domenica 29 novembre 2009

Ricette con la zucca: zucca fritta

Io non mangio mai fritto. Perchè io non sono capace di friggere bene. E il più delle volte secondo me nemmeno gli altri, se si escludono le mie due nonne. Perchè poi ci metto tre giorni a digerire e altri tre di profondo rimorso.
Non mangio mai fritto con solo tre eccezioni.
Patatine, totani rubati nel piatto del fritto misto degli altri e zucca. Perchè la zucca fritta è tutta un'altra cosa, è croccantissima fuori e dentro quasi una purea se i pezzettini sono stati tagliati piccoli e tutti uguali. Perchè ben cosparsa di sale, con quell'interno dolce che contrasta è un super aperitivo casereccio che non ha pari.

Da secoli la zucca rientra in tantissime ricette delle mie zone, e non a caso visto che nell'Emilia Romagna, in Lombardia e nel veneto questo ortaggio ha trovato il suo clima ideale, e viene coltivato in maniera intensiva.
Non sono da sottovalutare nemmeno le sue proprietà nutrizionali, è un alimento ipocalorico (circa 18 calorie per 100g) perchè composto da acqua per più del 90%, e contiene vitamina A, calcio, potassio, fosforo e fibre.
Al momento dell'acquisto per riconoscere una zucca matura ma fresca, bisogna controllare che il picciolo sia morbido e ben ancorato alla zucca, inoltre colpendola con la mano deve emettere un suono sordo.
Sui modi per consumarla...beh...si potrebbe scrivere un'enciclopedia, risotti, minestre e, utilizzo non da sottovalutare, come base per ripieni dolci. Oggi partiamo dal modo più semplice, economico e gustoso per prepararla, nei prossimi giorni in cantiere già altri due o tre esperimenti!

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Zucca fritta

Mettere a scaldare tre dita di olio in una larga padella.
Tagliare la polpa di zucca a quadrotti di circa 3 cm e spessi 1 e infarinarli per bene. Una volta che l'olio sarà pronto, buttare i pezzettini di zucca con delicatezza. Saranno pronti in 10-15 minuti a seconda del tipo di zucca e delle dimensioni dei pezzettini. Salare, secondo la nonna, solo verso fine cottura, e se lo dice lei un motivo ci sarà.
Servire come goloso aperitivo in ciotoline infilzandoli con gli stuzzicadenti.
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venerdì 27 novembre 2009

Ciambella rustica...al vapore

Eh lo so, questo titolo sembrerebbe proprio una contraddizione in termini, io stessa faticavo a credere che questo metodo di cottura fosse adatto per le torte, tantomeno immaginavo che potessero riuscire belle asciutte, rustiche, con addirittura la crosticina e delle bellissime profonde crepe di lievitazione sulla superficie :))))))!!!
Ma partiamo dall'inizio.
Un po' di tempo fa Anemone lancia la sua sfida. Un contest dal titolo CUOceRE AL VAPORE. E io che la stimo molto e che a considero una persona molto gentile e bravina non potevo pensare di non partecipare. Peccato che nella mia insignificante esistenza al vapore non avessi mai cotto niente. Anzi diciamo pure che non avevo neanche il cestello in casa.
Così pian piano mi sono organizzata, acquistato cestino, documentata un po', scoprendo che al vapore si può cuocere veramente tutto e con risultati sorprendenti. Quindi ho pensato:
e se sfida dev'essere allora che lo sia davvero, lasciamo perdere il solito riso e pesce, le classiche verdure, i piatti di derivazione orientale, sarebbe troppo scontato.
Facciamoci una torta. Una di quelle che piacciono a me, casalinghe, autunnali....
Il risultato è stata una torta molto asciutta, perfetta per essere spalmata con miele o marmellata di mele, con una consistenza un po' particolare ma comunque molto profumata, insomma alla fine devo dire...buona!La forma di ciambella è stata obbligata, visto che io ho uno di quei cestini da 4 euro by Ikea con il manicotto al centro, niente a che vedere con quelle meraviglie in legno di bambù a tre o quattro piani di ispirazione orientale, però alla fine ci stava, era la sua.


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Ciambella rustica di castagne al vapore

ottima farina dolce di castagne 100g
farina bianca 100g
lievito per dolci 1\2 bustina
zucchero 3 cucchiai
burro 30g
latte 100 ml
1 tuorlo
una generosa manciata di uvetta sultanina

Setacciare le farine con il lievito e mescolarvi lo zucchero. Al centro versare pian piano il latte, il burro fuso e poi il tuorlo sbattuto mescolando con una forchetta. Impastare velocemente aggiungendo l'uvetta alla fine.
Foderare il cestello per la cottura a vapore con normale carta da forno, facendo attenzione a ritagliarla bene usandola solo nei punti dove realmente serve ( un eccesso di carta potrebbe compromettere la cottura della torta) e posizionarlo nella pentola in cui avrete portato a ebollizione pochi cm di acqua. *
Dare all'impasto una forma di piccola ciambella (si riesce tranquillamente modellandolo con le mani) e posizionarla sul cestello. Coprire con un coperchio che consenta una chiusura quasi completamente ermetica e far cuocere, a fuoco basso, per 30 minuti.

*Molto importante per la cottura a vapore in generale: l'acqua anche nei momenti di massima ebollizione non deve mai nemmeno sfiorare il cestello. Per questo si consiglia, prima di inserire il cestello, di far bollire bene l'acqua per vedere a che livello arriva e se è necessario eliminarne un po'.
*ovviamente, essendo il mio cestino molto piccino, le dosi sono adattate a lui, se disponete di attrezzi un po' più comodi grandi e simpatici del mio potete tranquillamente aumentarle in proporzione.
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Con questa ricetta partecipo al bel contest di Anemone: CUOceRE al VAPORE, (senza escludere che non glie ne arrivino altre, ormai ci ho preso gusto!)

mercoledì 25 novembre 2009

Elogio del cucinare in due: polpettine di nasello

Ci sono delle sere in cui magari ci sarebbe anche qualcosina da festeggiare, ci starebbe una bella uscita, una cena fuori, un'uscita dalla routine, un vestirsi e tirarsi per bene, per una volta, e andare a tavola pronta.
Guarda caso però queste sere coincidono sempre con il sabato, o con le feste comandate, o con la pasquetta o il san valentino o quelle cose lì, dove andare fuori è impensabile per le ore di attesa, le prenotazioni dimenticate e la qualità del cibo che per la forte affluenza può diventare all'improvviso scadente anche nei posti più raccomandati.
Per questo noi due ci siamo inventati il nostro piccolo modo casereccio per festeggiare, che non richiede altro che qualche oretta in più di tempo, ma in cambio regala una soddisfazione smisurata.
Durante la giornata nei momenti liberi scandagliamo libri, giornali e tutta la rete per capire quello che ci va, poi verso metà pomeriggio ci incontriamo e ci consultiamo. Deciso cosa cucinare, partiamo, insieme, alla volta di un supermercato un po' grosso e fornito dove con tutta calma riempiamo il carrello, annusiamo gamberi e spezie, ci appropriamo di un po' di tempo della signora della pescheria per chiederle qualche consiglio sulla pulitura del pesce, ci incantiamo davanti alle ceste con mille tipi di pane e ci mettiamo almeno un quarto d'ora per scegliere quello che fa al caso nostro.
Poi...a casa e inizio alle danze!
Io do gli ordini, e lui esegue paziente, tranne per i suoi piatti, le sue piccole specialità dove io non oso mettere bocca ne mano. Nel piccolo ma organizzato (of course!) spazietto lasciato libero dai miei ammennicoli culinari ci dividiamo le pentole, i coltelli e i tempi di uso dei fuochi e de forno.
E si passano cos' due, tre ore, per arrivare a tavola alle 22 e oltre, stanchi, magari anche un po'infarinati, ma davvero soddisfatti e contenti.
L'ultima volta, tra le altre cose, abbiamo prodotto queste bellssime polpettine di pesce, una di quelle cose che prima di farle mi sembravano un po'impossibili, quantomeno molto, molto difficili, e invece ce l'abbiamo fatta alla grande.
Infondo è come fare delle semplici polpette di carne, con l'uovo, il parmigiano e un po' di pane ammollato nel latte, solo che qui al posto della solita carne macinata si usano dei bei filetti di nasello, asciugati per bene e frullati al mixer.
Il bello di queste polpettine, oltre la solita versatilità delle polpettine che in base alle dimensioni e a come vengono servite possono comparire in tavola in qualsiasi momento della cena, è il contrasto tra l'interno morbido, delicato e forse un po' banale e scontato con il condimento, saporito e leggermente piccante.
Vengono da un vecchissimo numero de Il meglio di Sale e Pepe, Carni e pesci, 100 secondi per variare i tuoi menu, di quelli che mia nonna conserva gelosamente perchè, dice, questi qua insegnen daboùn a fer da magner! (insegnano davvero a far da mangiare!)
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Polpettine di nasello

scalogno 1
aglio 1 spicchio
concentrato di pomodoro 1 cucchiaio
prezzemolo tritato 2 cucchiai
brodo vegetale 1\2 bicchiere
olio d'oliva 5 cucchiai
sale, pepe, peperoncino
polpa di nasello fresco e spellato 300g
uova 1
2 fette di pan carrè senza crosta
parmigiano reggiano grattugiato 2 cucchiai
prezzemolo tritato 1 cucchiaio
latte e farina q.b.

