mercoledì 31 marzo 2010

Pasta cavoletti, acciughe, uvetta

La cucina di casa italiana è cambiata di più negli ultimi trent'anni che nei due secoli precedenti. Si pensi alle tecniche nuove, come il teflon, che ha permesso praticamente di eliminare i grassi. Si pensi a come sono cambiati i prodotti, sempre nuovi e numerosi, si pensi alla frollatura della carne e alla comparsa dei pesci, al sottovuoto e alla porzionatura fatta all'origine. I libri di cucina se ne sono accorti poco. Vittime della mistica della Tradizione e del Territorio, continuano a proporre gli stessi piatti, con gli stessi ingredienti, la stessa (presunta) cucina regionale di una volta che non esiste più, tirando inevitabilmente la volata ai 4 salti in padella che spopolano. "Cuochi si diventa" è un libro diverso. Per quattro motivi: 1. Considera sempre la nuova offerta degli ingredienti, i prodotti veramente disponibili in un buon negozio o al supermercato. 2. Affronta i passaggi reali legati oggi alla cottura, dall'utilizzo delle basi a tutti i trucchi per semplificare e velocizzare l'esecuzione, migliorando al contempo i risultati. Il metodo contro l'improvvisazione. 3. Tutte le ricette sono ghiotte e interessanti, ma assolutamente semplici, alla portata di qualunque appassionato. Le lavorazioni complesse sono bandite. 4. È scritto con levità e gusto del racconto. Ed è condito - ça va sans dire - con aneddoti, avvertimenti scherzosi, citazioni.


Queste sono le poche frasi stampate sulla quarta di copertina di un libro che è stato il mio primo libro di cucina, quello da cui è partito tutto. Il caro, vecchio Cuochi si diventa.
E ogni volta che lo riprendo in mano mi pongo sempre la stessa domanda: ma riuscirò mai, nel corso di tutta la mia vita, a provarle tutte ste ricette? (tranne il brodo di sassi)?
Solitamente aborrisco i libri di cucina senza foto, non ne vengo attratta ne riesco a fidarmene. Ma in questo caso non so perchè a intervali regolari ci ricasco, e lo amo sempre di più. Forse perchè molte ricette sono veloci, adatte per tutti i giorni, non lo so. Forse semplicemente perchè lui, Allan Bay, è veramente un genio a suo modo.
Questa viene da li, con la sola differenza che non trovando le cime di rapa ci ho messo i miei amati cavoletti.

Tagliatelle cavoletti, acciughe e uvetta

tagliatelle all'uovo 180g
8 cavoletti di bruxelles
olio, aglio
una manciata di uvetta
2 filetti di acciuga sott'olio
sale e pepe
pecorino stagionato

Lessare i cavoletti per 15 minuti in acqua bollente salata poi dividerli in quarti e farli saltare in una casseruola con un filo d'olio, 1 spicchio d'aglio, una manciata di uvetta ammorbidita in acqua tiepida per 20 minuti e poi strizzata e i filetti di acciuga spezzettati. Regolare di sale e pepe. Cuocere le tagliatelle per 5 minuti scarsi, poi saltarle insieme al condimento per un minuto. Prima di servire spolverare di pecorino grattugiato.


lunedì 29 marzo 2010

Sana (e repressa) voglia di cucinare

Ecco cosa succede se si è costretti a stare troppe ore al comuputer quando invece si avrebbe solo voglia di sporcarsi le mani di farina e impastare e infornare e modellare e soffriggere e annusare  e controllare lente lievitazioni e assaggiare.

 

Progetto: decido cosa preparare, inizia la fase di elaborazione. Penso agli ingredienti indispensabili e agli utensili, me li procuro, visualizzo il piatto finito, il suo sapore, organizzo il tempo, mi prefiggo un obbiettivo. 


insalata di quinoa con legumi verdi


Manipolo: inizia il processo di trasformazione: taglio, pulisco, affetto, affondo le mani nell'impasto, pulisco, sviscero, sminuzzo, affetto. Metto in atto tutte quelle procedure che implicano manualità e contatto con la materia.


Trasformo/creo: E' il culmine dell'atto di cucinare. L'alchimia, la trasformazione da ingrediente a piatto finito si attuano nel passaggio da crudo a cotto, lo stesso passaggio che in epoca remota ha sancito l'evolversi dall'era primitiva a quella civilizzata. E' proprio il processo di cottura permesso dalla scoperta del fuoco che innesca il concetto di società civile. Cuocio le materie e gli ingredienti e metto in atto la magia. Creo. L'opera è compiuta, il piatto è finito, il processo creativo terminato. Ho portato a termine un progetto, la mia autostima cresce.


zuppa di zucca allo zenzero

Assaggio: questa modalità del fare legata alla cucina è uno dei processi che consentono la verifica immediata dei risultati: l'assaggio. Vivo un coinvolgimento totale dei sensi che culmina con quello del gusto e se l'assaggio avviene con l'Altro ho un immediato ritorno emotivo che di solito è positivo e gratificante. 


