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giovedì 17 febbraio 2011

Io veramente credevo...


...che fosse ormai arrivata la primavera. 
Dopo due intere settimane di sole mi sembrava anche lecito immaginare che non saremmo più ripiombati nel grigio umidino assoluto... Ero ormai entrata così tanto nella parte che mi sentivo già proiettata verso i pic nic in montagna e in spiaggia e verso tutta quella serie di cibanze à porter che nei mesi invernali mi mancano così tanto. Tanto che tra una collana e una sciarpa avevo già ripreso la bella abitudine dei cakes salati, quelli che li prepari a orari improbabili per poterli poi mangiare in luoghi e orari ancor più improbabili che tanto son sempre buoni uguali per giorni.
Questo poi la primavera ce l'aveva proprio dentro mannaggia...profumatissimo, buonissimo.
Lascio la ricetta, magari porta un po' di primavera pure a voi ;)

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Cake salato tonno e limone
(ricetta riadattata da Cakes dolci e salati - I. Chovankova - Tommasi Editore)

uova 2
farina 180g
latte 100g
olio 50g
tonno 2 scatolette piccole
scorza di 1 limone e un po' di succo
sale, pepe, prezzemolo fresco
lievito per torte salate 1\2 bustina


Sbattere a mano le uova con l'olio, il latte, sale e pepe. Aggiungere poi la farina stacciata amalgamandola bene, poi il tonno e la scorza del limone più qualche goccia di succo. Per ultimo aggiungere il lievito setacciato. Mettere nello stampo da cake rivestito di carta da forno. Cuocere a 180° per 40-50 minuti. Servire tagliato a fette, tiepido o freddo, cosparso di prezzemolo fresco tritato.
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con questa ricetta partecipo al contest
ricette per un pic-nic di About Food


martedì 12 ottobre 2010

Quiche fuori stagione

Certe voglie giù di stagione ogni tanto vanno assecondate. Specialmente ai primi freddi che sono notoriamente quelli che si sentono di più, specialmente quando stai per trovarti, di nuovo, a casa e senza lavoro, per l'ennesima volta.
Intendo per esempio quando ti viene una voglia, irresistibile, di asparagi in ottobre. 
Per fortuna in quanto a freezer mi ritrovo sempre abbastanza fornita per cui me la sono potuta togliere nell'immediato. Con la solita, classicissima, quiche asparagi e gamberetti, ma con una crosta un po' diversa e più saporita.
La pasta base è quella della famosa ricetta "tupperware", ovvero metti alla rinfusa tutti gli ingredienti in una ciotola ermetica, agiti giusto quei due minuti un po' in ondulatorio un po' in sussultorio, un'impastata veloce ed è pronta. 
Come vedete non mi sono data troppo da fare sull'estetica, volevo solo qualcosa di caldo e abbastanza profumato da accogliere già dall'inizio delle scale chi tornava dal lavoro.

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Quiche asparagi e gamberetti con crosta al sesamo

pasta:
  • 250 gr farina
  • 100 ml olio e.v.o. (io ne uso 80 altrimenti viene molto molto unta)
  • 100 ml acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di lievito per torte salate
  • 1 manciata abbondante di semi di sesamo
ripieno:
  • code di gamberi una ventina
  • asparagi surgelati 250g
  • uova 1
  • panna 150 ml
  • crescenza 150 ml
  • 1 spicchio d'aglio
  • sale, pepe, noce moscata, erba cipollina
Mettere gli ingredienti per la pasta in una ciotola ermetica e, chiudendo il sigillo, ruotare la ciotola prima in senso rotatorio e poi sussultorio. Aprire e finire di impastare con le mani.  Se non avete il sigillo della ciotola impastate direttamente con un mestolo e poi con le mani.
Stendere in uno stampo di circa 24 cm di diametro tenendo da parte una pallina per le strisce e riporre in frigorifero.
Buttare gli asparagi non ancora surgelati in una pentola di acqua bollente salata, lessarli per 10 minuti al massimo poi scolarli e metterli da parte.
Pulire i gamberi sotto l'acqua corrente. In un padellino far soffriggere uno spicchio d'aglio in un filo d'olio, buttare i gamberi puliti e rosolare per pochi minuti, volendo si possono sfumare con un goccio di vino bianco secco. Salarli e metterli da parte.
In un piatto fondo sbattere la panna con la crescenza, aggiungere poi l'uovo e amalgamare con la forchetta. Salare, pepare e profumare con noce moscata ed erba cipollina.
Versare questa crema nel guscio di pasta, coprire con gli asparagi e i gamberetti affossandoli leggermente.
Infine, tagliare con la rotellina 6-8 strisce dalla pasta tenuta da parte prima e disporle a griglia sulla superficie.
Infornare a 180° per 40-45 minuti. Il colore dorato e soprattutto il profumo vi segnaleranno da soli il momento di sfornare.
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lunedì 7 giugno 2010

Cake verde


Mi sembra passata una vita dall'ultimo post. E pensare che fino a poco tempo fa, quando ancora riuscivo a pubblicare 3 volte alla settimana, mi lamentavo per il poco tempo! Eh si questa volta è proprio il mio record negativo, mea culpa. Però ho delle scuse buone eh! E non si tratta solo di grafica questa volta, ne di surreali colloqui di lavoro, non solo almeno, ma anche di gite, di montagna, di notevolissime quantità di ciccia grigliata nel mio giardino e di (finalmente) qualche altra amenità. 
E lo so che potevo tornare anche con una ricetta un po' più originale, ma le preparazioni complicate ormai le ho dovute accantonare a favore di cose rapide e soprattutto impacchettabili e portatili, quest'anno niente caccia al rabarbaro, niente mattine con la casa libera per cucinare senza rotture, niente di tutto ciò. :(
Però dai scusate, ma quanto è bello tutto verde così? E quanto fa "buono e sano"?