salsa: In una larga padella mettere lo scalogno tritato, l'aglio, il peperoncino, un cucchiaio di olio, qualche cucchiaio di brodo e cuocere su fuoco basso, facendo attenzione che lo scalogno non prenda colore. Bagnare, se occorre, con altro brodo caldo. Dopo 5 minuti aggiungere il prezzemolo e il concentrato, far addensare per bene e regolare di sale.
polpette: far ammorbidire il pane sminuzzato in una tazza di latte per una decina di minuti. Mettere la polpa di nasello nel bicchiere del frullatore, unire il panino scolato e ben strizzato, l'uovo, il sale e il pepe. Rovesciare il composto in una ciotola, aromatizzare con il prezzemolo.
Ricavare delle polpettine della dimensione di una noce con le mani, passarle accuratamente nella farina. Rosolarle in una padella antiaderente con poco olio, girandole con cautela perchè non si rompano.
Man mano che sulle polpettine si sarà formata una crosticina trasferirle nella salsa preparata e lasciarle cuocere per 7-8 minuti, rivoltandole perchè si insaporiscano bene, bagnando con altro brodo caldo per mantenere umido il fondo. A fine cottura eliminare l'aglio, ed eventualmente cospargere con un altro po' di peperoncino tritato.
Sale e Pepe consiglia di servirle con una polentina morbida o con riso pilaf.
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martedì 24 novembre 2009

Primi biscottamenti pre-natalizi: i pepparkakor

E adesso che i giochi sono fatti (=quello che potevo fare per prendermi un certo lavoro che mi interessava particolarmente l'ho fatto, non resta che aspettare accanto al telefono) possiamo un attimo fermarci, rilassarci, e dedicarci a una delle attività che preferisco: buttarci a capofitto nel clima pre-natalizio, progettando bigliettini e piccoli regali home made, ma soprattutto andando a caccia di ricette e biscottando senza sosta e senza tregua. Primo esperimento: i mitici pepparkakor, i biscotti speziati svedesi, scoperti all'Ikea e parenti molto stretti degli anglosassoni gingerbread e anche un po' dei belgi speculoos.
Il loro sapore è proprio quello "del Natale", fortemente speziati, in più in questa versione trovata su cookaround ho visto comparire anche un pizzico di scorza d'arancia che ci sta non bene ma benissimo nell'insieme. I classici biscotti da appendere all'albero insomma.
La forma originale del pepparkakor è quella di fiorellino a sei petali tondi, ma visto che io avevo questo stampino qui, e che quelli dell'Ikea vendono anche una tipologia che ha proprio questa forma, ho deciso che andava bene, se non lo sanno loro chi lo deve sape'?
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Pepparkakor - biscotti speziati svedesi

farina 420g

sale un pizzico

bicarbonato una punta di cucchiaino*
zenzero macinato 2 cucchiaini

cannella macinata 1 cucchiaino

noce moscata grattugiata una punta di cucchiaino

chiodi di garofano macinati una punta di cucchiaino

burro ammorbidito 110g

zucchero 100g
1 uovo grande

melassa 160g (in alternativa: miele scuro)*

scorza d'arancia grattugiata 1 cucchiaino

Mescolare farina, sale, bicarbonato e spezie.
A parte mischiare in una ciotola capiente il burro ammorbidito e lo zucchero fino a creare una crema spumosa, a cui aggiungere poi l'uovo, la melassa (o miele) e la scorza d'arancia. Incorporare gradualmente il composto di farina e spezie. Impastare rapidamente poi avvolgere l'impasto nella pellicola e fa riposare per una notte in frigorifero.
Il giorno dopo, accendere il forno a 180°. Stendere l'impasto ad uno spessore di 2 mm e ricavare i biscotti (eh lo so non è facile, ma per ottenerli sottili e croccanti è l'unico modo). Appoggiarli sulla placca del forno rivestita di carta e infornare. Dovrebbero essere sufficienti 8 minuti per ottenere biscotti croccanti e friabili di un colore dorato scuro uniforme.

*di bicarbonato proprio pochissimo, se no si creerà un'antiestetica pancia al centro del biscotto che proprio non c'entra niente niente con come deve venire, sottile e uniforme.
* io ho utilizzato il miele e sono rimasta molto soddisfatta.
* ho preparato l'impasto seguendo le quantità riportate, poi mi sono accorta che era davvero tanto e che il tempo per 3 infornate minimo non ce l'avevo proprio. Fatto sta che metà l'ho congelato e utilizzato la settimana dopo, confermo che si può fare quindi, l'unico problema è che l'aroma delle spezie, dopo lo scongelamento, risulta leggermente affievolito.
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Buone infornate!

sabato 21 novembre 2009

Honest scrap #2: altre 10 cose di me


Mi era già capitato di essere chiamata da qualche affezionata lettrice a raccontare 10 cose di me, e per cercare di non essere pesante e di scrivere qualcosa che interessasse un minimo l'utenza mi ero concentrata solo sui miei tic culinari, sulle mie piccole manie in cucina insomma. Poi Vaniglia mi ha invitata di nuovo, evidentemente quindi c'è qualcuno che desidera che mi racconti ancora. Che fare, mica potevo dire di no proprio a lei che io sono una sua FANS, no?
Quindi come da consuetudine niente ricette nuove nel week end,ma altre 10 cose di me, questa volta anche fuori dalla cucina.

1.prima nota biografica: sono nata il 25 febbraio del 1985 alle tre del pomeriggio, era carnevale e nel mio paese all'epoca si organizzava una mega festa con tanto di una decina di carri e altrettanti gruppi a piedi ogni anno con un tema diverso. Fatto sta che in poche ore il Santa Maria si è riempito di gente ancora mezza truccata da babbuino, coriandoli, stelle filanti e personaggi di Walt Disney arrivati lì di corsa, appena scesi dai carri, per vedermi.

2. ho studiato in un istituto sperimentale scegliendo l'indirizzo artistico, poi molto lineare, senza nemmeno pensarci troppo, Scienze dei Beni culturali a Modena. Zero sbocchi professionali, ma una lunga serie di esami molto interessanti, viaggi e gite di istruzione, scavi archeologici e un ambiente quasi familiare che di certo rimarrà un bel ricordo. L'idea fin'ora è stata quella di lavorare in biblioteca, oggi dopo 12 mesi chiusa lì dentro, il mondo di fuori mi sembra un po' più interessante e vario, quindi chissà... Il mio più grande rimpianto però è di non aver fatto l'architetto di interni, e solo per scarsa autostima. Ho rinunciato ad iscrivermi ad architettura fondamentalmente per paura della matematica. Se tornassi indietro mi ci butterei alla cieca, in qualche modo, sono certa, ce l'avrei fatta.

3.da tre anni e mezzo condivido pacificamente la mia esistenza con un simpatico longilineo barbuto personaggio, che ufficialmente programma macchinari per fare dei pezzi di motore, e nel tempo libero gioca a calcio e crea bellissimi oggetti in legno per noi ma soprattutto per gli altri.
Figlio di due cuochi, non se la cava male neppure lui ai fornelli, tanto che abbiamo in programma per i prossimi mesi un suo ingresso su queste pagine, con le sue ricette semplici a prova di maschietto operaio-falegname-calciatore.