le fasi dell'azione del cucinare sono tratte da Cucinoterapia di Roberta Schira, Salani 2008   

venerdì 26 marzo 2010

(ancora) panna cotta & latte di cocco

In questi giorni rispettare il proposito dei 3 post alla settimana sta diventando davvero difficile, presa da mille cose e mille stimoli, sempre di corsa, e mi dispiace. Anche adesso sono di fretta e tra poco devo scappare a lezione per finire un progetto pubblicitario che potrebbe anche uscire dalle 4 mura dell'aula per diventare qualcosa di reale, chissà, comqunque ce la sto mettendo tuuutta tutta.  Fortunatamente nei lunghi mesi di nullafacenza a cui mi ha sottoposto il 2009 ho avuto il tempo per crearmi una sorta di archivietto d'emergenza da cui qualcosa può sempre saltar fuori. E magari anche a base di uno dei miei (e non credo solo miei) ingredienti preferiti: il latte di cocco. Oltretutto mi sono accorta di non aver mai postato nulla per cui urge rimediare, immediatamente. 
A dir la verità io da queste parti non lo trovo molto facilmente, però almeno son sicura che nei Todis si trova praticamente sempre, insieme ad altre due o tre cosine etnicheggianti e interessanti che ne fanno uno dei miei discount preferiti. Adoro il profumo che si sente non appena si apre la lattina, che spettacolo, basterebbe solo quello a far venire voglia di infilarlo in qualsiasi ricetta! Nella fattispecie, l'ho sostituito al latte intero che uso per fare la panna cotta e me l'ha aromatizzata lievemente rendendola anche più densa del solito. 
Io avevo pensato ad una salsina al lime, invece qualcuno con poca pazienza quando si tratta di queste cose mi ci ha sparso sopra il cacao dolce in polvere, spegnendo del tutto anche quel poco di esotico che rimaneva a sto dolcino, ma alla fine era buona anche così. Quando la rifarò, di certo un abbinamento con qualcosa al lime lo tenterò, e poi proverò a potenziare il sapore aggiungendovi qualche cucchiaio di cocco in scaglie e poi... ci sarebbero le solite altre mille possibilità :)

 Panna cotta al latte di cocco

panna fresca 250 ml
latte di cocco 250 ml
zucchero 80g
scorza di 1 limone
colla di pesce 3 fogli 

Ammollare la gelatina in acqua fredda. Prima di aprire il latte di cocco agitare bene il barattolo. Scaldare a fuoco dolce la panna e il latte di cocco con la scorza di limone e lo zucchero finchè non inizierà a bollire. Togliere dal fuoco e aggiungere la gelatina ben strizzata. Amalgamare bene e velocemente con una frusta e versare nelle coppette. Lasciar intiepidire poi raffreddare in frigorifero per almeno 4 ore. Guarnire a piacere.


:::::::e visto che siamo in tema vi saluterei con una piccola meringhe's panna cotta parade per chi maldestro se ne fosse persa qualcuna

mercoledì 24 marzo 2010

Bulgur con melanzane grigliate, pomodoro e cannellini

Tante volte mi chiedo perché noi italiani siamo così fissati col riso. Con tutti i cereali e legumi che ci sono e che lo potrebbero sostituire per rendere più vario il nostro nutrirci, non lo so. Io penso fino ai 14-15 anni di non aver mai mangiato un'insalata ne' di orzo ne di farro, per dire. E poi se si ferma qualcuno per la strada così a caso secondo voi in quanti saprebbero dirvi che cos'è il bulgur? O il quinoa? A meno che non si tratti di foodblogger o di rare eccezioni di personaggi illuminati attenti a variare la propria alimentazione, direi molto pochi.
Per cui, visto che ogni tanto mi viene ricordato da qualcuno che devo scrivere rivolgendomi a tutti, e non solo alla mia ristretta cerchia di "colleghi" foodblogger e lettori quotidiani, oggi parliamo un po' del bulgur, il mio preferito tra tutti quei chicchi che vanno di moda adesso (come dice mia nonna).


Il bulgur (o boulghoul, boulgour, bulghur, bulghul ecc. ecc.) è sostanzialmente grano spezzato, proprio quello dei campi di grano che ci circonderanno tra un po', tipico della cucina mediorientale.  Questo grano integrale subisce poi particolari processi di lavorazione che comprendono una cottura al vapore, un periodo di riposo in cui vengono fatti seccare e infine una macinatura, in diverse pezzature a seconda dell'uso finale a cui è destinato. Le qualità nutrizionali rimangono quelle del frumento integrale, quindi un buon apporto di fibre, vitamine del gruppo B, fosforo e potassio (da Wiki).

Di particolare a parte il nome non ha niente, se non che è un'altra forma in cui si possono mangiare i cereali, e, fatto non trascurabile, un ottima base per variare le quotidiane insalate da portarsi dietro per pranzare. Il piatto tipico a base di bulgur è sicuramente il tabulè, dove il grano rimane a macerare nel succo di limone per diverso tempo e poi condito con verdure e spezie. Normalmente però gran parte delle ricette adatte per il cous cous sono perfette anche per lui.
Il metodo di cottura è in genere sempre indicato sulla confezione, ma io in di solito lo lavo, poi lo lascio un po' in bagno, circa mezz'oretta, e poi lo cuocio in una quantità d'acqua salata pari al doppio del suo volume per dieci minuti. Poi lo assaggio. A me piace piuttosto durino, quindi solitamente a questo punto è già pronto e se mi avanza dell'acqua la scolo. Se invece fosse ancora molto duro e bagnato basta lasciarlo lì a riposare nell'acqua di cottura, senza coperchio per una decina di minuti.  
Questa più che una ricetta è un metodo che mi sono creata per mettere in tavola alla sera qualcosa di diverso ma caldo e gustoso, ma anche, nello stesso tempo, prepararmi un pranzetto completo per il giorno dopo, da consumare anche freddo. Voilà.

