venerdì 30 aprile 2010

Per il pic nic del primo maggio - il dolcetto

Preso atto ormai che il mio primo maggio non sarà festeggiato con un pic nic ma con una cena vera e propria a tavola (ancora tutta da preparare) (e anche perchè dicono che piove), voglio però finire di raccontarvi un po' quello che avevo progettato nell'altra eventualità. 
Come avrete già notato dal primo e dal cake, avevo immaginato una cosa davvero semplice, soprattutto nella preparazione, ma anche nei sapori, di conseguenza non poteva finire che con qualcosa di cioccolatoso. Perchè comunque si, è vero, ci sarà anche caldo in questi giorni, ma a me personalmente il rifiuto estivo per il cioccolato e per tutte le ricette che lo comprendono deve ancora arrivare, anzi ci sono certi anni in cui proprio non arriva mai. Solo un piccolo tocco diverso dal solito, che veramente non credevo, esalta il sapore del fondente in un modo esagerato: il fior di sale alla vaniglia. (regalino della dolcissima Anemone).
Sul giornale da cui ho preso queste tortine, venivano definite muffin, ma dal momento che del muffin non hanno ne' il procedimento ne tantomeno la forma finale, io le chiamo semplicemente tortine, perchè in effetti è questo che sono, anzi nei casi in cui risultasse più comodo, si porebbe fare anche una torta unica, ci ho provato e ci sta. Anche se l'idea di sbocconcellare una tortina monoporzione al cioccolato in relax chiacchierando in un prato su un panno a quadretti e rischiando sempre di mangiarsi anche la carta perchè si è troppo presi da tutto il resto mi piace molto di più. :)

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Tortine al fondente con fior di sale alla vaniglia (dosi tratte da Alice Cucina, aprile 2009)

burro 240g
cioccolato fondente 240g
uova 4
zucchero 200g
farina 300g
lievito per dolci 1 bustina
fior di sale alla vaniglia

Far fondere il burro e il cioccolato insieme, a bagnomaria o nel microonde. In un'altra ciotola montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto denso e spumoso. Incorporare poi il cioccolato fuso e mescolare.
Unire la farina mescolata al lievito, amalgamare e distribuire negli stampini rivestiti con l'apposita cartina. Aggiungere su ognuno un pizzico di fior di sale ed eventualmente qualche altra scaglia di fondente e cuocere a 180 per 20 minuti. Prima di servire spolverare con zucchero a velo o a piacere con un altro po' di fior di sale.
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mercoledì 28 aprile 2010

Per il pic nic del primo maggio - il cake


Ultimamente mi sono accorta di una cosa. Che quando si trova una ricetta apparentemente perfetta e definitiva per qualcosa...è sempre comunque meglio non fermarsi lì. Perchè magari, nascosta proprio tra le vecchie pagine dei blog che amiamo di più, o nel libraccio vecchio e bistrattato ereditato dalla nonna, o anche solo nella nostra testa, ce n'è un altra che può essere ancora migliore.  
Per i cake salati credevo di aver trovato la formula perfetta quando feci questi qui, poi dopo non so quanto tempo di assoluta dedizione a quella ricetta ho deciso di provare a modificarla un po'. Lo yogurt bianco al posto del latte era ormai già una costante in tutti i miei cake, e la sostituzione di metà del formaggio con uno spalmabile, di solito lo stracchino, introdotta solo ultimamente, mi rende tutto meno asciutto e con quel sapore un po' più acidino e meno dolce che mi piace ancora di più. Poi solo una grossa cucchiaiata di erbette. Così da renderlo solo lievemente aromatizzato e adatto per essere spalmato con di tutto di più.

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Cake salato alle erbe tutto da spalmare

2
00g farina autolievitante
3 uova
100g olio evo
125 ml yogurt
50g di stracchino
50g parmigiano reggiano
due cucchiai di erbe fresche tritate (rosmarino, prezzemolo, erba cipollina...)
un cucchiaino raso di bicarbonato di sodio
un pizzico di zucchero
sale e pepe

Accendere il forno a 180 gradi.
Tritare con la mezzaluna le erbette fini fini.
Sbattere insieme con una frusta l'olio, lo yogurt, le uova,  lo zucchero, il sale e il pepe. Aggiungere lo stracchino e amalgamare bene il tutto. Unire la farina setacciata con il bicarbonato e infine il grana e le erbette.
Versare l'impasto in uno stampo per plumcake rivestito con carta da forno e infornare a 180 gradi per 35-40 minuti.
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lunedì 26 aprile 2010