4. Ho diverse manie, che riguardano più che altro l'accumulare notevoli quantità di roba, gran parte della quale in qualche modo afferente al blog o alla bigiotteria e accessoristica femminile. Scampoli di stoffe stampate, piattini e bicchieri... spesso se vado ad un aperitivo o cena in cui ci sono posate usa e getta se sono carine le avvolgo in un fazzoletto di carta e le metto in borsetta, stessa cosa per i vasetti degli yogurt in yogurteria, i contenitori dei mignon di gelato e certe volte pure i tovaglioli di carta, magari anche un po' usati in un angolo :). Ho preso questa mania da mia nonna, che prima di buttare via una cintura, stacca e tiene la fibbia, un reggiseno, stacca e tiene i gancini di chiusura, il mollettone dell'asse da stiro, tiene l'imbottitura per farci l'interno delle presine.
Messe isieme non facciamo che peggiorare la situazione spaziale logistica delle nostre case, io tengo roba perchè potrebbe servire a lei, lei la tiene perchè potrebbe servire anche a me. Risultato: se avete bisogno di stoffe, bottoni, fili da ricamo, strofinacci, e grembiuli , carte e cartoni vari, lana di tutte le tonalità possibili per sciarpe e maglioni, presine, viti, e ovviamente gancini del reggiseno e fibbie per cinture chiamateci, ce n'è per tutti!

5.ho qualche problemino a dormire, cioè alla sera mi addormento senza problemi, però al mattino a un certo orario non c'è più niente da fare, mi rivedo in testa tutte le ricette che ho in archivio, tutti i miei piccoli progettini grafici, le collane che ho trovato in giro e che voglio riprodurre. Mi alzo e mi metto all'opera, perchè vivo sempre con una sorta di paura di sprecare tempo che potrei usare per fare cose belle.

6. [conseguenza] nel tempo libero, o meglio quello che rimane dal cucinare, fotografare e postare con una certa regolarità, produco bigiotteria con paste sintetiche (il FIMO) e con perline recuperate da vecchie collane rotte, che compro a prezzi stracciati nei mercatini. E' la cosa che, dopo il cucinare, più mi rilassa e diciamo pure che nel corso del tempo mi sono arrivate anche un bel po' di soddisfazioni visto che ho venduto gran parte della bigiotteria creata fin'ora. In inverno tricotto anche un po', mi piace ricoprire le scatole con delle belle carte e creare biglietti sempre diversi per le varie occasioni.

7. sono capace di girare per negozi o bancarelle per 10 ore continuative, è inutile, in quei casi li non sento stanchezza, non ne ho mai abbastanza, centri commerciali, outlet, centri di qualsiasi città, non mi fermo fino all'orario di chiusura. Però alla fine per fortuna le mie spese sono sempre oculate, spendo sempre meno di quello che mi ero portata dietro, riesco a non prendere cose inutili insomma, ma quelle che in qualche modo utili potrebbero esserlo...le voglio tutte!

8. passo attaccata al pc molto più tempo di quanto si addice ad una persona normale, il mio portatile è oramai una sorta di protesi per me, con la sua custodia con la cerniera rotta che quando vado in giro devo tenere insieme con due cinture di mio papà. Seguo blog, seguo persone, seguo argomenti, perchè trovo inutile fingere o glissare sull'importanza che oggi internet ha assunto, cerco anzi di sfruttare al massimo le sue potenzialità. In più quando ho qualche soldino mi compro un bel manuale e un nuovo programma da imparare, soprattutto di grafica, forse non mi serviranno mai, però intanto fanno curriculum ;)

9.
in questo momento ho in forno una cheesecake riadattata all' inverno inventata stamattina mentre mi rigiravo nel letto, il paziente condivisore è in cantina a tagliare delle mensole per il bagno, per tele ci sono le solite tristezze del sabato pomeriggio quindi spengo e metto su un vecchio cd con tutti i lenti di Rino Gaetano. Tra non molto uscirò per una passeggiata e poi mi rimetto ai fornelli perchè stasera abbiamo ospiti (tanto per cambiare) per festeggiare una bella cosa.

10. più o meno tutto il resto, lo trovate qui.
La regola di questo giochetto prevede che dopo aver indicato 10 cose di noi, si passi la patata bollente ad altre 10 persone. Ecco, io in questo caso credevo di trovarmi un po' in difficoltà soprattutto perchè so che molti hanno già risposto ma non ricordo con certezza chi, quindi insomma a 10 credevo proprio di non arrivarci. Però...negli ultimi tempi, grazie ai commenti che mi avete lasciato, ho avuto modo di scoprire tutto un sottobosco (passatemi il termine) di blog che non conoscevo, magari anche appena nati, o scritti da ragazze giovanissime, fresche e simpatiche e belle.

Per questo, vorrei sapere 10 cose di....

Giulia - pentole e pasticci
Pinar -
doce doce
Iana - mamma Iana
Barbara -
cioccolato e cannella
Giulia - filosoficamente sostenibile
Silvia -
basilico e pinoli
Gloria - lavanda in terrazza
Daphne - metamorfosi
Spighetta -
la spiga di grano
Tartina - pappa e ciccia

giovedì 19 novembre 2009

Al contadino non far sapere....


...non far sapere...si proprio quellolì il detto famoso, quanto è buono il formaggio con le pere.
O meglio quanto è buono il Parmigiano Reggiano dop con una bella marmellata di Pera dell'Emilia Romagna IGP.
Appena in tempo sulle scadenze, come mio solito del resto, voglio partecipare anch'io al bel contest di Genny del blog Al cibo commestibile.
Genny, in collaborazione con La Compagnia del Cavatappi ci ha chiesto di inventare, sperimentare e inviare a lei ricette che comprendano prodotti DOP e IGP delle nostre zone di residenza o di origine, per creare una sorta di mappa gastronomica virtuale delle specialità locali certificate. Magari accompagnate da un bel racconto, e da una bella descrizione dei prodotti utilizzati.

la storia

Fino a poco tempo fa, anche se quando si parla di queste cose i giorni, i mesi e gli anni sembrano confondersi tra loro, ad ogni pasto il nonno, dopo il secondo, si alzava dal tavolo e con i suoi movimenti sempre lenti e misurati, come per sprecare sempre il meno possibile delle poche energie rimaste dopo una vita di lavoro nei campi, apriva il frigorifero, tirava fuori un grosso cartoccio di carta oleata e lo appoggiava sul tavolo, proprio davanti a noi piccole.
E sempre ne usciva una grossa profumata punta del nostro Fùrmai. Poi con quel coltellino tozzo e appuntito, con la vernice del manico consumata nei punti in cui lo si impugnava, sempre decorato dal logo del casello di fiducia, ce ne tagliava delle grosse scaglie. Nel frattempo, con la solita calma, sbucciava attentamente una pera, da distribuire in perfette parti uguali a noi piccole.
Noi che puntualmente la lasciavamo lì nel piatto, o la allungavamo all'onnipresente gatto sotto il tavolo per giocarci un po', l'abbiamo sempre snobbata. Perchè piccole come eravamo, quei due sapori insieme non ce la facevamo proprio nemmeno a immaginarli, era al fùrmai la nostra vera passione.
Un piccolo rito del fine pasto, fino a poco tempo fa ancora segno di un certo guadagnato benessere economico, che mi è entrato dentro così tanto che difficilmente trascorro un'intera giornata senza rubarmene almeno una scaglietta.
E oggi, che ho imparato che niente nel grande mare variegato della saggezza contadina è nato per caso, la pera insieme ce la mangio, eccome. E visto che sono un'estimatrice del connubio formaggi - mieli, marmellatine, salse dolci, mi sono creata una mia versione di questo storico abbinamento.

i prodotti

Il Parmigiano-Reggiano ha un legame imprescindibile con la sua zona di origine. E'DOP delle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del fiume Po, dove deve avvenire sia la produzione del latte sia la trasformazione in formaggio.