Bulgur con melanzane grigliate, pomodoro e cannellini 

x2
1 bicchiere di bulgur
1\2 melanzana
200 ml passata di pomodoro
1 scalogno
100g di fagioli cannellini già lessati
olio

Grigliare la melanzana tagliata a fettine sottili sulla piastra bollente per 1-2 minuti per lato. Condire con olio, sale e prezzemolo e lasciar marinare un po'.
Cuocere il bulgur secondo le istruzioni riportate sulla confezione.
Far appassire lo scalogno tritato nell'olio. Aggiungere il pomodoro e cuocere 5 minuti, poi aggiungere anche i fagioli e lasciar cuocere altri 5 minuti. poi spegnere il fuoco. Tagliare le melanzane grigliate a striscioline sottili e aggiungerle al resto del condimento. 
- per mangiarlo caldo: quando il bulgur sarà cotto, riaccendere il fuoco sotto il condimento e versarvelo dentro. Rosolare per due minuti, condire con un po' di prezzemolo e serivire subito.
- per mangiarlo freddo: passare il bulgur sotto l'acqua corrente fredda, condirlo con due cucchiai di olio e quando si sarà raffreddato anche il condimento unirli. Spolverizzare di prezzemolo e conservare in frigo in un contenitore ermetico.

Per chi avesse voglia, e soprattutto tempo, soprattutto, il bulgur si può preparare anche in casa, proprio a partire dai chicchi di grano! L'ho trovato su Terra Nuova, una rivista che si occupa di medicina non convenzionale, alimentazione naturale, energie rinnovabili, agricoltura biologica, ambiente ed ecologia, a tratti con un piglio forse un po' troppo "integralista" ma comunque spesso interessante. L'articolo qui

lunedì 22 marzo 2010

Salatini di sfoglia ai carciofi

Ce l'avevo quasi fatta, c'ero quasi riuscita a passare il mio primo inverno senza malanni stagionali.  E invece no,  mentre convinta di averla fatta franca mi godevo un pomeriggio di shopping a Bologna, come una beffa, proprio il 20, l'ultimo giorno di inverno, mi è piombata addosso un noiosissimo mal di gola. Di quelli da goccioloni agli occhi accompagnato da un raffreddore notevole. Ovviamente, senza febbre. Così che non ho neppure una scusa con me stessa per dire alt, pausa, mi fermo un attimo. No, si continua come se niente fosse, ma col doppio di fatica. Per fortuna che mi ero messa già un po'avanti sul fronte prossimi post...
Alllooora ...
Su La Cucina Italiana queste cosette bellissime e sfiziose le hanno intitolate solo "sfogliatelle" . Ma a me di andare a chiamare in causa quelle piccole meraviglie partenopee proprio non mi andava, anche perchè queste sono proprio un'altra cosa. Comunque mi ispiravano da matti, la classica cosa che appena la vedi dici: la devo fare. Come sempre non è stato facile superare il blocco davanti alla ricetta apparentemente difficile,, che si presenta così:
ma mi viene sempre meno, ormai sto superando me stessa da questo punto di vista :).
Alla fine l'effetto sfogliato è ottenuto con un metodo molto semplice, si divide l'impasto in 8 palline, poi le si stende in lunghe sfoglie e si pennella ciascuna con abbondante burro ammorbidito, quasi fuso. Poi una sopra l'altra e un bel rotolone. Effetto assicurato.
Per rendere più chiare le spiegazioni vi inserisco anche i passaggi presi da La Cucina Italiana direttamente, l'unica cosa è che bisogna tenere conto che l'impasto deve riposare per 8 ore almeno in frigorifero, in pratica conviene preparare il rotolo la sera prima e divertirsi la mattina dopo a produrre queste piccole meraviglie.

Salatini di sfoglia ai carciofi da La Cucina Italiana, Marzo 2010 
farina 00 300g 
farina di grano duro 100g 
burro 145g
pecorino stagionato grattugiato 120g
8 carciofi
acciughe sott'olio 6 filetti
2 uova 
aglio, prezzemolo
vino bianco secco
olio e.v.o sale, pepe


In una ciotola raccogliere le due farine, intriderle con 45 g di burro, poi unire 125g di acqua, un pizzico di sale e un uovo e impastare per circa 10 minuti ottenendo una pasta liscia ed elastica.
Dividerla in 8 palline il più possibile uguali e stendere ciascuna in una sfoglia sottile, 1-2 mm di spessore. Se si usa la sfogliatrice passarle più volte nella fessura più stretta infarinandole sempre. Pennellare le sfoglie con il restante burro ammorbidito e sovrapporle in strati.
Arrotolarle e tenere il rotolo in frigo, coperto, per 6-8 ore.
Pulire i carciofi, metterli a testa in giu in una ciotola con l'aglio, l'olio e il vino. Coprire e far stufare a fuoco medio per 20 minuti. Sminuzzare e frullare al mixer i carciofi, poi metterli in una ciotola e amalgamateli con il pecorino e un ciuffo di prezzemolo tritato insieme alle acciughe. Salare e pepare.
Tagliare il rotolo di pasta ben freddo a fettine di circa 5 mm di spessore e appiattirle con la punta delle dita per allargare i "giri" dei dischi. Posizionare un cucchiaino di farcia al centro di ogni disco e chiuderli piegando a mezza luna. Pennellare le sfogliatelle con l'uovo rimasto, distribuire su una placca coperta con carta da forno e infornare a 180° per 20-25 minuti. Servire tiepide.