La ricetta viene sempre dalla solita base, quella del libro "intelligente" come dice Enza, e che nonostante in quelli dolci mi stia dando un po' di noie, è già entrato tra quelli che dici ah questo me lo porterò dietro per sempre qualsiasi cosa succederà.
La particolarità di questa ricetta è che gli spinaci, a differenza della maggior parte di cake e torte salate, vengono usati al naturale, cioè non sbollentati ne' ripassati in padella. Vengono usati proprio come se fossero un'erba aromatica, in modo da mantenere molto di più il loro sapore e anche un po' di consistenza. E poi a mio parere anche esteticamente rendono molto molto di più.

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Cake verde: spinaci e piselli

farina 180g
uova3
latte 100 ml
olio vegetale 100ml
gruyere grattugiato 100g
spinaci freschi 100g
piselli in scatola 100g
curry 1 cucchiaino
lievito x torte salate 1 bustina
sale, pepe

Scaldare il forno a 180.
Scolare i piselli, lavare gli spinaci e tritarli grossolanamente.
Imburrare uno stampo da cake.
In un'insalatiera sbattere leggermente le uova con l'olio e il latte. Aggiungere la farina, il formaggio, gli spinaci, i piselli e le spezie. Salare e pepare. Mescolare e incorporare delicatamente il lievito. Versare l'impasto nello stampo e infornare subito Far cuocere per 45-50 minuti.
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giovedì 13 maggio 2010

Quiche super sapore (porri, ricotta e pecorino)







Dopo gli ultimi post dedicati a dolcetti, che per quanto non troppo peccaminosi sempre di panna burro e zucchero si trattava, oggi torniamo a qualcosa di formaggioso e verduroso. Il sapore, anzi il mix di sapori di questa quiche è davvero unico. L'avevo preparata in teoria come antipasto, poi l'ho assaggiata e il sapore era troppo forte e avrebbe coperto tutto il resto, quindi molto meglio come secondo, o ancora meglio come piatto unico. Una bella fettona per risolvere una cena o un pranzo rapidi, oppure anche perchè no un pic nic, visto che anche a temperatura ambiente non è affatto male.
E mi ha fatto pentire di aver ignorato i porri per gran parte della mia vita, per paura di, diciamo così, affaticare un po' troppo la digestione. In questo caso me ne sono altamente fregata, e ne è valsa davvero la pena. L'importante è utilizzare solo la parte bianca del porro, e cuocerli bene a pentola scoperta, in questo modo rimane solo la dolcezza e il "buono", senza "effetti collaterali".


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Quiche ai porri (da La cucina di GRAZIA, allegato alla rivista n.12\2008)


pasta per quiche (io ho usato la solita di Felder che ho spiegato qui)
ricotta di pecora 200g
uova 2
porri 3
parmigiano grattugiato 3 cucchiai
pecorino stagionato 80g
olio evo
sale
pepe nero macinato al momento

Accendere il forno a 180°. Tagliare a rondelle i porri. Scaldare bene una padella antiaderente, aggiungere 3 cucchiai di olio e un goccino d'acqua. Saltarvi i porri finchè cominceranno a prendere colore.  Salare, pepare e cuocere 5 minuti, poi togliere dal fuoco. Frullare la ricotta con le uova, il parmigiano, il sale e il pepe. Stendere la pasta in uno stampo con bordo amovibile oppure in silicone e rifilare i bordi. Versarvi la crema di ricotta e sistemare sopra le rondelle di porri affondandole leggermente. Cuocere a 180° per 45 minuti circa, ricordandosi a metà cottura di spolverizzare la superficie con una bella manciata di pecorino grattugiato.
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mercoledì 28 aprile 2010

Per il pic nic del primo maggio - il cake


Ultimamente mi sono accorta di una cosa. Che quando si trova una ricetta apparentemente perfetta e definitiva per qualcosa...è sempre comunque meglio non fermarsi lì. Perchè magari, nascosta proprio tra le vecchie pagine dei blog che amiamo di più, o nel libraccio vecchio e bistrattato ereditato dalla nonna, o anche solo nella nostra testa, ce n'è un altra che può essere ancora migliore.  
Per i cake salati credevo di aver trovato la formula perfetta quando feci questi qui, poi dopo non so quanto tempo di assoluta dedizione a quella ricetta ho deciso di provare a modificarla un po'. Lo yogurt bianco al posto del latte era ormai già una costante in tutti i miei cake, e la sostituzione di metà del formaggio con uno spalmabile, di solito lo stracchino, introdotta solo ultimamente, mi rende tutto meno asciutto e con quel sapore un po' più acidino e meno dolce che mi piace ancora di più. Poi solo una grossa cucchiaiata di erbette. Così da renderlo solo lievemente aromatizzato e adatto per essere spalmato con di tutto di più.