In questa zona, dai foraggi naturali e dall’uso di latte crudo, senza l’aggiunta di alcun additivo, ha origine il segreto di tanta bontà. Infatti, durante la lunga stagionatura, i fermenti naturali del latte, donano al formaggio le caratteristiche di gusto e struttura, in altri termini di tipicità. Prodotto da otto secoli, nasce da ingredienti poveri, genuini: il latte della zona tipica, il fuoco e il caglio. Non ha bisogno di altro che della maestria dei casari e…del tempo. Mentre trascorrono i mesi (che devono essere minimo 12) e gli anni, capiamo che la sua nascita, la sua perfetta riuscita sono da imputare soprattutto ai ritmi lenti della natura. Come per l’aceto balsamico, anche per il Parmigiano Reggiano oggi è stato riconosciuto un sistema di bollini, aragosta, argento e oro che identificano la stagionatura. E per chi proprio all'aspetto venale non riesce a non pensarci....per la produzione del 2007, commercializzata nel 2008, è stato stimato un giro d'affari di 840 milioni di euro. Mica male per al nòster fùrmai prodotto in una zona di pochi chilometri quadrati!

Le pere dell’Emilia Romagna hanno ottenuto il riconoscimento di IGP - indicazione geografica protetta nel 1998.
L’Emilia Romagna è la culla europea di produzione delle pere . Le varietà riconosciute con l’IGP sono: Abate Fetel di cui il 100% dell’offerta europea proviene da questa regione, Kaiser, Decana, Conference, Max Red Bartlett e William.
Per le sue caratteristiche nutrizionali la pera dell'Emilia Romagna è considerata una vera e propria miniera di potassio, fibre e vitamina C e si presta ad un uso molto vario in cucina, tanto nei dolci quanto nelle preparazioni salate.

la ricetta
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Marmellata di Pere William alla cannella con Parmigiano Reggiano

pere William dell'Emilia Romagna IGP sbucciate e preparate, ben mature 1kg
zucchero 500g
succo di 1\2 limone
pectina in polvere 1 bustina (dose per 1 kg di frutta, io ho usato Fruttapec 2:1)
cannella in polvere
scaglie di Parmigiano Reggiano

Grattugiare le pere con una grattugia a fori larghi, mescolarvi il succo del limone. Mettere in una casseruola dal fondo spesso e dalle pareti alte. Mescolare la pectina con lo zucchero e aggiungerlio ancora a freddo, alla frutta. Portare a ebollizione e far bollire per 3 minuti a fiamma sostenuta, facendo in modo che l'ebollizione sia sempre forte. Togliere la pentola dal fuoco e mescolare per un minuto, facendo dissolvere la schiuma.
A questo punto sarà necessario valutare la consistenza, facendo raffreddare velocemente una cucchiaiata di marmellata in un piattino. Se risulterà ancora troppo liquida, rimettere sul fuoco e riportare a ebollizione per un minuto, avendo cura di aggiungere il succo di mezzo limone.
Profumare con cannella in polvere a piacere, poi versare la marmellata ancora calda in vasetti di vetro sterilizzati*, riempiendoli fino all'orlo. Chiudere ermeticamente e capovolgere fino a raffreddamento. Attendere almeno 24 ore.
Presentare come aperitivo in accompagnamento a scaglie di Parmigiano Reggiano.

*i vasetti possono essere sterilizzati rapidamente nel microonde, riempiendoli con tre dita d'acqua e azionando alla massima potenza per 4 minuti. Per i coperchi, se li riutilizzate e quindi non sono nuovi e sigillati, è invece necessaria la normale sterilizzazione in acqua bollente per 10 minuti.

*per quanto riguarda la conservazione, essendo la prima volta (per ragioni di imminente scadenza del contest!) che utlizzo la pectina per una marmellata, non so dirvi la durata. In ogni caso se non si riduce la quantità di zucchero prevista dalla ricetta e se i vasetti vengono correttamente sterilizzati, dovrebbe essere equivalente a quella di una marmellata ottenuta con i metodi tradizionali. Conservare comunque in frigorifero dopo l'apertura.
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per maggiori informazioni
sul Parmigiano Reggiano : il sito ufficiale
sulla Pera: ce l'ha anche lei!

con questa ricetta partecipo quindi al contest Segni particolari: DOP indetto dal blog Al Cibo Commestibile

mercoledì 18 novembre 2009

Mini cakes della consolazione

Tenendo conto che non si può essere sempre in perfetta forma. Tenendo conto che a volte le cose possono andare davvero, davvero per il verso sbagliato. Tenendo conto che a volte sembra tutto così maledettamente difficile. Tenendo conto che molto spesso ci si sente scoppiare le mani di creatività è non si ha il modo, o il tempo, o tutti e due di sfogarla. Tenendo conto che la ricerca di un lavoro serio, e appagante, al giorno d'oggi sembra essere ancor meno di un miraggio....
Certe volte bisogna prendersi un piccolo momento consolatorio.
La mia ricetta è questa.
- Uscire a comprare qualcosa di bello che si desidera da tempo, e che può essere considerato un sovrappiù o un'inutilità, come dei coloratissimi stampini in silicone da mini cakes.
- Scegliere una ricetta semplice e che faccia sporcare pochi pentolini, mescolare e infornare.
- mentre si aspetta il drin del forno preparare un the verde aromatizzato
- Sfornare i mini cake e prenderne due o tre
- Divano e panno, non di pile, ma di lana o ancora meglio di mohair, assestarsi
- Spegnere il cellulare
- Aprire un bel libro, come Tre Vite di Penelope Lively e leggerlo mangiucchiando i cakes tiepidi e sorseggiando piano piano il the bollente.
- Dopo una cinquantina di bellissime pagine addormentarsi, sapendo che tanto fra poco arriverà a casa qualcuno a svegliarci con calma per stare un po' insieme.

E per i cakes fate così (ispirati ad una ricetta de Il libro d'oro dei dolci)
E se poi quando andate a rivedervi la foto vi accorgete che sono venuti così bene, con tanto di crepina sulla sommità, beh è un'altra piccola soddisfazione, no??

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Mini cakes alle carote, zenzero e semi di girasole

olio di semi 125 ml
zucchero di canna 125g
uova 2
farina 180g
lievito per dolci 2 cucchiaini
zenzero secco grattugiato 1\2 cucchiaino
noce moscata 1\2 cucchiaino

carote 180g
nocciole tostate 50g
semi di girasole 1 cucchiaio

In una ciotola amalgamare olio, zucchero e uova con la frusta. Aggiungere la farina setacciata, il lievito e un pizzico di sale, profumare con zenzero e noce moscata. Aggiungere le carote lavate e grattugiate con la grattugia a fori larghi, le nocciole tostate e tritate grossolanamente a mano e i semi. Amalgamare tutto e cuocere in forno preriscaldato a 180° per una ventina di minuti. Per 6-8 mini cakes.
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lunedì 16 novembre 2009

La prima ricetta dal Libro del Cavolo: scones all'uvetta

Da giorni ormai (anche se avrei cose ben più urgenti e importanti da fare, tipo domani ho un concorso, vabè...) mi rigiro per le mani il bel libro di Sigrid, indecisa su da dove partire, che cosa provare per primo, sfoglia, sfoglia, non mi decidevo mai.
Poi come si fa tante volte ho scelto proprio "a sentimento", perchè ricordavo i toni entusiastici con cui aveva presentato questi dolcetti sul Cavoletto ormai un sacco di tempo fa, e soprattutto perchè avevo qualche suggerimento in più sulla realizzazione, visto che questa è una delle poche (forse l'unica?) ricetta quasi filmata di Sigrid che il nostro fido Youtube ci possa offrire -->(guardate qui!).
E poi ha ricavato la sua ricetta da Breakfas Lunch Tea di Rose Bakery, altra garanzia.
E poi questi dolcetti britannici, tipici del tea-time mi hanno sempre incuriosita, come fanno, mi chiedevo leggendo gli ingredienti, a non diventare dei mattoncini asciutti e farinosi? E come possono essere buoni con così poco zucchero nell'impasto? Non per niente mia nonna leggendo la ricetta ha pensato che che si chiamassero veramente scùns (che qua da noi significa scondito, insipido) proprio perchè così neutri e poco saporiti.
E invece loro si sono risposti da soli.
Provare per credere, gustandoli tiepidi con un velo di burro e un po' di più di marmellata, oppure panna densa e zuccherata.
Il consiglio servire tiepidi questa volta non è un consiglio, è più diciamo un must. Consistenza, e anche sapore, cambiano notevolmente con il raffreddamento completo, e credetemi qualcosa si perde. E' evidente che non avendo nessuna di noi superpoteri particolari può diventare necessario doverli preparare in anticipo, in questo caso basterà ripassarli per 10 secondi al microonde avvolti in un foglio di carta assorbente da cucina, proprio come si fa per far rinvenire i croissant. Con queste dosi ne vengono molti, io dimezzo tutto proprio perchè mi piacciono appena fatti, al massimo se la richiesta non si esaurisce li rifaccio, tanto ci vuole mezz'oretta scarsa cottura compresa.
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Scones all'uvetta di Rose Bakery via Sigrid