::::ps: Se qualcuno fosse interessato a sperimentare in casa la VERA sfogliatella napoletana dolce, su Gennarino qualcuno ha pensato anche a questo: leggete qui.

giovedì 18 marzo 2010

La meringa ha fatto l'uovo - decora la tua Pasqua con Caffarel


Eccoci qua. Visto che le altre uoviste partecipanti a questa iniziativa hanno già iniziato a postarli  nonostante a quei tanto agognati 3 giorni continuativi di riposo manchi ancora un po' ho pensato di pubblicare anche il mio. In realtà purtroppo il tempo che ho potuto dedicare a questa cosa è stato molto meno di quello che avrei voluto, e soprattutto molto meno di quello che sarebbe stato necessario per progettare e realizzare un lavoro articolato, come i loro* per esempio. Per cui mi sono dovuta accontentare di una cosina tutto sommato semplice, progettata in classe, in autobus, nelle pause pranzo e su fogliettini volanti. Tema: dopo diversi alberi e prati, bellissimi ma abbastanza lontani dai miei gusti in generale, io ho scelto il cielo, un cielo un po' astratto e dai colori forti e saturati, decorativo. 

Uovo di Pasqua decorato

1 uovo di cioccolato fondente
1 bomboletta di colorante alimentare spray azzurro
1 tavoletta (100g) di cioccolato bianco
colombe di zucchero bianche

1. Appena ho scartato l'uovo, per quanto fosse arrivato quasi miracolosamente intero mi sono trovata davanti una brutta sorpresa: quasi tutta la superficie dell'uovo era rigata per colpa della spessa stagnola arricciata che lo conteneva. Da qui ho capito che la decorazione avrebbe dovuto essere subordinata alla toppatura delle magagne. Vabè. Secondo problema, ho fatto molta fatica a trovare un metodo, un contenitore adatto per tenere l'uovo fermo in piedi, non c'era verso. Alla fine gli ho costruito una specie di nido di stagnola, ho steso dei fogli di giornale, ci ho appoggiato tutto sopra e sono partita. 

2. sono state necessarie alcune prove di bomboletta, essendo un metodo di colorazione da me mai usato prima se non sulle mensole della mia vecchia camera, che tra l'altro erano venute abbastanza orrende. Anche perchè distanza e intensità dello spruzzo possono cambiare di molto l'effetto finale. Una volta fatti tutti i miei bravi esperimenti, ho spruzzato tutto l'uovo a chiazze irregolari e sfumate e messo ad asciugare  in luogo fresco.

3. Ho tritato il cioccolato a scaglie, ne ho fusi 2\3 a bagno maria. Poi l'ho lasciato raffreddare leggermente e ho abbassato la temperatura aggiungendo l'altro terzo di cioccolato e mescolando, per una sorta di temperaggio dei poveri che comunque qualche risultato dal punto di vista della brillantezza lo regala. Poi con l'uovo ben posizionato sui fogli di giornale, ho iniziato a raccogliere un po' di cioccolato con una forchetta e a lanciarlo con energia sull'ovetto, variando sempre un po' la direzione ad ogni lancio, un po' alla Pollock tipo. La forchetta non deve mai essere troppo carica di cioccolato, deve lasciare sull'uovo solo delle linee abbastanza sottili, se no essendo tutto in verticale ed essendo il cioccolato ancora caldo, potrebbe colare tutto rovinosamente.  Poi ho lasciato raffreddare al fresco fino al completo indurimento del cioccolato. 

4. alla fine, quando l'uovo era completamente toccabile e maneggiabile, ho rifuso un po' del cioccolato avanzato e l'ho usato come "colla" per attaccare le colombine di zucchero, secondo me i più belli tra gli zuccherini che ci hanno inviato.

*le uova delle mie blogamichette e blogammirate
Sara - Fiordifrolla
Mara - Pan di panna
Alessia - Muffins cookies e altri pasticci
Chiara - Il pranzo di Babette
Onde - L'omin di pan pepato
Giada - Fiordilatte 
Barbara - Chez Babs
Anemone - Anemone's corner
Genny - Al cibo commestibile 
Giulia - Juls' Kitchen

Che ne dite? A me piacicchia dai...
Intanto ringrazio ancora Caffarel, e poi vi rimando al canale creato appositamente su Made in Kitchen per vedere tanti altri ovetti artistici.

martedì 16 marzo 2010

Cake all'arancio e tre farine


Tra le ricette sperimentate così, senza troppo pensare o modificare, e archiviate in attesa di giorni senza particolari ispirazioni culinarie, ho trovato questa. E' a base di arance, che ormai stanno andando a grandi passi fuori stagione per cui se non si vuole lasciarla li fino all'anno prossimo forse è ora di postarla. Anche perchè nonostante la semplicità estrema un post questo cake se lo merita tutto davvero. 
Presa sempre da Cucina Naturale*, è un semplice cake all'arancia, di quelli proprio adatti per la colazione, con la sola particolarità di essere realizzato con tre diverse farine, tra le quali quella di mais la fa da padrone, per la meravigliosa consistenza granulosa che dona al dolce una volta sfornato.Tassativo è trovare arance bio, preferibilmente Navel, e una buona farina di mais, bella grossolana, magari macinata a pietra come quella che ho usato io.

 Cake all'arancio e tre farine 

farina 140g
farina di mais 100g
farina integrale 70g
1 arancia
zucchero di canna 200g
uova 3
yogurt bianco 110 ml
olio di semi 80 ml
lievito 1 bustina
zenzero in polvere 1\2 cucchiaino
cannella, noce moscata

Grattugiare la scorza di un'arancia, poi spremerla. In una ciotola mescolare le farine con lo zenzero e le spezie. Montare le uova e lo zucchero con la frusta elettrica, incorporare le farine speziate sempre montando con la frusta. Ammorbidire l'impasto con lo yogurt e 4 cucchiai di succo d'arancia. Unire alla fine il lievito, l'olio e la scorza grattugiata. Foderare con carta da forno uno stampo da plum cake (26x10 cm), versare l'impasto e infornare a 180° per 35-40 minuti. 