Per il pic nic del primo maggio - il primo


Ormai le insalate di riso e pasta hanno ripreso piede nella mia cucina quotidiana, ancora di più degli altri anni stavolta, diciamo che ormai non ne posso più fare a meno. Alla sera, quando qualcuno torna tardi dal lavoro o dagli allenamenti, per non dover rimanere in ballo fino a chissà che ora a riscaldare pentolini, e soprattutto a pranzo, quando mentre tutti si avviano verso quella mensa pestilenziale non avendo altra scelta, tu puoi orgogliosamente dire andate pure, io ho le mie penne di farro alla menta e limone.
La ricetta l'ho trovata vagando in rete, in uno di quei siti pieni di pubblicità e con le foto riciclate a cui non daresti una lira, però era troppo invitante, e infatti credo sia stata una delle migliori insalate di pasta mai mangiate, ovviamente tra quelle leggere, perchè se poi si va su peperoni e simili allora diventa tutto un altro discorso.
Leggera appunto, e freschissima. Ottima per il pic nic del primo maggio.
E poi da quando la mia nonnina santa ha ripiantato per me dopo le gelate di quest' inverno rosmarino, basilico, salvia, prezzemolo, erba cipollina e menta mi diverto un sacco con le erbette.

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Insalata di penne di farro al profumo di menta e limone

x 6 persone
400 gr di penne di farro
Succo e buccia grattugiata di un limone
4 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva
Una punta di coltello di crema di peperoncino sott’olio (oppure peperoncino fresco tritato, a piacere)
6-8 foglie di menta spezzettate
1 cucchiaio di capperi, tritati
1 spicchio d’aglio schiacciato
300 g ventresca tonno sott’olio (con il suo olio),


Emulsionate il succo di limone e l'olio. Aggiungete tutti gli altri ingredienti cercando di non rompere eccessivamente il tonno.
Cuocete la pasta al dente, scolatela e fatela raffreddare con un getto veloce di acqua fredda. Scolatela nuovamente, asciugatela, versatela nella insalatiera e mescolatela bene con gli altri ingredienti.
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venerdì 23 aprile 2010

Torta di mele e yogurt al malto


Il malto. Dunque. E' entrato in casa mia per la prima volta poche settimane fa per realizzare i grissini delle Simili. Per questa ricetta però ne serviva a malapena un cucchiaino. Per cui mi sono trovata con un enorme barattolone della Ecor da smaltire. O almeno così la vedevo all'inizio. Fino a quado non ho  provato ad utilizzarlo in sostituzione di tutto lo zucchero in una torta. Ovvio che il sapore deve piacere, in particolare nel caso di quello d'orzo che è secondo me molto amaro, ma quel colore ambrato, e quel sapore di zucchero lievemente bruciato vi giuro che mi hanno fatta innamorare.
Ho preso una ricetta normalissima di una vecchia torta di mele, poi mi sono messa a vagare in rete alla ricerca della giusta proporzione per sostituire lo zucchero con il malto d'orzo. Non è stato per niente facile, visto che nel giro di una decina di pagine visitate ho letto almeno altrettante risposte diverse. Alla fine quella che mi ha convinto di più e che mi sembrava la più gettonata è stata quella che il malto dolcifica leggermente di meno rispetto allo zucchero semolato, per cui se lo si vuole sotituire ad esso bisogna utilizzarne il 20 % in più.
Alla fine pensare che tutto il dolce della tua torta è tutto naturale, è piuttosto piacevole :)
Naturalmente, lo stesso procedimento del 20% può essere utilizzato anche per "convertire" altre ricette, limitandosi però a quelle in cui lo zucchero non ha una funzione strutturale. La sostituzione non può essere  quindi fatta ad esempio nel pan di spagna, letteralmente "sostenuto" dallo zucchero, mentre la si può fare tranquillamente in tutte quelle torte in cui il procedimento prevede frasi del tipo "mischiare tutti gli ingredienti insieme". O almeno questo è quello che ho letto io e che a me sembra assolutamente logico, ma se qualcuno mi riuscisse a smentire ne sarei solo felice :)