farina 500g
latte 300ml
uvetta 160g
burro 110g
lievito per dolci (baking powder) 2 cucchiai abbondanti
zucchero 2 cucchiai
sale un cucchiaino

uovo 1


Setacciare la farina, aggiungerci il lievito, lo zucchero e il sale e mescolare. Aggiungere il burro morbido a fiocchetti e, con la punta delle dita, sbriciolarla nella farina finché sia completamente assorbita. Aggiungere l’uvetta e mescolare bene. Versare il latte al centro e, con una forchetta, mescolare. Lavorare poi rapidamente l’impasto con le mani.
Su una spianatoia leggermente infarinata, stendere l’impasto a 3cm di spessore e, con un tagliapasta di 5cm, ritagliare gli scones (e ripetere l’operazione con gli avanzi di impasto). Disporre gli scones su una teglia da forno rivestita con carta da forno, lasciando 1 o 2 mm di spazio fra ognuno ma senza che si tocchino. Sbattere l’uovo e spenellare la superficie degli scones. Infornare a 200°C per 15-20 minuti finché saranno leggermente dorati. Sfornare (a questo punto gli scones, che si sono gonfiati, si toccano), staccarli delicatamente e lasciarli intiepidire su una griglia.
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venerdì 13 novembre 2009

Crema di carote, patate e mela verde, e un piccolo traguardo


Se avessi saputo così per oggi avrei preparato una torta.
Era un po' di giorni che non guardavo i numerini in fondo alla pagina, ci ho buttato l'occhio e così, boom, all'improvviso, l'ho visto: 50.000, 50 mila, cinquantamila pagine visitate. Che poi in realtà sarebbero pure un po' di più visto che il contatore l'ho inserito quando il blog esisteva già da qualche mese. Che dire...numerini per molti blog famosi, ma io non credevo neppure che ci sarei mai arrivata, tantomeno prima ancora del primo compleanno del blog.
Sono partita così, come nascono tante altre cose, e mentre Meringhe diventava sempre più una parte importante di me e delle mie giornate voi vi siete avvicinati, coi primi timidi commenti, poi iscritti ai feed, e poi pure tra i lettori fissi.
Per questo, ve lo devo, un grande grazie.
Perchè alla sera, quando dopo una bella doccia e quando tutti dormono mi metto alla scrivania con una tazza di tisana calda a preparare il post per il giorno dopo, non mi sento più da sola, ma in varia e ottima compagnia.
Perchè con le vostre visite, i vostri commenti qui, su facebook, e pure quelli per strada o in biblioteca o mentre mi spinate la birra a una festa, avete dato un senso più ampio e concreto a quello che mi piace fare.
E quindi mi sa che se in passato ho avuto qualche dubbio, momenti alterni, divagazioni varie e incertezze sul continuare questa cosa...mi sa che ora non mi fermerò proprio più!

Ma torniamo allo scopo basilare ragione di esistenza di queste pagine. Preparare, e poi regalarvi una ricettina almeno ogni due o tre giorni. Oggi visto che il sole di ieri era solo uno scherzo e che siamo già tornati al bel cielo novembrino grigio tendente al marroncino orrido ho trovato questa, archiviata tempo fa, e che per oggi trovo perfetta.
L'idea mi era venuta preparando e amando una zuppa di Sigrid di molto tempo fa, la Zuppa di zucchine e pere. Io le pere, beh, ecco, è un po' un amore-odio, quindi ne ho pensata una con le mele, ovviamente Granny Smith, le mie preferite in assoluto.

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Crema di patate, carote e mela verde al timo

1 grossa patata
2 carote
1\2 mela verde acidula
1 scalogno
acqua 1\2 l
dado vegetale 1\2
sale, pepe, 1 spicchio d'aglio
timo tritato finemente

Far appassire lo scalogno tritato in mezzo bicchiere d'acqua con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio sbucciato e privato della parte interna verde. Aggiungere le patate tagliate a piccoli cubetti, e dopo 2-3 minuti anche le carote e la mela, sempre a pezzettini. Soffriggere per 5 minuti. Eliminare l'aglio, aggiungere il brodo ottenuto con l'acqua e il dado e far bollire 10 minuti coperto e 5 minuti scoperto. Spegnere, lasciar raffreddare qualche istante e poi ridurre il tutto a crema con il minipimer.
Se la crema risulterà troppo liquida, rimetterla nella pentola e farla bollire fino ad ottenere la densità desiderata. Aggiustare di sale e pepe e servire profumando con foglioline di timo tritate. Per 2.
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giovedì 12 novembre 2009

Muffin salati: parmigiano reggiano e timo

Io in questa estate di San Martino non è che ci avessi mai creduto tanto, invece quest'anno finalmente non posso dire di non essermi accorta del cambiamento. Un sole limpido e fortissimo, dalla finestra della camera vedere le Alpi, da quella del soggorno gli Appennini, in novembre, come si dice, non ha prezzo. Ieri con il bambino che tengo ci siamo sdraiati sul porfido caldino, ci siamo arrotolati i pantaloni e le maniche e, indossati gli occhiali da sole, abbiamo fatto finta di essere in spiaggia e che la casa fosse l'albergo! Che dolce...
Dev'essere per questo che anche oggi la sveglia biologica è suonata all'alba, il mio ticchettio interno evidentemente deve essersi accorto che oggi c'è il sole + il mercato e che non si può stare in casa un attimo di più, che urge andare a prendere il numero da quei matti del mega banco di frutta e verdura per accaparrarsi i pezzi migliori.
Solo, veloce veloce, il mio piccolo esperimento di ieri.

Ho trovato questi mufin salati in una piccola appendice, appunto, salata in fondo all'arcinoto Libro d'Oro dei Dolci (Mondadori), dove a mio avviso le ricette salate vengono paradossalmente meglio di quelle dolci, tanto che questi mi sono davvero piaciuti.
Molto profumati da tiepidi, una volta raffreddati completamente hanno perso un po' del loro profumo e anche un po' di sapore. Per questo alla sera li ho trasformati in paninetti ripieni arrivando così a scoprire la loro vera vocazione. Sono fatti per essere farciti, belli imbottiti e poi fermati con un semplice stuzzicadente e serviti così, magari con la loro cartina ancora un po' attaccata e un po' no.
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Muffin salati al parmigiano-reggiano e timo

farina 125 g
lievito istantaneo per salati 2 cucchiaini rasi
1\2 cucchiaino di sale
parmigiano reggiano grattugiato al momento 50g
uova 1
olio extravergine d'oliva 1 cucchiaio
yogurt bianco 1 vasetto (125 ml)
timo fresco tritato finemente

Preriscaldare il forno a 180°. Preparare uno stampo da 9 muffin e inserire le apposite cartine, oppure ungere i fori perchè l'impasto non sarà molto unto e rischierà di attaccarsi (anche al silicone).
In una terrina di media grandezza mescolare la farina, il lievito e il sale, poi unire il parmigiano. In un' altra, lavorare le uova con l'olio, lo yogurt e il timo con le fruste elettriche a media velocità fino a ottenere un composto omogeneo.
Diminuire la velocità e incorporare gradualmente gli ingredienti secchi, azionando brevemente.
Versare la pastella negli stampini precedentemente preparati e far cuocere in forno per circa 20 minuti. Devono uscire ben lievitati ma ancora elastici al tatto.
Lasciarli intiepidire prima di rovesciarli su una gratella.
Gustarli tiepidi, oppure, una volta raffreddati completamente farcirli con ripieno a piacere*.