*per chi mi ha chiesto ragguagli su questa rivista. Appena ho iniziato a comprarla sono rimasta entusiasta, mi sembrava che mi rispecchiasse un sacco, proprio sembrava che riprendesse pari pari il mio modo di cucinare. Leggero, semplice, preferibilmente con prodotti di stagione, senza troppe accozzaglie e sovrapposizioni di sapori; fotografie di livello sufficiente, ottimi collaboratori ( tra i quali una mi sa che molti di voi la conoscono già), e un prezzo accettabile, se si considera la quantità di ricette presenti e soprattutto il rapporto con i prezzi medi delle altre riviste di cucina.
L'ultimo numero, però, se devo essere sincera, mi ha un po' delusa...e poi c'è un'altra cosa. Ogni volta ci sono due o tre pagine con l'intervento di un personaggio famoso, teatrale, della tv, cose del genere. Ecco, in questo numero c'è un'intervista a Vittorio Sgarbi. Ecco. Ponendo che proprio a me di che cosa mangia e cucina il maleducato e volgare critico dal ciuffo non me ne potrebbe interessare di meno, penso che potrebbero piuttosto consultare esperti, che ne so, nutrizionisti, per approfondire un po' l'aspetto scientifico, che tra l'altro è trattato in modo abbastanza superficiale. Per cui prima di comprarne un altro numero penso che prima metterò alla prova un altro po' di ricette da quelli che ho già... oh insomma siamo esigenti noi!

Un'ultima cosa: da ieri sono aperte le votazioni per blog dell'anno 2010, l'iniziativa legata a Squisito, progetto della comunità di San Patrignano. I blog i nomination sono tantissimi per 5 categorie: ricette, chef, giornalista, fotografia e vino. Se per caso ma proprio per caso vi venisse in mente di cercarmi, così, perchè non sapete che fà, io sono ovviamente nella categoria ricette ;). Per votare è necessario registrarsi, ma ci vogliono due minuti.

domenica 14 marzo 2010

Il cuore in cucina


L'altro giorno mi sono accorta di un contest-giveaway piuttosto particolare, che ci invitava a lasciare un'immagine e raccontare qualcosa delle nostre cucine. Io...beh, ecco, diciamo che non vedevo l'ora che saltasse fuori una cosa del genere, insomma che mi capitasse l'occasione di scrivere due righe sul mio piccolo regno. 
Perchè alla fine questa cucina, (che se proprio vogliamo dirla tutta non è ancora del tutto mia davvero visto che non si trova a casa mia ma a casa di lui) è il luogo vero dei miei esperimenti, il luogo che curo e l'unico che mi piace pulire e lucidare, il luogo in cui mi rifugio anche se in realtà è solo una parete, in in unica stanza insieme a divano, soggiorno, scrivania e tavolo da pranzo. 
Certe volte mi ci arrabbio pure, proprio con lei intendo, e glielo dico anche, principalmente perchè è piccola, davvero piccola credetemi, almeno per i miei standard, insomma , per dire, i miei 25 stampi in silicone, quelli apribili, quelli da pane e tutto il sistema di vaschette e stoffine pro foto devono pur trovare alloggio anche loro no?  Tipo quando ho portato a casa il food processor KA e ho scoperto che proprio non ci stava, da nessuna parte, in nessun cantone, che portava proprio via lo spazio vitale mi è venuto un nervoso... Però alla fine la perdono sempre, le do una lucidatina e la abbraccio forte col pensiero. E poi beh, via, ormai che ci sono vi dico anche questa, ha pure un nome. Si chiama La Milli, per via del modello che c'è scritto dentro un anta, e io dentro di me (con gli altri per fortuna più di rado) la chiamo proprio per nome. Ma veniamo alla sua storia.

La storia La Milli ha iniziato a prendere forma circa 4 anni fa, inizialmente sotto progetto esclusivamente maschile di ometto appena uscito dalla casa della mamma ristoratrice e di conseguenza davvero poco avvezzo alla fornelleria. Poi, ma solo quando io giuochi ormai erano quasi fatti sono subentrata io, accorgendomi che cavoli alla fine aveva fatto davvero un buon lavoro. La primissima immagine che ho visto di lei è stata questa. Tralasciando l'emozione, cercherò di descrivervela con criterio.
le caratteristiche Marca Gatto, modello (appunto) Millì, con ante con finitura wengè grigio e antine dei mobiletti in vetro azzurrato opaco. Un pensile in più della versione base. Cappa moderna ma senza esagerare (anche perchè PIU moderne erano pure PIU proibitive), e ampia penisola. Il tutto è stato creato pensando ad uno sfruttamento dello spazio il più possibile razionale, per esempio inserendo sotto la penisola un ulteriore mobiletto con le antine apribili a 180°, scegliendo una cappa piana in grado di trasformarsi in piano d'appoggio per libri e spezie, e soprattutto studiando bene il tutto per farci stare una lavastoviglie (oh ma chi sta senza, ma come fa?) e un bel lavello a due buche (che così se uno resta un po' indietro col lavaggio piatti nasconde tutto per bene). Anche sulle dimensioni forno non si è potuto strafare, credo sia il minimo sindacale più o meno, però sui fuochi no, lì non si può transigere, rigorosamente cinque, ampi e distanziati, ad accensione rapidissima comoda e soprattutto per cui basta una mano sola. Frigo e freezer sono medi, ma sufficienti, e sopra il frigo, nascosto dal suo stesso sportello, un altro vano alto per la roba di uso raro che fa sempre comodo. I piani d'appoggio sono pochi davvero, ma si compensa con la penisola che è ampia e comoda per impastare e stendere.
Adesso non voglio star qua a far buona o cattiva pubblicita a questo e questo quindi sugli eletrrodomestici non mi ci soffermo troppo và.

