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giovedì 24 giugno 2010

Che fanno le vostre nonne il 24 giugno?!


La mia, più o meno da sempre, il nocino.
Io non sono una gran estimatrice dei "cicchetti" da fine pasto, però mi è sempre piaciuta da matti questa tradizione. Il nonno che parte col pandino per andare a raccogliere le noci proprio appena dopo che hanno preso la rugiada, poi la nonna che inizia a lavorarle pian piano e infine, per  buona parte dell'estate, la compagnia del vasone ermetico trasparente in un angolo ombreggiato del terrazzo, dentro il quale, pian piano, il nocino prende forma.
Va ricordato che la tradizione non contempla l'effetto serra, per cui non sempre il 24 giugno è la giornata migliore per raccoglierle, dopo primavere molto calde, come l'anno scorso e il 2003, spaccare le noci raccolte il 24 era praticamente impossibile, erano già troppo avanti, per cui in questi casi è consigliabile già a partire dal 10 ogni tanto staccare una noce e controllarla.
Anche perchè se ci volessimo attenere al 100% ai dettami dela tradizione, le noci acerbe andrebbero raccolte proprio la notte, a piedi scalzi e da mani femminili, mansione per cui non credo che in famiglia avremmo trovato troppe volontarie :) 
Però le leggende sul solstizio d'estate, e conseguentemente sulla festa di San Giovanni, con la sua rugiada che cura tutti i mali, sono sicuramente qualcosa di interessante e di molto evocativo.
Non so invece da che cosa derivi l'usanza di mangiare i tortelli verdi, e non so nemmeno su che scala geografica questa sia diffusa, se ne sapete qualcosa aspetto delucidazioni.
Ecco intanto il nostro storico nocino

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Nocino 

noci 20
alcool 1l
zucchero 600g
acqua 600ml
scorza di 1 limone
cannella 1 stecca
chiodi di garofano 5


Tagliare a metà le noci e metterle in un contenitore a chiusura ermetica. Aggiungere l'alcool, il limone, garofano e cannella. Chiudere per bene e lasciare in infusione per 40 giorni.
Trascorso questo periodo, fare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero, senza arrivare a bollore. Aggiungere lo sciroppo al resto, filtrare e imbottigliare.
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martedì 6 ottobre 2009

La mia qualsiasi cosa: la menta


Nel caso qualche internauta proprio distratto e svampito si fosse perso che cosa combina Sonia-Izn nel suo blog Il Pasto Nudo, vi riassumo un attimino la questione. Sonia ci parla con cadenza in genere di due-tre volte alla settimana di cucina, di pane, di natura. E tutto questo sempre con un'attenzione in più, con un occhio alla naturalità dei prodotti, all'insegna dell'homemade più creativo e soprattutto, basandosi spesso sui consigli della bioterapia nutrizionale. Comunqe, per evitare maldestri riassunti del suo lavoro, vi rimando alla sua ricca introduzione, da leggere per comprendere bene lo "spirito" di questo blog.

Ogni tanto (anzi ogni spesso) ha pure qualche idea geniale, come quella, parlando di sciroppi, di trovare una ricetta universale, che vada bene per ottenerli da qualsiasi erba o fiore si voglia, ricetta che ha intitolato furbescamente: "sciroppo di qualsiasi cosa".
La mia qualsiasi cosa è stata la menta, che in questo periodo infesta piacevolmente tutti gli interstizi dell'orto della nonna, e che prima dell'arrivo del freddo andava comunque raccolta per evitarle la sua solita fine crudele a cui va incontro ogni anno.

La ricetta l'ho seguita pari pari, solo dimezzando le dosi, perchè pensavo poi cosa me ne faccio di tutto quello sciroppo mentolato...invece ho fatto male, perchè la soluzione me l'hanno trovata i "miei assaggiatori". Diluito nell'acqua è stato apprezzatissimo nel post partita domenicale, la prima bottiglietta, aperta da tre giorni, ha odore e sapore ancora intatti, nelle torte è una mano santa (e per questio vi rimando al prossimo post) e una panna cotta alla menta, anzi magari menta e cocco, potrebbe essere l'idea goduriosa del prossimo week end...quindi, visto che ci siete, e visto che è un pochino laborioso, fatene un litro che ne vale tutta la pena! E poi personalmente lo considero anche un'ipotesi di bel regalino.

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Sciroppo alla menta
(con la ricetta
Sciroppo di qualsiasi cosa di Izn)

foglioline di menta fresca 100g
acqua 1l
zucchero grezzo 1kg
1 limone tassativamente biologico

Lavate delicatamente con acqua fredda i petali o le foglie di menta e lasciateli asciugare un po’ all’aria su uno strofinaccio pulito; poi mettetele in una ciotola di vetro bella grande. Bollite l’acqua insieme al limone tagliato a metà.
Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, versatela con tutto il limone sulla menta mescolate brevemente in modo che tutto il contenuto sia ben intriso d’acqua e coprite bene con un coperchio o con un piatto, in modo che non esca fuori il vapore.
Dovete comportarvi come se steste facendo un tè gigantesco, in effetti quello che state facendo non è altro che un infuso.

Lasciate riposare tutto per 24 ore.