*Io ho provato formaggio spalmabile-olive verdi a pezzettoni e, il migliore, pesto alla genovese-scaglie di grana. Doveva essere l'antipasto ma è andata a finire che ci ho cenato.
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Buona giornata!
p.s. passate a fare un giro QUI da Babs, ci sono tante novità interessanti e una grafica (by lei) da fare invidia a tutti!

p.p.s su gentile suggerimento, con questa ricetta partecipo alla raccolta Muffins Mania di Mara-Pan di Panna

mercoledì 11 novembre 2009

La pagnotta perfetta

Comoda quando qualcuno cerca, prova e sperimenta le ricette e poi te le passa già tutte belle perfezionate, no???
Io, devo ammetterlo, spesso questa fortuna ce l'ho.
Personificata in una speriamo futura cognata che ai fornelli è una sperimentatrice costante, di quelle che riprovano le cose finchè non vengono proprio come pare a lei, di quelle che non si capisce proprio dove trovino il tempo di impastare tornando a casa dal lavoro alle 7 di sera passate, di quelle che non hanno paura del giudizio di nessuno, nemmeno di chi ha anni e anni di esperienza, perchè sanno che può solo servire per migliorare.
Di quelle che amano così tanto cucinare che la loro passione riesce a contagiare amici parenti e persino mariti.
Di quelle che non pensano che a 30 anni passare un intera giornata a fare il pesto per il cappelletti per il pranzo di Natale sia tempo sprecato.
Insomma, una di quelle lì, ci siamo capiti.
L'altra sera mi ha passato la ricetta di queste pagnotte qui, soffici e che sanno quasi di focaccia, era venerdì sera e già un certo orario, ma al sabato mattina alle 8.30 non ci resistevo più a letto, dovevo alzarmi e provarle subito. Così ho fatto, e sabato a pranzo abbiamo avuto il pane dal miglior rapporto tempo-qualità che possiate immaginare.

E per chi non ama fare il pane, o non si sente pratico, o non ha tempo...beh sappia che queste qua si fanno in 1 ora e 1\2 tutto compreso e che sono f-a-c-i-l-i-s-s-i-m-e!! Provare per credere.

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Pagnotte veloci

farina 400g

olio extravergine 3 cucchiai

1 bustina lievito di birra liofilizzato (quello che non necessita di essere sciolto, tipo Mastro Fornaio)
zucchero 2 cucchiaini

sale 1 cucchiaino

acqua tiepida (37-40°C) 225-250 ml

Setacciare la farina in una terrina larga e mescolarvi il lievito, al centro del mucchio praticare una buca dove versare zucchero, sale e olio.
Amalgamare il tutto con l'aiuto di una forchetta, aggiungendo gradatamente l'acqua. Versare l'impasto sulla spianatoia infarinata e lavorarlo per 10 minuti, allargandolo con i pugni chiusi, riavvolgendolo e sbattendolo sul piano da lavoro fino al completo assorbimento del liquido. Rimettere l'impasto in una terrina infarinata, coprire con un canovaccio umido e mettere a lievitare in luogo tiepido* per circa 40 minuti o fino al raddoppio del suo volume. Dividere l'impasto ben lievitato in due parti, e con ciascuna formare una palla da mettere sulla placca del forno ricoperta di carta da forno. Mettere a lievitare di nuovo in luogo tiepido per 20 minuti. Spennellare la superficie di acqua e cospargere con sale fino e con un coltello affilato incidere la superficie, creando una grata. cuocere 20-25 minuti nella parte media del forno preriscaldato (elettrico/gas: 210-220°C, ventilato: 200-210°C) avendo l'accortezza di porre sul fondo del forno una ciotolina piena d'acqua.

*io in inverno ultimamente faccio sempre lievitare dentro il forno appena tiepido, lo accendo a 50° mentre impasto, poi lo spengo, lo lascio aperto un minutino, ci metto l'impasto e lo lascio li al calduccio per il tempo necessario. I risultati migliorano visibilmente.
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lunedì 9 novembre 2009

Rosa in cucina: le vostre prime creazioni



A poco più di un mese dal "lancio" della nostra raccolta PINK! Un tocco di rosa in cucina ho iniziato a sentire la necessità di fare un attimo il punto della situazione, più che altro per mettere ordine tra i vostri bei commenti sparsi ma anche per darvi un idea di quante cose interessanti e golose siamo riusciti a raccogliere in così poco tempo.
Approfittando di questa inaspettata consistente partecipazione, come ho già accennato l'altro giorno, vi vorrei lanciare un'idea. Sappiamo tutti che il rosa è il colore che la Lega Italiana contro i tumori ha scelto come filo conduttore della campagna per la prevenzione del tumore al seno. Per ciò ho pensato: ma perchè una volta terminata la raccolta non la prepariamo per benino in un pdf e non la inviamo alla Lega?
E che se ne fanno, penserete voi??
Beh in realtà io un buon uso da proporgli ce l'avrei...
Quello che mi piacerebbe fare, insieme a chi mi darà il consenso, è donare a loro i diritti sulle ricette e immagini in modo da dare loro la possibilità di stampare "l'opera" e metterla in vendita, magari il prossimo ottobre, per raccogliere un po' di soldini per la ricerca.
Che ne dite?
Va da sè che potrete continuare a partecipare alla raccolta anche se non siete interessate a questo progettino, faremo comunque un bel (speriamo) pdf da scambiarci tra noi.
Fatemi sapere, ok??
Intanto un assaggio delle meraviglie che mi sono arrivate fin'ora:

PINK-partecipanti aggiornati all'8 novembre
- Marina - Rosmarina con la Charlotte rosa, limone e lamponi con biscuits roses de reims
- Sabrine - Fragole a merenda con Vellutata di rape rosse e mela verde
- GuyaB - La patata in giacchetta con Dolce di fragole e mascarpone
- Vicky - La pasticcioneria con Pollo in crosta con gel rosa
- Laura - Pentole di rame con Gnocchi rosa con crema di formaggio
- Antonella - Pane al pane...vino al vino con cocktail di gamberetti ; mousse al salmone , pennette al salmone, crumble di zucchine e salmone
- Micaela - Il criceto goloso con
Muffin ai chips di banana e zuccherini, Il rotolo Barbapapà
- Milena - la scimmia cruda con Bicchierini con cocktail di gamberi, Barchette con salsiccia e formaggio
- Fiorix - cuor di panna con i Muffins pink
- Cipolla - Gustosamente con Ris e lacc in rosa
- Dauly - Cucchiaio e pentolone con cuore pink cheese cake
- Imma - Dolci a go-go con Torta al cocco pink, Pink bag
- Federica - Note di cioccolato con Pesche dolci; Salmone al forno su fette di limone al sale
- Ele - Alice nella cucina delle meraviglie con Torta amore mio
- Chabb - le padelle fan fracasso con Biscotti bicolori
- Sunflowers8 - Oggi pane e salame domani... con i Ravioli di frittata al prosciutto
- Sarachan - Blog goloso con Crema al lampone e rosa, Torta rosa di lampone
- Moleskine - Mele e cannella con il Risotto al radicchio e stracciatella
- Dolc&amara con le Pesche dolci mignon
- Alessandra (raravis) - Menu Turistico con i Gnocchi di barbabietola con burro salato e semi di papavero
- Valentina - La cuoca pasticciona con i Tortelli rosa al sapore di mare
- Titti giramondo - Il blog della Titti con i Punschkrapfen
- Clementina - Dolcezze infinite con Dessert rosa alla vaniglia e cioccolato
- Alice in wonderlannd con i Cupkakes rosa
- Tania - Dulcis in furno con Risolatte alla melagrana
- Astrofiammante - Mangiare è un po' come viaggiare con Aperitivo fruttato
- Alice 4161 - Cenerentola in cucina con la Torta al peperoncino
- Luby - L'eco del mondo con Sciroppo di melograno
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Vi ricordo che avete ancora un sacco di tempo per sperimentare e creare, e vi avviso che sto pensando anche a un piccolo premietto per le ricette e le foto che mi piaceranno di più, ovviamente a mio insindacabile giudizio, visto che me ne sate mandando troppe per poter pensare di costringere qualcuno di più esperto a leggerle e valutarle tutte a titolo completamente gratuito!
Niente di che, solo un pensiero, ma molto, molto in tema.
Per una ripassata alle regole, tutto qui.
Buona settimana