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Torta di mele e yogurt al malto

farina 250g
yogurt 250g
malto d'orzo 240g (oppure se non volete che il sapore sia troppo deciso 120 g di malto e 100 di zucchero di canna)
3 uova
4 mele
burro 100g
vanillina 1 bustina
lievito per dolci 1 bustina
olio d'oliva 1 cucchiaio
zucchero a velo

Accendere il forno a 150°. Sbucciare le mele, tagliarle a fettine di circa 1\2 cm e spruzzarvi sopra un po' di succo di limone per non farle annerire. In una ciotola sbattere bene le uova con il malto a temperatura ambiente e il burro ammorbidito fino a ottenere un impasto omogeneo e spumoso. Incorporare lo yogurt. Aggiungere poi la farina setacciata insieme al lievito e mescolare con delicatezza, aggiungere alla fine l'olio e la vanillina. Disporre l'impasto in un' ampia tortiera e sopra le mele. Cuocere per circa un ora.

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martedì 20 aprile 2010

Muffin salati fave e pecorino


L'altro giorno lei raccontava che ogni tanto le piace ripescare le vecchie ricette di blog che ama per riproporle, in particolare quelle del Cavoletto. Anche io da questo punto di vista non sono da meno, e non solo perchè a volte l'originalità forzata è stressante e controproducente, ma proprio per il puro piacere di realizzare ancora una volta quelle ricette su cui ho lasciato gli occhi. Anche perchè ormai le ricette di Sigrid sono per noi quasi come quelle della nonna e della mamma, sempre infallibili e perfette. Ma anche sempre legate ad un ricordo o ad un racconto, sempre con dietro una storia. Come il suo Cake salato con fave e pecorino. Io gli ho solo cambiato la forma in muffin per le solite ragioni di fretta.
E visto che mi sono ritrovata inaspettatamente un momento libero in cui nessuno in casa mi da corda (causa partita inter), ne approfitto per postarli, piccini e belli. Guardando le foto potrete anche consolarvi notando che  a volte può succedere che al giovane medio italiano il calcio giocato guardato fantacalciato lasci anche un po' di tempo libero, persino per aiutarmi a sgranare le fave. :)


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Muffin salati alle fave e pecorino (dal Cavoletto)

uova 3
olio d'oliva 3 cucchiai
farina 150g
lievito in polvere per torte salate 1 cucchiaino
parmigiano grattugiato 50g
pecorino grattugiato 50g
fave fresche 100g
(sale), pepe


In una ciotola, lavorare  le uova e l'olio d’olio d’oliva con la frusta fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere la farina, il lievito in polvere, il pecorino romano gratuggiato e il parmigiano. Far bollire in acqua salata 100 g di fave fresche per una decina di minuti, scolare, sciacquare con acqua fredissima e eliminare le pellicine. Aggiungere le fave al’impasto. Tritare un mazzetto di mentuccia e incorporarlo. Salare (poco) e pepare abondantemente. Mescolare di nuovo l’impasto fino a quando sarà bello omogeneo e versarlo negli stampini da muffin. Cuocere a 180° per 20 minuti circa.
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lunedì 19 aprile 2010

My Milan design week end

La mia settimana del design, iniziata con la semi-deludente esposizione parmense, non poteva che finire qui, a Milano, a girare per la città tra le millemila inizative legate al Salone del mobile 2010.
E quindi si, come ormai spesso succede al lunedì, niente ricette oggi, ma qualche istantanea da una manifestazione dalle proporzioni pazzesche, che faceva venire solo voglia di restare li giorni e giorni, incuranti della pioggia battente, per non perdersi nulla, per riempirsi gli occhi di bello, di nuovo, di geniale.
Un luogo dove la cucina, e anche il cibo fanno da contorno e si intersecano con il più puro spirito industriale, come nel capannone del Temporary D'O.
Inizialmente avevo immaginato un post super articolato, integrato con tutti i miei appunti della giornata...poi mi sono accorta che se dovevo arrivare a stressarmi per raccontarvi una cosa piacevole non aveva senso. 
Per cui ho deciso di parlare per immagini, e di mettere solo alla fine una nuvola di link verso ciò che più mi è piaciuto, per chi sarà interessato a girovagare in questo mondo meraviglioso, dai giovani emergenti agli archistar, liberamente.