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Cake salato alle erbe tutto da spalmare

2
00g farina autolievitante
3 uova
100g olio evo
125 ml yogurt
50g di stracchino
50g parmigiano reggiano
due cucchiai di erbe fresche tritate (rosmarino, prezzemolo, erba cipollina...)
un cucchiaino raso di bicarbonato di sodio
un pizzico di zucchero
sale e pepe

Accendere il forno a 180 gradi.
Tritare con la mezzaluna le erbette fini fini.
Sbattere insieme con una frusta l'olio, lo yogurt, le uova,  lo zucchero, il sale e il pepe. Aggiungere lo stracchino e amalgamare bene il tutto. Unire la farina setacciata con il bicarbonato e infine il grana e le erbette.
Versare l'impasto in uno stampo per plumcake rivestito con carta da forno e infornare a 180 gradi per 35-40 minuti.
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martedì 20 aprile 2010

Muffin salati fave e pecorino


L'altro giorno lei raccontava che ogni tanto le piace ripescare le vecchie ricette di blog che ama per riproporle, in particolare quelle del Cavoletto. Anche io da questo punto di vista non sono da meno, e non solo perchè a volte l'originalità forzata è stressante e controproducente, ma proprio per il puro piacere di realizzare ancora una volta quelle ricette su cui ho lasciato gli occhi. Anche perchè ormai le ricette di Sigrid sono per noi quasi come quelle della nonna e della mamma, sempre infallibili e perfette. Ma anche sempre legate ad un ricordo o ad un racconto, sempre con dietro una storia. Come il suo Cake salato con fave e pecorino. Io gli ho solo cambiato la forma in muffin per le solite ragioni di fretta.
E visto che mi sono ritrovata inaspettatamente un momento libero in cui nessuno in casa mi da corda (causa partita inter), ne approfitto per postarli, piccini e belli. Guardando le foto potrete anche consolarvi notando che  a volte può succedere che al giovane medio italiano il calcio giocato guardato fantacalciato lasci anche un po' di tempo libero, persino per aiutarmi a sgranare le fave. :)


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Muffin salati alle fave e pecorino (dal Cavoletto)

uova 3
olio d'oliva 3 cucchiai
farina 150g
lievito in polvere per torte salate 1 cucchiaino
parmigiano grattugiato 50g
pecorino grattugiato 50g
fave fresche 100g
(sale), pepe


In una ciotola, lavorare  le uova e l'olio d’olio d’oliva con la frusta fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere la farina, il lievito in polvere, il pecorino romano gratuggiato e il parmigiano. Far bollire in acqua salata 100 g di fave fresche per una decina di minuti, scolare, sciacquare con acqua fredissima e eliminare le pellicine. Aggiungere le fave al’impasto. Tritare un mazzetto di mentuccia e incorporarlo. Salare (poco) e pepare abondantemente. Mescolare di nuovo l’impasto fino a quando sarà bello omogeneo e versarlo negli stampini da muffin. Cuocere a 180° per 20 minuti circa.
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martedì 9 marzo 2010

Strudel di primavera tardiva

Durante il mio week end di full immersion in cucina per mettermi in pari e preparare due o tre cosine da postare durante la settimana ne ho prodotta una che mi è piaciuta particolarmente. In realtà lo strudel salato è sempre stata una di quelle centomila cose come la crema catalana, i volatili ripieni, i ravioli cinesi ecc ecc che per qualche ragione ho sempre avuto paura di sperimentare. Poi ho trovato questa ricetta qui, che mi ha incuriosita subito per il bassissimo contenuto in grassi, e anche perchè era un modo perfetto per usare un po' della fontina buonissima che mi hanno regalato, e anche perchè alla fine è proprio il mix perfetto per questa primavera che si fa così desiderare.
Ora, visto che c'è chi mi sta impastando la pizza per stasera proprio qui vicino a me, mi dedico alla schiscetta per domani, dopo la decisione di non mangiare in mensa ma di portarmene ogni giorno mi sento molto molto meglio, anzi magari se produco qualcosa di interessante e di fotografabile all'alba nei prossimi giorni lo posto. Intanto, lo strudelino.

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Strudel patate e carciofi liberamente tratto da Cucina Naturale di Febbraio 2010

farina 180g
acqua
olio 2 cucchiai
sale
qualche fogliolina di salvia

semi di finocchio 1 cucchiaino
scalogni 2
carciofi 4
1\2 limone
patate 2
fontina 80g
uova 1

Pasta: Tritare la salvia e mescolarla con l'olio. Impastare la farina insieme a quest'olio, a un pizzico di sale e all'acqua necessaria per ottenere un impasto morbido e leggermente appiccicoso. Coprirlo con una ciotola e lasciarlo riposare per 30 minuti. Quando andrete a riprenderlo avrà cambiato leggermente consistenza, quel tanto che basta da non essere più appiccicoso e da stendersi molto facilmente.

Ripieno: Lessare le patate, pelarle e schiacciarle con una forchetta.
Mondare i carciofi e metterli a bagno nell'acqua col succo di limone.
Tritare gli scalogni insieme ai semi di finocchio e poi rosolarli in una padella dal fondo pesante con 2-3 cucchiai di olio. Unire i carciofi tagliati a spicchi sottili, salare, aggiungere 1\2 bicchiere d'acqua e mettere il coperchio. Cuocere per circa 15 minuti. Levare dal fuoco e amalgamare con cura i carciofi alle patate schiacciate, poi aggiungere la fontina a dadini piccoli.