venerdì 6 novembre 2009

Piccoli Gugelhupf integrali all'uvetta


Solitamente, prima mi lascio ispirare da una ricetta, poi vado alla ricerca del contenitore o dello stampo più adatto. Questa volta invece, durante una delle mie ultime scorribande, mi sono prima innamorata dello stampo, una formina così irresistibile con quel buchino al centro da riempire con tutto l'immaginabile, e quelle scanalature dove far colare rivoli di glassa colorata o di cioccolato fuso...
Insomma l'ho portato a casa con estrema soddisfazione, poi una volta arrivata la sera e finiti gli impegni mi sono tuffata in rete a vedere come si fanno questi Gugelhupf, o Kugelhupf, tipici della Germania meridionale, Austria, Svizzera e Alsazia e presenti, sotto altri nomi e forme leggermente diverse, nella pasticceria di gran parte del nord-est europeo.
Per quel che ho potuto scoprire in rete la ricetta originale prevede l'uso del lievito di birra, quindi una lunga lievitazione fuori forno. Io però, avendo iniziato a prepararli alle 11 di sera ed essendo troppo carica di usare subito quegli stampini, ho pensato di farli con il lievito istantaneo. Ho scoperto poi che si sono servite della stessa manovra anche queste due piuttosto esperte ragazze quindi se l'han fatto loro mi fido a occhi chiusi.
Ho fatto quindi un mix delle loro due ricette, più altre trovate sparse per la rete e per i libri, molte delle quali contemplano l'uvetta e il liquore alla ciliegia. Infine ho sostituito metà della farina con quella integrale.
Li ho sfornati e lasciati lì per il mattino, e sono andata a dormire orgogliosa e con le mani ancora profumate di burro e zucchero. Il mattino dopo a colazione li abbiamo mangiati così com'erano (cioè perfetti! :)) poi per una cena alla sera li ho spolverati di zucchero a velo e guarniti con frutti di bosco macerati per qualche ora in zucchero e limone e scaldati leggermente al microonde.
Si prestano veramente a infinite tipologie di decorazione, per questo vi metto la foto della versione nature, così potrete far partire subito la vostra fantasia! Ah, che bell'acquisto 'sto stampino!
Io li ho fatti così:
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Piccoli gugelhupf integrali all'uvetta

burro 125g
zucchero 80g
uova 3
farina 00 75g
farina integrale 75g
scorza di 1 limone
lievito istantaneo 8g
un pizzico di sale
uvetta 70g

Mettere a mollo l'uvetta in succo di frutta o liquore alla ciliegia per almeno 1\2 ora. Lavorare a crema il burro con lo zucchero, aggiungere le uova sbattute e amalgamare energicamente con la frusta. Incorporare le farine setacciate insieme al lievito, la scorza di limone, il sale e infine aggiungere l'uvetta dopo averla passata nella farina (per far si che non si ammassi in basso durante la cottura.
Riempire gli appositi stampini scanalati per non più di 2\3 del loro volume e infornare a 160° per 20 minuti circa, controllando di tanto in tanto. Sfornare e lasciar riposare qualche minuto prima di staccare.
Guarnire a piacere.
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Non è che fuori ci sia proprio un meteo favorevole per augurarvi buon fine settimana... ma prima o poi ci dovremo pur abituare a riporre definitivamente la bici nel garage, le ballerine nell'armadio, a tirar fuori gli stivali e le lenzuola di flanella... e a ri-imparare, come ogni anno, a trovare fuori i lati positivi dell'inverno. Io ci proverò a mio modo, continuando le mie sperimentazioni per i biscotti di Natale, al caldo del forno e col profumo della vaniglia sono certa che sarà tutto un po' più facile!

giovedì 5 novembre 2009

Quiche dolce-amara: radicchio, uvetta e castagne

Ci sono dei giorni, magari quando vengo da un periodo troppo carico di pranzi dalla nonna (che per carità, tutti i meriti, ma nonna un dito di unto in fondo a ogni piatto di tortelli!!!!) in cui una quiche ripiena di verdure cotte diventa il massimo della golosità.
Oltre che una buonissima occasione per uno svuotamento sistematico dei reparti vedrure e formaggi del frigo, ovviamente.
Spesso però questi giorni cadono proprio quando non c'è il tempo di preparare la pasta per quiche (che poi sarebbe stata sempre la solita imbattibile perfetta pate à quiche di Cristophe Felder, appresa sempre da lei tempo fa), per fortuna che è lecito, ogni tanto, ripiegare su quella già pronta, fingendo di ignorare, per una volta, quel mare di cose indicibili che ci sono dentro.
Fingendo, appunto, peccato che io non so proprio fingere, proprio per niente, nemmeno con me stessa, quindi mi sono ripromessa giurin giurello che al primo attimo di tempo ne preparo una scorta di quella Felderiana e la freezerizzo, promesso.
Fatto il mea culpa, veniamo alla novità che dovrebbe essere insita nell'odierna ricetta, che sarebbe quella di affondare delle belle castagnone panciute lesse nel ripieno della quiche un attimo prima di metterla in forno. L' idea l'ho notata su una rivista, dove le castagne commparivano affossate in una notevole quantità di cipolle. Io per ovvie ragioni digestive ho sostituito la base del ripieno con un bel cespo di radicchio trevigiano, amaro al punto giusto per contrastare con le dolci e farinose castagne. Infine...boh, mi mancava ancora un tocco mio...ci ho pensato un po' e poi una piccola (piccola! se no rovina tutto) manciata di uvetta sultanina mi ha risolto il pranzo.

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Quiche al radicchio trevigiano, castagne e uvetta

1 rotolo di pasta brisée pronta
radicchio trevigiano 1 cespo medio
ricotta 200g
uova 1 e 1 tuorlo
uvetta sultanina una piccola manciata
7-8 castagne lesse
sale, pepe, aglio, noce moscata

Pulire il radicchio e ridurlo in piccoli pezzi, eliminando le parti bianche più dure e coriacee. In una padella antiaderente scaldare due o tre cucchiai di olio, farci rosolare l'aglio sbucciato e privato della parte verde interna per qualche minuto senza farlo annerire. Eliminare l'aglio e aggiungere il radicchio, farlo stufare mescolando continuamente per 5-10 minuti, fino a che tutte le foglie non avranno assunto il colore più scuro tipico della cottura. Verso la fine della cottura aggiungere anche la manciatina di uvetta, salare e mescolare bene. Spegnere e lasciar raffreddare. Una volta raffreddato, in una ciotola unire il radicchio, la ricotta ridotta a crema schiacciandola con un cucchiaio, l'uovo e il tuorlo leggermente sbattuti, sale, pepe e se piace una grattatina di noce moscata. Rivestire un piccolo stampo da 24 cm di diametro con la carta da forno, stendere la pasta brisée e riempirla con il nostro composto. Affondare quasi completamente le castsagne nel ripieno disponendole in modo ben regolare, in modo più o meno che ne possa risultare una al centro di ogni fetta che andremo a tagliare. Ripiegare i bordi oppure tagliare l'eccedenza e infornare a 180° per circa 40 minuti.
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p.s. sono ancora senza forno (quelle vitine apparentemenmte necessarie per il suo funzionamento sembrano scomparse dalla faccia della terra) quindi buona parte del merito di tutte queste cosine infornate autunnali, da tradursi in spesa elettrica, consigli e soprattutto controllo cotture mentre io faccio altro, va alla nonna Tina. Tina diminutivo di Orestina, classe '32, che legge i libri di cucina con gli occhiali e poi con davanti la lente di ingrandimento, perchè ancora ci tiene, perchè ancora, ogni domenica a pranzo, vuole portare in tavola qualcosa di sempre diverso. E alla fine chi se ne frega se è un po' unto o pesantino. E' un mito!
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Aggiornamento: con grande sgomento per la paura di essere additata come copiona, ho scoperto solo questa sera una ricetta molto simile, quantomeno che utilizza lo stesso abbinamento radicchio-castagne e sempre in una quiche (!!!), e pubblicata proprio ieri, sul bellissimo blog di Camomilla: Fiordifrolla. Per questo ci tengo molto a dire che la mia non è stata una copiata senza citazioni di fonti, ma una semplice idea più o meno contemporanea, dico più o meno perchè avevo realizzato questa quiche già la scorsa settimana, prova ne è la foto presente da giorni su Picasa.
Embè, scusate, ma dovevo levarmi il dente, oh.
Ah, le sue splendide mini quiche sono qui.