Per prenotarsi ho sentito dire che bisognava chiamare in febbraio, ma un occhiatina è concessa a tutti! E poi comunque i prezzi erano politicissimi. Ecco l'industrial-chic del bellissimo Temporary D'O, il ristorante dello chef preferito dalle italiane Davide Oldani :) trasferitosi per l'occasione da Cornaredo a zona Tortona.


E alla fine prima di volare al treno, un salto al piano interrato della Rinascente, a vedere,  ancora i vendita dopo decenni, i pezzi di design studiati a scuola, Sottsass, Castiglioni, Munari quelli che hanno fatto la storia.(oltre a tutta la serie delle planetarie KA in gradazione cromatica:))



foto segnale zona tortona: ctrlc-ctrlvdesign.it - foto interno design super market: nessundove.net

venerdì 16 aprile 2010

Riso (naturalmente) rosso

La fa la sua figura eh!?
Il riso rosso è una delle mie scoperte più recenti, fino a poco tempo fa, cioè fino a prima che il NaturaSi sbarcasse dalle mie parti non ne conoscevo neppure l'esistenza! A quanto ho letto sembra che il suo colore, apparentemente un po' innaturale, sia nato invece da naturalissimi incroci tra diverse varietà. Infatti è'detto anche riso selvaggio, per la sua capacità di svilupparsi e propagarsi autonomamente in mezzo a piante di varietà diverse. Quello che ho usato io è un riso jasmin fino rosso semigreggio, una varietà di riso rosso Thailandese, con chicchi lunghi ed affusolati, che in cottura rilascia pochissimo amido ed è quindi indicato in particolare per le insalate. Dopo la cottura emana il classico profumo speziato dei risi esotici, più tenue però rispetto ad esempio al basmati. Il chicco rimane rosso, ma si screzia di bianco, e resta sodissimo,  anche se lievemente meno del Venere. 

La cottura Non è adattto per cottura a risotto, per cui si consiglia la semplice bollitura in acqua salata per 40-45 minuti, inserendolo in acqua fredda e contando il tempo dall'inizio del bollore.  Deve cuocere a pentola scoperta, poi dev'essere scolato, condito e servito. Si raccomandano quindi di non lasciare il riso cotto nell'acqua. Se utilizzato per insalate, ovviamente, una volta bollito, bisogna fermare la cottura sotto acqua corrente fredda per un minuto. Oltre che per le insalate, il riso rosso è adatto per tutte le ricette orientali , in cui spesso viene semplicemente saltato nel wok insieme al condimento per pochi minuti, ed è ottimo come contorno a umidi di carne e verdure.
A differenza di altri risi integrali, il riso rosso prodotto da agricoltura biologica non va lavato, dicono, per evitare la dispersione di sostanze utili. Può però essere necessaio, per alcune ricette particolari o per accorciare i tempi di cottura, un po' di ammollo.


Il mio condimento è del tutto casuale, olio e.v.o, ceci in barattolo sbollentati per 5 minuti e bricioline di un Asiago d.o.p. non troppo stagionato che è un'altra delle mie manie, poi due filini della new entry del mio giardino ottima erba cipollina tagliati a rondelle, e altri due per decorare. Giusto per metterci qualcosina di sfizioso dentro, e per non farmi prendere in giro dai miei compagni di corso vedendomi mangiare una ciotola di chicchi rossi sconditi, ma se fosse per me, me lo mangerei pure da solo :). 

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Vi ricordo che Cris, del blog Zucchero e Sale, ha organizzato un piccolo giveaway ma con dei premietti davvero interessanti, partecipare è semplicissimo e tali premietti non sono davvero niente male :)