Preparazione e cottura dello strudel: stendere la pasta in un rettangolo il più sottile possibile (non dovrebbe essere necessario aggiungere altra farina), su uno dei lati corti appoggiare il ripieno dandogli la forma di un grosso salame e iniziare ad arrotolare facendo fare un bel po' di giri alla pasta intorno al ripieno. Sigillare bene alle estremità, poi pennellare con l'uovo sbattuto.
Cuocere in forno caldo a 180° per 30-35 minuti. Attendere 5 minuti prima di tagliare a fette e servire.
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venerdì 19 febbraio 2010

Fenomenologia del cake salato

Ecco io non lo so quand'è che la parola cake è diventata maschile, non so nemmeno perchè, nè ricordo quando questa espressione, "cake salato" sia entrata per la prima volta nella mia vita e nella mia cucina.
Forse è stata ancora una volta lei a lanciare questa moda tra i foodblog italiani, forse l'idea di un qualcosa di veloce ma buonissimo e infnitamente versatile è stata sufficiente per dare a questa preparazione un così grande successo.
Per quanto mi riguarda so solo che da un certo momento in poi, ogni pic nic, cena veloce, ospite inatteso, voglia di super merenda è stata accolta con un cake salato.
Ma voi vi siete mai chiesti quale sia la "vera" ricetta del cake salato? Proprio la migliore, con le dosi perfette e dal risultato perfetto? Con l'interno morbido ma non troppo umido, l'esterno compatto, e un sapore deciso ma non troppo forte da impedire di usarlo per spalmarci sopra qualcosina?
Io, dopo diversi tentativi poco convincenti, finiti a ingrossare il mio archivio delle ricette non postate perchè troppo scialbe o imperfette, mi sono decisa a consultarmi un po' in giro. Fino a che qualcuno non mi ha consigliato il libro Cakes dolci e salati di Ilona Chovancova. Da qui ho tratto le dosi basilari che ora utilizzo sempre, insieme ad una bella manciata di consigli che ora, diligentemente, vi riporto.
Il cake salato - dosi di base e consigli (da Cakes dolci e salati di Ilona Chovancova)

preparazione 15 minuti
cottura 50 minuti

farina 180g
uova 3
latte parzialmente scremato 10 cl
olio vegetale 10 cl
gruyére grattugiato 100g
lievito istantaneo per torte salate una bustina
fino a 300g di ingredienti aggiuntivi a piacere

abbianamenti classici : spinaci/noce moscata; pollo/curry; salmone/aneto; senape/dragoncello; funghi/prezzemolo.

idee originali: il bello del cake salato è che ci possiamo buttare dentro di tutto, possiamo utilizzarlo per riprodurre accostamenti particolari assaggiati in giro, oppure il sapore dei nostri piatti preferiti.

gli ingredienti

:: l'olio: si possono usare tutti i più comuni oli vegetali ottenuti da una sola pianta (girasole, colza, arachidi) oppure anche delle mescole, di colore chiaro e gusto poco strutturato. L'olio di oliva, così come anche quello di noci o di nocciole, possono essere usati ,ma daranno un sapore molto più deciso e particolare.

:: il latte: per i cakes dolci e quelli a base di farina integrale l'autrice consiglia di utilizzare il latte fermentato. Si trova nel reparto latticini oppure nei negozi orientali, ma si può ottenere qualcosa di simile anche acidulando il latte con aceto o qualche goccia di succo di limone. Il latte può essere sostituito anche da yogurt o panna fresca.

:: le erbe: importante scegliere sempre quelle fresche piuttosto che surgelate o secche, sia per il sapore che per il colore che possono conferire alla preparazione finale.

:: le spezie: l'autrice consiglia di mixare liberamente le spezie, magari preparando proprio delle combinazioni personalizzate. Un occhio particolare alla freschezza: comprarne sempre piccolissime quantità perchè in breve tempo l'aroma tende a svanire, e se avete un mortaio o un macinacaffè, compratele e macinatevele direttamente!


La ricetta fotografata non è altro che una delle infinite possibili applicazioni di tutto questo, per quanto riguarda le dosi base non ho toccato nulla tranne aver sostituito il latte con lo yogurt, un'operazione che faccio sempre più spesso quando ho voglia di cose sofficiose. Tenete solo conto che le dosi base sono abbastanza striminzite, cioè si ottiene un piccolo cake oppure al massimo 4-5 mini cakes, per cui se avete uno stampo grande regolatevi facendo le dovute proporzioni.
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Mini cakes salati alle olive, formaggi e semi di finocchio

farina 180g

lievito per torte salate 1\2 bustina
uova 3
yogurt bianco 100 ml

olio 100 ml
grana 50g - pecorino 50g - emmenthaler 50g
olive verdi e nere
sale, pepe
semi di finocchio un cucchiaino


Sbattere le uova, poi aggiungere l'olio e lo yogurt sempre sbattendo. Aggiungere la farina setacciata insieme al lievito istantaneo, poi i formaggi grattugiati. Mescolare bene con un cucchiaio di legno. Tagliare grossolanamente le olive e aggiungerle al composto, infine insaporire con i semini di finocchio leggermente pestati al mortaio. Salare e pepare solo leggermente. Versare negli stampini e cuocere in forno già caldo, a 180°, per 20-25 minuti o finchè la superficie non sarà ben dorata.
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giovedì 28 gennaio 2010

Focacciona di patate, per cenare sul divano

Al contrario di quello che probabilmente accade in altre case, ultimamente a me sta arrivando sempre più spesso e con una certa insistenza una richiesta strana. Ma perchè qualche sera, invece che primo, secondo e pure un dolcino, non mangiamo qualcosa di comodo spaparazzati sul divano?? Beh, per quello c'è la pizza, no? Rispondo io. Ma no, ribatte lui, non la solita pizza...qualcosa TIPO pizza, ma più "cena"...
Subito mi è sembrata un assurdità, poi mi ha fatto riflettere. In effetti le nostre cene in due sono sempre in un qualche modo un po' "formali", nel senso che si sta li per delle ore ad assaggiare e giudicare la roba e suggerisi a vicenda ipotetiche modifiche e migliorie. Che forse se avessimo 60 anni andrebbe pure bene se fosse la norma, ma adesso come adesso che ne devo ancora fare 25 forse qualche volta un po' di praticità, una bella mangiata davanti alla tele fregandosene delle briciole, una cena preparata in anticipo e senza pretese ci starebbe pure, no?
Per cui gli ho detto guarda, hai proprio ragione, e per la sera stessa, dopo un consulto rapido e una scansione inviata al volo da quella zia che tra una cosa e l'altra vi nomino sempre, ho preparato questa.
Allora, nella ricetta originale, originale nel senso di quella che mi ha mandato lei, che sono anni che la fa ma che non so da dove l'abbia presa, i tempi di lievitazione non sono ben precisati, io vi dico come ho fatto io, ma tenete conto che lei la lascia anche di più, anche 4 ore, e viene sempre.