martedì 3 novembre 2009

Donna Hay's Candied lemon cake


Nel scegliere la prima ricetta da sperimentare dal Donna Hay magazine autunnale di cui si parlava, dopo la settimana tutta completamente verdurosa che abbiamo trascorso su queste pagine, ho optato per un po' di indulgenza, e ho scelto un dolce.
In realtà tutto mi sembrava troppo o troppo poco in questo elenco ingredienti, e ho fatto davvero fatica ad attenermi, tentata ogni due secondi dal fare qualche mia variazione che sul momento mi sembrava dettata più che altro dal buon senso. Ma ho resistito. Ed ecco una torta al limone 100% Donna Hay diversissima da tutte quelle che avete mangiato fino a questo momento. Bassa, umida, dolcissima, golosa, che ti lascia con le mani appiccicose e la voglia irrefrenabile di un'altra fetta.
Al volo la ricetta, davanti alcuni giorni intensi da baby-influenzati sitter, dove speriamo avanzi un po' di tempo per le nostre chiacchiere.
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Candied lemon cake

farina 75g

zucchero a velo 240g
mandorle tritate 120g

scorza di 1 limone

albumi 6

burro 180g


zucchero superfino 330g

acqua 160ml
3 limoni non trattati tagliati a fettine sottilissime
*

Preriscaldare il forno a 180°. Mescolare insieme la farina, lo zucchero a velo, le mandorle e la scorza di limone. Aggiungere gli albumi (non montati) e il burro ammorbidito e amalgamare. Rivestire uno stampo da 25 cm circa di diametro con carta da forno, cuocere per 25-30 minuti.
Nel frattempo preparare le fettine di limone candite. Mettere in un pentolino l'acqua e lo zucchero, posizionare su fuoco medio e mescolare finchè lo zucchero non si sarà sciolto. Aggiungere le fettine di limone e portare a ebollizione. Far bollire per 15 minuti o comunque fino a che lo sciroppo sarà denso e le fettine di limone trasparenti. Sfornare la torta, lasciar raffreddare per almeno 10 minunti e sformare su un piatto. Spennellare la torta con abbondante sciroppo e guarnire tutta la superficie con le fettine di limone candite.

- La ricetta prevedeva anche di servire questa torta accompagnandola con panna acida al limone, ottenuta mischiando 240g panna acida, i cucchiaio di succo di limone e uno di zucchero a velo. Non ho provato perchè mi sembrava già perfetta così, però si può provare!. -* le fettine di limone devono essere proprio sottilISSIME, però se per caso vi vengono un po' troppo grossine non gettatele, semplicemente dovrete farle bollire nello sciroppo per più tempo, con un po' di pazienza diventeranno trasparenti e della consistenza giusta.
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lunedì 2 novembre 2009

Donna Hay, magazine & more

il n.45 del Donna Hay Magazine

Nella mia gita romana che ormai è già solo un bel ricordo sono finalmente riuscita ad accaparrarmi un numero del tanto agognato Donna Hay Magazine. E si, lo sapevo che mi sarebbe piaciuto, lo sapevo che poi avrei girato tutto il giorno con la copia in mano guardacaso con la copertina girata verso la gente che incontravo, che appena arrivata in treno mi sarei ritirata in religioso silenzio per leggermelo tutto, sapevo tutto questo. Ma non prevedevo che avrebbe potuto essere una tale Folgorazione.
La rivista in se, unita alla storia del personaggio, insomma, come dire, fanno sognare. Per questo mi è venuta voglia di dedicare due righe a questa ormai ex cuoca della porta accanto, che continua a lavorare all'insegna del rendi speciale ciò che è semplice.
Donna Hay all'ingresso del suo general store
Donna Hay
La carriera di Donna come food writer e stylist inizia prestissimo, a soli 19 anni, a Marie Claire, e in breve tempo, a 25 anni, è anche food editor di Marie Claire Lifestyle.
Attualmente è editor del suo Donna Hay Magazine, autrice di articoli periodici di gastronomia su importanti testate australiane e neozelandesi e collaboratrice regolare della la rivista inglese di lifestyle Livingetc.
Proprio all'inizio di quest'anno Donna ha aperto il suo primo concept store a Sydney, il Donna Hay General Store, con accessori per la cucina, bellissimi oggetti per la casa e idee regalo selezionate in giro per il mondo. E' in progetto anche il lancio di uno shop online direttamente dal suo sito web, dove ognuno potrà servirsi liberamente indipendentemente da dove vive (!!!).
Oggi è uno dei personaggi più noti dell'editoria gastronomica internazionale, splendida prova ne sono in numerosi libri best-seller da lei pubblicati vincitori di tantissimi premi internazionali.

Il general store di Sidney
La rivista
Bimestrale, ha oltre 384.000 lettori australiani, e abbonati in 82 Paesi del mondo. Grande formato, copertina in carta spessa e ruvida. E' una di quelle cose che non ci si stancherebbe mai di guardare e riguardare, in poche pagine un'infinità di ispirazioni. Mi piace molto il fatto che ogni numero si apra con una breve introduzione di Donna, con un breve racconto della genesi del numero in questione, senza tralasciare aneddoti, esclamazioni, piccoli racconti personali.
Lei stessa, in due righe, riesce a raccogliere lo spirito che sta dietro questa bella impresa editoriale:
“Donna Hay Magazine is all about home cooking at its best. It excites the seasoned entertainer, entices the confident cook and inspires the novice to get into the kitchen, put on an apron and start cracking eggs.”
Donna Hay

La forza
In questo caso si può proprio dire: la forza è nella semplicità. Un approccio diretto, sempre ben giudato, procedimenti ridotti al minimo ma con una resa incredibile, merito anche (e soprattutto, secondo me) di una schiera di stylist e fotografi che davvero ne devono sapere un bel po'.
Immagini evocative ma dove la ricercatezza è accuratamente nascosta, dove spesso la carta da forno rimane in bella vista sotto le torte, e gocce e briciole non fanno che abbellire e rendere più naturale l'immagine. Taglieri di legno, vecchie posate rigate, centrini di una volta, predominanza del bianco e dei colori neutri per gli sfondi sempre sgombrati dalle inutilità fanno di queste foto degli spezzoni di sogno. Ecco come vorrei che fossero le mie torte, ci si ritrova a pensare, ecco come vorrei che fosse la mia casa.
E per la lingua...non vi fate alcun problema, è in inglese, si, ma in un linguaggio estremamente semplice, tutto risolvibile con un piccolo dizionario, e poi, soprattutto, le cups sono sempre tradotte in grammi, cosa non da poco per chi ama dilettarsi con le ricette internazionali.

Il neo
Eh questo lo devo dire. Per noi, italiani, o anche no, ma comunque non di quelle parti là, certe cose possono sembrare assurde. E probabilmente lo sono sul serio. Per esempio chi di noi metterebbe 8 albumi non montati in una torta con pochissima farina, solo zucchero e senza lievito?? Cioè, diventa una frittata bianca no? E chi si metterebbe a congelare la carne già grigliata? Credo nessuno, ma del resto lo sappiamo già tutti benissimo che ogni ricetta che viene pubblicata va poi presa con le molle, e una limatina è quasi sempre necessaria.
Trovo il Donna Hay Magazine perfetto per le ricette semplici, e molto utile per un primo approccio con quelli che per noi possono essere ingredienti nuovi, come ad esempio il golden syrup che presenta nel numero che sto leggendo , per come utilizzarli, per le quantità. Lo trovo infinitamente di ispirazione, soprattutto per chi ha velleità da foodblogger (eh eh!), evocativo e piacevolissimo da sfogliare. Ma una controllatina prima di mettere in pratica, una riaggiustatina alle quantità, spesso è necessaria.
ma alla fine...
qui da noi, in Italia intendo, non abbiamo nulla di nemmeno lontanamente paragonabile, soprattutto dal punto di vista stilistico, quindi me lo compro, me lo leggo, me lo gusto. Aspetto di avere il tempo per provare tutte le ricette che mi ispirano, prendo nota su ingredienti di cui prima non avevo mai neppure sentito parlare...e ci scrivo pure un post, perchè sfogliare certe pagine, al di la di tutto, è per me un puro piacere. Buona lettura.
E buona settimana, noi ci sentiamo domani con qualcosa di dolcissimo 100% Donna Hay.
tutte le immagini del post sono tratte dal sito di Donna Hay