martedì 13 aprile 2010

Risotto, Parmigiano e zenzero


Mi scusino innanzitutto per la fotografia, chiedo venia, ma a volte proprio non ce la faccio. Lo dico sempre, non ho ne le basi ne la tecnologia, mi piace pure poco se devo dire la verità ma, come dire, a questo punto ormai mi tocca. Per cui solitamente cerco di fare del mio meglio. Tranne quando, al ventesimo tentativo fa ancora schifo, e neppure Photoshop può farci più niente, e allora ci mollo. 
Ecco, qui probabilmente avrebbe qualcosa da dire lui, che con me sfonderebbe proprio una porta aperta visto che rientro al 100% tra quelli che critica. E vabè. Comunque lo volevo postare, e ho troppe ricette da provare per mettermi a rifarne una solo per una foto :)
Questa ricetta viene da una di quelle pubblicità redazionali, tipo quelle con scritto in alto "la Cucina Italiana per Grana Padano" o qualcosa del genere, che sembrano un normale articolo mentre alla fine sono appunto una pubblicità del singolo prodotto.
Per questo le ho sempre evitate come la peste.
Però quando un futuro cognato 14 enne [orso, brontolone, che da corda solo a chi pare a lui e che apparentemente non si interessa di nulla] ti chiede di preparargliela mica gli si può dire di no! Per una volta che qualcosa di diverso da facebook, la play o il calcio attira la sua attenzione! Eh!
Per cui l'ho fatta. Forse ci aspettavamo un gusto un po' più deciso, ma il binomio grana-zenzero è stato comunque una piccola piacevole scoperta.
E poi..ehm... mi dispiace per il Grana Padano e per il suo redazionale pagato sicuramente un tot, ma se qualcuno qui dalle mie parti mi vedesse usarlo sarebbe più o meno un sacrilegio. Anzi penso proprio che in casa mia, strategicamente posizionata a metà tra Reggio e Parma, una punta di quellolì non ci sia nemmeno mai entrata. D'altra parte non avrebbe alcun senso, infondo che c'è di meglio di mangiarsi ogni giorno il formaggio fatto col latte delle mucche che hanno mangiato l'erba del campo sotto la tua camera?! :)

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Risotto al Parmigiano Reggiano, con limone, zenzero e maggiorana

riso carnaroli 320g
1\2 cipolla piccola
burro 40g
scorza di 1\2 limone
un goccio di vino bianco secco
brodo di carne 1l
maggiorana
zenzero secco
parmigiano reggiano 60g

Pulire e tritare la cipolla, poi rosolarla con il burro a fuoco dolce. Aggiungere il riso e tostare per un minuto. Bagnare con il vino e far evaporare. Bagnare con il brodo bollente a più riprese e cuocere per 15 minuti circa. Pochi istanti prima del termine della cottura aggiungere la scorza di limone grattugiata, lo zenzero e la maggiorana. A fuoco spento mantecare con il parmigiano e servire.
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domenica 11 aprile 2010

Grissini torinesi stirati delle Simili


Sentendomi un po' indietro rispetto alla nutrita schiera delle foodbloggers da tempo ormai tutte impegnate nella riproduzione delle ricette perfettissime delle mitiche sorelle Simili, ho deciso che era ora di adeguarsi, e mi sono comprata Pane e roba dolce.
Mi sono accorta così che questo libro, nonostante le scelte estetiche discutibili e che non rendono per niente giustizia alla qualità del contenuto, è un piccolo gioiello.
Infatti non è affatto facile secondo me trovare in giro ricette di lievitati così sicure e perfette, spiegate così bene, così affidabili insomma. Mentre qui sembra che ci sia proprio tutto, tutti i più famosi lievitati tipici di ogni zona d'italia, salati e dolci, le spiegazioni dettagliate per realizzare i più complessi formati di pane ecc, anche con il lievito madre.
Ma facciamo un passo indietro. In questi giorni, parlando di questo libro con la gente, mi sono accorta che ancora in molti non le conoscono. Per cui mi sembrano d'obbligo due righe di introduzione.


Margherita e Valeria Simili, gemelle bolognesi, dopo anni di lavoro come fornaie nel negozio di famiglia in via San Felice a Bologna, hanno gestito dal 1986 al 2001 un' eccezionale scuola di cucina. Ormai famose in tutto il mondo, hanno poi tenuto corsi in tutta Europa e persino in America e Giappone.
Oltre a Pane e roba dolce, altri due libri importanti, Sfida al mattarello del 2005 e La buona cucina di casa, presentato allo scorso festival della letteratura di Mantova. Se volete vederle all'opera, youtube come sempre ci da una mano, guardatevele per esempio qui mentre insegnano a preparare la pasta fresca :)