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Focaccia di patate dell'Anna

farina 500g
patate lesse 500g
1 bustina di Mastro Fornaio
latte 1\2 bicchiere
olio d'oliva 1\2 bicchiere
un pizzico di zucchero
sale 2 cucchiaini
una confezione di pomodorini freschi (oppure in inverno una di polpa in pezzi)
origano
sale grosso

Unire alla farina mischiata con il Mastro fornaio le patate lessate e schiacciate. Al centro mettere latte, olio, sale e zucchero e impastare per bene. Lasciar lievitare un ora, nel solito luogo tiepido, lontano da correnti e sotto uno strofinaccio umido. Trascorsa l'ora, ungere per bene uno stampo tondo*, stendervi l'impasto e lasciar lievitare ancora per 1 ora o più, sempre coperto. Coprire poi la superficie con i pomodorini tagliati a cubetti (o la polpa in pezzi), l'origano, un filo d'olio e una presa di sale grosso*. Cuocere in forno a 200-220 per 30-40 minuti.

*L'ideale è uno stampo di 29 cm, noi di solito la facciamo in uno più piccolo ma se va tutto bene in lievitazione diventa talmente alta che l'apertura della bocca media non risulta sufficiente per mordere la fetta :)
*come da foto, la superfice non dovrà essere sovraccarica tipo pizza, il condimento deve dare solo un saporino in più ma deve sempre e comunque prevalere l'impasto (che è ancora meglio!)
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giovedì 3 dicembre 2009

Ops! Mi è scappata l'Emilia nella quiche


Io in realtà oggi non avevo programmato di scrivere...ma a causa di una piccola personal satisfaction ho deciso di farmi un regalino, cioè mezz'oretta di tempo speso come più mi piace, cioè qui, a raccontarvi i miei tran tran culinari. Niente di che la soddisfazione, non ho ottenuto nessun lavoro prestigioso ne' vinto uno dei quei bei concorsi pubblici in cui mi diverto a trascorrere il mio tempo, però, però almeno la piccola soddisfazioncina di entrare in una graduatoria vicino a casetta c'è stata, e per i miei attuali livelli di autostima è già qualcosa, si si!!

Tornando a noi, dopo la piccola pausa per raccontarvi di Bologna e la bella Sigrid, è ora di riprendere in mano la nostra fozata "settimana della zucca" (forzata perchè avevo tante ricette zuccose in archivio, che se poi uno non le pubblica in stagione poi non se le fila più nessuno...).
Fin'ora ci siam fatti l'aperitivo e il primo e ora ci toccherebbe il secondo. Ma visto che per me il concetto di secondo a sè stante da me cucinato è ancora qualcosa di un po' astratto a cui mi avvicino sporadicamente e spesso con una certa riluttanza, ci ho fatto una quiche.
Una ricetta letta una volta non so dove, accompagnava ad una purea di zucca della provola a media piccantezza, abbinamento che avrei vouto provare da un po'. E così volevo fare in effetti.
Ma mentre la facevo il cricetino nella mia testa si è messo come al solito a correre all'impazzata sulla sua rotellina: parmigiano reggiano, si, un bel po'....e poi...mmm...magari un po' di amaretti sbriciolati nella zucca, come nei nostri tortelli... Insomma alla fine mi è scappato un pezzettino di Emilia nel ripieno, un ricordo del "pesto" dei nostri amati tortelli gialli e il sapore deciso del Parmigiano che prevale anche sulla provola.

Per la pasta non dovrei stare neanche qui a dirvelo, la solita di C. Felder, che stavolta però ho steso in modo un po' più grossolano, con le mani, senza badare all'uniformità dello spessore e alla linea dei bordi, proprio per l'aspetto casalingo che volevo ottenere. Infine, per completare l'idea, ho usato uno stampo piccolo (circa 22 cm) e la pasta avanzata l'ho usata per creare delle striscioline stile crostata (che sarebbero state il massimo se tagliate con la rotellina, a zig-zag, che però io avevo nell'altra casa uff.).

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Quiche pesto di zucca e provola

pasta:
farina 200g
sale 5g
burro a pezzetti 90g
uovo 1
acqua 20g

ripieno:
zucca lessata 500g
Parmigiano Reggiano 4 cucchiai
2-3 amaretti del tipo duro
noce moscata
sale, pepe
provola
prezzemolo