I dubbi, i crucci, i rimpianti Sempre nella gestione razionale dello spazio,(che per chi ha a che fare con meno di 60 m2 lo stato dovrebbe organizzare dei corsi gratuiti apposta) anche la penisola ha subito un netto arrotondamento dei bordi nella seconda fase del progetto, che l'ha resa molto più armonica, oltre che, anche se qui non si vede, un cambio di colore del bordino che non ho mai capito perchè è stata l'unica cosa su cui c'è stato da riflettere e discutere, boh. Comunque poi alla fine è stato fatto in grigio come il rivestimento delle ante per richiamare il resto della cucina. Errore imperdonabile è stato senz'altro il far chiudere con un pezzo di rivestimento fisso lo spazietto avanzato che va dalla fine dei pensili al muro e idem a rasoterra, poteva essere il posto perfetto per infilarci una fila di bottiglie, o uno di quei cassettini sottili e alti multipiano per metterci spezie e barattolini. Ma si sa, a certe cose non ci si pensa finchè non te ne viene bisogno.
La parte di penisola contro il muro è stata invece sufficiente per diventare la casetta dell'indispensabile microonde, e alla fine, se si escludono i pentoloni per quando si ha tanta gente, i bicchieri buoni e ovviamente il KA, c'è stato tutto. Il problema è che io continuo a comprare...

Il giveaway di Fragola e Limone ci invitava anche a scegliere un' inquadratura, un angolo particolare da cui osservare la nostra cucina, ed è con questo che voglio chiudere questa per me piacevolizzima e pure un po' autoreferenziale e compiaciuta descrizione. Con la mia sbarra appendioggetti, una roba di poco conto, ma che ho sempre desiderato e che mia mamma a casa non voleva mettere per niente al mondo per non forare il muro o non so per quale altro oscuro motivo. Ora posso stracaricarla quanto mi pare di mestolame grattugie taglierini pelapatate e set di stampini per biscotti. Potrei anche comprarmi dei nuovi gancetti magari... Insomma è l'angolo che mi piace di più, e quello che in genere osservo quando vado in casa delle persone. Perchè? Perchè di norma comprende gli oggetti più utilizzati, quelli che devono stare sempre a disposizione pronti pronti, per cui mi sembra un buono specchio di come, e soprattutto quanto, uno cucina.


E intanto giorno per giorno noi ce la godiamo la nostra Milli. Consapevolissimi che anche se un giorno cambieremo casa lei verrà con noi. 

venerdì 12 marzo 2010

Noi, 99 colombe per l'Abruzzo

Arrivo in lieve ritardo rispetto alle "colleghe" a parlarvi di questa cosa. Perchè non è mai facile per me mettermi a trattare di cose serie su queste pagine, dove di solito si chiacchiericcia di glasse, ripieni, marmellate e pasticcini. Perchè ci metto sempre un po' per trovare le parole giuste. Poi, alla fine, molto spesso decido di far parlare chi sa farlo meglio di me, ma stavolta voglio provarci.
Si tratta di un appello.
Qualche giorno fa ho ricevto una mail dalla nostra inarrestabile Lydia di Tzatziki a colazione, che mi comunicava di aver avviato, insieme ad Artemisia Comina, un progetto di solidarietà verso l'Abruzzo e in particolare verso un'azienda, di un settore a noi molto affine, che si trova in questo periodo in particolare difficoltà. L'azienda dolciaria Sorelle Nurzia, poco nota nel resto d'Italia ma davvero radicata in Abruzzo, e indissolubilmente legata ai ricordi festivi di tutti gli abruzzesi.

Questa iniziativa, chiamata 99 colombe per ricordare le 99 cannelle della fontana de l'Aquila, si concretizzerà in questo modo:

il giorno 6 aprile, anniversario del terremoto, tutti i bloggers che decideranno di aderire dovranno pubblicare una ricetta in grado di valorizzare o accompagnare in qualche modo qualcuno dei prodotti della storica azienda abruzzese,

creando ad esempio dolci che utilizzano le colombe come base, oppure salsine di accompagnamento ecc.
Ricordo anche che 99 colombe è anche un blog, su cui potrete leggervi con calma la bella storia di amicizia e solidarietà che sta dietro questo progetto, e tenervi aggiornati passo passo su come procederanno le danze. Inoltre da qui potrete accedere anche al listino prezzi e alle modalità di acquisto dei prodotti Sorelle Nurzia.
Inutile dirlo, trovo tutto questo quasi commovente, e anche molto forte come messaggio, alla faccia di chi dice che dopo qualche mese dalle grandi tragedie tutti se ne dimenticano e riprendono la vita normale. Inutile dire anche questo: diffondete.

disegno di Francesca - Nina

giovedì 11 marzo 2010

Cupcakes for breakfast


Che cosa preparare per colazione in una "domenica" improvvistata, in una mattina in cui si è tutti a casa da scuola e dal lavoro causa neve? Ah prima di tutto, ho pensato, qualcosa che permetta di accendere il forno, per alzare un po' la temperatura della cucina dopo una notte gelida. E quali sono i dolcini da forno più dolci, più simpatici da scartare, più belli da vedere, più da colazione chic? I cupcakes! E qual'è il più bel libro dedicato ai cupcakes uscito ultimamente? Cupcakes, piccoli lussi per il palato, edito da Luxury Books e curato da Csaba della Zorza! E quali sono in questo libro i cupcakes più veloci, leggeri, fruttati e profumati? Questi!

