaci lessati 200g
parmigiano reggiano grattugiato 50g
noce moscata, olio, sale e pepe

Setacciare le due farine insieme al lievito, aggiungere mezzo cucchiaino di sale, un cucchiaio d'olio, un pizzico di zucchero e poi tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto liscio e sodo(200-250 ml). Riporlo in frigorifero. Lessare la zucca finchè non sarà morbida, scolarla velocemente lasciandola bella bagnata poi ridurla in purea con una forchetta, salare, pepare e aromatizzare con una grattatina di noce moscata. Tritare gli spinaci e mescolarli alla ricotta e al parmigiano, salare. Togliere dal frigo l'impasto e dividerlo in due parti, una leggermente più grande dell'altra. Stendere la più grande e appoggiarla sul fondo di uno stampo da 24-26 cm ricoperto di carta da forno in modo che ai bordi ci sia un bell'avanzo (3-4 cm.). Su questo strato stendere con una spatola la purea di zucca e, sopra, il composto di spinaci e ricotta, con delicatezza, cercando di non mescolarli in nessun punto.* Stendere il secondo disco di pasta della misura esatta dello stampo e appoggiarlo sopra.* Unire tutto il suo contorno ai lembi sporgenti dello stato inferiore sigillando bene con una forchetta o pizzicando con le dita. Condire la superficie con un filo d'olio extravergine e qualche granello di sale grosso e forarla in più punti con i rebbi di una forchetta. Porre in forno caldo a 200° e cuocere per circa 40 minuti.

*mentre stendete l'impasto, anche se sarà un po' appiccicoso, cercate di utilizzare meno farina possibile in aiuto, potrebbe risultare troppo asciutto.
*è necessario che gli strati di ripieno rimangano lievemente umidi, quindi scolare e strizzare la verdura in modo non perfetto, ed eventualmente aggiungere un filo di olio. Comunque se una volta sfornata risulterà ancora troppo asciutta una bella spennellata di olio extravergine sulla superficie non farà male, anche perchè ne abbiamo usato solo un cucchiaio in tutto il procedimento, anzi io quando la faccio ce lo metto comunque, ovviamente quando è ancora calda e...che profumino!
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p.s. e che ne dite dell'header??? Fino a 2 giorni fa doveva essere tutta un'altra cosa poi per colpa della sovrabbondanza di melograni mi è venuta questa idea...a cui è seguita quella di, se ci sarà il tempo e il modo, variare l'immagine di sfondo a seconda delle stagioni e dei prodotti di quel periodo. Va??

venerdì 2 ottobre 2009

Melograno (da bere)

Perchè, vi domanderete, la prima mattina libera che questa qui ha dopo non si sa quanti mesi si mette a fare il succo di melograno, piuttosto che, che ne so, un bell'arrosto per domenica o una di quelle cose lunghe ma utili tipo il lievito madre? Beh ve lo spiego subito. Perchè il succo di melograno è un investimento.
1) da bere, come bevanda rinfrescante e dissetante. Inutile spendere troppe parole visto che qualsiasi libro o sito che si occupa delle potenzialità vegetali potrà darvi conferma delle sue proprietà benefiche. Come antiossidanti siamo a livello del te' verde per esempio, ed è molto molto utile anche ai nostri maschietti per la prevenzione di problemi tipici loro.
2) per cucinare!! Innanzitutto, riscaldando il succo e scgiogliendovi un po' di colla di pesce o di agar agar possiamo ottenere una delicatissima gelatina da stratificare ad esempio con la panna cotta per dei bicchierini diversi dal solito. Ma non solo nei dolci. Una spruzzata di questo succo (magari non zuccherato) sull'anatra per esempio, o in un insalata fresca daranno un sapore agrodolce tutto particolare. (E poi però dovrete stare attenti perchè la fantasia potrebbe prendere il sopravvento e arrivare come me a tentare abbinamenti al limite del commestibile...).
[3) per smaltirli. Se uno ha una pianta o peggio ancora 3 o 4, in giardino, in questo periodo si può ritrovare da 3 a 30 melograni al giorno in casa e bisogna pur inventarsi qualcosa per non consumare tale ben di dio]
Comunque, che serve a qualcosa spero di avervelo inculcato ben bene, ora proviamo a farlo.
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Le pochissime ricette che ho trovato in giro prevedevano una macerazione di almeno 24 ore, tutto ciò mi sembrava eccessivo per un succo che sarebbe sparito nel giro di 5 minuti o al massimo finito domani in un dolce, quindi ho evitato questa operazione. Per separare la parte liquida da eventuali residui solidi ho fatto diversi filtraggi del succo attraverso un telo di cotone, poi ho fatto bollire il succo e con un po' di pazienza ho schiumato man mano la superficie eliminado lo strato rosa chiaro che si formava. In questo modo ho ottenuto un succo abbastanza limpido che però, se rimane in frigorifero per qualche ora, necessita di una mescolatina prima di essere bevuto. Ma questo del resto vale per tutti i succhi di frutta, no? Quindi mi sa che ci siamo.
Per ottenere il succo mi sono scervellata per un po' e dopo aver scassato irrimediabilmente il passaverdura intasandolo con i semini ho optato per lo spremiagrumi che mi ha risolto in fretta il problema (anzi in realtà il problema me l'ha risolto la Kitchen Aid installando uno spremiagrumi supersonico sul food processor che non ti fa neanche fare la fatica di girare il frutto, ah la tecnologia!).
L'aggiunta di acqua, infine, è una mia pensata, proprio perchè volevo ottenere una bevanda soprattutto dissetante, da bere a bicchieroni senza stancarsi mai.
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Succo di melograno
(x 2 bicchieri)
spremuta di melograno 250 ml (2-3 melograni)
acqua 50ml
zucchero 20g (o più a seconda dei gusti)

Tagliare o spezzare a metà i melograni e spremerli con energia con lo spremiagrumi come se fossero arance. Eliminare spesso i semini che rimarranno sulla griglia in modo da consentire al succo di continuare a scendere. Filtrare per due o tre volte la spremuta ottenuta attraverso un panno di cotone o uno due fogli di carta da cucina sovrapposti. Versare in un pentolino e mettere su fuoco basso eliminando man mano la schiumetta rosa che si formerà, far bollire per 1-2 minuti. Spegnere il fuoco, aggiungere lo zucchero, allungare con l'acqua e mescolare. Far raffreddare completamente prima di servire come bevanda dissetante.
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Sulla conservazione non vi posso dire nulla, non ne ho idea, è fatto praticamente a freddo quindi, piuttosto che correre rischi, se ne avanza un po' io lo congelo nei soliti stampini per il ghiaccio.
E con gli altri ormai maturi che ci facciamo?? A voi la parola, e buon we!
piesse x foodblogger e aspirant tali Un lavoro "intenso" sta interessando il dietro le quinte di queste pagine, piccole grandi novità per adattare Meringhe a me, ai miei passaggi e ai miei cambiamenti. Nel mio girovagare in cerca di ispirazioni mi sono imbattuta in questo interessante articoletto, libera traduzione di quello apparso sul noto (e graficamente mio mito) delicious:days. E' una sorta di vademecum per chi desidera aprire ( e mantenere!) un blog che tratti di gastronomia, molte cose probabilmente e saprete già ma sono certa che a certe altre non ci avete mai pensato, e che potrà essere utilissimo anche a voi.