Lavorare la farina insieme al sale e al burro a temperatura ambiente a pezzetti finchè non si saranno perfettamente amalgamati. Unire l’uovo intero e l’acqua continuando ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Coprire con pellicola e lasciar riposare in frigo per 2 ore.
Stendere la pasta con uno spessore di 3-4 mm tenendone indietro una parte per le bande e rivestire lo stampo imburrato e infarinato o ricoperto di carta da forno. Frullare la zucca, salare, pepare, aggiungere il parmigiano reggiano, l'amaretto sbriciolato e profumare con la noce moscata. Stendere sul guscio di pasta, poi coprire con fettine sottili di provola. Spolverizzare ancora di Parmigiano. Con la pasta tenuta da parte formare le bande e disporle a griglia sul formaggio. Cuocere a 180° per 30 minuti. Una volta sfornata, cospargere di prezzemolo fresco per dare un po' di colore e un profumo ancora più gradevole.
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Gustosa, calda. Perfetta per sopportare cose come un colloquio da pacchettista (ebbene si, in agenziese esiste anche una definizione per le tipe che stanno dopo le casse dei negozi a fare i pacchetti di Natale) per 12 giorni di lavoro. Mah.. :)

giovedì 5 novembre 2009

Quiche dolce-amara: radicchio, uvetta e castagne

Ci sono dei giorni, magari quando vengo da un periodo troppo carico di pranzi dalla nonna (che per carità, tutti i meriti, ma nonna un dito di unto in fondo a ogni piatto di tortelli!!!!) in cui una quiche ripiena di verdure cotte diventa il massimo della golosità.
Oltre che una buonissima occasione per uno svuotamento sistematico dei reparti vedrure e formaggi del frigo, ovviamente.
Spesso però questi giorni cadono proprio quando non c'è il tempo di preparare la pasta per quiche (che poi sarebbe stata sempre la solita imbattibile perfetta pate à quiche di Cristophe Felder, appresa sempre da lei tempo fa), per fortuna che è lecito, ogni tanto, ripiegare su quella già pronta, fingendo di ignorare, per una volta, quel mare di cose indicibili che ci sono dentro.
Fingendo, appunto, peccato che io non so proprio fingere, proprio per niente, nemmeno con me stessa, quindi mi sono ripromessa giurin giurello che al primo attimo di tempo ne preparo una scorta di quella Felderiana e la freezerizzo, promesso.
Fatto il mea culpa, veniamo alla novità che dovrebbe essere insita nell'odierna ricetta, che sarebbe quella di affondare delle belle castagnone panciute lesse nel ripieno della quiche un attimo prima di metterla in forno. L' idea l'ho notata su una rivista, dove le castagne commparivano affossate in una notevole quantità di cipolle. Io per ovvie ragioni digestive ho sostituito la base del ripieno con un bel cespo di radicchio trevigiano, amaro al punto giusto per contrastare con le dolci e farinose castagne. Infine...boh, mi mancava ancora un tocco mio...ci ho pensato un po' e poi una piccola (piccola! se no rovina tutto) manciata di uvetta sultanina mi ha risolto il pranzo.

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Quiche al radicchio trevigiano, castagne e uvetta

1 rotolo di pasta brisée pronta
radicchio trevigiano 1 cespo medio
ricotta 200g
uova 1 e 1 tuorlo
uvetta sultanina una piccola manciata
7-8 castagne lesse
sale, pepe, aglio, noce moscata

Pulire il radicchio e ridurlo in piccoli pezzi, eliminando le parti bianche più dure e coriacee. In una padella antiaderente scaldare due o tre cucchiai di olio, farci rosolare l'aglio sbucciato e privato della parte verde interna per qualche minuto senza farlo annerire. Eliminare l'aglio e aggiungere il radicchio, farlo stufare mescolando continuamente per 5-10 minuti, fino a che tutte le foglie non avranno assunto il colore più scuro tipico della cottura. Verso la fine della cottura aggiungere anche la manciatina di uvetta, salare e mescolare bene. Spegnere e lasciar raffreddare. Una volta raffreddato, in una ciotola unire il radicchio, la ricotta ridotta a crema schiacciandola con un cucchiaio, l'uovo e il tuorlo leggermente sbattuti, sale, pepe e se piace una grattatina di noce moscata. Rivestire un piccolo stampo da 24 cm di diametro con la carta da forno, stendere la pasta brisée e riempirla con il nostro composto. Affondare quasi completamente le castsagne nel ripieno disponendole in modo ben regolare, in modo più o meno che ne possa risultare una al centro di ogni fetta che andremo a tagliare. Ripiegare i bordi oppure tagliare l'eccedenza e infornare a 180° per circa 40 minuti.
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p.s. sono ancora senza forno (quelle vitine apparentemenmte necessarie per il suo funzionamento sembrano scomparse dalla faccia della terra) quindi buona parte del merito di tutte queste cosine infornate autunnali, da tradursi in spesa elettrica, consigli e soprattutto controllo cotture mentre io faccio altro, va alla nonna Tina. Tina diminutivo di Orestina, classe '32, che legge i libri di cucina con gli occhiali e poi con davanti la lente di ingrandimento, perchè ancora ci tiene, perchè ancora, ogni domenica a pranzo, vuole portare in tavola qualcosa di sempre diverso. E alla fine chi se ne frega se è un po' unto o pesantino. E' un mito!
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Aggiornamento: con grande sgomento per la paura di essere additata come copiona, ho scoperto solo questa sera una ricetta molto simile, quantomeno che utilizza lo stesso abbinamento radicchio-castagne e sempre in una quiche (!!!), e pubblicata proprio ieri, sul bellissimo blog di Camomilla: Fiordifrolla. Per questo ci tengo molto a dire che la mia non è stata una copiata senza citazioni di fonti, ma una semplice idea più o meno contemporanea, dico più o meno perchè avevo realizzato questa quiche già la scorsa settimana, prova ne è la foto presente da giorni su Picasa.
Embè, scusate, ma dovevo levarmi il dente, oh.
Ah, le sue splendide mini quiche sono qui.

domenica 11 ottobre 2009

Torta salata di carote e panna al coriandolo (e dieci cose di me)