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Cupcakes ripieni di marmellata

farina autolievitante 155g
zucchero semolato 115g
latte 125 ml
uova 2
estratto di vaniglia naturale un cucchiaino
lievito 1\2 cucchiaino (che io ho omesso visto che la farina è già calibrata)
marmellata 160g
burro fuso 20g
zucchero, cannella

Riscaldare il forno a 180 e rivestire 18 stampini con i pirottini di carta.
Mescolare la farina, il lievito e lo zucchero in una ciotola e fare la fontana al centro. Raccogliere in un'altra ciotola il latte, le uova e la vaniglia e sbattere con la frusta per amalgamare. Versare il tutto negli ingredienti asciutti e sbattere per incorporare.
Distribuire metà dell'impasto nei pirottini, mettere in ciascuno un cucchiaino di marmellata e poi completare con l'impasto rimanente. Inforare per 10-12 minuti. Spennellare le tortine in superficie con un po' di burro fuso e poi rotolarle in un piattino in cui avrete disposto qualche cucchiaio di zucchero mescolato alla cannella in polvere.
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martedì 9 marzo 2010

Strudel di primavera tardiva

Durante il mio week end di full immersion in cucina per mettermi in pari e preparare due o tre cosine da postare durante la settimana ne ho prodotta una che mi è piaciuta particolarmente. In realtà lo strudel salato è sempre stata una di quelle centomila cose come la crema catalana, i volatili ripieni, i ravioli cinesi ecc ecc che per qualche ragione ho sempre avuto paura di sperimentare. Poi ho trovato questa ricetta qui, che mi ha incuriosita subito per il bassissimo contenuto in grassi, e anche perchè era un modo perfetto per usare un po' della fontina buonissima che mi hanno regalato, e anche perchè alla fine è proprio il mix perfetto per questa primavera che si fa così desiderare.
Ora, visto che c'è chi mi sta impastando la pizza per stasera proprio qui vicino a me, mi dedico alla schiscetta per domani, dopo la decisione di non mangiare in mensa ma di portarmene ogni giorno mi sento molto molto meglio, anzi magari se produco qualcosa di interessante e di fotografabile all'alba nei prossimi giorni lo posto. Intanto, lo strudelino.

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Strudel patate e carciofi liberamente tratto da Cucina Naturale di Febbraio 2010

farina 180g
acqua
olio 2 cucchiai
sale
qualche fogliolina di salvia

semi di finocchio 1 cucchiaino
scalogni 2
carciofi 4
1\2 limone
patate 2
fontina 80g
uova 1

Pasta: Tritare la salvia e mescolarla con l'olio. Impastare la farina insieme a quest'olio, a un pizzico di sale e all'acqua necessaria per ottenere un impasto morbido e leggermente appiccicoso. Coprirlo con una ciotola e lasciarlo riposare per 30 minuti. Quando andrete a riprenderlo avrà cambiato leggermente consistenza, quel tanto che basta da non essere più appiccicoso e da stendersi molto facilmente.

Ripieno: Lessare le patate, pelarle e schiacciarle con una forchetta.
Mondare i carciofi e metterli a bagno nell'acqua col succo di limone.
Tritare gli scalogni insieme ai semi di finocchio e poi rosolarli in una padella dal fondo pesante con 2-3 cucchiai di olio. Unire i carciofi tagliati a spicchi sottili, salare, aggiungere 1\2 bicchiere d'acqua e mettere il coperchio. Cuocere per circa 15 minuti. Levare dal fuoco e amalgamare con cura i carciofi alle patate schiacciate, poi aggiungere la fontina a dadini piccoli.

Preparazione e cottura dello strudel: stendere la pasta in un rettangolo il più sottile possibile (non dovrebbe essere necessario aggiungere altra farina), su uno dei lati corti appoggiare il ripieno dandogli la forma di un grosso salame e iniziare ad arrotolare facendo fare un bel po' di giri alla pasta intorno al ripieno. Sigillare bene alle estremità, poi pennellare con l'uovo sbattuto.
Cuocere in forno caldo a 180° per 30-35 minuti. Attendere 5 minuti prima di tagliare a fette e servire.
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lunedì 8 marzo 2010

Pizza girellata


Non mi sono stancata di fare la pizza, no di quella non mi stancherò mai, mi metterei a impastarla anche se non dormissi da due giorni. Però stavolta ho voluto provare a cambiargli forma. Scartate per banalità e ovvietà le pizzettine stile party e calzoni e calzoncini perché fanno rimanere sempre il ripieno mezzo crudo e umidoso mi è venuta l’idea delle girelle. Semplicissima pasta per pizza (questa volta ho provato quella di Allan Bay in Cuochi si diventa) tagliata a strisce e farcita con mozzarella dura, pomodoro e basilico.
Quando sono uscite dal forno le avrei baciate, erano troppo belline. E poi a volte è davvero un piacere lavorare con ingredienti e abbinamenti così normali, banali forse, ma così nostri, così sentiti.
Il numero delle girelle che verranno fuori dipenderà ovviamente dalla dimensione delle strisce che taglierete, comunque più o meno saranno una decina.