Venendo alla ricetta, sono partita (o meglio siamo partiti, visto che è stata una di quelle fondamentali decisioni di coppia che a volte si è costretti a dover prendere :) dai grissini. Perchè avevamo una cena un po' baracca quella sera, a cui volevamo contribuire con qualcosa di diverso dal solito, leggero e che si potesse spiluccare anche da in piedi. Sono venuti assolutamente perfetti, e in più non ho mai visto un uomo divertirsi così tanto con una manciata di farina e un po' d'acqua :)
Si tratta di grisini tipici, tirati rigorosamente a mano e lunghi quanto le dimensioni del forno, le Simili ci raccontano infatti che i fornai, non avendo problemi di spazio in forno, li facevano lunghi quanto l'apertura delle loro braccia! Questo procedimento fa si che si ottengano dei grissini molto irregolari, con parti sottili croccantissime e altre più spesse e quindi leggermente più morbide. 
Inoltre, qui mi ha incuriosita anche l'uso del malto d'orzo al posto dello zucchero per spingere la lievitazione, tanto che poi l'ho applicato anche nella mia solita pizza ed è venuta forse meglio del solito...voi avete esperienza in questo campo? Dite dite!

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Grissini torinesi stirati delle Sorelle Simili

farina 00 500g
acqua 250-280 ml
lievito di birra 15g (io ho usato una bustina di Mastro Fornaio)
sale 8g (un cucchiaino colmo)
olio d'oliva 50g
malto d'orzo un cucchiaino raso
farina di semola di grano duro (o di mais per polenta)
altro olio per pennellare
(semi di sesamo o papavero da aggiungere all'impasto)

Fare la fontana, amalgamare al centro tutti gli ingredienti e impastare battendo per 8-10 minuti. L'impasto deve essere non troppo morbido. Fare un filone e stenderlo in un rettangolo di circa 30 x 10 cm, mantenendo la forma il più regolare possibile, appoggiarlo su uno strato di farina di semola di grano duro, pennellare abbondantemente con olio d'oliva la superficie e anche i lati e cospargere il tutto con altra semola. Coprire a campana e far lievitare 50 - 60 minuti. Con un coltello a lama alta o con una grande spatola tagliare dal lato corto dei bastoncini larghi circa un dito. Senza smuovere troppo la pasta afferrarli al centro con le dita e assottigliarli tirandoli delicatamente e spostando le dita verso l'esterno man mano che la pasta di assottiglia. [a questo punto, secondo il mio fornaio provetto personale, è necessario afferrare le punte terminali del grissino e tirare facendo roteare, tranquilli, non si rompe].
Disporli sulla teglia poco distanziati. Se il grissino risulta troppo lungo per la teglia, andrà tagliato della misura giusta e il pezzettino rimasto andrà cotto così com'è poichè non è possibile reimpastarlo. Mettere subito in forno a 00° per 18-20 minuti. Nel normale forno di casa occorreranno 4-5 infornate.
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Aggiornamento: Come spesso accade, c'è stata una piacevolissima coincidenza di post con Alessia, di Muffins, cookies e altri pasticci, proprio nel senso che abbiamo pubblicato non solo lo stesso cibo, ma addirittura con la stessa ricetta! Però però... lei essendo un po' più bravina di me in certe cose, e anche più paziente e precisa, li ha fatti con il lievito madre. Per cui una linkata mi sembra doverosa, se volete provarli con il LM, non dovete far altro che cliccare QUI!

il bellissimo ritratto delle Simili è tratto da http://www.meaculpa.it

venerdì 9 aprile 2010

...ai 7 cereali


Questo più che un post è una marchetta gratuita, nel senso ho trovato assolutamente fantastica una certa farina e l'ho utilizzata basandomi sulle ricette riportate proprio sulla confezione stessa. Probabilmente con farine simili di altre marche si possono ottenere risultati  affini, ma io ho provato questa e la prenderei tutti i giorni, se non fosse che, come tutte le farine "strane" costa un pochetto.