Non so da voi, ma da queste parti l'estate non ne vuole saperne di arrendersi del tutto, una bella camminata in maniche corte e birkenstock in un periodo in cui il più delle volte ho già acceso il termo è davvero un bel dono. Una gita all'aperto e un pic nic sono ancora cose fattibilssime, cose per cui questa torta salata potrebbe tornare molto utile. L'ho presa da Garden Party, un libro capace di rendere ogni ricetta, anche se semplice come questa, primaverile, elegante e quasi poetica. Semplice ma con due ingredienti speciali, coriandolo e tabasco.
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Torta salata di carote e panna al coriandolo (da Garden Party di N. Le Foll e C. de Turckheim, riveduta e corretta)

carote 1,5 kg
cipolle 2
uova 8
panna liquida 300g

alcuni rametti di coriandolo fresco

noce moscata
olio d'oliva, sale e pepe
(semi di sesamo)
salsa di pomodoro 1 bicchiere
tabasco qualche goccia

Sbucciare le carote e le cipolle. Cuocere le carote al vapore per 30 minuti circa, nel frattempo rosolare le cipolle in padella con 2 cucchiai d'olio. Accendere il forno a 150°. In un insalatiera, sbattere le uova con la panna, il sale e il pepe, unire un pizzico di noce moscata appena grattugiata e una cucchiaiata abbondante di coriandolo fresco tritato finemente. Quando le carote saranno cotte, frullarle con le cipolle fino a ottenere una purea omogenea. Incorporare la purea alla preparazione a base di uova, versare in un largo stampo imburrato e impanato e cuocere per 45 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare completamente. Servire con salsa di pomodoro condita con due gocce di tabasco.

- io non ho frullato tutte le carote, una parte l'ho tenuta a pezzettoni
- io ho guarnito con semi di sesamo perchè chi me la mangiava non compatisce cibi in cui non vi sia nulla di croccante, è vabè, comunque ci stavano.

-la ricetta originale prevedeva la cottura a bagno maria in forno, io ho cotto normalmente (per sapere il perchè vi basterà proseguire nella lettura) e la sottile crosticina che ci è venuta intorno non era niente male.

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Visto che oggi c'è tempo e calma, ne approfitto anche per ritirare da Marina l'Honest Scrap Award, un giochetto carino che ti chiede di raccontare 10 cose di te che gli altri non sanno. A dir la verità io di strane e pure imbarazzanti ne avrei anche, però non sono certa che possano interessare a qualcuno, quindi risponderò un po' a modo mio, attenendomi alla ragione per cui siamo e siete qui, il cibo e la cucina. Per cui eccovi il mio
Cook&eat honest scrap, ovvero tutto quello che chi ha velleità da foodblogger non dovrebbe mai dire.

1. non so friggere e sono molto imbranata nel bagno maria in forno. Questi due metodi di cottura proprio non mi entrano in testa. Alla frittura decente ci ho rinunciato, al massimo friggitrice quando è a disposizione se no ciccia, ma al bagno maria in forno no, non mi voglio arrendere, riuscirò prima o poi a far si che l'acqua di sotto bollendo non mi allaghi la creme caramel e che però al contempo succeda al dolce un cambiamento di stato fisico degno di essere denominato cottura, ce la farò.

2. non conosco e non sono in grado di abbinare i vini. Io il sapore di ananas in un vino non ce lo riesco a sentire. Però almeno io lo ammetto. Compatisco con molta molta fatica quelli che ti rovinano tutte le cene perchè devono star li a giudicare e nasare, soprattutto quando ne sanno meno di me. Per ciò finchè non hai una giacca blu con una spillina d'argento a forma di scodellino per assaggiare e quantomeno un diploma nel taschino io su questo non ti ascolto. oh.

3.
pollice verde: ZERO. ho fatto morire un cactus annegato. per cui ogni volta che vi racconto delle mie erbette, che ho fatto lo sciroppo o cose del genere beh, tenete conto che in realtà io le ho solo raccolte, perchè dietro di me c'è una nonnina che bada a tutto questo.

4.
non riesco, è più forte di me, a non fare nemmeno una variazioncina a qualsiasi ricetta io decida di provare, neppure quelle blasonate, niente. Ma questo credo sia un vizio comune...

5. adoro apparecchiare creativamente con piatti spaiati ma intonati (che oltretutto accumulo maniacalmente) e bicchieri dalle altezze e dimensioni diverse. Purtroppo tutto questo piace a ben pochi...e che pesanti!

6.
lascio la cucina come un campo di battaglia, e finchè è casa mia va bene (più o meno), ma quando cucino dagli altri o do una mano al ristorante devo stare super iper mega attenta a non lasciarmi dietro ad ogni passo scie di coltelli unti, grattuge sporche, gocce di marmellata, gusci d'uova sgocciolanti e ciotoline che in teoria dovrebbero essere lavate ma emanano ancora un certo odorino sulfureo.

7. sono dipendente dalle caramelle di menta, per ciò è alla fine risulta completamente vano ogni mio tentativo di inventare ricette a ridotto contenuto di grassi e zuccheri, tanto poi mi mangio due stick di golia bianca al giorno.

8. Ora quello che provavo a 14 anni per Leonardo di Caprio e i take that (idolatria, notevole spazio occupato nella mia attività onirica, ritaglio di giornali che ne parlano ecc.) l'ho trasferito su...dei cuochi. Però Jamie Oliver e Oldani ci potrebbero pure fare una discreta figura su un posterino in camera dai!

9.
sono troppo impaziente di vedere i risultati di quello che ho cucinato, tento sempre di sformare le torte anche se non sono raffreddate, le farcisco da calde che poi mi cola fuori la crema e devo buttare via tutto. cuoca impaziente non va da nessuna parte.