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Girelle alla pizza

pasta per pizza:
farina 0 500g
lievito di birra 25g
zucchero 1 cucchiaino
acqua tiepida 300 ml
sale 1 cucchiaino
olio 2 cucchiai

ripieno e guarnizione:
passata di pomodoro 400 ml circa
mozzarella dura
sale
guarnizione
origano
semi di sesamo

Stemperare il lievito in metà acqua tiepida, unire lo zucchero e lasciar riposare per 10 min. Disporre la farina sul piano di lavoro, cospargere con il sale, fare un incavo al centro e versare il lievito, l’acqua rimasta e l’olio. Impastare energicamente fino a ottenere una pasta morbida, liscia ed elastica ma non appiccicosa. Unire, se necessario, un po’ di farina. Raccoglierla a palla in una ciotola infarinata, praticare in superficie un taglio a croce, coprirla con un telo e lasciarla lievitare in luogo tiepido e lontano da correnti d’aria per circa 1h e 30’.
In un pentolino far bollire la passata per un quarto d’ora a fuoco bassissimo per renderla un po’ più densa. Salarla, peparla e macinarvi se piace un pizzico di peperoncino.
Preriscaldare il forno a 200°.
Riprendere in mano la pasta e lavorarla ancora per qualche minuto sul piano infarinato.
Stendere poi la pasta in un grande rettangolo con lo spessore di circa 1\2 cm e tagliarlo a strisce lunghe come il lato corto e larghe circa 3 cm. Spalmare ogni striscia con la salsa di pomodoro, spargervi sopra una manciatina di mozzarella, spolverare con l’origano e arrotolare. Di pomodoro ne basta poco, anche perché tutto quello in eccesso durante la cottura colerebbe fuori. Posizionare le girelle ben distanziate l’una dall’altra sulla placca del forno, spennellarle con un goccio di acqua emulsionata a un cucchiaio d’olio e cospargerle di semini di sesamo. Infornare e cuocere 15-20 minuti, vanno tolte non appena iniziano a dorarsi.
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giovedì 4 marzo 2010

Decora la tua pasqua...con Caffarel!

Che bello rimettersi alla scrivania (quella di casa) e cliccare Nuovo Post dopo 4 lunghi giorni in cui la manina mi fremeva dalla voglia di cucinare, scrivere fotografare e photoshoppare e il tempo non c'era. Stasera me lo sono voluta ritagliare a tutti i costi perchè ho una cosetta da raccontare. E già in tema pasquale, perchè come dice sempre mia nonna, in cucina bisogna mettersi avanti.
Diciamo che a mettermi a decorare un uovo di Pasqua non ci avevo proprio mai pensato. Mi ci hanno fatto pensare loro però. Loro chi? La Caffarel, la famosa azienda produttrice di cioccolato di alta qualità, che inaspettatatamente, tramite la loro agenzia di pubblicità, mi ha contattata per una carinissima iniziativa dal titolo Decora la tua Pasqua con Caffarel.
In pratica hanno chiesto, a me e ad un altro gruppetto di pasticciatrici, se ero interessata a ricevere un kit per la decorazione di un uovo, ovviamente uovo compreso, al solo prezzo di mettermi li a sfogare un po' della mia creatività proprio su uno dei loro ovetti, che poi avrei dovuto postare una volta terminato.
Tralasciando lo stupore, e quanto mi sono sentita onorata nel ricevere la mail, ho subito iniziato a pensare pensare e anche a tracciare qualche schizzo durante i tragitti in autobus. Purtroppo però non so ancora quando avrò il tempo di cimentarmi, intanto comunque vi voglio raccontare che cosa mi hanno spedito. Nel paccone c'erano:

- un uovo di cioccolato fondente Caffarel
- decorazioni in zucchero in tema rigorosamente pasqual-primaverile (colombine, fiori, farfalle...)
- colorante spray azzurro per cioccolato
- un grembiule da pasticceria logato Caffarel
- una tavoletta di cioccolato fondente Caffarel
il tutto corredato da una lettera di presentazione e da un foglio di consigli su come decorare il nostro ovetto.

Ora non ci resta che vedere cosa combineremo, tenendo d'occhio anche le altre uoviste che in questi giorni si stanno ingegnando tra sac a poche, glasse colorate e delicatissime colombine di zucchero: Fiordifrolla, Fiordilatte, Muffins Cookies e altri pasticci, Zucchero e sale, Babs. (...e poi?? Chi sono le altre? Fatemi sapere!)

Ah, poi l'iniziativa non si ferma qui! La Caffarel ha infatti predisposto anche un canale su Made in Kitchen - Golosità di Pasqua con Caffarel in cui tutti ma proprio tutti potranno pubblicare e condividere le proprie opere d'arte a tema uovo decorato, qui trovate tutte le indicazioni per partecipare.

lunedì 1 marzo 2010

Ci sono. Con le ciambelline al vino.


Ci sono, ci sono. E' che in questi giorni me ne sono successe un po' di tutti i tipi, belle tipo festeggiamenti vari post compleanno e brutte tipo rovinose cadute di qualcuno sul campo da calcio che l'hanno reso momentaneamente un po' invalido, ma ci sono. E poi questo corso che ho iniziato mi porta via davvero un sacco di tempo...per questo mi viene anche da farmi qualche domanda sulla sorte di queste pagine nei prossimi mesi...
Comunque, non fasciamoci la testa e proviamo a mantenere un po' di continuità con una ricetta di quelle semplici e veloci che vanno bene sempre perchè di solito in casa c'è sempre già tutto l'occorrente.
Si tratta delle ciambelline al vino, nella versione al prosecco dei "Calycanti" postata qualche giorno fa e passata tutt'altro che inosservata tra le loro frequentissime e particolarissime ricette. Molto semplici e veloci, mettono pure allegria, e si possono preparare anche con altri vini, bianchi o rossi, frizzanti oppure anche fermi (secondo quanto consigliato qui nei commenti).
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Ciambelline al prosecco de La Cucina di Calycanthus
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1 bicchiere di zucchero
1 bicchiere di prosecco (oppure altro vino)
1 bicchiere d’olio d’oliva
farina quanto basta (alla fine sono circa 3 bicchieri)
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Amalgamare i liquidi poi aggiungere la farina fino a ottenere un impasto morbido ma lavorabile. Formare le ciambelline, spolverizzarle di zucchero semolato e cuocerle a 180 per circa 20 minuti.
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