Focaccia rustica ai 7 cereali

Mix di farina per pane nero ai 7 cereali 500g
lievito di birra secco 1 bustina
olio e.v.o. 4 cucchiai
acqua tiepida 280 ml
sale grosso
rosmarino

In una ciotola o ner robot versare la farina, il lievito, l'olio, un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero. Versare poi l'acqua tiepida mescolando con una forchetta.
Se si usa il robot impastare per pochi minuti usando l'accessorio a spirale o a gancio, in alternativa utilizzare la pala di plastica azionando a intermittenza e con la presa d'aria aperta.  L'impasto dovrà risultare elastico, liscio ed omogeneo ma senza surriscaldarsi.
Se si impasta a mano lavorarlo su un piano infarinato per almeno 10 minuti, ripiegandolo anche su se stesso molte volte.
Coprire con un panno umido e far lievitare per 1h in luogo tiepido. (Io l'ho messa nel forno portato a 50° e poi spento)
Dividere l'impasto in due parti, stenderlo con le mani molto unte su 2 teglie da pizza oliate, coprire col panno e far lievitare in luogo tiepido per altre 2 ore.
Spargervi sopra sale grosso e rosmarino, un filo d'olio e infornare a 220° per 15 minuti circa.
Far raffreddare su una griglia e farcire.


Ah, non l'ho fotografato perchè non ho fatto in tempo, ma ci ho fatto anche il pane:) Il procedimento è molto simile a quello della focaccia, cambia solo la quantità di olio e naturalmente, vista la diversa forma, la cottura. Mi dicono che sia perfetta anche per la MdP, per cui proverò al più presto.

Pane nero ai 7 cereali

Mix di farina per pane nero ai 7 cereali 500g
lievito di birra secco 1 bustina
olio e.v.o. 2 cucchiai
acqua tiepida 280 ml

In una ciotola o ner robot versare la farina, il lievito, l'olio, un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero. Versare poi l'acqua tiepida mescolando con una forchetta.
Se si usa il robot impastare per pochi minuti usando l'accessorio a spirale o a gancio, in alternativa utilizzare la pala di plastica azionando a intermittenza e con la presa d'aria aperta.  L'impasto dovrà risultare elastico, liscio ed omogeneo ma senza surriscaldarsi.
Se si impasta a mano lavorarlo su un piano infarinato per almeno 10 minuti, ripiegandolo anche su se stesso molte volte.
Coprire con un panno umido e far lievitare per 15 minuti in luogo tiepido.
Su un piano infarinato allungare delicatamente l'impasto dandogli una forma cilindrica, tagliarlo con un coltello in 2 o 3 parti uguali e adagiarle dentro 2-3 stampi da pane lunghi tipo plum cake, ben oliati. Per la dimensione degli stampi, regolarsi in modo che vengano riempiti di impasto per non più della metà della loro capienza.
Coprire con un panno e far lievitare, dovranno triplicare di volume e ci vorranno almeno 3 ore.
Infornare in forno rigorosamente già caldo, sul ripiano inferiore, per 25 minuti circa. Spegnere, sfornare i panini, toglierli dagli stampi e infornare ancora per 10 minuti. Farli raffreddare prima di tagliarli.

martedì 6 aprile 2010

Anche io per 99 colombe

Come di certo saprete, e come vi avevo già raccontato qui, oggi è il giorno delle 99 colombe.
L'anniversario del tragico terremoto in Abruzzo.
Una tragedia che non deve finire come tante altre nell'apposito cassettino della memoria, ma che ha ancora bisogno di essere ricordata, soprattutto perchè da quelle parti hanno ancora bisogno d'aiuto.
Il progetto di 99 colombe mira a sostenere, sia simbolicamente che anche praticamente, la storica azienda dolciaria abruzzese Sorelle Nurzia, anche attraverso la pubblicazione da parte di tutti i blogger aderenti, tutti oggi in contemporanea,  di un pensiero, una poesia, un disegno o anche una ricetta in grado di valorizzare o accompagnare in qualche modo qualcuno dei prodotti dell'azienda. Io ho scelto quest'ultima strada.
 

Tiramisu di colomba ai pistacchi

1 colomba senza canditi
mascarpone 500g
uova 5
zucchero a velo 125g
caffË 2 bicchieri
liquore sassolino a piacere
pistacchi tritati 150g