10.
ammiro gli originali. odio gli innovatori a tutti i costi.
a tutti i livelli. odio i prezzi folli per mangiare. e forse il mio rifiuto mi fa perdere qualcosa o rimanere indietro, ma non mi interessa, io vado avanti così.

Non so a chi passare questo giochino perchè so che molte hanno già risposto, quindi facciamo che se siete arrivati a questo punto della lettura e avete voglia di raccontare qualcosa di voi l'honest scrap è tutto vostro, magari lasciatemi un commento col link così potrò venire a curiosare!

lunedì 5 ottobre 2009

News on Meringhe e una focaccia bella


Si si sono sempre io, ma da oggi con un piccolo grande cambio di rotta. Meringhe, mia protuberanza telematica e indispensabile protesi immateriale non poteva restare invariato in un periodo di così grandi cambiamenti. Ma soprattutto il tema limitato dei dolci iniziava a starmi stretto. Perchè nel frattempo ho visto posti, ho conosciuto persone e ho avuto sempre più occasioni per cucinare pranzi e cene completi, e ho visto che mi piace. E poi salta sempre più fuori la mia tendenza da donnina di casa e in qualche modo la devo sfogare no? Per questo da oggi mi affaccerò timidamente al mondo del "tutto il resto" un po' più spesso. Da un diario di dolci a un diario illustrato di cucina. Sottotitolo forse un po' esagerato e pomposo, forse no, ma che vuole solo dire che mi occuperò di un po' di tutto, scattando tante foto e tenendo però sempre un occhio di riguardo verso la pasticceria perchè senza proprio no, non ce la posso fà!
Partiamo subito allora.

In genere quando in un libro di ricette trovo qualche errore o lacuna mi irrito talmente tanto che lo caccio in un angolo e lo evito come la peste per tutto il resto della vita. (pur continuando però a chiedermi com'è possibile che vengano pubblicati strafalcioni del genere....).
Fanno eccezione tra questi i 4 tomi del "Cucchiaio d'argento", nonostante gli errori mi capita spesso di riprenderli in mano, più che altro perchè contengono un certo numero di idee in ordine alfabetico e analitico su ciascun frutto o ortaggio, su ogni taglio di carne insomma su ogni tipologia di ingrediente, che se hai proprio quellolì da smaltire e sei a corto di idee delle volte serve. (continuo però a chiedermi com'è possibile che vengano pubblicati strafalcioni del genere...., e che facciano pure così tanto successo).

Insomma questa, tagliando, cambiando, approfondendo e correggendo e riadattando l'ho presa da lì. Perchè era bella e mi ingolosiva ed era perfetta per una cenetta a due sul divano davanti a un dvd. E anche per gli ultimi pic-nic d'autunno.
Sembra un po' lunghetta, eh? Ma, consiglio, lessate le verdure per il ripieno il giorno prima. In questo modo, dividendo in due il lavoro, ci vorrà un attimo.

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Focaccia bicolore al grano saraceno
(tratta dal volume Secondi Piatti de Il Cucchiai d'argento, ed. Domus, c2005)

farina bianca 350g
farina di grano saraceno 150g
lievito istantaneo per torte salate 1 bustina
acqua 200\250 ml
polpa di zucca 200g
ricotta 200g
spinaci lessati 200g
parmigiano reggiano grattugiato 50g
noce moscata, olio, sale e pepe

Setacciare le due farine insieme al lievito, aggiungere mezzo cucchiaino di sale, un cucchiaio d'olio, un pizzico di zucchero e poi tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto liscio e sodo(200-250 ml). Riporlo in frigorifero. Lessare la zucca finchè non sarà morbida, scolarla velocemente lasciandola bella bagnata poi ridurla in purea con una forchetta, salare, pepare e aromatizzare con una grattatina di noce moscata. Tritare gli spinaci e mescolarli alla ricotta e al parmigiano, salare. Togliere dal frigo l'impasto e dividerlo in due parti, una leggermente più grande dell'altra. Stendere la più grande e appoggiarla sul fondo di uno stampo da 24-26 cm ricoperto di carta da forno in modo che ai bordi ci sia un bell'avanzo (3-4 cm.). Su questo strato stendere con una spatola la purea di zucca e, sopra, il composto di spinaci e ricotta, con delicatezza, cercando di non mescolarli in nessun punto.* Stendere il secondo disco di pasta della misura esatta dello stampo e appoggiarlo sopra.* Unire tutto il suo contorno ai lembi sporgenti dello stato inferiore sigillando bene con una forchetta o pizzicando con le dita. Condire la superficie con un filo d'olio extravergine e qualche granello di sale grosso e forarla in più punti con i rebbi di una forchetta. Porre in forno caldo a 200° e cuocere per circa 40 minuti.

*mentre stendete l'impasto, anche se sarà un po' appiccicoso, cercate di utilizzare meno farina possibile in aiuto, potrebbe risultare troppo asciutto.
*è necessario che gli strati di ripieno rimangano lievemente umidi, quindi scolare e strizzare la verdura in modo non perfetto, ed eventualmente aggiungere un filo di olio. Comunque se una volta sfornata risulterà ancora troppo asciutta una bella spennellata di olio extravergine sulla superficie non farà male, anche perchè ne abbiamo usato solo un cucchiaio in tutto il procedimento, anzi io quando la faccio ce lo metto comunque, ovviamente quando è ancora calda e...che profumino!
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p.s. e che ne dite dell'header??? Fino a 2 giorni fa doveva essere tutta un'altra cosa poi per colpa della sovrabbondanza di melograni mi è venuta questa idea...a cui è seguita quella di, se ci sarà il tempo e il modo, variare l'immagine di sfondo a seconda delle stagioni e dei prodotti di quel periodo. Va??