Trascorso questo tempo, alzate il coperchio, prendete uno schiacciapatate, infilateci un po’ alla volta la menta e pressate bene, in modo da ottenere più succo possibile. Alla fine di questa operazione nella ciotola rimarrà solo il succo (se tutto è andato bene dovrebbe essercene un litro), che dovrete filtrare con un panno pulito molto leggero.Versate l’infuso che avete ottenuto in una pentola capiente e portatelo a un filo di fumo; aggiungete lo zucchero e mescolate con una frusta per scioglierlo bene. Lasciate bollire a fiamma bassa per una mezz’oretta, poi spegnete e versate subito in una bottiglia di vetro resistente alle alte temperature. Conservate al fresco prima di aprire e in frigorifero una volta aperto.

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venerdì 2 ottobre 2009

Melograno (da bere)

Perchè, vi domanderete, la prima mattina libera che questa qui ha dopo non si sa quanti mesi si mette a fare il succo di melograno, piuttosto che, che ne so, un bell'arrosto per domenica o una di quelle cose lunghe ma utili tipo il lievito madre? Beh ve lo spiego subito. Perchè il succo di melograno è un investimento.
1) da bere, come bevanda rinfrescante e dissetante. Inutile spendere troppe parole visto che qualsiasi libro o sito che si occupa delle potenzialità vegetali potrà darvi conferma delle sue proprietà benefiche. Come antiossidanti siamo a livello del te' verde per esempio, ed è molto molto utile anche ai nostri maschietti per la prevenzione di problemi tipici loro.
2) per cucinare!! Innanzitutto, riscaldando il succo e scgiogliendovi un po' di colla di pesce o di agar agar possiamo ottenere una delicatissima gelatina da stratificare ad esempio con la panna cotta per dei bicchierini diversi dal solito. Ma non solo nei dolci. Una spruzzata di questo succo (magari non zuccherato) sull'anatra per esempio, o in un insalata fresca daranno un sapore agrodolce tutto particolare. (E poi però dovrete stare attenti perchè la fantasia potrebbe prendere il sopravvento e arrivare come me a tentare abbinamenti al limite del commestibile...).
[3) per smaltirli. Se uno ha una pianta o peggio ancora 3 o 4, in giardino, in questo periodo si può ritrovare da 3 a 30 melograni al giorno in casa e bisogna pur inventarsi qualcosa per non consumare tale ben di dio]
Comunque, che serve a qualcosa spero di avervelo inculcato ben bene, ora proviamo a farlo.
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Le pochissime ricette che ho trovato in giro prevedevano una macerazione di almeno 24 ore, tutto ciò mi sembrava eccessivo per un succo che sarebbe sparito nel giro di 5 minuti o al massimo finito domani in un dolce, quindi ho evitato questa operazione. Per separare la parte liquida da eventuali residui solidi ho fatto diversi filtraggi del succo attraverso un telo di cotone, poi ho fatto bollire il succo e con un po' di pazienza ho schiumato man mano la superficie eliminado lo strato rosa chiaro che si formava. In questo modo ho ottenuto un succo abbastanza limpido che però, se rimane in frigorifero per qualche ora, necessita di una mescolatina prima di essere bevuto. Ma questo del resto vale per tutti i succhi di frutta, no? Quindi mi sa che ci siamo.
Per ottenere il succo mi sono scervellata per un po' e dopo aver scassato irrimediabilmente il passaverdura intasandolo con i semini ho optato per lo spremiagrumi che mi ha risolto in fretta il problema (anzi in realtà il problema me l'ha risolto la Kitchen Aid installando uno spremiagrumi supersonico sul food processor che non ti fa neanche fare la fatica di girare il frutto, ah la tecnologia!).
L'aggiunta di acqua, infine, è una mia pensata, proprio perchè volevo ottenere una bevanda soprattutto dissetante, da bere a bicchieroni senza stancarsi mai.
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Succo di melograno
(x 2 bicchieri)
spremuta di melograno 250 ml (2-3 melograni)
acqua 50ml
zucchero 20g (o più a seconda dei gusti)

Tagliare o spezzare a metà i melograni e spremerli con energia con lo spremiagrumi come se fossero arance. Eliminare spesso i semini che rimarranno sulla griglia in modo da consentire al succo di continuare a scendere. Filtrare per due o tre volte la spremuta ottenuta attraverso un panno di cotone o uno due fogli di carta da cucina sovrapposti. Versare in un pentolino e mettere su fuoco basso eliminando man mano la schiumetta rosa che si formerà, far bollire per 1-2 minuti. Spegnere il fuoco, aggiungere lo zucchero, allungare con l'acqua e mescolare. Far raffreddare completamente prima di servire come bevanda dissetante.
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Sulla conservazione non vi posso dire nulla, non ne ho idea, è fatto praticamente a freddo quindi, piuttosto che correre rischi, se ne avanza un po' io lo congelo nei soliti stampini per il ghiaccio.
E con gli altri ormai maturi che ci facciamo?? A voi la parola, e buon we!
piesse x foodblogger e aspirant tali Un lavoro "intenso" sta interessando il dietro le quinte di queste pagine, piccole grandi novità per adattare Meringhe a me, ai miei passaggi e ai miei cambiamenti. Nel mio girovagare in cerca di ispirazioni mi sono imbattuta in questo interessante articoletto, libera traduzione di quello apparso sul noto (e graficamente mio mito) delicious:days. E' una sorta di vademecum per chi desidera aprire ( e mantenere!) un blog che tratti di gastronomia, molte cose probabilmente e saprete già ma sono certa che a certe altre non ci avete mai pensato, e che potrà essere utilissimo anche a voi.