Tagliare la colomba a fette spesse un dito e regolarle sulla base della forma dello stampo o degli stampi che avete scelto, in modo che accostandole possano formare tutti gli strati del nostro tiramisu. Eliminare tutta la crosta e tenere da parte la glassa e le mandorle staccate dalla parte superiore. 
Preparare il caffË.
Separare i tuorli dagli albumi, montare questi ultimi a neve fermissima e mescorare invece i tuorli con lo zucchero a velo. Aggiungere al composto tuorli-zucchero il mascarpone precedentemente mescolato e riscaldato un po' tra le mani e infine gli albumi montati, mescolando lentamente dal basso verso l'alto.
Versare il caffË in un piatto, unirvi un goccio di sassolino e uno d'acqua. 
Passare le fette di colomba velocemente nel liquido, poi adagiarle nello stampo. Completato il primo strato, coprire con la crema e spolverizzare di pistacchi tritati, poi ripetere l'operazione. 
Una volta riempito lo stampo, ricoprire l'ultimo strato di crema con i pistacchi rimasti e con la glassa della colomba tenuta da parte prima e tritata grossolanamente. 
[Con queste dosi io ho riempito uno stampo quadrato di 24 cm di lato e 8 verrine monoporzione.]



venerdì 2 aprile 2010

Un piatto della domenica (finalmente!) e auguri

In risposta alle critiche, soprattutto di qualcuno in particolare, che vedono questo blog come dispensatore esclusivamente di "mangiarini" e mai di "mangiari" veri, per una volta ho deciso di applicarmi in qualcosa di serio. Una di quelle ricette che ti portano via due-tre ore come niente, che possono gareggiare con quelle della nonna, e che alla fine, dopo una lunga lavorazione, ti regalano proprio quel sapore di "casa", di pranzo domenicale. Oltretutto quale migliore occasione del periodo pasquale per cimentarsi! 
In realtà la mia Pasqua sarà un po' strana, vicino si ai fornelli ma in un altro senso, visto che la passerò a servire ai tavoli, ragione per cui ho già sbaffato uovo e affini, e anche ragione per cui non ho postato e non posterò granchè sull'argomento. Chiedo venia, ma per quest'anno deve andare per forza così.
In ogni caso un augurio a voi ci vuole, perchè riusciate ad approfittare di questi giorni per prendervi una pausa piacevole, per fare quello che più vi aggrada insomma, senza corse, districandovi con tranquillità tra pic nic, pranzi coi parenti, gite al mare con mangiata e chi più ne ha più ne metta.

Polpettone di pollo da La Cucina Italiana Marzo 2010

1 petto di pollo da 1\2 kg
coscia di pollo 450g
salsiccia 250g
(macinato misto di bovino 150g - aggiunta della nonna, secondo lei c'era poca roba...)
dadolata di aromi (sedano, carota, cipolla) 250g
funghi champignon puliti 400g
mollica di pane 80g
latte 80g
(1 uovo)
(1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano)
aglio, alloro, vino bianco
prezzemolo, burro
sale e pepe
olio extravergine

1.  Dividere in 2 il petto di pollo, tagliare una parte per il lungo in 2 pezzi e ridurre il resto a tocchetti. Spellare e disossare la coscia, spellare la salsiccia. 

2. Ammollare la mollica nel latte. Tagliare i funghi a fettine poi rosolarli per pochi minuti a fuoco vivace con prezzemolo, olio, burro, sale e pepe. 
3. Frullare al mixer i tocchi di petto per mezzo minuto, poi unire la mollica ammollata e strizzata e frullare ancora, ottenendo una mousse. Impastare in una ciotola con la salsiccia sbriciolata, la coscia ridotta a dadini, sale, pepe, un tuorlo e il grana (aggiunta mia perchè avevo paura che non stesse insieme). 
4. scottare per 3 minuti i pezzi lunghi di pollo in una padella con 20 g di burro, salarli, poi accomodarli in fila per il lungo sull'impasto allargato su un foglio di carta da forno. Con l'aiuto della carta arrotolare formando un polpettone, legarlo poi nella carta con dello spago da cucina. 
5. Rosolare il polpettone in padella a fuoco vivo per 4 minuti in un velo d'olio caldissimo, rigirandolo da tutti i lati. 
6. Mettere il polpettone in una capace casseruola dove avrete soffritto gli aromi in un velo d'olio con due spicchi d'aglio e 2 foglie di alloro per 3-4 minuti. Bagnare con un bicchiere di vino, coprire e cuocere a fuoco medio per 20 minuti, sempre con la carta. 

 7. Eliminare la carta e unire i funghi rosolati precedentemente. Bagnare con un altro bicchiere di vino e terminare di cuocere coperto per altri 20-30 minuti, completando con un trito di aglio e prezzemolo prima di servire tagliato a fette